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Friedrich Wilhelm Nietzsche


1)Periodo giovanile, scritti: “La nascita della Tragedia” e “Considerazioni inattuali”.
La nascita della Tragedia distingue tra spirito apollineo e dionisiaco. Apollineo: scaturito da un impulso alla forma, fuga di fronte al divenire, si trova nella scultura e nella poesia epica. Dionisiaco: scaturito dalla partecipazione al divenire, si esprime nella musica e poesia lirica.
In origine la sensibilità greca era dionisiaca, portata a vedere il dramma della vita e della morte in ogni cosa. L’apollineo nasce come conseguenza al dionisiaco, per cercare di elevare il caos nella forma (l’assurdo nel definito).
Grecia presocratica = convivenza di apollineo e dionisiaco separatamente;
Tragedia attica = Eschilo e Sofocle, convivono in un perfetto accoppiamento;
Tragedia di Euripide (decadenza) = prevalere apollineo, si basa sull’insegnamento razionalistico di Socrate;
Decadenza tragedia = decadenza civiltà occidentale, simbolo dell’opposizione tra uomo teoretico (socratico) e tragico (dionisiaco)

Vita = dolore, distruzione, senza scopo, dominata dal caso.

Rinunciare e fuga = Ascetismo, rifiutato da Nietzsche, accolta da Schopenhauer
Accettare la vita= esaltazione e superamento dell’uomo
Nietzsche sceglie di essere il discepolo di Dioniso (incarnazione di tutte le passioni). Il mondo è un gioco estetico e tragico, lotta tra opposti (es. vita e morte). Può essere compreso solo dall’arte (natura metafisica).
Questa decadenza sfocia nell’ideale della rinascita della cultura tragica incentrata su arte e musica (Wagner).

Considerazioni inattuali critica la cultura contemporanea. Seconda considerazione è contro storicismo e storiografismo. Eccesso di storia = indebolimento delle capacita dell’uomo di creare, piuttosto cerca di emulare (consumismo della storia e idolatria del fatto). Importante è il fattore oblio cioè senza incoscienza non c’è felicità, per poter agire bene nel presente bisogna dimenticare il passato. Tuttavia se ci si rapporta alla storia attraverso la vita, essa non è nociva. La storia serve all’uomo perché: attivo e ha aspirazioni; preserva e venera; soffre e cerca liberazione.
Corrispondono tre specie di storia: monumentale, di chi guarda al passato in cerca di modelli, lato negativo mitizzare il passato cancellando alcuni accadimenti; antiquaria, di chi guarda al passato con amore, lato negativo tendenza a paralizzare la vita; critica, di chi guarda al passato come un peso, lato negativo presunzione di tagliare di netto col passato dimenticando di essere risultato delle generazioni precedenti.


2)Periodo illuministico, scritti “Umano troppo umano” e “La gaia scienza”.
Umano troppo umano ripudia Wagner e Schopenhauer perché Nietzsche abbandona la metafisica in favore della scienza. Viene detto illuminista perché periodo di critica della cultura tramite la scienza, metodo di pensiero in grado di liberare gli uomini dagli errori. Procedimento critico (sospetto diventa indagine) storico-genealogico (ogni cosa è data da un processo).

Questa filosofia si basa sui concetti di spirito libero (viandante che grazie alla scienza si libera dalle tenebre del passato, cioè morale e metafisica) e filosofia del mattino (inaugurata dal viandante, si basa sulla concezione di vita transitoria e libero esperimento senza certezze precostituite).

La gaia scienza annuncia la teoria della morte di Dio come critica della metafisica. Per Nietzsche Dio è: simbolo di prospettiva oltremondana che ponga il senso dell’essere in un altro mondo = Dio e l’oltremondo rappresentano la fuga dalla vita e rivolta contro questo mondo;
personificazione delle certezze ultime dell’umanità (quelle metafisico-religiose per dare senso rassicurante alla vita) = l’ordine cosmico è una costruzione della nostra mente.
Dunque Dio è la più antica delle bugie vitali e l’idea di Dio è confutata dalla realtà stessa, cioè dall’essenza caotica del mondo. Nietzsche espone il racconto de “l’uomo folle” per far comprendere il concetto di morte di Dio. Sono presenti diverse simbologie: Uomo folle = filosofo-profeta; ironia uomini mercato = ateismo superficiale dell’Ottocento; Difficoltà = carattere sovraumano dell’uccisione di Dio; precipitare nel vuoto = vertigine e smarrimento col venire meno di certezze. Per superare la morte di Dio l’uomo deve farsi superuomo, cioè prendere atto del crollo degli assoluti. In questo modo il superuomo si trova davanti libero di progettare la propria esistenza. Dunque l’universo di Nietzsche si basa su un mondo “sdivinizzato”, cioè “a-teo”. Egli non contesta solo Dio ma anche ogni suo surrogato (l’asino del racconto allude all’ateismo positivo dell’800.


3)Periodo di Zarathustra o del meriggio, scritto “Così parlò Zarathustra”
Così parlò Zarathustra è un poema in prosa dal tono profetico, ricco di immagini e parabole. Zarathustra è il profeta del superuomo, il primo ad accorgersi dell’errore della morale. Vengono trattati tre temi: superuomo; volontà di potenza; eterno ritorno.

Il superuomo è un concetto filosofico usato da Nietzsche che esprime un modello in cui si concretizza il suo pensiero. È in grado di accettare la dimensione dionisiaca dell’esistenza, di accettare la vita, di reggere la morte di Dio, di far propria la prospettiva dell’eterno ritorno e di porsi come volontà di potenza. Non esistono precursori del superuomo nel passato. Ubermensch si può tradurre come olteuomo (Vattimo).
Discorso “delle tre metamorfosi” descrive genesi e senso del superuomo: cammello = uomo che tiene le tradizioni; leone = uomo che si libera di metafisica; fanciullo = oltreuomo. Nietzsche considera il superuomo come eccezione superiore che si contrappone al gregge degli inferiori.

L’eterno ritorno dell’uguale è la teoria che sostiene la ripetizione eterna delle vicende del mondo. Nel passo “l’uomo e il serpente” abbiamo l’uomo (il pastore) che può trasformarsi in creatura luminosa, cioè superuomo, se riesce a superare la ripugnanza dell’eterno ritorno (serpente, uroboro) e a prendere una decisione coraggiosa nei suoi confronti (morso). Accettare la prospettiva dell’eterno ritorno significa: rifiutare la concezione lineare del tempo, ritenere che il senso dell’essere sta nell’essere stesso e vivere la vita come coincidenza di essere e di senso. L’unico uomo capace di scegliere l’eterno ritorno è il superuomo.

La volontà di potenza esprime l’essenza della vita come un impulso a volere sempre di più. Potenza perché gli esseri viventi tendono ad andare oltre le condizioni di potenza. La volontà di potenza trova espressione nell’oltreuomo. Colui che accettando l’impulso dionisiaco e il suo legame con la terra, riesce a cogliere il carattere dominante, cioè la sua attività creatrice di nuovi valori, aldilà di condizionamenti morali o metafisici.

4)Periodo del tramonto”, scritti “Genealogia della morale” e “Ecce homo”
In quest’ultima fase predomina il tema della critica della morale e del cristianesimo. Nietzsche intraprende un’analisi genealogica della morale al fine di svelarne l’origine psicologica. Egli ritiene che la coscienza è la presenza in noi delle autorità sociali dalle quali siamo state educati. La moralità è dunque l’assoggettamento a determinate direttive della società. Nel mondo classico si aveva la morale dei signori, improntata ai valori di forza, salute, fierezza (vitali). Nel cristianesimo si ha la morale degli schiavi, improntata al disinteresse, abnegazione e sacrificio (antivitali). La morale degli schiavi si è affermata su quella dei signori poiché vi era un risentimento da parte dei sacerdoti nei confronti dei guerrieri, cioè una segreta invidia verso il cavaliere. Si contrappose così al corpo lo spirito. Il cristianesimo ha prodotto un uomo represso, in preda ai sensi di colpa tramite il senso del “peccato”. Nietzsche propone la trasvalutazione dei valori, non un rifiuto dei valori antivitali per i vitali, bensì rapportarsi ai valori come libere proiezioni dell’uomo e della sua volontà di potenza.
Inizialmente Nietzsche intende con nichilismo la volontà del nulla, atteggiamento di fuga dal mondo concreto. In seconda accezione intende la situazione per cui l’uomo non credendo più nei valori di Dio avverte il timore del nulla. Egli distingue poi tra nichilismo incompleto, in cui i vecchi valori vengono distrutti ma i nuovi hanno la stessa fisionomia dei precedenti (resta il bisogno di verità), e completo, che può essere attivo o passivo. Nel primo caso è un segno di debolezza, si limita a prendere atto del declino dei valori. Nel secondo caso è un segno di forza, come forza violenta di distruzione. Il nichilismo estremo è un attivo che distrugge ogni residua credenza metafisica.

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