Friedrich Nietzsche - la concezione del tempo


La concezione del tempo, secondo Nietzsche, è destinata a mutare. Si tratta del punto più complesso, teoreticamente parlando, dell'opera di Nietzsche, affrontato nel capitolo intitolato "La visione e l'enigma" di Così parlò Zarathustra.
Nietzsche prende le distanze dalla 'concezione lineare del tempo', secondo la quale ogni cosa ha un inizio e una fine, un senso e uno scopo, e afferma che ogni attimo è destinato eternamente a ripetersi in modo circolare. Di fronte a questa riflessione-verità non bisogna rassegnarsi o disperare, ma bisogna volontariamente accettare e volere con coraggio.


In questo modo ciò che prima di questo nuovo atteggiamento era semplice caso diventa una necessità consapevolmente voluta. L'attimo non è affidato al destino ma alla nostra coraggiosa volontà, alla decisione che lo pone e lo afferma così come accade e lo fonda come necessario. Questa è la decisione che rende l'uomo libero. L'eterno ritorno è un pensiero che soffoca ma attraverso la decisione che lo vuole e lo pone così come diventa la possibilità per l'uomo nuovo di vivere in pienezza ogni attimo, senza attendere a un compimento che sempre al di là da venire. Ogni attimo viene vissuto in pienezza, come se dovessimo desiderare di riviverlo eternamente.

La decisione non è il risultato di un atto teoretico ovvero una sorta di presa di coscienza intellettuale dell'eterno ritorno, ma viene visto come un atto pratico (il morso), ovvero il non farsi soffocare da questo pensiero. L'oltreuomo è colui che vuole in modo libero ciò che è necessario: in questo sta la sua beatitudine. Questa beatitudine non dipende da un guadagno teoretico ma da un atto pratico e vitalistico. La "volontà di potenza" non è volontà di dominio o giustificazione di una ideologia di potenza ma è la volontà che vuole se stessa: è la volontà di un uomo (l'oltreuomo) che si assume responsabilmente e crea il proprio destino.

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