Nietzsche (Rocken, 15 ottobre 1844 –Weimar, 25 agosto 1900)

Vita travagliata, perde il padre a 5 anni. La sua saluta, dopo un attacco di difterite peggiora sempre di più, vive in solitudine. Nel 1882 conosce una donna che lo rifiuterà per Paul Rée. Litiga con la madre e la sorella, si trasferisce a Torino dove nel 1889 ha un crollo psichico. Ricoverato a Basilea in una clinica per malattie nervose. Alla morte della madre viene preso in custodia dalla sorella, vedova, che si propone di conservare l’eredità letteraria di suo fratello (fonda un archivio a Weimar).

Visione apocalittica
Ricerca un assetto stabile che non ha mai avuto a causa delle tensioni con la famiglia e le malattie fisiche.

Filosofia e malattia
Nietzsche era malato, si è quindi discusso se la sua filosofia derivasse dalla sua malattia o viceversa, considerando che non era ben visto (pregiudizio positivistico secondo il quale da una mente malata si origina una filosofia malata). Alcuni hanno valorizzato la malattia di Nietzsche, come condizione favorevole alla sua creatività filosofica, tramite essa ha potuto ottenere un punto di vista anticonformista.

La sua filosofia va però giudicata per ciò che oggettivamente dice.

Nazificazione e denazificazione
Associato alla cultura nazifascista, anche grazie alle operazioni della sorella, che lo ha dipinto come un teorico e propugnatore di una palingenesi reazionaria dell’umanità, tramite anche falsificazioni. Ma all’interno dei sui scritti sono comunque visibili spunti antidemocratici e antiegualitari. Nel secondo dopoguerra è avvenuto un processo di denazificazione -> Nietzsche progressista.

Le caratteristiche del pensiero e della scrittura
• Critica nei confronti della civiltà e della filosofia occidentale  distruzione programmatica delle certezze del passato, non solo un rifiuto delle teorie, ma anche creazione di un nuovo tipo di umanità (superuomo o oltreuomo).
• Nuove modalità espressive e nuove forme di comunicazione filosofica, come saggio e trattato (nel periodo giovanile), aforisma (come illuminazione istantanea per cogliere al volo le cose), il quale non può essere compreso immediatamente, ma si deve avere la capacità di interpretarlo, poesia in prosa (ricca di simboli, allegorie e parabole), infine esposizione autobiografica.
• Tono personale e coinvolgente
• Pensiero programmaticamente asistematico  dietro al sistema, egli scorge una forma specifica di volontà di potenza, come un desiderio di impadronirsi della totalità del reale, che egli denuncia come illusorio e votato all’insuccesso  tale sistema comporta una pluralità di significati e l’impossibilità di monopoli interpretativi.

• Preferisce un orizzonte aperto, più che un sistema chiuso.

LE FASI DEL SUO FILOSOFARE
-> come tappe transitorie di un pensiero in divenire
1. Scritti giovanili del periodo wagneriano-schopenhaueriano, tra cui “La nascita della tragedia”
2. Scritti intermedi del periodo “illuministico” o “genealogico”, tra cui “Umano, troppo umano” e “La gaia scienza”
3. Scritti “del meriggio” o di “Zarathustra”
4. Scritti degli ultimi anni o “del tramonto”

PERIODO GIOVANILE
Tragedia e filosofia
Nel saggio filosofico “La nascita della tragedia dallo spirito della musica”, Nietzsche fa coesistere filologia, filosofia, estetica e teoria della cultura. La nascita della tragedia dipende dalla distinzione tra apollineo e dionisiaco; con questa coppia di opposti, egli vuole indicare i due impulsi di base dello spirito e dell’arte greca.
- Apollineo scaturisce da un impulso alla forma e da un atteggiamento di fuga di fronte al divenire; si esprime nelle forme limpide e armoniche della scultura e della poesia epica.
- Dionisiaco scaturisce dalla forza vitale a dalla partecipazione al divenire; si esprime nell’esaltazione creatrice della musica e della poesia lirica.
Diventando interpretazione filosofica, in contrasto con l’immagine neoclassica dettata da Winckelmann, il filosofo insiste sul carattere originariamente dionisiaco della sensibilità greca, portata a scorgere il dramma della vita e della morte e gli aspetti orribili dell’essere. L’apollineo, per questo, nasce come conseguenza di una visione dionisiaca dell’esistenza e dal tentativo di sublimare il caos nella forma, ossia dallo sforzo di trasfigurare l’assurdo in qualcosa di definito e armonico.
1. Nella prima metà del V secolo a.C. l’impulso apollineo e dionisiaco convissero separati e opposti

2. Nell’età della tragedia attica (Sofocle e Eschilo) i due impulsi si armonizzarono tra loro, originando dei capolavori. La grande tragedia presenta un perfetto “accoppiamento” tra apollineo e dionisiaco, dovuto anche alla presenza del “coro”; il dramma tragico diviene tale quando Dionisio è “rappresentato” tramite una serie di “immagini”che trasformano il vissuto di sofferenza dell’eroe in un mondo di ideale compiutezza e bellezza.
3. Nell’arte successiva si fa prevalere l’apollineo, che vince il dionisiaco fino quasi a soffocarlo. Questo processo si concretizza nella tragedia di Euripide, nella quale si parla di uomo quotidiano e non più di un mito tragico. Non si indaga sugli enigmi del vivere, ma solo di quotidianità e piccola borghesia, perdendo quindi la profondità tragica; si rifà all’insegnamento razionalistico e ottimistico di Socrate, il filosofo con il quale di sono uccisi tutti gli istinti della vita (critica da parte di Nietzsche contro Socrate).
Decadenza della tragedia  decadenza della civiltà occidentale nel suo complesso
Opposizione spirito dionisiaco (uomo tragico, portato a dire “si” alla vita) e spirito socratico (uomo teoretico, portato a violentare la vita con la sferza dei sillogismi, cioè con la razionalità).

TAVOLA DEI VALORI

 aspetti esaltati da Nietzsche nei frammenti postumi
 Orgoglio: non ci si deve rassegnare alle cose
 Gioia: esultanza dell’animo per un evento non previsto (valore che riguarda l’anima)
 Salute: valore che riguarda il corpo
 Amore dei sessi: amore come realizzazione di sé, positiva
 Rispetto : fa pensare alla serietà del vivere( la vita è un gioco tragico)
 Bei gesti
 Belle maniere in due momenti della sua riflessione, l’artista incarna l’unico che li rispetta
 Oggetti belli
 Volontà forte: scontro con Schopenuuer; quest’ultimo afferma che la volontà vuole azzerare se stessa, mentre Nietzsche vuole una volontà che si affermi
 Disciplina educativa dell’intellettualità elevata: l’uomo di Nietzsche non è come quello darwiniano, cioè uscito dalla selezione, ma c’è la superiorità dell’uomo
 Volontà di potenza
 Riconoscenza verso la terra e la vita: l’uomo deve amare quello che è il vivere in tutte le sue componenti; deve essere dominato da impulsi fisici, ma non deve essere una marionetta, lasciandosi guidare da questi. Gli impulsi, soffocati per secoli, devono essere riaffiancati alla ragione. Per questo nell’uomo si devono considerare sia la razionalità, sia gli impulsi.

Mentre Schopenhauer aveva elaborato la tematica dell’ascesi, Nietzsche la denigra, con una celebrazione del dionisiaco che corrisponde a una forma di celebrazione della vita, che non può essere definita né pessimista né ottimista, poiché tende al di là di ognuno. Per Nietzsche la vita è dolore, lotta, distruzione, il caos la domina (riprende pessimismo cosmico, ma non vuole l’approdo di S all’ascesi); di fronte a questa crudeltà, si possono avere due atteggiamenti:
- Rinuncia e fuga, tipico di Schopenhauer e della morale cristiana e spiritualità comune
- Accettazione della vita così com’è, con un’esaltazione della vita e un superamento dell’uomo, con il superuomo (vita = affermazione di sé + negazione dell’altro).
Nietzsche sceglie di essere un discepolo di Dionisio, poiché in esso vede il simbolo del “si” totale al mondo. Dionisio corrispondeva al dio dell’ebbrezza e della gioia, che canta, ride e balla e rappresenta l’incarnazione di tutte le passioni che affermano la vita e il mondo.
Il mondo appare come una sorta di gioco estetico e tragico, con una lotta primordiale della vita e della morte, della gioia e del dolore. L’artista appare come essere superiore, il quale è riuscito a cogliere il gioco oppositivo e la struttura opposta del vivere; solo l’artista coglie il negativo e il positivo della vita, portando una giustificazione estetica dell’esistenza  natura metafisica dell’arte e funzione di organo della filosofia.

Solo come esperienza estetica, l’esistenza e il mondo appaiono giustificati
L’artista coglie la realtà e per questo è un prototipo superiore; l‘unica
vita che vale la pena vivere è quella dell’artista.
Poiché prevale lo spirito socratico, la civiltà viene a decadere; per far rinascere la cultura tragica, si deve dare spazio all’arte, in particolare la musica, prendendo come emblema l’amico Wagner e Schopenhauer.

Il periodo “illuministico”
Caratterizzato dall’esplicito ripudio dei maestri di un tempo (Schopenhauer, Wagner).
Wagner è un disperato decadente putrefatto che si prostra davanti alla croce cristiana derelitta e a brandelli. Nietzsche nega che il possesso della cultura possa essere affidato all’artista, la figura migliore è il filosofo educato alla scienza.
È un’analisi critica (del dubbio, di diffidenza metafisica)
• Privilegiamento della prospettiva della scienza;
• Metafisica, religione ed arte vengono sottoposte a giudizio, l’arte è il residuo di una cultura di stampo mitico;
 Critica alla cultura tramite la scienza, ovvero un metodo di pensiero che emancipa gli uomini dai loro errori.

Metodo critico e storico-genealogico
Critico: eleva il sospetto a regola di indagine
Storico-genealogico: non esistono realtà statiche, ogni cosa è l’esito di un processo da ricostruire.
Si divide in due fasi:
I. Dimostrazione che i valori e le nozioni giudicati eterni appartengono invece a determinati contesti storici;
II. Rivelazione che dietro ai valori in realtà vi si trovano motivazioni ed interessi umani.
Per cui anche dietro a cose “nobili” in realtà si trovano cose “vili”, sostenendo che un determinato atteggiamento deriva dal suo opposto. La morale è stata assoggettata a pretesi valori trascendenti che invece debbono essere individuati attraverso la vita stessa.

Filosofia del mattino
Spirito libero: il “viadante”, colui che grazie alla scienza riesce ad emanciparsi, inagurando la filosofia del mattino  basata sulla concezione della vita come transitorietà e come libero esperimento senza certezze precostituite (Nichilista; Protagora, Gorgia, i grandi sofisti).
Tra gli errori dell’umanità hanno grande importanza la morale e la metafisica. Quest’ultima, l’arte e la religione sono bugie per tollerare la propria debolezza e caducità.

La morte di Dio e la fine delle illusioni metafisiche
Dio è:
• Il simbolo di ogni prospettiva oltremondana, che pone il senso dell’essere al di là dell’essere (in un altro mondo);
 Una fuga dalla vita e una rivolta contro il mondo
• La personificazione delle certezze ultime dell’umanità, ovvero tutte le credenze metafisiche e religiose elaborate nei millenni.
“Dove voi vedete le cose ideali io vedo cose umane, ahimè, troppo umane.”
L’immagine di un cosmo ordinato e benefico è soltanto una costruzione della nostra mente.Metafisica, morale, religione e scienza sono solo diverse forme di menzogna (menzogne millenarie) perché di fronte ad una realtà contradditoria e crudele gli uomini hanno dovuto convincersi che qualcosa di logico la governa per sopravvivere.
Dio quindi è la più antica delle bugie vitali, la quintessenza di tutte le credenze escogitate attraverso i tempi. Per Nietzsche l’idea di Dio è confutata dalla stessa realtà e alla sua origine c’è la paura dell’uomo di fronte all’essere.

Il grande annuncio
Nella Gaia scienza (1882) l’autore drammatizza il messaggio della morte di Dio con un racconto di un uomo folle, ricco di simbologia filosofica. L’uomo folle è il filosofo-profeta, le risa degli uomini l’ateismo ottimistico dei filosofi dell’800, la difficoltà delle altre affermazioni rappresenta il carattere arduo e sovraumano dell’uccisione di Dio, il precipitare nello spazio vuoto è il sintomo del senso di vertigine e smarrimento, il divenire dei noi stessi rappresenta l’evoluzione a superuomo, il giungere troppo presto intende sottolineare che la coscienza della morte di Dio non è ancora un fatto di massa, le chiese (sepolcri di dio) sono la crisi moderna delle religioni.

La morte di Dio e l’avvento del superuomo
La morte di Dio coincide l’atto di nascita del superuomo, che la ha dietro di see ha davanti a se il mare aperto delle possibilità.Egli deve avere il coraggio di prendere atto del crollo degli assoluti.Inogni caso il superuomo si pone al di sopra di ogni divinità, poiché senza Dio il mondo è caos dionisiaco ed egli ha senso, altrimenti cessa di averlo.
L’universo niciano è tale solo se si fonda sul presupposto di un mondo senza Dio.
L’ateismo di Nietzsche sembra una constatazione di tipo storico, ma anche il frutto di una persuasione filosofica (“L’ateismo io lo intendo per istinto”, Ecce Homo), ed egli contesta non solo Dio, ma anche ogni suo ipotetico surrogato. (Esempio dell’asinoCritica all’ateismo “positivo”).

Fine del mondo vero
La morte di Dio rappresenta anche il tramonto definitivo del Platonismo, la metafisica dell’Occidente.
Il mondo vero, quello delle idee, di Platone si è rivelato una favola, tramite sei tappe:
• Con Platone e la filosofia greca, dove esso era attingibile dai saggi.
• Con il cristianesimo, dove viene promesso ai virtuosi.
• Con il kantismo, ritenuto indimostrabile e quindi ridotto.
• Con il positivismo, il primo risveglio della ragione antimetafisica.
• Con la filosofia del mattino, si rivela un’idea inutile e superflua, trionfo degli spiriti liberi.
• Con la filosofia di Zarathustra, viene eliminato il mondo vero e quello apparente dell’aldiquà, la fine di ogni prospettiva metafisico-dualistica.
In Aurorapresenta l’ultimo punto come autosoppressione della morale, proprio per seguire i valori morali e cristiani dell’onestà abbiamo finito per sbarazzarci di queste idee morali di matrice platonico-cristiana.

Il Periodo di Zarathustra
La filosofia del meriggio
Terza e decisiva fase del suo filosofare, utilizza Zarathustra per spiegarla. Con la morte di Dio si aprono due possibilità, quella dell’ultimo uomo e quella del superuomo.
Così parlo Zarathustra è una sorta di poema in prosa, dal tono profetico, con un forte utilizzo di immagini e parabole che ne rendono difficile l’interpretazione. I temi sono tre:
Il superuomo.
Motivo più noto e volgarizzato, ma anche uno dei più complessi e controversi. È un concetto filosofico di cui si serve per esprimere il modello di uomo in cui si concretizzano i temi di fondo del pensiero niciano. Il superuomo accetta la dimensione tragica dell’esistenza, dice “si” alla vita, regge la morte di Dio, si emancipa dalla visione della morale, fa propria la prospettiva dell’eterno ritorno.
Si staglia sull’orizzonte del futuro.
Una sorta di uomo potenziato che si colloca al di là di ogni altro, capace di creare nuovi valori e rapportarsi in modo inedito alla realtà.
L’uomo è sostanzialmente corpo (visione boh del pensiero) ed è nato per vivere sulla terra, egli diventa un tutt’uno con l’accettazione totale della vita che è propria dello spirito dionisiaco. La terra è la dimora gloriosa e il corpo è il corretto modo di essere. Egli è una libertà che libera se stessa secondo tre metamorfosi:
 Il cammello, che rappresenta l’uomo che porta i pesi della tradizione, si piega di fronte a Dio.
 Il leone, l’uomo che si libera dai fardelli metafisici ed etici, ma egli è ancora libero “da” e non libero “di”.
 Il fanciullo, ovvero l’”oltreuomo”, sa dire “si” alla vita e sa inventare se stesso.
Ciò presenta connotati antidemocratici e reazionari, poiché questa liberazione riguarda solo una parte dell’umanità, a cui servirebbe inoltre una sorta di “schiavitù delle masse”. Ma il suo messaggio non è a livello politico, solo filosofico in quanto accettazione totale della vita e critica delle illusioni metafisiche.
La volontà di potenza.
L’intima essenza dell’essere, essa è la vita stessa, intesa come forza espansiva, una spinta all’autoaffermazione. Trova la sua affermazione più alta nel superuomo, poiché è uber nel continuo oltrepassamento di sé. La vita è autocreazione, libera produzione di se medesima al di là di ogni patto prestabilito.
L’eterno ritorno dell’uguale.
Ovvero la ripetizione eterna di tutte le vicende del mondo, è questo che distingue l’uomo dal superuomo: il primo ne è terrorizzato, il secondo lo accetta con gioia.
L’uomo può trasformarsi in creatura superiore solo a patto di vincere la ripugnanza soffocante del pensiero dell’eterno ritorno (parabola del pastore e del serpente).
Nietzsche recupera una visione ciclica del tempo precristiana. Le varie interpretazioni della dottrina:
 Una certezza cosmologica, la quale può essere spiegata scientificamente.
 Un’ipotesi sull’essere che funge da schema etico e da nuovo imperativo categorico.
 L’enunciazione metaforica di un modo di essere dell’essere, che l’uomo può incarnare solo accettando la vita.
Questo rappresenta in ogni caso il problema più complesso della storiografia niciana.Ciò comporta però una polemica da un lato e un proposito dall’altro. Nietzsche rifiuta la concezione lineare del tempo e ha come presupposto l’impossibilità della felicità nell’esistenza, poiché nessun momento vissuto ha un significato pieno ed autosufficiente. Egli crede che:
 Il senso dell’essere non risieda fuori dall’essere, ma nell’essere stesso.
 Disporsi a vivere la vita e ogni suo attimo sia una coincidenza di essere e di senso.
Solo il superuomo può “decidere” l’eterno ritorno poiché egli è in grado di vivere la vita come un gioco creativo e avente in sé il proprio senso appagante.

L’ultimo Nietzsche
Tema della critica della morale e del cristianesimo. Nietzsche si propone di distruggere definitivamente le credenze dominanti, per far postoall’avvento di un nuovo pensiero.
La morale è sempre stata considerata come un fatto evidente, che si autoimpone all’individuo. Ma in ogni scienza della morale è sempre mancato il problema stesso della morale. Il primo passo è quindi quello di mettere in discussione la morale stessa.
Nietzsche intraprende perciò un’analisi genealogica della morale al fine di svelarne l’origine psicologica.
“Dove vedete cose ideali, io vedo cose umane, ahi troppo umane.”
I pretesi valori trascendenti della morale sono solo la proiezione di determinate tendenze umane, il filosofo ha il compito di svelare i loro meccanismi segreti.
La “voce della coscienza” è solo la proiezione delle autorità sociali dalle quali siamo stati educati. La coscienza è la voce di alcuni uomini nell’uomo la moralità è “l’istinto del gregge nel singolo”.
• In un primo momento (mondo classico) essa era l’espressione dell’aristocrazia cavalleresca (valori vitali: forza, salute, fierezza e gioia).
• In un secondo momento essa raggiunge il proprio apice con il cristianesimo (valori antivitali: disinteresse, abnegazione, sacrificio di sé…)
Questa inversione è dovuto poiché le virtù dei signori erano divisetra guerrieri (corpo) e sacerdoti (spirito), la natura dell’uomo è il corpo perché il sacerdote nutriva una segreta invidia che lo porta ad elaborare una tavola dei valori antitetica a quella dei guerrieri. Appoggiata dalle masse (cristianesimo) essa diventa il frutto di un risentimento dell’uomo debole verso la vita.
Mediante la nozione di peccato questo ha inibito gli impulsi primari e ha prodotto un uomo malato e represso, l’uomo cristiano è autotormentato e nasconde uno spirito di vendetta contro il prossimo.
Nietzsche quindi contrappone la più entusiastica affermazione della vita con la proposta di una trasvalutazione dei valori.
I valori non sono quindi entità metafisiche autosussistenti, ma libere proiezioni dell’uomo e della sua volontà di potenza. Nietzsche vuole gettare le basi per un nuovo tipo di civiltà per la quale i veri filosofi sono dominatori e legislatori. “Il loro conoscere è creare, il loro creare è una legislazione.”

Potenza e creatività
L’arte, intesa nel senso ampio di forza creatrice, è la forma suprema della vita. “Il mondo è un’opera d’arte che genera se stessa”.
L’artista è quindi una prima visibile figura del superuomo.Questo perché l’essena creativa della volontà di potenza si manifesta nella produzione di valori, intesi come proiezioni della vita e condizioni del suo esercizio.
La volontà di potenza può quindi essere intesa come essenza interpretativa della realtà. Essa ha il proprio culmine nell’accettazione dell’eterno ritorno, nella quale il superuomo si libera dal peso del passato e “redime” il tempo. Ciò ha un significato attivo poiché il superuomo non subisce, ma coincide con l’apoteosi del divenire, che diventa eternizzato.

Potenza e dominio
La volontà di potenza può essere intesa come sopraffazione e dominio. Qui albergano gli aspetti antidemocratici e antiegualitari del pensiero niciano, che fanno parte della sua componente reazionaria. Il soggetto di questa volontà è una specie di uomo aristocratica, di spiriti dominatori.

Il nichilismo e il suo superamento
• In una prima accezione il nichilismo è inteso come volontà del nulla, un atteggiamento di fuga e di disgusto nei confronti del mondo concreto, atteggiamento incarnato dal platonismo e dal cristianesimo.
• In una seconda accezione esso indica il movimento storico riconosciuto da Nietzsche per la prima volta, ma che domina i secoli precedenti e da l’impronta al prossimo (“Dio è morto”). Esso è la specifica situazione dell’uomo moderno e contemporaneo che prova lo sgomento del vuoto e del nulla (annientamento dei valori metafisici).
Nietzsche si identifica come il primo e perfetto nichilista d’Europa, sente di aver ormai compreso e superato il nichilismo, il quale si presenta quando “Manca il fine, manca la risposta al “perché?” e i valori suprremi si svalorizzano”.
L’origine del nichilismo va trovato nel momento in cui l’uomo, dopo aver immaginato fini assoluti e realtà trascendenti, scopre che essi non esistono, l’essere non è né uno ne vero. Quanto più l’uomo si è illuso, tanto più è rimasto deluso, l’individuo post-cristiano soffre un terribile senso di vuoto.
L’equivoco del nichilismo consiste nel dire che il mondo non ha alcun senso, mentre Nietzsche sostiene che i significati sono prodotti della volontà di potenza, la quale, affrontando il caos dell’essere gli impone i propri fini. Il nichilismo è quindi una fase transitoria, un no alla vita che, attraverso l’esercizio della volontà di potenza, prepara il si ad essa.
Esso viene divisino in nichilismo incompleto e nichilismo completo:
• Nel nichilismo incompleto i vecchi valori vengono distrutti, ma per rovesciare il mondo dei valori si ha ancora “bisogno di verità” (Ambito politico: nazionalismo, socialismo, anarchismo; ambito scientifico: storicismo e positivismo; ambito artistico: naturalismo ed esteticismo).
• Il nichilismo completo è quello vero e proprio, che può rappresentare debolezza o forza. Il primo caso è un nichilismo passivo, nel quale ci si crogiola nel nulla. Nel secondo caso si ha il nichilismo attivo, si esercita come “violenta distruzione” delle credenze di tipo metafisico.
Quest’ultimo viene anche definito estatico e raggiunge la propria completezza diventando classico, quando passa al momento costruttivo. Il senso, non essendo (ontologicamente) dato, deve essere (umanamente) inventato.
Vivere senza certezze metafisiche, per Nietzsche, significa dare un senso al caos del mondo dopo la morte delle antiche certezze.

Il prospettivismo
La teoria secondo cui non esistono cose o fatti, ma solo interpretazioni circostanziate di cose o di fatti. Il mondo infatti non ha un senso, ma innumerevoli sensi, interpretazioni formulate da angoli prospettici diversi. Non bisogna confonderlo come un idealismo, alla base del quale c’è l’io. Non si danno centri sostanziali all’interpretazione, anche il soggetto è una costruzione interpretativa.
Similitudine con Kant, ma per questo c’era una sola possibile interpretazione.
Alla base delle interpretazioni stanno i bisogni legati all’istinto di conservazione e alla volontà di potenza. Sono i nostri bisogni che interpretano il mondo.
Le verità sono illusioni di cui si è dimenticata la natura illusoria, il linguaggio è un esercito di metafore e la conoscenza e la logica sono invenzioni per porre sotto controllo il caos multiforme dell’esperienza.

Concezione della scienza
Visione di stampo nettamente antipositivistico. Sia i fatti che gli oggetti stessi sussistono esclusivamente all’interno di una cornice teorica previamente assunta, in base a implicite assunzioni di natura epistemologica, metafisica o teologica. Gli oggetti della scienza non sono entità già esistenti e sottoponibili a teorie differenti, ma oggetti la cui stessa configurazione cambia con il mutare del contesto teorico.
La validità delle affermazioni scientifiche non è che un’illusione, che deriva dalla debolezza dell’uomo, che necessita di certezze e punti fermi a cui ancorare le nozioni. La scienza quindi risulta la miglior alleata dell’ideale ascetico.
La critica alla scienza moderna
Nietzsche ne critica in particolare la visione meccanicistica. La considerazione della realtà non può che essere libera e plurale, non può esistere un solo modello valido.
Ne critica inoltre la crescente specializzazione e la visione atomizzata del mondo. Chi vuole contribuire deve dedicarsi ad un settore determinato, estraniandosi dagli altri.
Si schiera anche contro il determinismo, critica il principio di causalità, non si può constatare empiricamente la necessità. L’ordine dei fenomeni non è qualcosa di riscontrabile in essi, ma qualcosa di posto dall’uomo(Hume) La causalità deriva da un’esigenza di regolarità.
La volontà di potenza come criterio di scelta
Le varie interpretazioni, però, non sono tra loro equivalenti. Lo scontro tra volontà di potenza prevede criteri di scelta, la salute e la forza, ovvero la vita stessa.
Una vita che accresce continuamente se stessa e che quindi è volontà di potenza.
Questi criteri si riferiscono alla capacità dionisiaca di accettare la tragicità dell’esistenza. La salute, ad esempio, allude al globale modo di essere del superuomo, che sa vivere senza certezze ne fedi assolute.

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