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Karl Marx e il Socialismo

Il Socialismo espresse la posizione, l'ideologia e i valori della classe antagonista, il proletario. Il movimento socialista esaltò i valori di solidarietà, uguaglianza, partecipazione al governo, delineando una società “senza classi”. Il socialismo si avviò prima con le posizioni del socialismo utopico, per poi definirsi in modo scientifico attraverso l'opera di Karl Marx e Fridriech Engels, autori tra l'altro del Manifesto del partito comunista e fondatori del materialismo storico ( Marx autore del Il capitale)
Il socialismo evidenziò, fin dall'inizio un nucleo centrale di problematiche politiche, attorno al quale trovano risposta anche tutte le questioni di carattere sociale, pedagogico, artistico e culturale, esaltando gli ideali di giustizia sociale e di uguaglianza tra uomini. Colse in maniera consapevole il legame stretto tra educazione e società, tra cultura e politica. La cultura socialista non fece nessun richiamo al trascendente e cercò l'affermazione di ideali umani in cui le condizioni di vita delle masse popolari non fossero caratterizzate dallo sfruttamento e dall'ignoranza.

Il Materialismo Storico- dialettico di Marx ed Engels espresse i valori del proletario e una teoria critica e conflittuale.
Per Marx l'uomo è attivo e prepara il proprio riscatto. Il lavoro è l'attività propria dell'uomo e dunque va messo al centro anche della formazione individuale. Il lavoro è attività dialettica in quanto capace di mutare, attraverso la lotta di classe da parte degli operai in senso rivoluzionario, le condizioni di alienazione che storicamente contradisttinguono l'uomo. Per Marx ed Engels anche l'educazione doveva essere impostata su una rigorosa base storico materialista, ed evidenziare l'importanza delle condizioni economico-sociali in cui l'individuo viveva e maturava per la formazione
Contro l'individuo unilateriale e specializzato, Marx ritenne che l'evoluzione economico-politica della società moderna portasse alla formazione di un “uomo nuovo” che avrebbe riunito in sé le attività manuali e intellettuali, in maniera completa e armonica. Marx ed Engels criticarono l'istruzione popolare. Sottolinearono la dipendenza dall'educazione dalla società, dalla classe dominante che decide chi e come educare. In questo modo l'educazione era viusta come uno strumento ideologico tra la classi sociali, con indirizzi scolastici diversificati.
Evidenziando le oggettive condizioni di miseria e sfruttamento in cui i fanciulli, delle classi povere vivevano ritennero che l'educazione si dovesse riferire alla realà socio-economica e alla lotta di classe che la caratterizzavano e che il lavoro, legato alla fabbrica e alla società, dovesse entrare nell'ambito scolastico. Marx propose che ogni fanciullo, diventasse un operaio produttivo; divise i fanciulli in tre gruppi: dai 9 ai 13 anni, dai 13 ai 15, dai 16 ai 17, in cui l'attività lavorativa dovesse essere rispettivamente di due, quattro e sei ore. L'istruzione doveva essere innanzitutto formazione spirituale, poi educazione fisica e infine, istruzione politecnica che trasmettesse i fondamenti scientifici generali di tutti i processi di produzione e iniziasse il fanciullo al'uso degli strumenti di tutti i mestieri.
In sostanza il contribuito più rivoluzionario che Marx ed Engels hanno dato alla pedagogia consiste: 1) nel richiamo al lavoro produttivo. 2) nell'affermazione del rapporto dialettico tra educazione e società, per cui ogni tipo di ideale formativo e di pratica educativa risente di valori e interessi iedologici, connessi alla struttura economico-politica della società ceh li esprime e agli obiettivi pratici che la governano. 3) nel legame tra educazione e politica, secondo cui le strategie educative devono richiamarsi alla praxis, al'azione politica e rivoluzionaria. 4) nella formazione integralmente umana dell'uomo, cioè completa e armonica, non assogettata, subalternea e alienata

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