Friedrich Wilhelm Nietzsche


(1844 - 1900)

••• La vita e le opere
•• Nasce a Lipsia. A cinque anni muore suo padre per una malattia al cervello. Si trasferisce con la madre e la sorella. A dodici anni scrive poesie e compone musica. Frequenta una scuola severa. Studia teologia a Bonn. Si trasferisce di nuovo a Lipsia e segue lezioni di filologia classica. Legge Schopenhauer e ne rimane affascinato. A soli 24 anni insegna Lingua e letteratura greca all’Università svizzera di Basilea. Ama Schopenhauer, Goethe, Eschilo e Pindaro. Quando scoppia la guerra si arruola come infermiere volontario. Si ammala e viene congedato.
•• Scrive La nascita della tragedia, criticata dai filologi. Scrive Il libro del filosofo. Scrive La filosofia nell’epoca tragica dei Greci e Su verità e menzogna in senso extramorale. Scrive le quattro Considerazioni inattuali. Conosce una femminista e stringe nuove amicizie. Ama la musica e i musicisti. Si distacca dai romantici come Wagner e Schopenhauer con l’opera Umano, troppo umano. Un libro per spiriti liberi.

•• Non ha una buona salute e ha forti mal di testa e disturbi alla vista. Interrompe l’insegnamento. Non lavora e passa la vita da malato inquieto e nervoso, in cammino per le città, sempre alla ricerca di un benessere che non troverà mai. Vive in solitudine scrivendo opere nella speranza che qualcuno lo ammiri e lo segui, ma è disilluso.
•• Scrive Aurora: Pensieri sui pregiudizi morali. Scrive La gaia scienza. Nietzsche deve rompere con i suoi amici Rée e Salomé ed entra in depressione. Entra in conflitto con la sorella e la madre. Scrive Così parlò Zarathustra. Scrive Al di là del bene e del male: Preludio di una filosofia dell’avvenire. Scrive Genealogia della morale: Uno scritto polemico. Scrive Il caso Wagner. Scrive Crepuscolo degli idoli: Ovvero come si filosofa col martello. Scrive L’Anticristo: Maledizione del cristianesimo. Scrive Ecce homo. Come si diventa ciò che si è. Scrive: Nietzsche contra Wagner.
•• Si trasferisce a Torino e qui dà i primi segni di squilibrio mentale. Scrive delle lettere esaltate agli amici, agli uomini di Stato e ai membri di case regnanti. Viene ricoverato a Basilea in una clinica per malattie nervose. Muore la madre. Il marito della sorella si suicida e lui va a stare con la sorella che gestisce e conserva i libri di Nietzsche nell’archivio di Weimar. La fama di Nietzsche cresce proprio quando la pazzia non gli fa rendere conto di nulla. Alla sua morte a Weimar, i libri che non erano stati pubblicati da nessun editore ed erano stati finanziati da lui stesso, viaggiano per tutta Europa.

••• Le edizioni delle opere
•• L’edizione pubblicata dall’Archivio Nietzsche che gestiva la sorella, era composta da 19 volumi. Alcuni appunti inediti vengono pubblicati nel libro La volontà di potenza (più di 1000 aforismi). La seconda edizione delle sue opere è la Musarion Ausgabe ed è di 23 volumi. L’edizione più conosciuta è quella curata da Schelechta in 3 volumi, perché rigorizza il criterio cronologico. L’ultima edizione è di Colli e Montinari, in Italia pubblicata da Adelphi.

••• Filosofia e malattia
•• La malattia serviva agli oppositori di screditare il suo pensiero (pregiudizio positivistico secondo cui una mente malata produce una filosofia malata).
•• Altri valorizzavano la sua filosofia proprio per via della sua malattia, perché credevano che fosse una condizione favorevole alla creatività filosofica (lettura avanguardistica).
•• Altri ancora giudicano la sua filosofia per quello che è oggettivamente senza considerare la sua vita e la sua malattia. Gli studiosi di oggi credono che i rapporti tra filosofia e malattia siano storiograficamente irrilevanti.

••• Nazificazione e denazificazione
•• Per molto tempo Nietzsche è stato definito uno dei filosofi del nazismo (insieme con Heidegger). Addirittura alcuni sostengono che senza la filosofia di Nietzsche il nazismo non sarebbe stato quello che è stato come è avvenuto con la filosofia di Marx e il comunismo.
•• È stata la sorella di Nietzsche, Elisabeth, a diffondere l’immagine di un Nietzsche sostenitore del rinnovamento forzato dell’umanità (uccisione di uomini per rafforzare la specie). Nietzsche è stato deformato sia dal nazismo sia dalla stessa sorella che ha falsificato le sue opere pubblicando frammenti postumi. Nei libri di testo quindi si parla sempre di una sorella maledetta che aggiungeva inni antisemiti o pre-nazisti ai discorsi del fratello, che quindi ne esce immacolato da un attento studio filologico, quindi la “sorella falsaria” in realtà è una “sorella parafulmine”, che assorbe tutto ciò di negativo che troviamo in Nietzsche.

•• A ogni modo, Elisabeth ha le sue responsabilità (emblematico è l’incontro con Hitler nell’”Archivio Nietzsche”, uscito dal quale Hitler ha il bastone di Nietzsche regalato dalla sorella), ma non si può attribuire a lei la totale nazificazione di Nietzsche, come è eccessivo credere che Nietzsche sia il padre del nazionalsocialismo.
•• In effetti la sua filosofia ha dei tratti reazionari: è antidemocratica e antiegualitaria. Non è “da Terzo Reich”, ma è “di destra”.
•• La “denazificazione” è avvenuta dal secondo dopoguerra. Addirittura, dal 2000 la figura del Nietzsche “nazista” è stata cambiata con quella di un Nietzsche “progressista”. Alcune volte hanno esagerato definendolo da precursore di Hitler a contingente a Marx.
•• Oggi si sono spente le “estremizzazioni” che vogliono Nietzsche o a destra o a sinistra, facendo attenzione alle novità della sua filosofia.

••• Le caratteristiche del pensiero e della scrittura di Nietzsche
•• Nietzsche critica radicalmente la cultura e la filosofia occidentali, distruggendo le certezze del passato. “Io non sono un uomo, sono dinamite”. Lui era a conoscenza della potenza della sua filosofia e si aspettava delle critiche all’altezza: sapeva che i suoi scritti erano chiamati “scuola di sospetto” o “scuola di disprezzo” o “scuola di coraggio”. Sembra infatti che nessuno sia riuscito a sospettare del mondo più di lui.

•• Nietzsche non vuole suolo distruggere il passato (teorie e tradizioni), ma vuole delineare una nuova umanità, fatta di “superuomini” o “oltreuomini”. Infatti, la sua filosofia è distruttiva e propositiva insieme, non solo distruttiva. Dopo la sua crisi delle certezze vengono nuove speranze.
•• Per esprimere questi contenuti innovativi si serve di innovative modalità espressive e forme di comunicazione filosofia (rompe con il passato anche in questo senso). Alterna generi e stili diversi. Usa il saggio e il trattato in età giovanile.
•• Per Umano, troppo umano usa l’aforisma, cioè l’illuminazione istantanea. Secondo lui non basta leggere l’aforisma per capirlo, ma bisogna interpretarlo dopo averlo letto.
•• Usa la scrittura in versetti dei Vangeli, la poesia in prosa e l’annuncio profetico con simboli, allegorie e parabole per la stesura di Così parlò Zarathustra. Negli ultimi scritti usa l’autobiografia e l’invettiva polemica.
•• In tutte le sue opere lui ha messo la sua anima e il suo corpo. Il tono è quindi personale.
•• Il suo pensiero è l’asistematico per eccellenza. Anche quando progetta opere con strutture sistematiche, lui è asistematico. Quando progetta La volontà di potenza, che doveva contenere in modo maturo le sue riflessioni, diffida e su allontana dai sistemi. Dietro il “sistema”, Nietzsche vede una forma specifica di volontà di potenza, cioè un desiderio di impadronirsi di tutto il reale, secondo lui illusorio e destinato a fallire. Nietzsche si autodefinisce “scrittore del caos”. Lui preferisce gli “orizzonti aperti” alla forma chiusa del sistema.
•• Essendo asistematico, anche l’interpretazione dei suoi testi è molteplice.

••• Le fasi del filosofare nietzscheano
•• Per semplificare l’opera di Nietzsche, viene divisa in quattro fasi, che però non sono divisioni rigide, ma tappe di un pensiero in divenire.
•• La fase giovanile o il periodo wagneriano-schopenhaueriano: La nascita della tragedia, le quattro Considerazioni inattuali e altre opere inedite, tra cui La filosofia nell’epoca tragica dei Greci e Su verità e menzogna in senso extramorale.
•• La fase intermedia o il periodo “illuministico” o “genealogico”: Umano, troppo umano, Aurora, La gaia scienza, Gli idilli di Messina e altri frammenti postumi.
•• La fase di Zarathustra o il periodo del “meriggio”: Così parlò Zarathustra e i frammenti postumi.
•• La fase finale (prospettivismo) o il periodo del “tramonto”: Al di là del bene e del male, Genealogia della morale, il caso Wagner, Crepuscolo degli idoli, L’Anticristo, Ecce homo, Nietzsche contra Wagner.

••••• Il periodo giovanile
•••• Tragedia e filosofia
••• La nascita e la decadenza della tragedia
•• Nell’opera “La nascita della tragedia dallo spirito della musica. Ovvero: grecità e pessimismo” si discute di filologia, filosofia, estetica e teoria della cultura, anche se è dominante la filosofia, perché non si è mai veramente interessato di filologia (intende la filologia in un’ottica “filosofica”).
•• Motivo centrale della Nascita della tragedia è la distinzione tra “apollìneo” e “dionisìaco”: coppia di opposti dicotomici che riassumono e comprendono tutti gli opposti dicotomici come forma-caos, finito-infinito, luce-oscurità… l’apollìneo e il dionisìaco sono i due impulsi di base dello spirito e dell’arte degli antichi greci. L’apollìneo è l’impulso alla forma e fugge il divenire, esprimendosi in forme limpide e armoniche della scultura e della poesia epica; il dionisìaco è nella forza vitale e cerca il divenire, esprimendosi nella creazione della musica e della poesia lirica.
•• Nietzsche va in contrasto con la filologia e con l’immagine neoclassica dell’Ellade come mondo della serenità e dell’equilibrio (regno dell’apollìneo). Lui insiste infatti sul carattere dionisiaco del mondo greco, che vede ovunque il dramma della vita e della morte e gli aspetti orribili dell’essere. L’apollineo nasce come conseguenza alla visione dionisiaca del mondo per innalzare il caos nella forma, cercando quindi di definire e armonizzare qualcosa di assurdo e caotico: in questo modo, la vita, assurda e caotica, diventa accettabile. Ecco perché si sono creati gli dèi, per “sopportare” l’essere uomini (riprende la filosofia di Feuerbach).
•• Prima di Socrate l’impulso apollineo era separato dall’impulso dionisiaco, mentre nell’età della tragedia greca di Sofocle e di Eschilo i due impulsi si sono armonizzati, creando sublimi capolavori. La tragedia è il connubio perfetto tra apollineo e dionisiaco, con una maggiore quantità di dionisiaco che dà origine all’apollineo: la tragedia si ha quando il dionisiaco è rappresentato con immagini apollinee che trasformano la sofferenza dell’eroe (il caos della vita) in un mondo di bellezza ideale.
•• La sintesi tra dionisiaco e apollineo è un “miracolo metafisico” per Nietzsche, ma prevalee l’apollineo che soffoca il dionisiaco: questa decadenza si manifesta nella tragedia di Euripide (che mette in scena l’uomo quotidiano e razionale) e la sua decadenza principale si ha nell’insegnamento razionalistico e ottimistico di Socrate, cioè del filosofo con il quale si uccidono gli atteggiamenti istintivi della vita (Socrate, in sintesi, esclude il linguaggio extraverbale: solo la ragione conta).
•• La decadenza della tragedia è accompagnata dalla decadenza della civiltà occidentale e trova il suo simbolo nell’opposizione dicotomica (irrisolvibile) tra spirito dionisiaco e spirito socratico (apollìneo), ovvero tra uomo tragico che dice “sì” alla vita e tra uomo teoretico che violenta la vita.
• In sintesi (in maniera generale e non studiata attentamente): inizialmente Nietzsche crede che il mondo fosse maggiormente fatto da caos e tragedia (spirito dionisiaco), che ha dato vita poi all’armonia e alla ragione (spirito apollìneo); ma i ruoli si sono poi invertiti e lo spirito apollìneo ha avuto la meglio su quello dionisiaco uccidendo la civiltà e la vita. Si devono distruggere le menzogne millenarie.
••• Attualità della categoria del dionisiaco
•• Il dionisiaco non si ritrova solo nella cultura greca, ma è una costante di tutti tempi e luoghi, propria dell’uomo, anche se addormentata (è il sub-strato di ogni uomo). La cultura moderna infatti ha individuato (è stata influenzata da) questa categoria (il dionisiaco) nelle teorie psicologiche sull’identità sessuale, nel neopaganesimo (nato in Occidente da pochi decenni e riprende le antiche spiritualità pagane con un approccio naturalistico e umanistico all’esistenza) e nella riflessione sul postmoderno. Il dionisiaco è anche rintracciabile nella letteratura, nella musica, nel cinema e nel teatro novecenteschi. Nel Novecento si è evidenziata maggiormente la dualità del dionisiaco, composto sia dall’elemento creativo sia da quello distruttivo (le due Guerre mondiali), con una dose di estetica (che ha influenzato la cultura dalla celebrazione filo-nazista alla stagione del Sessantotto). Dioniso infatti incarna l’ambiguità stessa: è androgino (sia maschile sia femminile) e ha forme animalesche e possono partecipare al suo culto sia i liberi sia gli schiavi. La crisi del soggetto trova in Dioniso una figura molto rappresentativa: il dio diventa un modello originario di infrazione delle regole sfogando l’impeto delle emozioni e delle pulsioni, lo scambio dei ruoli o la loro cancellazione.
•• Questo elemento dionisiaco appare in forme differenti nella cultura contemporanea: si parla di polimorfismo del dionisiaco. Questo dionisiaco si trova in particolare in testi classici come La morte a Venezia (Mann, 1912), nelle rappresentazioni teatrali de Le Baccanti (Euripide), nei film che prendono spunto dalla tragedia greca riproponendole in forme più o meno fedeli al modello originale o rivisitandola in chiave moderna (Pasolini, Caupuano…).
••• Spirito tragico e accettazione della vita: la natura metafisica dell’arte
•• La celebrazione di Nietzsche dello spirito tragico e dionisiaco corrisponde a una celebrazione della vita che non può essere definita né “pessimista” né “ottimista”, ma va oltre: nasce quindi il problema del rapporto tra Nietzsche e Schopenhauer. Da Schopenhauer prende il concetto di carattere doloroso e “raccapricciante” dell’essere, mentre di questo respinge le vie di liberazione dal dolore (l’ascesi), rendendosi in realtà ancora più pessimista, ma lui accetta l'essere in tutti i suoi aspetti: per Nietzsche la vita è dolore, lotta, distruzione, crudeltà, incertezza, errore, senza ordine e soprattutto senza scopo. Sono possibili due atteggiamenti: (1) o si rinuncia alla vita e si fugge da questa arrivando all’ascesi (oltre vita, soluzione di Schopenhauer presa dalla morale cristiana e dalla spiritualità comune), (2) o si accetta la vita così com’è (esaltando la vita si va oltre l’uomo, diventando un oltre-uomo, o “superuomo”). Nietzsche sceglie il secondo atteggiamento configurandosi come discepolo di Dioniso perché vede in lui il “sì” al mondo e alla vita. Dioniso è il dio della gioia, che canta, ride e danza, incarnando tutte le passioni della vita e del mondo.
•• Il mondo per Nietzsche è un gioco estetico e tragico fatto di lotta tra gli opposti della vita e della morta, della gioia e del dolore e solo l’arte riesce a comprenderlo davvero: ecco perché l’arte ha una natura metafisica ed è uno strumento della filosofia. È grazie all’arte che Nietzsche riesce a spiegare il mondo. Più Nietzsche percepisce che lo spirito apollìneo anti-tragico (di tipo socratico-platonico) soffochi quello dionisiaco, più lui esalta la tragedia avendo come ideale la rinascita della cultura tragica incentrata sull’arte, soprattutto sulla musica, simboleggiata da Wagner che ammira. Wagner e Schopenhauer appaiono in questo periodo a Nietzsche come i maestri per una possibile opera di rinnovamento.
•••• Storia e vita
Tra il 1873 e il 1876 Nietzsche scrive le quattro Considerazioni inattuali in cui spera che rinasca la cultura tragica: non è un progetto di civiltà alternativa, ma una critica alla cultura contemporanea.
•• Nella seconda (Sull’utilità e il danno della storia per la vita), critica nettamente lo storicismo e lo storiografismo affermando che troppa storia indebolisce le potenzialità creatrici dell’uomo, fino a diventare una vera “malattia” per questo. Infatti l’uomo dell’Ottocento soffre di una “coscienza epigonale” (senza capacità di creare, ma solo di imitare) e crede che non si possa più fare nulla di nuovo, che non ci sia più niente da scrivere per la “storia”, quindi non si impegna più perché sa di essere passeggero e mortale e soggetto a essere dimenticato. In più, la cultura storicistica favorisce “l’idolatria del fatto” (come quella positivista) e costringe l’uomo a “incurvare la schiena e a chinare la testa” davanti alla potenza della storia e alla dialettica razionale che la costituisce. L’uomo deve sempre tener conto del passato e sottostare a leggi più intense di quelle passate, soffocando la “forza plastica della vita”, cioè quella creatrice: l’uomo non può più creare qualcosa di nuovo nel presente ed essendo impotente si accontenta di una specie di “consumismo della storia” (come se si cibasse dei frutti già masticati da qualcun altro prima di lui).
•• Per lui è quindi indispensabile il “fattore oblio”, cioè bisogna dimenticare, non conoscere ciò che viene prima di lui, perché senza una certa dose di incoscienza non c’è felicità (fa l’esempio degli animali che vivono inconsciamente e felicemente). In più, per agire bene nel presente bisogna saper dimenticare il passato.
•• Ma la storia, fondata sulla memoria, non è sempre nociva per la vita. Infatti, dice Nietzsche, che ciò che non è storico e ciò che è storico sono allo stesso modo necessari per la salute dell’umanità, a patto che la storia sia al servizio della vita e non viceversa, cioè: la storia non deve unirsi alla scienza per mettere dei paletti all’uomo e ai suoi bisogni vitali; non dobbiamo pensare la vita in funzione della storia, ma la storia in funzione della vita. La storia deve servire la vita, non viceversa (si deve instaurare un rapporto proficuo con il passato).
•• La storia serve all’uomo perché questo (1) è attivo e ha aspirazioni, (2) preserva e venera, (3) soffre e ha bisogno di liberazione. A ognuno di questi motivi sono associati tre tipi di storia e ognuna delle quali ha sia un aspetto positivo (fisiologico) sia uno negativo (patologico):
•• (1) La storia monumentale è di chi guarda al passato per cercare modelli e maestri che non trova nel presente ed è dell’uomo attivo e che ha aspirazioni perché sa che se c’è stata la grandezza, è possibile che ci sia di nuovo. È però negativa perché tende a mitizzare o ad abbellire il passato cancellando gli altri eventi, portando al fanatismo.
•• (2) La storia antiquaria è di chi guarda al passato con fedeltà e amore, vedendosi come eredi di una tradizione che lo giustifica e lo “spiega” ed è dell’uomo che preserva e venera. È negativa perché diventa facilmente una “cieca furia collezionistica”, “mummificando” la vita, ostacolando ogni cambiamento.
•• (3) La storia critica è di chi guarda al passato come a un peso da cui liberarsi per vivere ed è di chi soffre e ha bisogno di liberazione sentendo la necessità di rompere con il passato per “rifarsi” da capo. È negativa perché porta alla presunzione di poter “tagliare il passato con il coltello”, dimenticando che noi veniamo da quel passato e che non possiamo liberarcene totalmente.
•• Nietzsche afferma che i tre modi di guardare la storia sono validi se utilizzati in contemporanea, altrimenti sono malsani e controproducenti.

••••• Il periodo “illuministico”
•• Il nuovo periodo comincia con Umano, troppo umano (1880) e coincide con l’avvento della scrittura per aforismi: si ripudiano esplicitamente i maestri di un tempo (Schopenhauer e Wagner): critica le formule metafisiche di Schopenhauer e le tendenze artistiche di Wagner riducendoli a riflessi della decadenza moderna. Wagner è poi definito un “tipico decadente”, una “malattia contagiosa”. Abbandona la “metafisica da artista” e privilegia la prospettiva della scienza rispetto a quella dell’arte e della metafisica. Tutto Nietzsche si rivolta: prima metafisica e arte erano le vie per giungere all’essere, adesso la scienza e la riflessione sono la guida: si sottopongono a giudizio metafisica, religione e arte, scoprendoli come illusioni da distruggere. L’arte è poi un residuo di una cultura mitica. Quello che ha la cultura non è più l’artista o il genio, ma il filosofo educato agli ideali della scienza. In questo senso Nietzsche diventa “Illuminista” (non nel senso settecentesco, ma perché critica la cultura tramite la scienza) e dedica la prima edizione di Umano, troppo umano a Voltaire. La scienza per lui non è l’insieme delle scienze particolari, ma un modo di pensare in grado di rendere liberi gli uomini dagli “errori” sulle loro menti.
•••• Il metodo genealogico
•• Il procedimento critico è di tipo storico-genealogico (si parte dalla nascita della cultura per abbatterla): critico perché si indaga e si sospetta della cultura (è un maestro del sospetto), storico-genealogico perché sa che bisogna ricostruire da dove (e come) la cultura sia cominciata.
•• Il suo metodo è fatto di due fasi principali: (1) si fa un’analisi storico-concettuale dimostrando che le nozioni e i valori “eterni” sono nati in alcuni contesti storici, cioè sono il frutto di uno sviluppo, e, essendo “diventati”, sono sempre relativi, e non assoluti; (2) si fa una critica demistificante per scoprire che al di là della presunta assolutezza di quei valori, ci sono motivazioni e interessi umani.
•• Questo metodo è definito da lui stesso come una “chimica delle idee e dei sentimenti” per richiamare sia l’aspetto demistificante (mostrando che anche le cose “nobili”, come i valori, siano in realtà i composti di cose più “vili) sia il carattere “dialettico” (estraendo da un certo atteggiamento il suo opposto, come: verità dalla menzogna, altruismo dall’egoismo, etc), mettendo a nudo le radici umane (“troppo umane”) dei valori “sovrumani”. Il metodo genealogico non studia solo la genesi (nascita, radice) di valori, idee e sentimenti, ma il loro intero sviluppo (negativo).
•••• La filosofia del mattino
•• Le figure che simboleggiano la filosofia illuministica e genealogica di Nietzsche sono lo “spirito libero” e la “filosofia del mattino”.
•• Lo spirito libero si ritrova nel “viandante”, cioè colui che grazie alla “gaia” (libera) scienza riesce a liberarsi dalle catene e dalle tenebre del passato, inaugurando una “filosofia del mattino”, concependo la vita come transitoria e come libero esperimento senza scopo, senza fine e senza certezze precostituite.
•• Tra le catene e gli “errori” dell’umanità, si trovano la morale e la metafisica. Contesta alcuni capisaldi del pensiero erico, come l’idea di libero arbitrio o la credenza nelle azioni “disinteressate”, entrambe illusorie. La critica della metafisica è compiuta nella teoria della “morte di Dio”, nella Gaia scienza.
•••• La morte di Dio e la fine delle illusioni metafisiche
••• Realtà e menzogna
•• Per Nietzsche Dio è (1) il simbolo di ogni prospettiva oltre-mondana, che pone il senso dell’essere al di là dell’essere, cioè in un altro mondo lontano da questo mondo (l’anima che dopo la morte continua a vivere altrove ed è lì la parte vera e sensata dell’essere) ed è (2) la personificazione delle certezze ultime dell’umanità, cioè delle credenze metafisiche e religiose elaborate per millenni per dare un “senso” e un ordine rassicurante alla vita.
•• Dio e l’oltremondo hanno da sempre rappresentato una fuga dalla vita e una rivolta contro questo mondo. Dio significa odiare la vita e la natura dell’aldiquà credendo a ogni menzogna dell’aldilà. Risolve il dualismo “aldiquà-aldilà” con la sua accettazione dionisiaca della realtà, cioè: non si pone il problema, perché lui accetta dionisicamente questa vita nel bene e nel male.
•• Secondo Nietzsche anche l’immagine di un cosmo ordinato e benefico sia solo una costruzione della nostra mente, menzogna messa in scena per sopportare la dura esistenza: solo attraverso la metafisica, la morale, la religione e la scienza noi “crediamo” nella vita, ma sono solo diverse forme di menzogna. Un mondo, per essere mondo, deve essere crudele, illogico e contraddittorio. L’uomo per accettare la vita deve avere fiducia per questa e deve anche ispirare fiducia negli altri, facendo loro credere che il mondo sia ordinato, logico e benefico, e da qui c’è la nascita delle metafisiche e delle religioni, che proteggono l’universo che in realtà è dominato dal caso e che non è affatto costruito razionalmente.
•• Le metafisiche e le religioni sono quindi bugie di sopravvivenza: l’amore, l’entusiasmo, “Dio” sono tutti convincimenti e menzogne che ci spingono a vivere. Dio è la più antica delle bugie vitali (“la più lunga menzogna”) per “spingerci” a “sopportare” la “vita”.
•• Essendo assolutamente certo della non esistenza di Dio, per Nietzsche è assolutamente superfluo dimostrare la sua non esistenza. L’ateismo (come per Schopenhauer) è qualcosa di dato, di indiscutibile. L’idea di Dio è confutata dalla realtà stessa, cioè dall’essenza malefica e caotica (dionisiaca) del mondo. All’origine dell’idea di Dio c’è la paura dell’uomo di fronte all’essere. Dio (ovvero l’idea di Dio) è morto.
••• Il grande annuncio
•• Nella Gaia scienza abbiamo il messaggio “drammatizzato” della morte di Dio (Gott ist tot!) con il racconto dell’uomo “folle”. È uno dei passi più significativi di Nietzsche e della letteratura filosofica di ogni tempo. Contiene molta simbologia filosofica (come il “mito della caverna” di Platone): L’uomo folle è il filosofo-profeta, le risa ironiche degli uomini del mercato è l’ateismo ottimistico e superficiale dei filosofi dell’Ottocento. La difficoltà di bere il mare, cancellare l’orizzonte sono allusioni al carattere sovrumano dell’uccisione di Dio. Il precipitare nello spazio vuoto, la mancanza di un alto e di un basso, il freddo e la notte sono il senso di “smarrimento” al venir meno di certezze e punti di riferimento assoluti. La necessità di divenire noi stessi “dèi” è un richiamo al fatto che l’uomo deve farsi superuomo. Il giungere troppo presto dell’uomo folle indica la coscienza della morte di dio che non si è ancora concretizzata nel mondo, anche se è inevitabile che lo diventi in futuro. Le chiese sono chiamate “sepolcri di Dio” alludendo alla crisi moderna delle religioni, paragonate come residui cadaverici del passato.
•• Il cristianesimo è “un’antichità emergente da epoche remotissime”: sentiamo ancora oggi suonare le campane per un ebreo crocifisso duemila anni fa che diceva di essere il figlio di Dio. Nella Gaia scienza scrive che gli sembra che in Europa ancora oggi la maggioranza abbia necessità del cristianesimo, anche se questo verrebbe confutato mille volte.
••• La morte di Dio e l’avvento del superuomo
•• Il trauma che proviene dalla “morte di Dio” sembra che provenga da un credente, ma in realtà il trauma esiste in Nietzsche perché non è ancora un superuomo che diventa tale proprio grazie a questo trauma. La morte di Dio coincide quindi con la nascita del superuomo.
•• Solo chi ha il coraggio di guardare in faccia la realtà e di prendere atto del crollo di ogni “assoluto” è ormai maturo per Nietzsche per diventare superuomo (lo “spirito libero”). Il superuomo ha dietro di sé la “morte di Dio” e la vertigine da essa provocata (altrimenti non esisterebbe), ma ha davanti a sé il mare aperto delle possibilità di come progettare in libertà la sua esistenza. Scrive: “Noi filosofi e “spiriti liberi”, alla notizia che il vecchio Dio è morto, ci sentiamo come illuminati dai raggi di una nuova aurora; il nostro cuore ne straripa di riconoscenza, di meraviglia, di presagio, d'attesa – finalmente l'orizzonte torna ad apparirci libero, anche ammettendo che non sia sereno”.
•• Per alcuni il discorso circa la morte di Dio non è di tipo teorico, ma sarebbe il risultato di una constatazione di tipo storico. Ma sembra (da Vattimo) che lui abbia soltanto criticato la cultura: è sia una persuasione filosofia sia una consapevolezza epocale. Prima di essere un “evento”, l’ateismo per Nietzsche è una specie di “istinto” filosofico. L’ateismo è un istinto. Dio è una risposta grossolana e un’indelicatezza verso noi pensatori. È un grossolano divieto che ci viene fatto, quello di non dover pensare.
•• In ogni caso per Nietzsche l’uomo diventa superuomo solo dopo essere passato sul cadavere di tutte le divinità. Zarathustra (profeta del suo terzo momento) esclama: “Morti son tutti gli dèi: ora vogliamo che il superuomo viva”. Solo una è l’alternativa possibile: o il mondo è solo caos dionisiaco e Dio non esiste e il superuomo ha senso, o Dio esiste e il mondo non è più caos dionisiaco e il superuomo non ha più senso. Quindi è Dio che sopprime il dionisiaco. La realtà di Nietzsche fatta di dionisiaco e di superuomini è valida solo se il mondo è completamente “sdivinizzato” e “a-teo”. Tutti gli uomini (TUTTI) devono andare oltre e passare sul cadavere di Dio e di ogni divinità, passata, presente e futura.
•• L’ateismo di Nietzsche è così radicale che lui non contesta solo Dio, ma anche ogni suo surrogato perché sa che l’uomo che abbatte le antiche divinità ne crea delle nuove. Alla fine di Così parlò Zarathustra, si racconta di uomini che si mettono ad adorare un asino provocando l’ira del filosofo-profeta. Il passaggio da uomo a superuomo è lento e difficile. L’asino è il simbolo di ogni sostituto di Dio e allude alle forme dell’ateismo “positivo” dell’Ottocento in cui Dio è “rimpiazzato” da altri “supplenti”; come lo Stato, l’umanità, la scienza, il socialismo…
•• Quando Nietzsche dice che Dio è definitivamente morto, per “Dio” si intende l’essere metafisico e il valore dei valori.
••• “Come il “mondo vero” finì per diventare favola”
•• Distrutte le certezze metafisiche, la morte di Dio rappresenta il tramonto definitivo del platonismo, che per Nietzsche è la metafisica per eccellenza dell’Occidente. Il cristianesimo è il “platonismo per il popolo”. È stato Platone ad aver inventato un “altro” mondo da contrapporre a quello “apparente” in cui viviamo. Ma il “mondo vero” di Platone (l’iperuranio) si è finalmente rivelato una “favola”. Questo processo è chiamato da Nietzsche come Crepuscolo degli idoli, in sei tappe: (1) con Platone e la filosofia greca il “mondo vero” è conoscibile dai sapienti; (2) con il cristianesimo il “mondo vero” è promesso ai virtuosi dopo la morte del corpo qui sulla Terra; (3) con il kartismo il “mondo vero” è indimostrabile e ridotto a un obbligo morale; (4) con il positivismo si ha il primo risveglio della ragione anti-metafisica e il “mondo vero” è nettamente inconoscibile; (5) con la “filosofia del mattino” il “mondo vero” appare come un’idea inutile e superflua, ormai confutata ed è il trionfo degli spiriti liberi; (6) con la filosofia di Zarathustra si elimina il “mondo vero” dell’aldilà e allo stesso momento si elimina il “mondo apparente” dell’aldiquà, ovvero la tesi platonica secondo cui questo mondo sia una brutta copia di un “altro” mondo.
•• In Aurora Nietzche presenta la fine del “mondo vero” (quindi la morte di Dio) in termini di “autosoppressione della morale”, ovvero: siccome proprio il cristianesimo ci insegna i valori morali di onestà e sincerità, noi ci siamo sbarazzati del cristianesimo e dell’idea di ogni divinità proprio per via di questo: autosoppressione o autodistruzione della morale (cioè le menzogne millenarie) a partire dalla morale (cioè l’onestà). Con la morte di Dio si apre l’orizzonte per un “uomo nuovo”, che per Nietzsche è “maturo”.

•••• Il periodo di Zarathustra
••• La filosofia del meriggio
•• Il terzo periodo della filosofia di Nietzsche si apre con il libro Così parlò Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno. La filosofia del mattino è conclusa e Nietzsche raggiunge la consapevolezza che con l’eliminazione del “mondo vero” si elimina anche il “mondo apparente”, cioè ogni dualismo della realtà. Questa è la filosofia del meriggio.
•• Dopo la morte di Dio le strade sono due: o quella dell’ultimo uomo, che creerà nuove menzogne, o quella del superuomo (o “oltre-uomo”). Zarathustra è il profeta del superuomo. Perché Nietzsche sceglie proprio una figura arcaica come Zarathustra (circa 1000 a.C.)? In Ecce homo scrive che Zarathustra è il modello di “autosoppressione della morale”: è il primo a parlare di morale in termini metafisici ed è anche il primo ad accorgersi dell’errore della morale.
Così parlò Zarathustra è innovativa anche dal punto di vista stilistico: è un poema in prosa (una “poesia pensante”, un “pensiero poetante”) con molte immagini e parabole, di difficile lettura e interpretazione. La trama di fondo è però chiara: A trent’anni Zarathustra si ritira in montagna in solitudine per dieci anni per avvicinarsi all’essenza delle cose con il pensiero e poi “tramonta”, discende tra gli uomini per raccontare ciò che ha capito. I temi di base sono il superuomo (prima parte), la volontà di potenza (seconda parte) e l’eterno ritorno (terza parte).
••• Il superuomo
•• Il superuomo è un concetto filosofico che esprime il modello di uomo secondo il pensiero di Nietzsche: il superuomo è in grado di accettare il dionisiaco e la tragicità della vita, dicendo “sì” a questa, sopportando la morte di Dio e l’assenza delle certezze assolute, facendo propria la prospettiva dell’eterno ritorno liberandosi dalla morale e dal cristianesimo, ponendosi come volontà di potenza e superando il nichilismo.
•• Per questo, il superuomo non è rintracciabile nel passato (non ci sono precursori individuali o collettivi), ma solo nel futuro: è il “nuovo tipo” di uomo, un essere “altro” rispetto a quello che siamo e siamo stati. Vattimo ci fa notare che il prefisso “über” (di über-mensch) si traduce non come potenziamento dell’uomo (superuomo), ma come superamento di questo (oltre-uomo). È per questa ragione che il superuomo di Nietzsche non va confuso con quello di D’Annunzio o con un uomo “superiore” biologicamente e darwinianamente. Non è un uomo potenziato, ma un uomo diverso, che guarda in modo nuovo la realtà.
•• Sempre nell’incipit di Così parlò Zarathustra, Nietzsche pensa al superuomo come “terra e nato per vivere sulla terra” e l’anima (che sarebbe un soggetto per una ipotetica vita ultraterrena) non esiste. L’uomo è solo corpo (e anche l’anima è una parte di corpo). L’uomo deve essere fedele alla terra e in questo modo accetta totalmente la vita, con spirito dionisiaco. La terra quindi smette di essere “una casa secondaria” in attesa della “casa vera” diventando “la dimora gioiosa”. Così il corpo smette di essere la “prigione dell’anima” e diventa “l’uomo nel mondo”.
•• “Delle tre metamorfosi” è il primo discorso di Zarathustra e si spiega come è nato il superuomo, con la libertà che libera se stessa. Lo spirito subisce tre metamorfosi: da spirito a cammello, da cammello a leone, da leone a fanciullo.
•• Il cammello è l’uomo che porta i pesi della tradizione piegandosi davanti a Dio e alla morale (al “tu devi”). Il leone è l’uomo che si libera della metafisica e dell’etica (dal “tu devi” al “io voglio”, ma la libertà è ancora “da”, quindi liberarsi da, e non essere libero di, quindi è una libertà negativa). Il fanciullo è l’oltreuomo, di stampo dionisiaco, che dice “sì” alla vita e va al di là del bene e del male: è uno “spirito libero”.
•• Alcuni hanno trovato delle vicinanze tra Nietzsche e Marx (superuomo = umanità liberata, dal capitale, dalle menzogne). Ma il superuomo di Nietzsche è anti-democratico e reazionario perché la liberazione da tutte le autorità umane e divine non riguarda tutta l’umanità, ma soltanto una parte di questa (una cerchia di individui superiori). Il superuomo è l’uomo riuscito al massimo grado (ecce homo), l’eccezione superiore che si contrappone al “gregge” degli inferiori.
•• Nietzsche non crea un progetto politico definito, anzi denuncia tutti gli idoli politici del suo tempo (dallo statalismo alla democrazia parlamentare, dal nazionalismo militarista al socialismo, contestando di questo gli ideali egualitari). Questo perché il messaggio del suo pensiero non va sul piano politico, ma su quello filosofico (accettazione totale della vita, critica delle menzogne metafisiche, la morte di Dio…).
••• L’eterno ritorno
•• La teoria dell’eterno ritorno dell’uguale è la ripetizione eterna di tutte le vicende del mondo (visione ciclica del tempo). È il pensiero più profondo, il “più abissale” della sua filosofia. In Ecce homo racconta di essere stato “folgorato” da questa idea durante una passeggiata in agosto. La prima formulazione di questo pensiero si ha nella Gaia scienza: la visione della vita è come una clessidra che quando finisce si capovolge e ricomincia seguendo sempre le stesse tappe. Ma come si prende questa visione della vita che ritorna sempre? Male (tipica dell’ultimo uomo) o bene (tipica dell’oltre-uomo). Quindi l’eterno ritorno e la visione di questo serve a distinguere il superuomo dall’uomo.
•• La formulazione più compiuta si ha in Così parlò Zarathustra nel discorso “La visione e l’enigma” in cui si narra la “visione dell’uomo più solitario”, cioè il filosofo autentico. Zarathustra racconta di una salita difficoltosa su una montagna con un nano che lo segue e arriva di fronte a una porta carraia sulla quale è scritta la parola “attimo” (cioè il presente) davanti alla quale si uniscono due sentieri che nessuno ha mai percorso fino in fondo perché sono infiniti. Uno va all’indietro (passato) e uno va in avanti (futuro). Zarathustra chiede al nano se queste vie sono destinate a contraddirsi in eterno oppure no. E il nano (alludendo alla circolarità del tempo) risponde che tutte le cose dritte mentono e ogni verità è curva, infatti il tempo stesso è un circolo. Secondo Zarathustra dobbiamo ritornare in eterno. A questo punto abbiamo una “visione nella visione”: si racconta di un uomo rotolarsi con un serpente in bocca e Zarathustra gli grida di morderlo. Quando l’uomo uccide il serpente, comincia a ridere come nessuno aveva mai riso. Il significato: l’uomo può trasformarsi in creatura superiore e ridente (superuomo) solo quando vince la ripugnanza soffocante del pensiero dell’eterno ritorno (il serpente infatti è l’emblema del circolo) e prende una decisione coraggiosa mordendo la testa del serpente.
•• Nietzsche quindi dopo duemila anni riprende la visione precristiana del mondo e del tempo (ciclica). “Eternamente ruota la ruota dell’essere. Il centro è dappertutto. Curvo è il sentiero dell’eternità”.
•• Ma che cos’è davvero questa teoria dell’eterno ritorno? Forse è una certezza cosmologica, e infatti in alcuni punti Nietzsche vuole arrivare anche a una “spiegazione scientifica” (la quantità di energia dell’universo è finita mentre il tempo è infinito, quindi le combinazioni spazio-tempo devono per forza ripetersi). Forse è un’ipotesi sull’essere prescrivendo di amare la vita e di vivere come se tutto dovesse ritornare. Forse ancora è una metafora per spiegare il modo di essere dell’essere. La teoria dell’eterno ritorno e la sua comprensione è il problema più complesso della filosofia di Nietzsche.
•• Collocarsi nell’ottica dell’eterno ritorno vuol dire rifiutare la concezione lineare del tempo fatto di tanti momenti in cui il futuro dipende dal presente che dipende dal futuro, come se fosse un figlio che divora il padre, secondo un processo che Vattimo ha chiamato “struttura edipica del tempo”. Questa visione lineare del tempo non condurrà mai alla felicità perché nessun momento vissuto ha un significato pieno e autosufficiente, ma ogni “figlio” dipende dal “padre”.
Credere nell’eterno ritorno significa anche ritenere che il senso dell’essere non stia “fuori” l’essere, ma nell’essere stesso (ciò che Nietzsche chiama “divenire dionisiaco” delle cose). In più, la visione ciclica del tempo fa raggiungere la felicità perché si vive la vita come insieme di essere e di senso.
•• L’uomo che “decide” l’eterno ritorno, vivendo quindi come se tutto dovesse ritornare, non è l’uomo che conosciamo, che vive una vita (esistenza) insensata, che concepisce la vita mai realizzata nel presente, tendendo sempre verso il futuro che ancora non viene, ma è un oltreuomo, che vive la vita come un gioco dionisiaco e creativo che ha senso in ogni momento, quindi appaga e conduce alla felicità. L’eterno ritorno permette l’accettazione dell’essere da parte del superuomo ed è “la suprema formula di affermazione che possa essere raggiunta”.

••••• L’ultimo Nietzsche
•• Nell’ultimo periodo si critica la morale e il cristianesimo. Nietzsche distrugge “con il martello” le credenze dominante per arrivare a un nuovo pensiero, che possiede il superuomo. I temi sono la volontà di potenza, il nichilismo e il prospettivismo.
•••• Il crepuscolo degli idoli etico-religiosi e la trasvalutazione dei valori
•• Nietzsche vuole arrivare all’accettazione superuomistica della vita dionisiaca e critica la morale e il cristianesimo perché grazie a queste l’uomo è andato contro la vita stessa.
•• Nietzsche crede che la morale è stata considerata un fatto evidente, che si forma automaticamente nell’individuo e non ci si è mai posti il problema della morale. Nella Genealogia della morale, Nietzsche mette in discussione la morale stessa: si deve capire il valore dei valori morali. Nietzsche allora va alle origini della morale per distruggerla. Ne rivela infatti un’origine psicologica. “Dove voi vedete cose ideali, io vedo cose umane, troppo umane”. La morale (e i valori che ne derivano) è in realtà una proiezione di tendenze umane, che il filosofo deve spiegare attraverso un’analisi psicologica.
•• Anche la “voce” della coscienza da cui ha origine la morale è solo la presenza in noi delle autorità sociali alle quali siamo stati educati: non è “la voce di Dio nel petto dell’uomo”, ma “la voce di uomini nell’uomo”. La morale è “l’istinto del gregge nel singolo”, cioè il suo assoggettamento alle regole fissate dalla società. I valori etici servono solo per mantenere e rafforzare le forme di dominio umano.
•• In un primo momento, nel mondo classico, la morale era espressione di un’aristocrazia cavalleresca, quindi vicina ai valori della vita, della forza, della salute, della gioia (la morale dei sognori), mentre in un secondo momento, con il cristianesimo, la morale è improntata ai valori antivitali del disinteresse, del sacrificio di sé… (la morale degli schiavi). E in questo senso la morale degli schiavi ha vinto su quella dei signori (ricordando il binomio dicotomico/dialettico di Hegel con il rapporto servo-padrone). Come è possibile che l’umanità abbia scelto l’antivitalità, la decadenza, la malattia? Questo perché la morale dei signori comprendeva sia l’etica dei guerrieri (virtù del corpo) sia quella dei sacerdoti (virtù dello spirito), ma il sacerdote ha provato sempre una segreta invidia e un desiderio di conquista nei confronti del guerrieri e non potenti dominare sui guerrieri, l’unico modo era quello di far diventare più forte la casta dei sacerdoti elaborando valori opposti a quelli dei cavalieri, contrapponendo lo spirito al corpo, la castità alla sessualità. Cercavano di far pena ai signori per apparire buoni. Questo “rovesciamento di valori”, dal corpo allo spirito, si rintraccia soprattutto nel popolo ebraico, “popolo sacerdotale per eccellenza” (solo i poveri, gli impotenti e gli umili sono buoni; solo i sofferenti, i malati e i deformi sono devoti).
•• Questo tipo di morale quando diventa delle masse crea il cristianesimo, una religione che è il frutto di un risentimento dell’uomo debole verso la vita. Il cristianesimo è “la congiura contro la vita”. Ha inibito gli impulsi primari dell’esistenza e ha corrotto le sorgenti naturali della gioia e del piacere con la nozione di “peccato”. Il cristianesimo ha creato un tipo di uomo represso e con continui sensi di colpa e siccome tutti gli istinti che non si scaricano all’esterno si reprimono all’interno, l’uomo cristiano anche se fuori sembra sereno in realtà è psichicamente
auto-tormentato e nasconde una rabbia contro la vita e uno spirito di vendetta contro il prossimo. Questo spiega perché da una “religione dell’amore” sia nata una casta sacerdotale oppressiva e crudele, pluriomicida per secoli. (Nietzsche non è contro la figura di Gesù, il quale gli sta simpatico e lo definisce un “santo anarchico” un po’ idiota. Nietzsche si scaglia contro i suoi seguaci. Secondo lui è esistito un solo cristiano e questo è morto sulla croce. In più, la Chiesa è esattamente quello contro cui Gesù ha criticato.
•• Nietzsche allora propone una radicale “trasvalutazione di tutti i valori”: prima si chiamava “verità” la menzogna e adesso tutti i valori devono essere sistemati e “filtrati”. Nietzsche si sente quindi investito di una missione epocale che pone le basi di una nuova civiltà. Qui nasce la figura del filosofo come legislatore e costruttore di storia. I veri filosofi sono dominatori e legislatori che dicono “così deve essere!” e stabiliscono la meta dell’uomo utilizzando i pensieri degli altri “operai” della filosofia (come Kant e Hegel). I veri filosofi conoscono e “il loro conoscere è creare e creare è una legislazione”.
•••• La volontà di potenza
••• Potenza e vita
•• La volontà di potenza è “l’intima essenza dell’essere”, cioè il carattere fondamentale di quello che esiste. Tutto quello che esiste è volontà di potenza. La volontà di potenza è la vita stessa che si espande e si supera continuamente. La vita non è basata sull’istinto di auto-conservazione né sulla ricerca del piacere, ma sull’auto-affermazione. La vita stessa è avere e voler avere di più, cioè crescere.
•• La vita continua a espandersi e di questo troviamo tracce in ogni forma di vita e di attività. Nel superuomo la volontà di potenza è ai massimi livelli: l’oltreuomo è “oltre” sia perché supera l’uomo del passato, sia perché la sua vita continua a oltrepassare se stessa.
La vita è auto-potenziamento, quindi auto-creazione.
••• Potenza e creatività
•• Siccome la vita è auto-creazione, l’arte (come forza creatrice) è la forma suprema della vita. Il mondo, infatti, è “un’opera d’arte che genera se stessa”, potenziandosi ogni volta. E siccome la volontà di potenza trova espressione nel superuomo, l’artiste è la “prima figura visibile del superuomo”. (Nella prima parte aveva esaltato l’arte e la tragedia. Poi nel periodo illuministico ha denunciato i limiti. Nell’ultimo periodo torna a rivalutarle.)
•• La “creatività” della volontà di potenza si rintraccia nella costruzione dei valori (che sono proiezioni di vita) alle cose: l’uomo quindi valuta le cose. Quindi la volontà di potenza ha anche funzione interpretativa ed è “la forza con cui gli uomini nel corso della storia progettano e creano valutazioni e interpretazioni”. L’apice si ritrova nel superuomo che crea nuovi valori per dare un senso al mondo insensato e caotico. La volontà di potenza quindi finisce per accettare e creare l’eterno ritorno, cioè l’atto con il quale il superuomo si libera del passato e “libera” il tempo. La volontà di potenza si scontra contro l’immodificabilità del passato, ma avendo valore creativo la volontà trasforma l’immodificabile “così fu” nel “così volli che fosse” pronunciato dal superuomo. Quindi un altro carattere della volontà di potenza è quello di essere “liberatrice” del tempo.
•• A questo punto il superuomo ha “amor fati”, cioè “amore per il destino”, che non può evitare e che anzi accetta gioiosamente ed è anche l’unico in grado di realizzarlo. Questo amore per il destino coincide con il divenire che riceve l’essere: questa è la suprema volontà di potenza.
••• Potenza e dominio
•• La volontà di potenza ha anche altre caratteristiche più crude e connesse al concetto di volontà di potenza come la sopraffazione e il dominio: gli uomini potrebbero arrivare a un comune “patto tra individui” per eguagliare la propria volontà con quella dell’altro, trattenendo offese, violenze e sfruttamento,ma appena uno dei due ha più potenza dell’altro, questo deve reprimere se stesso, negando la vita e arrivando alla decadenza (come nel cristianesimo). La società per natura deve stabilirsi per gerarchie creando differenze di valore tra uomo e uomo e la lotta per l’uguaglianza di diritti è già un sintomo di malattia.
Non si può quindi non notare che nel concetto di volontà di potenza ci sono chiari aspetti antidemocratici e antiegualitari, che fanno parte della componente reazionaria del suo pensiero. Nietzsche vede il soggetto della volontà di potenza non nella democrazia, ma nell’aristocrazia.
•••• Il problema del nichilismo e del suo superamento
•• Inizialmente Nietzsche intende per nichilismo la “volontà del nulla”, cioè un atteggiamento di fuga e di disgusto nei confronti del mondo e della vita (tipico del cristianesimo). In seguito Nietzsche intende per nichilismo la situazione dell’uomo contemporaneo che non credendo più nei valori di Dio, di verità, di bene, né in un senso metafisico delle cose, finisce per avvertire davanti all’essere lo smarrimento del vuoto e del nulla.
•• Nietzsche si dice “primo perfetto nichilista d’Europa”, ma ha anche superato il nichilismo. Nietzsche intende per nichilismo una visione “senza il fine, senza la risposta al “perché?”, svalorizzando i valori supremi.
•• Come mai a un certo punto della storia l’uomo arriva a dire che non c’è un fine e che tutto è niente? Perché si trova nell’angoscia quando capisce che non esistono fini e oltremondi.
Il nichilismo è uno stato psicologico che viene quando cerchiamo un senso e quando non lo troviamo ci manca il coraggio. Quanto più l’uomo si è illuso, tanto più è rimasto deluso. Infatti l’uomo post-cristiano, alla presa di coscienza che Dio è morto e che non esiste aldilà, avverte un terribile senso di vuoto che sarebbe stato minore se non avesse avuto la Federico per due millenni.
•• Nel nichilismo c’è però un equivoco: siccome prima si credeva in cose forti (si avevano cioè àncore pesanti, come Dio, le verità…), adesso senza quei significati crediamo che il mondo non abbia alcun senso, ma è solo apparenza. I significati, però, esistono! Non esistono come strutture metafisiche assolute, ma come prodotti della volontà di potenza che affronta il caos dell’essere e dà a questo i suoi fini.
•• Nietzsche è un nichilista radicale perché nega l’esistenza di fini o valori alle cose, ma è nichilista in modo da superare anche il nichilismo stesso. Il nichilismo secondo Nietzsche è uno stadio intermedio, un “no” alla vita che, con l’esercizio della volontà di potenza, prepara al “sì” alla vita.
•• Nietzsche distingue tra “nichilismo completo” e “nichilismo incompleto”.
Nel nichilismo incompleto i vecchi valori vengono distrutti, ma vengono sostituiti da nuovi valori con la stessa fisionomia (resta ancora una fede): per rovesciare i valori si deve ancora credere in qualcosa e si ha ancora “bisogno di verità” (forme di nichilismo incompleto sono il nazionalismo, il socialismo, il positivismo, il naturalismo…).
Nel nichilismo completo si distinguono due tipologie: “di debolezza” (passivo) o “di forza” (attivo, o estremo). Il nichilismo passivo accetta il crollo dei valori e non fa niente. Il nichilismo attivo distrugge violentemente valori e verità metafisiche o assolute. Il nichilismo attivo distrugge ogni verità perché non esiste un mondo vero. Tutto è relativo. Bene e male non esistono.
•• Il nichilismo attivo diventa completo (classico) quando supera se stesso con l’esercizio della volontà di potenza: passa dal momento distruttivo al momento costruttivo (o creativo): ci si rende conto che il senso non è dato e allora deve essere (umanamente) inventato. Vivere senza certezze assolute non significa distruggere ogni senso, ma far capire all’uomo che debba essere lui la fonte di valori e di significati: deve dare un senso al caos del mondo dopo la morte delle antiche certezze e delle vecchie fedi. Con questo si intende il superamento del nichilismo.
•••• Il prospettivismo
•• “Non esistono fatti o cose, ma solo interpretazioni di fatti o cose”. Il Positivismo cerca di constatare oggettivamente i fatti, mentre Nietzsche lo critica: tutto è interpretazione e noi non possiamo constatare nessun fatto “in sé”. Il mondo non ha un senso, ma innumerevoli sensi (relativismo). “Tutto è soggettivo” è già un’interpretazione. Il “soggetto” non è niente di dato, è solo qualcosa di aggiunto con l’immaginazione.
•• Nietzsche critica anche il cogito di Cartesio (che aveva dubitato di tutto fuorché della coscienza, perché quando si pensa ci deve essere qualcosa che pensa): questa è “una formulazione della nostra abitudine grammaticale che fa corrispondere a un “fare” uno “che fa”.
•• Il mondo è caos e l’interpretazione dà forma umana al caos (cioè l’uomo cerca di modellare umanamente il caos interpretando il mondo): Nietzsche sembra quindi essere d’accordo con Kant (il caos è ordinato dalle categorie dell’intelletto), anche se tra prospettivismo di Nietzsche e criticismo di Kant ci sono molte differenze: per Kant esiste una sola chiave di lettura della realtà (le forme a priori), mentre per Nietzsche ci sono molteplici e mutevoli punti di vista sul mondo.
•• Alla base di ogni interpretazione c’è l’istinto di conservazione e la volontà di potenza: “Sono i nostri bisogni che interpretano il mondo”. Le verità sono “illusioni di cui si è dimenticata la natura illusoria” e il linguaggio è solo un “esercizio di metafore”. La conoscenza e la logica sono “invenzioni” che servono a controllare il caos dell’esperienza quotidiana. La stessa idea di “io” (o di “soggetto”) è solo una finzione, anzi è le prima finzione e da questa si sono elaborate tutte le altre finzioni [mia riflessione: chi lo dice che noi “siamo”?, cioè, chi dice che noi siamo “io”? Le formiche non hanno idea di essere “io”!].
••• Il prospettivismo e la concezione nietzscheana della scienza
•• La scienza è sempre stata secondaria negli interessi di Nietzsche, ma siccome lui ha ricostruito tutta la cultura occidentale (per poi demolirla), deve anche riflettere sulla scienza, componente essenziale, elaborandone quindi una visione nettamente antipositivistica. Gli oggetti della scienza non sono entità già esistenti, ma oggetti con una configurazione che cambia insieme con il contesto di teorie nel quale vengono studiati (se per un aristotelico la Terra è immobile, per un copernicano effettua moti di rivoluzione): questo significa che l’interpretazione scientifica non si limita a “decodificare” la struttura del reale, ma in qualche modo la “crea”. Eppure la scienza è stata sempre vista come la forma più rigorosa di conoscenza (sin dal Seicento con la rivoluzione scientifica) e addirittura i filosofi come Bacone, Cartesio e Leibniz volevano portare il metodo scientifico alla filosofia. Per Nietzsche ogni affermazione e ogni verità è solo un’illusione. La scienza è un’illusione che serve per “coprire” la debolezza dell’uomo che non riesce a pensarsi come ciò che realmente è, e cioè un essere instabile in un mondo caotico. L’uomo ha bisogno di certezze, di punti fermi, ma creando queste illusioni mostra la sua debolezza.
•• La scienza è la migliore alleata dell’ideale ascetico, perché proietta il reale in una dimensione “altra”, come l’iperuranio, la sostanza, il cogito. La scienza del passato però è anche creatività.
••• La critica della scienza moderna
•• Seguendo il suo prospettivismo, Nietzsche critica la scienza moderna e la sua visione meccanicistica (secondo lui “una delle più sciocche). L’interpretazione della realtà è libera e molteplice e non può esistere un solo modello valido per interpretarla e la scienza moderna (sin dalla rivoluzione copernicana e poi alla matematizzazione della natura) ha creato una visione univoca e quantitativa del mondo, ed è una forma di violenza davanti al polimorfismo della natura.
•• Nietzsche critica anche la specializzazione e la visione atomizzata del mondo: siccome lo sviluppo scientifico ha raggiunto un livello molto alto, chiunque voglia contribuire a innovare, deve dedicarsi a un settore determinato ignorando tutti gli altri. In questo modo, la scienza non offre più una visione complessiva del mondo e della realtà.
•• Nietzsche critica anche il determinismo (la causalità non esiste!): come Hume, critica il principio di causalità (noi sappiamo che tutti i giorni c’è il sole e poi la notte solo perché abbiamo esperienza di questo): si pensa ci sia una successione causale mentre c’è solo una successione casuale di eventi. L’ordine dei fenomeni non si riscontra in questi, ma è qualcosa di posto dall’uomo. La causalità non esiste e nasce da una esigenza di regolarità (tipica espressione della debolezza dell’uomo che ha bisogno di categorizzazioni, di verità, di certezze, mentre tutte le verità sono illusioni) che non riguarda la natura caotica, ma la fragilità psicologica degli esseri umani.
•• Nietzsche crede che la scienza non descrive la realtà naturale, ma serve a operare su di essa (per esempio: prevede la posizione futura degli astri, guarisce da una malattia…). Anticipa quindi il pragmatismo (connessione fra conoscenza e azione) e l’ermeneutica (interpretazione di antichi testi) del Novecento.
••• La volontà di potenza come criterio di scelta
•• Le interpretazione non sono tutte equivalenti e davanti allo scontro tra diverse volontà di potenza (ognuna creante una nuova interpretazione del mondo) non ci sono criteri di scelta. L’unico criterio è la vita (salute e forza), principio filosofico fondamentale per Nietzsche. La vita però è quella che accresce continuamente se stessa e che quindi è volontà di potenza. Se la vita è l’unico criterio di scelta e la vita è volontà di potenza, la volontà di potenza è l’unico criterio di scelta.
•• I concetti di volontà di potenza, di salute, di malattia, di forza e di debolezza non sono intese fisiologicamente, ma come capacità dionisiaca di accettare la “tragicità” dell’esistenza. Più la volontà di potenza è resistente alla sofferenza e alla tortura, più è potente. La “salute” di Nietzsche è il modo di essere del superuomo, colui che è dotato di spirito di coraggio e di avventura e che sa vivere senza certezze né verità né fedi assolute.

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