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NIETZSCHE
CONCEZIONE TRAGICA DEL MONDO
la periodizzazione degli scritti:
Le opere di Nietzsche possono essere divise in tre fasi: il periodo giovanile a cui risalgono La Nascita della Tragedia e il Libro del Filosofo, la fase Illuministica a cui risalgono “umano troppo umano e l’Aurora e infine la filosofia dell’eterno ritorno in cui è contenuta “così parlo Zarathustra”.
Filologia e filosofia, il rifiuto del classicismo:
L’opera “la nascita della tragedia” è più un opera filosofica che filologica in quanto Nietzsche aveva rifiutato la filologia accademica in nome della filosofia. La filologia infatti secondo Nietzsche tradisce lo spirito autentico della classicità infatti in essa l’immagine della grecità sono opere armoniose, serene xk il loro stesso spirito era armonioso,misurato e sereno. Quest’immagine è sbagliata perché privilegia solo un certo genere di arte e irrigidisce l’antichità nel momento della sua decadenza.

L’influenza di Schopenhauer :
nella “Nascita della tragedia” possiamo notare l’influenza della filosofia di Schopenhauer in Nietzsche. Infatti l’autore ha letto “il mondo” di Schopenhauer e da esso ha accolto l’idea di un mondo governato dal principio del dolore rispetto a cui l’esperienza umana non è che un istante transeunte destinato alla morte. Però Nietzsche alla Noluntas di Schopenhauer oppone un principio diverso che accoglie la dolorosa accettazione del dolore che è testimoniata dagli eroi dell’antica Grecia per cui al giungerà ad esiti diversi dalla disperazione e dalla rassegnazione. Infatti porterà all’amore per le cose problematiche e terribili di cui è fatta la vita e quindi l’amore per la vita stessa. Quindi dalla tragedia greca Nietzsche riprende il vitalismo romantico grazie al quale egli supera il pessimismo shopenhaueriano.
Lettura di Goethe e musica di Wagner:
Questa concezione di Nietzsche viene anche rafforzata dalla lettura di alcuni scritti di Goethe in cui sottolinea il motivo di celebrazione positiva della vita e la concezione dell’uomo come misura di tutte le cose. Secondo Goethe la vita è volontà e seppure la vita distruggerà poi ciò che produce provocando in noi dolore e crudeltà non bisogna rinunciare alla vita ma anzi di fronte alla crudeltà della vita bisogna rispondere con più vita.
Al tema della vita Nietzsche perviene anche con lo studio della concezione musicale di Wagner. Wagner reputava la musica l’arte dell’interiorità per eccellenza. La musica è nella sua forma l’arte più lontana dal concetto il quale blocca la vita nella rappresentazione: per cui la musica spezza i vincoli della ragione restituendo all’uomo l’esistenza nella sua dimensione creativa. Solo nella musica l’uomo può ricevere la possibilità di riscatto e di salvezza.
Spirito apollineo e spirito dionisiaco:
Per esprimere la propria concezione Nietzsche ricorre alle figure del mito greco. I greci hanno reso comprensibile la propria concezione di Arte non in concetti ma nelle figure energiche dei propri Dei. Nietzsche sosteneva che la tragedia è la massima espressione culturale della civiltà ellenica perché in essa si incontrano le due grandi forze che animano lo spirito greco: lo spirito apollineo e quello dionisiaco. Lo sviluppo dell’arte greca è legato al dualismo di questi due elementi. Apollo, il dio della luce e della chiarezza, della misura e della forma: l’apollineo simboleggia quindi la tensione alla forma perfetta e che trova sfocio nella scultura e nell’architettura. Dioniso, il Dio della notte e dell’ebbrezza, del caos e dello smisurato: il dionisiaco simboleggia l’energia istintuale, l’eccesso il furore. La sua forma espressiva è la musica, ma non la musica del plastico Apollo, ma una musica che genera passione. Nella tragedia apollineo e dionisiaco si fondono in una perfetta sintesi costituita dal canto e dalla danza del coro.
Origine dionisiaca della tragedia:
Per Nietzsche la Tragedia ha origine dal dionisiaco; essa nasce dal coro dei seguaci mascherati di Dionisio, l’eroe tragico non è altro che una maschera del Dio del quale ripete le sofferenza; nella morte dell’eroe è Dioniso stesso che muore per poi rinascere.
Il dualismo tra Dionisiaco e Apollineo esprime il gioco di forze che avviene in ogni uomo. L’apollineo è l’illusione, il sogno che rende sopportabile la vita racchiudendola in forme stabili e armoniose. Nel dionisiaco si rivela all’uomo tutto l’abisso della sua condizione: la vita è svelata quale gioco crudele di nascita e morte e nel dionisiaco l’uomo si libera dei divieti e dalle barriere imposte dalla cultura dicendo “si” alla vita.

Socrate e la morte della tragedia:
Secondo Nietzsche l’intera storia dell’Occidente è interpretata come decadenza dal momento in cui il pensiero greco, tramite Socrate, pretese di racchiudere in concetti l’esistenza. Ciò portò alla morte della tragedia. Egli sostenne che “la tragedia muore suicida per mano di Euripide” una maschera che non è più né Apollo e né Dioniso ma un nuovo demone, Socrate. Euripide porta lo spettatore sulla scena trasformando l’azione drammatica in dibattito teorico. Nietzsche quindi rovescia quella concezione che vedeva nei presocratici una sorta di preparazione a quella che sarebbe poi stata la vera filosofia rappresentata dalla socratico - platonica. Per Nietzsche l’età di Socrate è l’inizio di un età di decadenza in cui si chiude l’età di Dioniso e il dionisiaco stesso è espulso dall’orizzonte della cultura occidentale. All’uomo tragico si sostituisce l’uomo teoretico che con la potenza della ragione e della scienza si dedica a costruire un mondo di apparenza per affermare il suo dominio sulla vita.
La concezione tragica del mondo nell’opera wagneriana
Nonostante la tragedia greca sia morta con Socrate il tragico resta sempre una dimensione inalienabile della vita. La dimensione tragica sopravvive nonostante Socrate e le filosofie antitragiche che si sono susseguite come il cristianesimo abbiano cercato di occultare il tragico tramite l’ottimistica pretesa di imporre al mondo un ordine razionale. Nietzsche vede un ritorno alla tragedia nel dramma musicale di Wagner. Nella musica la tragicità dell’esistenza trova espressione e può anche venire trasformata in esperienza vitale ossia nella riappropriazione della gioia e del dolore che la vita stessa esprime.

IL PROSPETTIVISMO:
Il primato del divenire sull’essere:
Sappiamo che la filosofia di Nietzsche è stata nettamente influenzata dallo studio della classicità greca soprattutto dallo studio della filosofia dei presocratici e di Socrate e Platone. E’ proprio riguardo questi ultimi che egli sostenne che nel pensiero dei presocratici si arriva alla comprensione tragica del mondo mentre con la filosofia Socratica si sostituì al pessimismo eroico del pensiero tragico l’ottimismo morale della ragione per la rispettiva morte della tragedia. Nietzsche individua proprio in Eraclito le radici del suo pensiero: il primato del divenire sull’essere, l’unità degli opposti in cui egli vede anticipata la sua concezione di unità conflittuale tra apollineo e dionisiaco.
La natura convenzionale del linguaggio:
Nietzsche critica il concetto positivistico di verità affermando che il linguaggio non è altro che una convenzione. Egli riprende i temi dei sofisti Protagora (l’uomo è misura di tutte le cose) e Gorgia (il reale non è altro che il proliferare di immagini che il linguaggio produce a scopo persuasivo) per cui sostiene che il linguaggio non è altro che un sistema di metafore e ciò che noi chiamiamo verità non è altro che “un gioco di dadi” ossia una delle infinite interpretazioni del mondo possibili. Egli contrappone all’uomo teoretico che crede che i concetti siano l’essenza delle cose, l’uomo artista creatore non guidato dai concetti ma dalle intuizioni.
La concezione prospettica della verità:
Uno dei temi più importanti del pensiero nietzschiano è il prospettivismo. Il prospettivismo afferma che non ci sono fatti ma solo interpretazioni. Per cui non esistono né verità né falsità ma solo prospettive differenti sulla realtà. Tutte le verità prodotte si equivalgono perché nessuno criterio oggettivo può essere invocato per preferirne una ad un'altra. Il mondo e la vita non sono altro che un gioco e scontro di forze e di prospettive. Non esiste una conoscenza al di fuori della pluralità dei punti di vista che gli uomini aprono sul mondo: conoscere significa sempre valutare ossia organizzare la realtà secondo il prospettivismo dei valori attraverso cui ciascuno esprime la singolarità della propria esistenza e dato che i valori stabiliscono ciò che è vero e il principio supremo del valore è l’utilità per la vita allora il concetto di verità ha un fondamento vitalistico e pragmatico insieme.
La critica del soggetto e della coscienza:
Con questa nuova concezione , il prospettivismo, questo gioco delle interpretazioni mette in crisi i concetti tradizionali di soggetto e coscienza. Ora il soggetto è anche esso in una posizione prospettica tra le altre e quindi privo di quell’unità e stabilità che le filosofie gli hanno attribuito da Cartesio a Kant. Nietzsche afferma che ogni rappresentazione del soggetto deriva dall’appetitus che esso ha nei confronti dell’oggetto per cui la rappresentazione non è più accompagnata dalla coscienza che è una concomitanza non necessaria. Per cui il soggetto non è più un io autocosciente.
LA CONCEZIONE DELLA STORIA:
critica della decadenza occidentale:
Nietzsche critica la civiltà e la cultura occidentale ma il suo obbiettivo non è la fondazione di una cultura diversa ma quello di fare appello alle forze sane e creative della cultura per interpretarne un momento critico. Nella “nascita della tragedia” Nietzsche aveva rappresentato la sua concezione del mondo rappresentandolo con la grecità dell’età tragica. Nietzsche ritiene l’artista wagneriano e il filosofo shopenhaueriano i protagonisti della rinascita della cultura tragica nel mondo attuale. [Schopenhauer è il maestro che ha seguito la filosofia della ricerca della libertà mentre Wagner è il redentore che indica all’uomo la via della sola verità possibile]. La rinascita dell’umanità ha in Nietzsche la figura ascetico-eroica del Genio che è devoto ricercatore della verità. Esso possiede l’intuizione del tutto e per conoscere il tutto sacrificherebbe anche se stesso. Il genio ha una missione cosmica che ne determina il suo destino. Egli è consacrato alla verità ossia all’intuizione dell’essenza tragica della vita per cui diviene strumento di una finalità sovrumana. In ciò vediamo un primo abbozzo al superuomo nietzschiano.
Malattia storica della cultura europea:
Per Nietzsche l’ottocento soffre di una grave malattia storica quale l’eccessivo legame col passato. L’eccessivo storicismo è il segno della decadenza: gli uomini si riducono a vivere solo nel passato senza più gli stimoli per creare una nuova storia diventando spettatori del corso degli eventi. Quando un popolo è dominato dalla cultura storiografica arriva alla convinzione che niente di nuovo possa mai accadere e che tutto è già stato deciso. Per la sua intera relazione col passato l’individuo cessa di essere protagonista nel presente.
Il danno della storia per la vita:
Per Nietzsche la conoscenza della storia è pericolosa per la vita. Essa indebolisce la personalità dell’uomo. Le persone del 900 ,sostiene l’autore, sono enciclopedie ambulanti che abbracciano una cultura non loro ma ormai solo riproduttiva. La decadenza dell’uomo sta nel suo eccesso di coscienza storica che l’ha reso spettatore degli eventi. Per Nietzsche bisogna vivere in modo non storico: l’uomo deve imparare l’arte del dimenticare così da poter agire secondo un certo grado di incoscienza senza la quale non è possibile essere felici.
La storiografia monumentale, antiquaria e critica:
Nietzsche riconosce tre modi per porsi in rapporto non dannoso con la storia: la storiografia monumentale, l’antiquaria e la critica. La storiografia monumentale corrisponde all’atteggiamento di chi è attivo e si proietta nel futuro. Essa è propria di colui che combatte grandi battaglie con lo scopo della propria felicità e dell’umanità intera senza ottenere ricompensa se non la gloria. La storia a costui serve come mezzo contro la rassegnazione. Il rischio della storiografia monumentale è quello di falsare il passato rendendolo mitico e degno di imitazione.
L’antiquaria rappresenta gli individui conservatori per cui la vita per qeusti individui è memoria e fedeltà. ?Il limite di questa storiografia è quello di non saper generare il nuovo?
L’uomo per vivere deve gettare via il passato quindi ha bisogno di un terzo modo per considerare il passato: quello critico. La st. Critica assume il presente come unità di misura per giudicare il passato. Solo se la vita si prospetta grandi compiti allora ha senso guardare al passato ma se il progetto per il futuro crolla allora il sapere storico è un pericolo per la vita xk l’uomo da essa impara solo la rassegnazione

LA FASE ILLUMINISTICA:
con la pubblicazione di “umano troppo umano” inizia quella che fu definita la fase “illuministica” di Nietzsche fase in cui l’autore sembra trovarsi di fronte ad un capovolgimento radicale della sua filosofia che si manifesta già dal linguaggio usato nell’opera. Non più un linguaggio fluido e filosofico ma un linguaggio caratterizzato dalla figura retorica dell’aforisma, una scrittura frammentata e provocatoria in cui lo stile è più aggressivo e polemico e la presenza dell’aforisma stimola il lettore alla libertà di pensiero. Inoltre vedremo che Nietzsche romperà con gli eroi della propria giovinezza su cui aveva fondato il suo sistema filosofico quali Wagner e Schopenhauer. Egli si libererà dalla metafisica schopenaueriana e dal’arte wagneriana. Ricorderemo che egli già in “morte della tragedia non condivideva il pessimismo di Schopenhauer. Inoltre intese l’impossibilità di realizzare la rinascita della cultura tragica tramite il dramma musicale di Wagner. L’evento che fu determinante alla rottura con Wagner fu quando Wagner realizzò l’opera Parsifal, un opera ispirata alla ricerca del sacro Graal , e l’incontro tra Wagner e il cristianesimo gli apparve come tradimento e segno di debolezza.
Per cui egli sostenne che il rinnovamento della cultura non possa avvenire sul piano dell’estetica con l’arte ma debba fondare sul piano scientifico per cui iniziò a formarsi sulla cultura scientifica leggendo trattati di fisica, antropologia, psicologia e chimica.
Scienza come modello di analisi critica:
Per cui siamo arrivati a dire che Nietzsche nella sua fase “illuminista” ritiene che il rinnovamento della cultura non era più possibile attraverso il piano dell’estetica con la musica di Wagner ma solo attraverso la scienza. La scienza per l’autore doveva smascherare l’illusione dell’arte. L’artista per Nietzsche esprime una moralità debole nei riguardi della conoscenza e della verità mentre lo scienziato no. Tuttavia per scienza Nietzsche non intende l’insieme delle discipline tradizionalistiche del tempo[che ritiene nemiche della cultura ] bensì egli reputa scienza un analisi critica, esercizio del dubbio, diffidenza metodica. Per cui essa non ci darà mai un immagine del mondo più vera di quella che ci da l’arte ma ci darà un modello di pensiero più libero. La consapevolezza dell’ineliminabilità degli errori cui soggiace la scienza distingue la concezione Nietzscheiana di scienza e quella positivista. Il metodo dello scienziato e anche quello del filosofo per Nietzsche è quello critico e storico. Critico xk sospetta anche delle verità più certe, storico perché non crede a realtà eterne e a verità assolute ma concepisce l’uomo come risultato delle circostanze storiche. Questa è la fase Illuminista, fase in cui egli addirittura dedicherà l’opera “umano troppo umano“ a Voltaire. Egli amerà dell’illuminismo l’elemento del disincanto e del piacere (tratto da Leopadi) rifiutando però l’enciclopedismo che è l’anticipazione del positivismo del suo tempo. Inizia qui la fase antropologica di Nietzsche in cui tutti i suoi interessi sono rivolti verso l’uomo.
Il carattere illusorio della metafisica:
Nietzsche attacca gravemente la metafisica e il concetto di trascendenza affermando che essa duplica il mondo immaginando idealisticamente una realtà in sé dietro ai fenomeni che non esiste. Egli quindi rende vana la pretesa si Schopenhauer di voler condurre l’uomo alla consapevolezza della cosa in sé[identificato col dolore]. Le ipotesi metafisiche come quelle religiose sono per Nietzsche frutto di un inganno che all’uomo fa comodo credere, una bugia a cui l’uomo si appella per non tollerare la propria debolezza. La metafisica tratta degli errori fondamentali dell’uomo come se fossero verità fondamentali, essa ha un valore puramente consolatorio.
Vita come lotta per la sopravvivenza:
Inoltre Nietzsche reputa la morale strettamente legata al concetto di metafisica, essa infatti deriva dalle concezioni idealistiche metafisiche e assoggetta la vita a valori trascendenti che negano la vita stessa. Ricordando che Nietzsche amava i presocratici e ricordando che i presocratici sostenevano che le cose derivassero dal loro opposto mentre la metafisica successivamente ha affermato che le idee e i valori del mondo avessero un origine divina, superiore. Nietzsche allora smaschererà questa pretesa del valore divino delle cose affermandone la loro radice umana. “dove voi vedete cose ideali io vedo solo cose umane”. Per cui ogni ideale si scopre con il suo opposto e l’uomo agisce spinto dall’istinto di sopravvivenza per procurarsi piacere e evitare il dolore, quindi lotta per la vita stessa.

Spirito libero e amore per la verità:
Parleremo di Nietzsche non più come l’esteta ma come lo “spirito libero” (Feigeist). Lo spirito libero è colui che non crede ciecamente alla ragione, è il grande scettico che non indietreggia davanti a nulla, alla ricerca della verità ma senza illusioni. La sua etica è il coraggio e la responsabilità che appartiene a tutti gli uomini artefici del proprio destino. Spiriti liberi sono stati i sofisti, gli uomini dell’umanesimo e quelli del rinascimento che sono costruttori di storia come Napoleone. I loro avversari sono gli inventori delle grandi ipocrisie moralistiche [come la metafisica]. Inoltre attraverso lo “spirito libero” presentiamo una grande tematica molto ricorrente nella filosofia Nietzscheiana ossia la tematica della grandezza dell’esistenza secondo cui la vita dell’uomo ha valore per i grandi progetti che essa è capace di esprimere.
Filosofia del mattino e la gaia scienza.
La cosiddetta filosofia del mattino non è una vera e propria dottrina. Essa si sviluppa con la pubblicazione di “la Gaia scienza” in cui lo spirito libero, sottratto dall’influenza della religione, della morale, della metafisica, può intendere la vita come un esperimento. L’uomo occidentale si è perduto in quanto ha posto la sua vita a servizio della morale, della metafisica e della religione, invece lo spirito libero conquista la propria esistenza e gioca con il rischio e l’incertezza. La sua scienza è “gaia” perché non ha la solenne serietà del concetto, il suo stato d’animo si abbandona all’ebbrezza e alla danza dionisiaca. Lo spirito libero non smarrisce tuttavia il “senso storico” anzi nella sua spiritualità esprime l’intera storia dell’umanità assunta come la propria storia. La felicità che l’uomo non ha mai conosciuto è quella di portare con sé il passato sentendosi erede delle vittorie e delle sconfitte, del dolore dell’umanità così come le gioie.

IL SUPERUOMO:
la morte di Dio e la crisi dei valori:
In un aforisma della Gaia scienza Nietzsche afferma la “morte di Dio”. Questa sua affermazione non è di certo una tesi metafisica riguardo la non esistenza di Dio ma ha solo un valore di constatazione: non c’è più nessun Dio che può salvare gli uomini, oltre essi c’è solo il nulla. Perché Dio muore? Dio muore perché il mondo moderno è investito da una crisi morale che ha sprofondato l’umanità nell’angoscia e nell’assurdo. Rivelando la morte di Dio Nietzsche vuole dimostrare che il mondo moderno è basato sul nichilismo ossia il fatto che gli ideali cristiani su cui si è costruita la civiltà occidentali in 2mila anni hanno fallito rivelando il nulla che era il fondamento nascosto. La morte di Dio è il segno della tragicità del tempo, se Dio è morto non ha più senso parlare di morale di bene e di male. L’umanità corre verso la decadenza.
Nichilismo come perdita del senso:
Il nichilismo è la condizione di un umanità in cui nulla ha più senso. La società occidentale è stata fondata su valori e ideali derivanti dal cristianesimo su cui ha stabilito ciò che è bene e ciò che è male, insomma ha basato la propria morale e la propria etica su valori cristiani. Affermando la morte di Dio tutti i valori, tutte le certezze che prima l’uomo aveva crollano per cui l’uomo riconosce l’insensatezza del mondo sviluppando un sentimento di perdita e di dolore e di odio nei confronti della vita. Per cui quale compito rimane ancora all’uomo sulla terra? Egli allora afferma che noi uomini dobbiamo noi stessi diventare Dei per essere degni della vita. E’ il primo passo verso un nichilismo attivo in cui è protagonista l’uomo superiore che non si accontenta di assistere alla rovina dei propri ideali ma diventa promotore dell’avvento di una nuova umanità.
La filosofia di Zarathustra:
Nella filosofia di “così parlò Zarathustra”, annunciata già nella gaia Scienza, Nietzsche spiega i 3 doni che Zarathustra da agli uomini ossia la dottrina del superuomo, quella dell’eterno ritorno dell’uguale e quella della volontà di potenza. Lo spirito libero è l’uomo della vita coraggiosa e del rischio. Il superuomo, l’uomo dell’eterno ritorno e della volontà di potenza è la realizzazione estrema dello spirito libero. In Zarathustra egli annuncia i caratteri del cosiddetto “superuomo”. L’uomo secondo il filosofo è un cavo teso tra la bestia e il superuomo. Quindi la condizione di “uomo” deve essere superata in quanto il superuomo nietzschiano sta al di là dell’uomo presente come quest’ultimo sta al di là della scimmia. Queste formule “evoluzionistiche” hanno fatto a lungo discutere nella storia tanto che ,fraintese, sono state riprese dal Nazismo che fa del filosofo tedesco l’anticipatore della dottrina del primato della razza ariana.
Critiche dell’evoluzionismo, al cristianesimo e all’idealismo:
Innanzitutto il passaggio dall’Uomo al Superuomo non è come il passaggio dall’homo sapiens ad una fase successiva. Ciò è infatti evidente dalla critica che Nietzsche sferra contro l’evoluzionismo che deriva da una concezione ingenua del progresso. Infatti secondo Nietzsche sono più spesso i deboli piuttosto che i più forti a prevalere nella lotta per la vita. Inoltre col passare del tempo la società umana piuttosto che evolversi ed andare avanti è sempre più regredita se la si confronta con gli uomini del Rinascimento o con gli antichi greci. Responsabile di questa regressione è non solo la scienza ma anche il cristianesimo(con la sua concezione di provvidenza) e l’idealismo hegeliano secondo cui la visione della storia porta a concepire tutto come uno sviluppo vittorioso dei valori considerati moralmente migliori con la realizzazione razionale del bene e del giusto. Il superuomo quindi non è il risultato di una logica immanente alla storia.
Dioniso contro il crocifisso:
Chi è il superuomo? Il superuomo è la figura che oscilla tra la “bella individualità” di origine umanistica e quella dell’avventuriero. E’ una figura luminosa ossia è l’uomo che dona virtù. In lui c’è un affermazione dionisiaca verso la vita ed è colui che pecca di HYBRIS ossia di tracotanza, l’indifferenza di chi è al di là del bene e del male. E’ l’uomo del grande amore e del grande disprezzo, l’uomo che salverà l’umanità dal nichilismo. Conserva dal “barbaro” il vigore e l’istinto ma li unisce in un ordine superiore risultato dell’educazione greca alla libertà. Il superuomo è SENZA MORALE perché è precristiano: al crocifisso dunque si contrappone Dioniso che rappresenta come già nella “nascita della tragedia” l’energia che tutto tramuta in affermazione. Nietzsche sa bene che il superuomo verrà giudicato di immoralismo tuttavia loro non sono capaci di comprendere che esso può fare del deserto della vita una contrada florida e fertile.
Il superuomo si caratterizza per la sua fedeltà alla terra: dato che Dio è morto l’unica realtà di vita è quella terrena. Alla terra occorre fare dunque ritorno rifiutando l’illusione di una salvezza sovra terrena. Per cui non essendoci un aldilà in cui credere il superuomo si volge alla terra con quel senso di appartenenza e quel fervore che l’uomo riservava al mondo divino. Il legame con la terra, nel tempo del nichilismo, è l’unica via di guarigione per cui in essa l’uomo ritrova la sua natura originaria. Quindi non è il superuomo al posto di Dio ma la Terra al posto di Dio. Il superuomo è colui che sa dire si alla vita sapendo che non c’è nulla al di là di essa. La grandezza del superuomo sta nell’accettare la vita come “transizione e tramonto”.
L’ETERNO RITORNO E LA VOLONTA’ DI POTENZA:
La critica della concezione lineare del tempo:
La dottrina del superuomo trova nella dottrina dell’eterno ritorno dell’uguale il suo orizzonte definitivo. Innanzitutto Nietzsche si pose contro la concezione di tempo lineare che noi abbiamo assunto. Il tempo non ha fine e il divenire non ha scopo. Il corso del mondo non è retto da nessun impianto provvidenziale come ci vuol far credere la nostra religione e il tempo non procede in modo rettilineo senza un fine trascendente. L’uomo della cultura occidentale è prigioniero di un’errata concezione del tempo secondo cui ogni cosa ha un inizio e una fine e tutto tende ad una meta. In questa condizione il passato ci condiziona in quanto irreversibile e il futuro si impone come un evento sempre incombente che ci impedisce di godere del presente.
Concezione ciclica del tempo:
Quindi alla concezione ebraico-cristiana del tempo Nietzsche contrappone una concezione ciclica del tempo [secondo la tradizione presocratica] secondo cui gli eventi sono destinati eternamente a ripetersi in un tempo circolare. Il mondo risulta quindi dominato dalla necessità di ripetizione per cui ogni piacere o dolore è già esistito infinite volte e infinite volte si ripeterà ancora. Per cui se tutto ritorna cade la possibilità di orientarsi nel tempo rispetto a scopi o principi assoluti. Si svela così il fondamento ontologico fallace di ogni progetto etico,religioso e metafisico.
Ma quindi, dato che tutto avviene in maniera ciclica e si ripete, nulla di nuovo può accadere per cui gli atti di volontà degli uomini sono vani per cui l’avvento del superuomo è un illusione priva di senso? No perché secondo Nietzsche “l’amor fati” del superuomo non è accettazione rassegnata delle cose così come accadono bensì egli accetta volontariamente e vuole per sé quella legge universale che gli altri enti (animali e gli stessi uomini inconsapevoli) si limitano a seguire ciecamente.
L’eterno ritorno e il primato dell’attimo:
Nella concezione lineare del tempo ogni momento acquista significato solo se legato ad altri che lo precedono o lo seguono e tutto il corso del tempo ha un suo fine, un suo scopo. Nella concezione ciclica invece ogni momento e quindi ogni sua esistenza possiede tutto intero il suo senso. Per cui l’attimo presente merita di essere vissuto per se stesso come se fosse eterno. Quindi vi è primato dell’ATTIMO. Per cui la prima massima Nietzschiana è : muovi sempre dall’attimo, dal presente vissuto perché non affidato al destino ma alla decisione al coraggio e alla volontà. Da qui la seconda massima: vivi quest’attimo in modo da desiderare di volerlo rivivere. Allora il Superuomo non deve essere solo capace di costruire attimi cosi intensi da meritare di essere voluti come eterni ma egli deve aderire perfettamente alla legge suprema dell’eterno ritorno. L’eterno ritorno può essere voluto soltanto dal superuomo. Egli può dispiegare la propria creativa “volontà di potenza” soltanto in un mondo ordinato secondo l’eterno ritorno.
La volontà di potenza e il rifiuto del pessimismo:
La volontà di potenza è il tratto distintivo del superuomo. Essa è stata a lungo interpretata come accezione di potere, di dominio di violenza sugli altri. Nietzsche intende la volontà di potenza non come la semplice volontà di dominio nè pura affermazione sull’altro, bensì essa è volontà che vuole se stessa. Di fronte al nulla dei valori e all’assurdità del mondo essa è la volontà dell’individuo a volersi affermare come volontà. La morte di Dio diventa la resurrezione dell’uomo responsabile e padrone del proprio destino la cui volontà è libera di affermare se stessa. L’origine del concetto è greca e si rivolge al tema della competizione come principio di organizzazione della vita. Secondo i greci non esiste vita senza un istinto alla potenza istinto che l’uomo greco ha imparato a dominare e rendere creativo. La volontà di potenza è dunque tendenza affermativa ed espansiva, un impulso ad affermare se stessi. Non è una semplice tendenza vitalistica, né va confusa col “voler vivere” di Schopenhauer. La volontà di Schopenhauer infatti ha rinnegato il principio del piacere cercando illusoriamente la libertà nel dolore e nell’ascesi.

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