pexolo di pexolo
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Così parlò Zarathustra


Si ispira alla scrittura in versetti propria dei Vangeli, secondo il modello della poesia in prosa e dell’annuncio profetico, ricco di simboli, allegorie e parabole. Il persiano Zarathustra, fondatore dell’antica religione precristiana del mazdeismo, diventa, nella trasfigurazione compiutane da Nietzsche, il profeta del superuomo e dell’eterno ritorno.

Superuomo


Concetto spesso interpretato erroneamente, che ha significato una dequalificazione del pensiero di Nietzsche. L’attività dell’uomo, che si configura tra apollineo e dionisiaco quale atteggiamento adeguato nei confronti della storia e smascheramento, è un’attività drammatica, perché siamo «sempre ai margini dell’abisso» (filosofia come ricerca abissale→costante rischio abissale di cadervi dentro), la nostra attività è «nella corda tesa tra l’uomo e il superuomo»: non è uno status definitivo, ma una meta piena di rischi e di azzardi, è il correre dei rischi, il tentare di camminare su quella corda. L’ultimo uomo è Zarathustra, il profeta del superuomo, che annuncia ma non conquista il superomismo: il suo è uno status d’incompiutezza; il superuomo, che andrebbe tradotto “oltreuomo”, va oltre la situazione dell’uomo, verso una nuova umanità, rinnovata: il progetto di Nietzsche non è negazione dell’umanità, ma è una visione nuova dell’uomo, di una super-umanità, in quanto è l’esaltazione di un rinnovamento. Il superuomo è colui che accetta la dimensione tragica della vita, colui che corre i rischi e che quindi dice sì alla vita, al vitale, che sostituisce la fedeltà a Dio con la fedeltà alla terra. Se la morale occidentale ha sempre fatto calare i valori dal cielo (la consegna delle tavole della legge da Dio a Mosè sul monte Sinai, l’iperuranio platonico, ecc.) per depositarli nell’anima dell’uomo, la terra e il corpo in Nietzsche diventano i simboli e gli strumenti per il rovesciamento dell’ascetismo (anche schopenhaueriano) e della sua battaglia contro la morale-metafisica platonico-cristiana. Il superomismo di questo tipo d’uomo è dato soprattutto dal fatto che la sua scelta esistenziale ed etica avviene senza alcuna garanzia trascendente, facendo sì che tutte le responsabilità derivate da una decisione così coraggiosa ricadano sull’uomo stesso, che in tal modo si fa superuomo. Essere uomini nuovi significa far propria la prospettiva di una temporalità che si consuma nell’eterno ritorno dell’uguale, significa essere nichilisti, status fondamentale della nostra vita, che non è mera volontà di negazione, ma accettazione piena della perdita degli assoluti, l’affermarsi di una nuova visione del futuro in cui l’uomo sarà radicalmente altro da quello che è. Il superuomo è un nuovo uomo che crea nuovi valori: egli si pone in modo inedito nei confronti della realtà, ha il «senso della terra», sebbene ad essa manchi il senso. Tuttavia, dare un senso alla terra significa mascherarsi, avanzare con la maschera, pertanto anche il superuomo non può non avere la sua maschera (di autenticità), in quanto dà appunto un senso alla terra (in una felice contraddizione). «Sono in tutto e per tutto corpo», sono a casa mia e quindi vivo gioiosamente la mia condizione (il nichilismo come visione autentica ma gioiosa).

Eterno ritorno


Nietzsche recupera la concezione arcaica di un ritorno circolare del tempo, già presente in alcune cosmologie presocratiche (Anassagora, Empedocle e negli stoici). In essa l’essere non deriva dal nulla e non va verso uno scopo, ma è caratterizzato da un incessante ed eterno divenire delle cose attraverso ripetitivi cicli cosmici. L’eterno ritorno afferma, per negazione, che la vita che scompare una volta per sempre, che non ritorna, è simile a un'ombra, è priva di peso, è morta già in precedenza, e che, sia stata essa terribile, bella o splendida, quel terrore, quello splendore, quella bellezza non significano nulla. Le cose sono ora prive della loro circostanza attenuante, la fugacità; l’idea si staglia come un fardello terribile ed opprimente poiché su ogni gesto grava il peso di una insostenibile responsabilità. Esso spezza qualsiasi teleologia e qualunque redenzione: in quest’idea Nietzsche vede un autentico inveramento dell’attività dell’uomo, che non è sorretta da valori i quali trascendono questa stessa attività, in quanto tale attività prende senso dall’attività stessa, dal fare stesso dell’uomo, tanto più che le vicende si ripetono uguali; l’uomo colora la propria attività attraverso la propria responsabilità. «La vita è l’eterna clessidra dell’esistenza e tu, con essa, sei un granello di polvere»: non c’è un senso, né per il singolo granello, né per i singoli avvenimenti. Non viene tuttavia negata la libertà dell’uomo, perché pur senza punti di riferimento o speranze siamo comunque posti di fronte a noi stessi, non ci sono fatti che hanno più valore di altri: noi dobbiamo ricostruirli, dargli un colore, responsabilizzarci. Tale dottrina, che pone un’identità, una coincidenza essenziale fra ontologia ed etica (dimensione ontologica della temporalità=condizione etica del vivere), corrisponde almeno in parte alla dottrina spinoziana, che afferma l’uguaglianza di libertà e necessità (la suprema libertà è il riconoscimento della necessità della natura, amor dèi intellectualis=amor fati).
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