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Piano filosofico e piano politico

Il pensiero di Marx ha sia valenza politica che filosofica.
Piano filosofico: si confronta con Hegel e si impegna a capovolgere la sua dialettica. Il punto di svolta sarà la relazione tra Società civile e Stato.
Piano politico: rovesciando la dialettica di Hegel entrerà per forza sul piano economico e politico.
L’approccio storicistico diventa quindi un approccio di tipo economico, tramite lo studio del capitalismo.
Marx crede che fino ad ora la filosofia abbia studiato il mondo e ora debba cambiarlo : si vuole rendere la classe operaia consapevole del suo sfruttamento così da poter effettuare un rovesciamento , si parla di una necessità di rivoluzione.

Appartenenza politica di Marx

Marx non è Liberale in quanto in realtà il liberalismo non riconosce la pienezza unitaria dei diritti, altrimenti non esisterebbero classi sociali sfruttare e classi sociali dominanti.
Marx non è neanche democratico in quanto sono concezioni che si basano su ideologie e non su fatti concreti. Il pensiero filosofico di Marx parte quindi da un’analisi critica della realtà che sfocia in un materialismo.

Marx e la critica ad Hegel

Marx infatti critica Hegel per la sua ideologia. Il termine ideologia implica il non toccare i problemi concreti, e per questo ciò che è ideologico è negativo. Inoltre lo accuserà di aver subordinato la società civile allo stato e di aver scambiato i ruoli tra soggetto e predicato. Anche dei successori di Hegel criticherà l’ideologia in quanto non si ricerca il nesso tra filosofia e realtà e il conservatorismo in quanto si combatte solo ideologicamente e non concretamente.

Marx e la critica agli economisti classici

Marx critica anche gli economisti classici, che pongono le basi dell’economia politica, con la teoria secondo cui il valore deriva dal lavoro impiegato per produrlo. Tuttavia gli economisti classici vedevano solo i rapporti tra oggetti e quindi gli scambi tra merci, senza tenere conto dei rapporti tra uomini. L’economia politica vede così delle leggi eterne e immutabili di natura , e un fatto viene trasformato in una legge : si tratta di ideologia. Marx mette in evidenza che fino ad ora le cose erano soltanto esposte e non spiegate. In particolare la proprietà privata, l’economia politica non ci spiega da dove essa nasca. Marx cercherà di spiegarlo e troverà la risposta nell’alienazione del lavoro umano e la proprietà privata come sua conseguenza.

Marx e la critica a Proudhon

Marx critica Proudhon per il suo comportamento moralista e utopista scaturito dal fatto che egli non comprenda il processo materialistico e dialettico della storia , che prevede necessariamente una lotta tra classi. Ne condivide però la critica al sistema economico e sociale capitalistico.

Marx e la religione

Marx è d’accordo con la tesi di Feuerbach per cui la teologia è in realtà antropologia. Però F. non ha mai spiegato perché l’uomo crea la religione. Marx afferma che gli uomini alienano il loro essere proiettandolo in un Dio , in quanto la realtà attuale non permette lo sviluppo e la realizzazione dell’umanità, la religione è quindi frutto di un’umanità sofferente e oppressa che cerca consolazione nell’immaginario della fede.
Tema del lavoro.
Il tema del lavoro, proprio come per la religione , vede un’alienazione che questa volta arriva ad una vera e propria espropriazione di se, in quanto il lavoro nel sistema capitalistico coincide con lo sfruttamento. Si parla di lavoro alienato in quanto il lavoratore si estranea dal prodotto, prestando la sua manodopera per un lavoro che non è il suo. L’alienazione si ha anche rispetto l’attività lavorativa, in quanto si tratta di un’attività meccanica e ripetitiva. (operaio appendice della macchina). Marx mette sopratutto in evidenza il fatto che il lavoratore venga pagato per le ore di lavoro e non per il lavoro svolto. Si parla anche di alienazione dalla dimensione socializzante del lavoro , in quanto l’attività lavorativa non viene più condivisa, nelle fabbriche si ha una condizione disumanizzante , che perde l’aspetto socializzante. L’alienazione è data dal momento storico preciso in cui ci si trova che permette rapporti economici solo di questo tipo.

Strutture e sovrastrutture

Dalla teoria dell’alienazione del lavoro emerge quella del materialismo storico, secondo il cui l’essere sociale dell’uomo determina la sua coscienza. Per questo esiste un legame tra struttura economica e sovrastruttura ideologica. Nelle produzione sociale gli uomini entrano in rapporti determinati ed è da questi rapporti che nasce la struttura economica che è la base sulla quale si erige la sovrastruttura sociale. Per questo la struttura economica determina tutta la sovrastruttura. L’essenza dell’uomo pertanto sta nella sua attività produttiva, e quindi la coscienza e le idee mutano con essa. SI parla dunque di materialismo non perché le forme spirituali vengono rifiutate ma perché il processo storico è guidato dallo sviluppo delle condizioni economiche. SI parla anche di materialismo dialettico che si contrappone all’idealismo dialettico di Hegel, in quanto se per Hegel il movimento era dato dalla consapevolezza, qui il movimento è dato dalla lotta tra classi, che porta ad un continuo cambiamento delle sovrastrutture. Il percorso storico sembra quindi essere fatto da una lotta tra classi che vede come risultato una dominante e una sfruttata. Nell’800 la borghesia è la classe dominante, ma ha dovuto combattere durante il feudalesimo.

Il Capitale

L’analisi del capitale inizia con l’analisi della merce, che un duplice valore: valore di scambio e valore di uso.
Il valore d’uso si basa sulla qualità della merce che soddisfa un bisogno piuttosto che un altro.
Il valore di scambio è qualcosa di identico che esiste in merci differenti ed è dato dalla quantità di lavoro socialmente necessario. Lo scambio delle merci però non è uno scambio tra prodotti, ma uno scambio tra produttori. Dunque il valore di scambio di una merce è dato dal lavoro sociale necessario per produrlo. Ma anche la forza lavoro è un valore che il proletariato vende al capitalista, in cambio di salario, pagando così la merce ovvero la forza-lavoro, senza però tenere di conto che la forza-lavoro no aha solo il suo valore ma ha anche la proprietà di produrre lavoro, mentre le altre merci sono inerti. Questo prodotto supplementare non pagato si chiama plusvalore. Il capitale dunque aumenta perché una parte della forza-lavoro non viene pagata. Inoltre ci sono dei metodi per aumentare il plusvalore che sono il prolungamento (plusvalore assoluto) o la riduzione della giornata di lavoro necessaria (plusvalore relativo). Il plusvalore non viene consumato dal capitalista ma lo rinveste per non soccombere nella concorrenza, questa è definita la tendenza storica dell’accumulazione capitalistica che comporta la creazione di monopoli. Lo scoppio della rivoluzione è necessario affinché questa situazione si capovolga ma dopo una fase d dittatura del proletariato si passerà per forza l comunismo , una società senza proprietà oprivata, senza classi, senza alienazione e senza stato.
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