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Friedrich Nietzsche

Lo stesso Nietzsche presenta la sua filosofia come una “scuola del sospetto”.

Egli sostiene che la debolezza dell’uomo sta nella sua ansia di certezza. In altre parole gli uomini, per poter sopportare il caos e l’irrazionalità, si sono costruiti una serie di certezze, ma esse sono solo menzogne, sebbene menzogne vitali.
L’uomo è infatti caratterizzato dalla volontà di verità, ovvero vuole una verità assoluta (da sempre interesse della filosofia). Ma questa è solo la voglia di dare un significato ad una realtà altrimenti caotica.
Una di queste menzogne vitali è ad esempio la religione, nata dalla paura e dal bisogno.
Il rifiuto dei queste menzogne permette – secondo Nietzsche - il passaggio dall’uomo al superuomo.

La filosofia di Nietzsche può essere vista pertanto come un’aperta critica ai positivisti, così come a tutti coloro che credono che l’oggetto abbia leggi in sé. Allo stesso modo i “fatti”, per Nietzsche, sono invece “stupidi” ed hanno sempre bisogno di un interprete.

Con Nietzsche si infrangono dunque i grandi miti dell'Ottocento.

Capisaldi della filosofia di Nietzsche sono:
1) la volontà di potenza;
2) il concetto di oltreuomo (o superuomo);
3) l’eterno ritorno.
Essi fanno accedere ad un’altra verità, ad un’altra dimensione. L’uomo si eleva cogliendo l’imminente tragedia della realtà ed amandola ugualmente.

Il periodo giovanile.
Nella natura esiste – secondo Nietzsche - una dualità.

Questa dualità è ben rappresentata ed espressa dai due impulsi dello spirito e dell’arte greca: l’apollineo ed il donisiaco.
1) apollineo: è un impulso alla forma, contrario al divenire. Ha una forma limpida ed armonica.
2) donisiaco: esso scaturisce dalla forza vitale e dal divenire.

L’uno è dunque forma, e l’altro è caos. Rappresentano stasi e divenire, ragione ed istinto, serenità ed inquietudine.

Emblemi dei due impulsi sono Apollo e Dioniso.
I due istinti si susseguono in discordia, ma si eccitano reciprocamente generando l’arte.
Nietzsche propone un recupero, nella vita, dell’impulso dionisiaco.
Dioniso è infatti il dio della gioia e dell’ebbrezza, che ride e danza, e soprattutto non fugge di fronte al mondo, ma è invece simbolo dell’accettazione della vita in tutti i suoi aspetti, senza però essere rinunciatari.

Quest’accettazione della realtà in tutti i suoi aspetti viene definita da Nietzsche fedeltà alla terra.
Il fatto di “restare fedeli alla terra” è forse il punto di partenza di tutta quanta la filosofia di Nietzsche.

Restare fedeli alla terra significa anche restare fedeli a noi stessi e ai nostri valori.
Siamo noi, infatti, a stabilire quali sono i nostri valori, giacché una verità assoluta non esiste, così come di conseguenza neanche una morale assoluta.
Dirà lo stesso Nietzsche, per bocca di Zarathustra: “Non crediate a coloro che vi parlano di sovraumane speranze”. Infatti crederci allontana l’uomo della sue vere radici.

La storia.
Nietzsche critica lo storicismo (che vede nella storia la progressiva manifestazione della verità), che inchioda l’uomo al passato e ne paralizza le iniziative.

La storia ha comunque anche aspetti utili.
Essa si divide in tre gruppi:
1) Storia monumentale: è quella che procura i modelli da seguire, giacché la grandezza che fu possibile un tempo potrebbe – sebbene non vi siano certezze - esserlo di nuovo. Questo tipo di storia porta dunque alla mitizzazione e al fanatismo.
2) Storia antiquaria: essa preserva e venera il passato, di cui ci sentiamo eredi. Essa genera la felicità di non essere casi fortuiti del destino, ma di provenire da un passato che giustifica la nostra esistenza. Questo tipo di storia, però, ostacola il nuovo e paralizza l'azione.
3) Storia critica: nasce dalla voglia di libertà di fronte al passato: lo deve infrangere per poter vivere. E’ come se essa portasse il passato davanti ad un tribunale, lo interrogasse e lo condannasse. Ciò determina la presunzione di poter tagliare i ponti con il passato.

Il periodo illuminista.
Durante il periodo illuminista, Nietzsche fa uso del metodo genealogico per valutare la realtà.
Esso è un metodo di indagine basato sul sospetto.
Questo metodo è detto genealogico perché non crede in realtà immutabili, ma al contrario che ogni cosa sia l’esito di un processo.
Ciò che interessa è anche come può qualcosa nascere dal suo opposto (Esempi: razionalità-irrazionalità, disinteresse-volontà, verità-errori).
Da questo metodo discende la filosofia del mattino (o “del viandante”), che, con la scienza, esce della tenebre del passato e vive la vita sapendola transitoria e senza certezze.

Secondo questo metodo, Dio stesso è visto come la più antica bugia vitale, la menzogna delle menzogne. E’ la personificazione di tutte quelle certezze elaborate dall’umanità per dare senso e tranquillità alla vita caotica, ed il simbolo di ogni prospettiva oltre il mondo, che pone il senso dell’essere fuori dall’essere.
Ma ora – dice Nietzsche - “Dio è morto”, ovvero sono venute meno tutte le certezze assolute che hanno sorretto gli uomini per millenni come punti di riferimento.
Solo l’uomo-folle (filosofo-profeta) avverte tutto questo, mentre il resto dell’umanità no.
Rendersene conto fa di ogni uomo un super-uomo.

L’ateismo è dunque il presupposto base di tutta la filosofia di Nietzsche.

Da tutto questo viene fuori anche una critica ed una progressiva distruzione del platonismo, del mondo metafisico ideale e perfetto, di cui quello reale dovrebbe essere la copia negativa.
Con i valori morali e cristiani e tutte le false certezze ci siamo infatti sbarazzati di quello che era e che è il mondo vero, della vera morale.

Da sempre la verità è stata infatti divisa in sensibile ed intellegibile, contrabbandandola. Lo stesso Paltone ha attuato il nascondimento della realtà dietro una funzione ideale.
Ma rivolgersi a ciò che è trascendente è un simbolo di debolezza e crea dualismo ontologico e dualismo morale.
Nasce infatti il conflitto fra ciò che si vuole e ciò che si può avere, e ciò che l’uomo desidera lo mistifica. La metafisica è quindi una cosa fuorviante, perché presenta il mondo come non è.
Nietzsche si contrappone dunque a tutto questo, ponendosi come obiettivo restituire giustizia alla vita e libertà all’uomo.
Essere fedeli alla terra vuol dunque dire liberarsi da tutto questo.
La stessa cosa vale per la scienza, che ha inorgoglito l’uomo. Ma la verità è solo soggettiva. Anche il materialismo storico ha sostituito a Dio altri falsi idoli.

La liberazione da tutte queste false credenze avviene in sei tappe (filosofia greca, cristiana, kantiana, positivismo, filosofia del mattino e Zarathustra) che culminano con la filosofia del mezzogiorno, senza più ombre, dove insegna Zarathustra.

Il periodo di Zarathustra
Quello creato dall’uomo è solo un mondo apparente, e di fronte a questa scoperta l’uomo diventa superuomo (o ultimo uomo).

Il super-uomo è per Nietzsche colui che è in grado di accettare la tragicità della vita, la morte di Dio, la perdita delle certezze, della morale e del cristianesimo, senza nichilismo, ma con il sorriso sulle labbra (facendosi prima “cammello”, poi “leone” ed infine “fanciullo”).
Egli si staglia verso il futuro. E’ un essere superiore che si erge sopra le masse.
Ne è un esempio Zarathustra, profeta iranico.

Nel periodo di Zarathustra Nietzsche affronta anche il tema dell’eterno ritorno. Questo è un tema stoico. Secondo gli stoici, infatti, la realtà è manifestazione del logos, presente in modo immanente nella realtà, che si manifesta necessariamente rinascendo e rimorendo in cicli temporali, ripetendo eternamente il suo corso ma rimanendo sempre lo stesso.
Compito del sapiente è capire tutto questo con imperturbabilità, cercando di comprenderlo consapevolmente e razionalmente.
L’intero universo è dunque diviso in nascita e tramonto.
Riprendendo questi concetti, anche per Nietzsche tutti gli eventi sono destinati a tornare infinite volte. Ci si chiede allora cosa sia e quale sia il ruolo in tutto questo dell’iniziativa umana.
Credere nell’eterno ritorno significa che il senso dell’essere sta nell’essere stesso e non al di fuori, che occorre vivere ogni attimo sapendo che esso ha in sé il suo appagamento. E’ il massimo grado di accettazione della vita.

L’ultimo Nietzsche
In questo periodo Nietzsche tratta la genealogia della morale, per mostrarne il carattere storico e divenuto.
La morale è per Nietzsche un assoggettamento dell’individuo alle direttive sociali.
Ma questo è solo un modo per facilitare il dominio dell'uomo sull'uomo: il forte condiziona il debole ed il debole indebolisce il forte.

Anticamente tra gli uomini governava la morale dei signori (aristocrazia), che esprimeva la potenza ed i valori vitali di forza, salute, gioia.
Ma poi è sopraggiunta la morale degli schiavi, che sgorga dalla debolezza ed ha come valori l’umoltà e la pietà. Di ciò è responsabile il cristianesimo.
La morale degli schiavi si è succeduta così a quella dei signori, a causa del risentimento dei deboli verso i forti. Il debole vuole sottomettere così il forte, inculcandogli altri valori, opposti rispetto a quelli vitali.

Nietzsche aveva già attaccato il cristianesimo con la “morte di Dio”, ma ora lo considera addirittura negazione della volontà di vivere. Il cristianesimo ha preso le parti di ciò che è debole ed ha mostrato i valori supremi come peccaminosi, come delle tentazioni.
Il concetto cristiano di Dio è dunque il più corrotto, perché nemico della vita.

La conclusione è dunque che fino ad oggi si è chiamata verità la menzogna. Occorre perciò “trasvalutare i valori”.

Sempre in quest’ultimo periodo, compaiono nella filosofia di Nietzsche anche i concetti di volontà di potenza e nichilismo.

La volontà di potenza è la vita nel continuo superaento di se stessi. Questa è una prerogativa del superuomo. L’arte, poiché forza creatrice, è il modello della volontà di potenza. Essa accetta inoltre l’eterno ritorno.
Con la volontà di potenza Nietzsche sembra quasi giustificare la sopraffazione.

Per quanto riguarda il nichilismo, invece, esso ha vari significati:
1) volontà del nulla, un atteggiamento di fuga e disgusto dal mondo reale;
2) Situazione dell’uomo moderno che, scoperta la mancanza di senso della vita, ne avverte il vuoto e il nulla. Mancano dunque un fine ed un perché.

Il nichilismo nasce dal fatto che l’uomo ha creduto in un mondo governato da unità, verità e bene. Ma, essendosi reso conto che queste sono solo illusioni, è piombato nella disperazione.
Gli attuali valori sono infatti tutti “umani, troppo umani”, frutto della civiltà, e non assoluti.

Per Nietzsche esistono due tipi di nichilismo:
1) nichilismo completo ed incompleto: in quello incompleto i vecchi valori vengono distrutti, ma i nuovi valori sono illusioni propriocome gli altri.
2) debole o di forza (passivo o ativo): nel primo l’energia dello spirito è esaurita. Nel secondo invece lo spirito è più forte e distrugge ogni credenza, divenendo estremo. Poi estatico (in cui emergono nuove possibilità) e infine classico, il quale dà senso all’insensatezza del mondo. Il nichilismo è così superato.

Ultimo punto della filosofia di Nietzsche è poi il concetto di prospettivismo, secondo cui non esistono cose o fatti, ma solo interpretazioni di cose o fatti, quindi il mondo è innumerevole nei suoi sensi.
La conoscenza del mondo è possibile, ma essa è interpretabile in modi diversi.
I nostri bisogni interpretano il mondo, così come il linguaggio è un sistema di metafore scambiate per verità oggettive. La lingua attua dei condizionamenti che vanno rianalizzati.
Ai termini abituali si attribuisce infatti un significato specifico che poi è dato per certo. Ogni termine ha inoltre una valenza contraddittoria di significato che porta al problema del libero uso del linguaggio.
Se si mette in discussione il significato dei termini, si capisce come la verità abbia subito molti rimaneggiamenti. Di vitale importanza diventa dunque la filologia, che esige tempo, ed è un’arte di perizia, che guarda con secondi fini, chiedendosi a chi le false interpretazioni possano giovare.
Il linguaggio è dunque espressione di un ordine da cui siamo irretiti.
Si fa strada anche l’arte dell’interpretazione, che è come una talpa nei sotterranei della storia.
I fatti, dunque, parlano il linguaggio che l’interprete fa loro parlare, e la verità è fondata solo dal soggetto.

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