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Marx

Nasce a Treviri in Germania nel 1818, figlio di un avvocato, inizialmente si da agli studi giuridici ma poi si dedicherà alla filosofia e si laurea nel 1841 con una tesi intitolata: “differenze tra filosofia naturale di Democrito e filosofia naturale di Epicuro”. Marx è stato per molto tempo un giornalista. Inizia a lavorare per la gazzetta renana nel 1842 ma il governo reazionario della Prussia ordina la chiusura del giornale e Marx va in esilio volontario a Parigi, qui soggiorna dal 1843 al 1845, scrivendo un importante testo, nel 1844 “gli annuali franco-tedeschi” (rivista). Nel 1844 scrive “critica alla filosofia del diritto di Hegel” (suscita l'ira del governo prussiano). Queste due opere segnano il passaggio di Marx al comunismo. Marx viene espulso quindi dalla Francia, raggiunge Bruxelles, qui fonda il partito comunista e questi sono gli anni del suo più impegno politico. Tra il 1845 e il 1846, collaborando con Engels, scrive “ideologia tedesca”. In questo testo getta le basi sulla concezione materialistica della storia. Nel 1845 scrive “tesi su Feuerbach” con le quali prende le distanze dal filosofo. Il 1 gennaio 1848 si ha la prima edizione del “manifesto del partito comunista”, scritto perchè in seguito alla creazione della lega dei comunisti questi chiedono che venga scritto il manifesto della loro organizzazione. Nel 1864 a Londra nasce la I Internazionale di cui Marx assume il ruolo di dirigente e redige gli statuti. Nel 1867 esce il primo volume del “capitale”, gli altri due volumi vengono pubblicati dopo la sua morte nel 1883 (pubblicati da Engels nel 1885 e nel 1894).

Caratteristiche fondamentali del pensiero di Marx
1. Intento di compiere un analisi globale della società e della storia.
2. Legame con la prassi (filosofia non puramente speculativa): non si limita a fornire l'interpretazione dell'azione dell'uomo e del mondo ma vuole anche indicare la via per un impegno di trasformazione. Già nella sua tesi di laurea esalta Epicuro perchè aveva cercato di liberare gli uomini dal timore degli dei e inoltre il suo clinamen spiegava la libertà, non meccanicistica. Affinché la sua filosofia diventi un prassi l'uomo deve essere libero.
3. Incontro tra realtà e razionalità tradotta e attuata attraverso la prassi non è qualcosa di già dato.
Distanza tra Marx e Hegel
Hegel aveva esercitato a livello intellettuale una grossa influenza su Marx che deriva dalla sinistra hegeliana per poi distanziarsene. Quando Marx scrive la “critica alla filosofia del diritto di Hegel” Marx colpisce al cuore il metodo di Hegel, il suo stesso modo di fare filosofia, perchè secondo Marx Hegel non aveva fatto altro che leggere le manifestazioni empiriche della realtà come delle manifestazioni necessarie dello Spirito. Per questo Marx accusa Hegel di “misticismo logico” quando Hegel presenta le istituzioni come la personificazione di una realtà spirituale che sta dietro queste istituzioni. Allora per Marx Hegel si costruisce il concetto astratto di Spirito e fa della realtà le manifestazioni dello Spirito. A questo metodo che Marx definisce mistico, Marx oppone il metodo trasformativo che consisteva nel capovolgere ciò che l'idealismo aveva capovolto, ed era necessario questo perchè secondo Marx il metodo hegeliano era fallace dal punto di vista filosofico ma soprattutto dal punto di vista politico portava a un giustificazionismo, cioè un'accettazione delle istituzioni storico-politiche vigenti, in atto. Il merito che Marx riconosce a Hegel è quello del metodo dialettico, perchè la dialettica è in linea con l'idea di realtà come totalità, ma Marx non può accettare questo metodo perchè non sempre le opposizioni nella realtà si conciliano, infatti per Marx le opposizioni nella realtà sono cose che stanno di fronte come due armate nemiche, tra cui non c'è possibilità di sintesi, ma solo lotta ed esclusione. E l'opposizione storica per eccellenza è quella tra proletariato e borghesia. La borghesia rappresenta un certo tipo di società, società moderna, il liberismo, e un certo tipo di politica, liberalismo.
Critiche che muove alla società moderna e allo stato liberale
Marx analizza queste critiche nei testi: “critica alla filosofia del diritto di Hegel” e “annuali franco-tedeschi”. Secondo Marx la categoria del moderno si identifica con quella della scissione. Vi è una frattura tra società civile e stato. Marx fa un paragone tra polis e mondo moderno: nella polis non c'era un antitesi tra ego pubblico e privato, nel mondo moderno l'uomo è costretto a vivere due vite, quella degli interessi particolari della società civile e quella della sfera comune dello stato, con come finalità il bene comune. Tuttavia secondo Marx la pretesa che ha lo stato di porsi come organo che cerca interesse comune è falsa perchè è la società civile che imbriglia e imprigiona lo stato agli interessi particolari delle classi più forti, e quindi lo stato non fa che riflettere gli interessi di particolari gruppi o di particolari classi. La proclamazione dell'uguaglianza sociale dei cittadini di fronte alla legge non fa altro che ratificare le disuguaglianze dal punto di vista sostanziale. La civiltà moderna è la società dell'egoismo e delle particolarità reali dove la fratellanza e l'universalità sono un'illusione. Fa un'analogia con il cristianesimo e dice che come i cristiani, che sono tutti diseguali sulla terra, si consolano pensando che saranno tutti uguali in cielo, così gli individui dell'epoca borghese sono tutti diseguali dal punto di vista sostanziale e si considerano uguali di fronte allo stato. I tratti essenziali della civiltà moderna sono l'individualismo, l'atomismo (non c'è relazione) e la separazione del singolo dal tessuto comunitario. Lo stato post-rivoluzione francese non ha fatto altro che legalizzare questa situazione perchè riconoscendo come diritto per l'uomo la libertà (fare tutto ciò che si vuole basta che non si nuoce a nessuno) individuale e la proprietà privata (godere arbitrariamente dei propri beni) concorre a formare una società che è assolutamente asociale. Marx rifiuta la civiltà liberale compreso il principio della rappresentanza, democrazia rappresentativa, con reazione all'assolutismo, e la libertà individuale che secondo Marx è l'espressione dell'atomismo borghese. La democrazia per Marx non deve rappresentativa ma una democrazia sostanziale o totale. Questa si configura come un modello dove tra il singolo e il genere ci sia una perfetta compenetrazione: “ciascuno è realmente solo un momento dell'intero demos (popolo)”. L'unico modo per realizzare il modello di questa comunità e per eliminare la disuguaglianza tra gli uomini è l'abolizione della proprietà privata, e per raggiungere questa democrazia si deve mettere in atto quella rivoluzione sociale di cui Marx ha individuato il protagonista, il proletariato. Per Marx il proletariato è quella classe priva di proprietà che soffre maggiormente dell'alienazione prodotta dalla società borghese ed è il proletariato la classe destinata ad eseguire quella condanna storica a cui Marx vuole sottoporre la civiltà moderna per realizzare la democrazia comunista.
Religione
La religione viene definita da Marx come “oppio dei popoli”. Marx riconosce a Fouerbach il merito di aver capito il meccanismo dell'alienazione religiosa, tuttavia il grande limite è che Fouerbach si è fermato all'aspetto naturalistico dell'uomo e non ha saputo cogliere le cause reali per cui nasce il fenomeno religioso e non ha indagato i mezzi per superarlo. Quello che Fouerbach non ha colto è che la religione non è la produzione di un soggetto singolo nella sua individualità, ma di un prodotto sociale che è condizionato da condizioni storico-economiche in cui vive. Per Marx le radici del fenomeno religioso non vanno cercate nell'uomo in quanto tale ma vanno cercate in un tipo storico di società. La religione vista come “oppio dei popoli” equivale a dire che la religione è “un sospiro della creatura oppressa”, cioè il prodotto di un'umanità alienata e sofferente a causa delle ingiustizie sociali, quindi questa umanità cerca nell'aldilà ciò che le è legato nell'aldiqua. La religione secondo Marx è il frutto malato di una società malata e l'unico modo per sradicarla è quello di distruggere le istituzioni che la hanno prodotta e quindi la disalienazione religiosa deve passare per la disalienazione economica, e questa passa attraverso l'abbattimento della società di classe.
Critica all'economia borghese e problematica dell'alienazione
Marx applica in sede economica le chiavi di lettura utilizzate in campo politico. La posizione di Marx nei confronti dell'economia borghese è l'espressione teorica della società capitalista e quindi è la valida anatomia di questa società. Ma Marx dice anche che questa economia offre un immagine falsa del mondo borghese. Perché a partire da questo tipo di economia il mondo borghese è incapace di pensarsi in modo dialettico, non mette in conto il cambiamento ma “eternizza” il sistema capitalistico, nell'interno del quale la proprietà privata appare come postulato. L'economia politica però non è in grado di cogliere le contraddizioni che le sono intrinseche, cioè la conflittualità che la caratterizza e che si incarna nell'opposizione reale tra capitale da una parte e lavoro salariato dall'altra, e tra borghesia e proletariato. Questa contraddizione è quella espressa attraverso il concetto di “alienazione”. Il concetto di alienazione deriva dalla tradizione filosofica precedente, per Hegel era quel momento stesso dello Spirito in cui l'idea si faceva altro da se nella natura e nel mondo oggettivo per poi tornare in se arricchito. Per Feuerbach era qualcosa di negativo e basta per si identificava con la situazione dell'uomo religioso che si sottomette a una potenza esterna che lui stesso ha formato. Marx si rifà a Feuerbach rispetto al significato negativo dell'alienazione ma mentre per Feuerbach l'alienazione è un fatto coscienzioso, nasce dall'interiorità dell'uomo, in Marx è un fatto reale di natura socio-economica e si identifica con la condizione storica dei salariati nell'ambito del capitalismo. L'alienazione dell'operaio è descritta da quattro aspetti:
1. rispetto al prodotto del suo lavoro, perchè l'operaio produce un oggetto che non gli appartiene, produce qualcosa il cui proprietario è il capitalista e che costituisce una potenza dominatrice nei suoi confronti perchè resta nelle mani del capitalista;
2. rispetto alla sua attività perchè questa si configura come lavoro forzato e costrittivo nel quale l'operaio è solamente lo strumento di fini estranei, cioè il profitto del capitalista. La grave conseguenza di ciò è che l'uomo si sente bestia, quando dovrebbe sentirsi uomo, quando lavora, e si sente uomo quando fa la bestia, cioè quando si stordisce nel mangiare, nel bere, nel procreare;
3. rispetto alla propria essenza “wesen”: cioè la prerogativa dell'uomo nei confronti dell'animale è il lavoro libero, creativo, personale; ma nella società capitalista è costretto al lavoro che lo abbruttisce e lo depaupera della sua essenza;
4. rispetto al suo prossimo, perchè il rapporto di conflittualità con il capitalista lo porta ad entrare in conflitto con i suoi simili.
La causa globale dell'alienazione è il fatto che i mezzi di produzione siano nelle mani del capitalista il quale utilizza i salariati per accrescere la propria ricchezza segnando la dinamica dello sfruttamento e della logica del profitto. La disalienazione quindi si avrà solo con il superamento della proprietà privata e con l'avvento del comunismo. È necessario arrivare alla disalienazione perché l'alienazione economica è alla base di tutte le altre alienazioni (politica, religiosa, culturale), e l'unico modo per abbattere l'alienazione economica è la rivoluzione.
Materialismo storico
Per Marx la storia va interpretata con una concezione materialistica…
La concezione del materialismo storico è riportata nell’”Ideologia tedesca”, rimasto inedito fino al 1923. La base sta nella distinzione tra ideologia e scienza reale positiva. L’ideologia è la falsa rappresentazione della realtà. A una lettura oggettiva si sostituisce un’immagine deformata di essa, il superamento delle ideologie porta a svelare la verità della storia di avere un punto di vista obbiettivo sulla realtà. Guardando all’umanità da un punto di vista scientifico, è una specie evoluta, composta da individui che vivono in società e che lottano per la propria sopravvivenza. La storia non è un evento spirituale, ma un processo sì dialettico fondato sulla dinamica bisogno-soddisfacimento. Questo distingue gli uomini dagli animali, perché gli uomini sono coloro che cominciano a produrre i loro mezzi di sussistenza. Alla base della storia c’è il lavoro. Se il lavoro è ciò che sta alla base della storia, Marx dice che ciò che costituisce la storia è distinto tra forze produttive e rapporti di produzione.
- Le forze produttive sono: gli uomini, i mezzi e i modi di produrre. Costituiscono la struttura di una società, che è definita dal modo di produrre e di distribuire le ricchezze.
- I rapporti di produzione sono le relazioni che si instaurano tra gli uomini nel corso della produzione. Questi rapporti trovano la loro sanzione giuridica nei rapporti di proprietà, quindi sono determinati dal possesso o non possesso della proprietà privata. Un capitalista è tale in virtù del possesso dei mezzi di produzione, l’operaio è tale in virtù del non possesso dei mezzi.
Le forze produttive e i rapporti di produzione costituiscono lo scheletro della società. Marx definisce la struttura come: “quella base reale sulla quale si eleva una struttura giuridica e politica e alla quale corrispondono determinate forme della coscienza sociale” (religione e cultura). Su questa struttura si eleva quel complesso insieme che costituisce la sovrastruttura, che comprende: rapporti giuridici, dottrine politiche, etica, produzioni artistiche e filosofiche. Queste non sono realtà a se stanti, ma espressioni determinate della struttura di una certa società storica. In questo contesto, Marx fa l’esempio delle religioni: il cristianesimo esprime speranza di riscatto degli umili; islamismo esprime, invece, le esigenze espressionistiche del mondo arabo. La struttura economica di una società ne determina le religioni, le leggi e le filosofie. Per Marx non è la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza per spiegare il rapporto tra struttura e sovrastruttura.
Con il termine sovrastruttura, Marx vuole sottolineare la dipendenza di questa dalla struttura. Nei suoi testi, Marx usa due verbi tedeschi che significano: determinare, correlazione stretta, e condizionare, implica un rapporto di connessione ma più lato e indiretto. L’uso di questi due verbi è finalizzato a sottolineare la dipendenza della sovrastruttura dalla struttura, evitando di concepirla in modo meccanico e immediato. Marx non nega che le idee possano influire sugli avvenimenti storici, tuttavia ritiene che questo accade solo quando queste idee esprimono già determinati mutamenti di struttura, univo elemento determinante della storia. La sovrastruttura è il riflesso della struttura, ma dalla sovrastruttura possono partire elementi per innescare un cambiamento. Si parla di “materialismo storico e dialettico”, perché muta nella storia ed è anche dinamico.
Manifesto del partito comunista.
Si propone di esporre scopi e metodi dell’azione rivoluzionaria. È diviso in quattro parti:
1° parte: funzione storica della borghesia.
2° parte: la storia come lotta di classe e approfondimento sui rapporti tra proletari e comunisti.
3° parte: critica ai socialismi definiti “non scientifici”.
4° parte: analizza il ruolo e la funzione dei comunisti rispetto ai partiti di opposizione.
Prima parte
Marx riconosce il ruolo di classe dominante della borghesia e ne sottolinea la positività. La borghesia è una classe dinamica che però non può esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione e i rapporti sociali. La borghesia ha realizzato l’unificazione del genere umano, perché necessita di estendere il proprio commercio, e ciò l’ha spinta a percorrere tutto il globo e a costruire un mercato mondiale. Ha posto le basi per il cosmopolitismo. Ma, di fatto, la borghesia assomiglia a uno stregone che non riesce più a fermare le forze infernali da lui evocate, e di fronte ad esse, il proletariato non può fare a meno di mettere in atto una dura lotta di classe, che è finalizzata al superamento del capitalismo e delle sue forme istituzionali. Marx spiega ciò riprendendo i concetti di forze produttive e rapporti di produzione, fa l’esempio del guscio che si spacca perché i rapporti di produzione determinano la rottura delle forze di produzione.
Seconda parte
Riprende il concetto della considerazione della storia come lotta di classe. Dal punto di vista storico, ogni lotta è avvenuta tra oppressori e oppressi, concludendosi o con la trasformazione della società o con la rovina di entrambe le classi in lotta. Marx fa una distinzione in:
- classe in sé: insieme di individui che condividono una condizione socioeconomica molto simile, non è un soggetto rivoluzionario perché deve divenire cosciente della sua condizione per poter lottare in modo solidale al fine di raggiungere medesimi obiettivi;
- classe per sé: classe in sé che è divenuta cosciente della sua condizione di classe.
La differenza tra classe in sé e classe per sé, corrisponde alla differenza tra proletari e comunisti. I comunisti sono proletari che hanno acquisito coscienza di classe. L’auspicio di Marx è che questa coscienza di classe venga operata da tutti i proletari. I proletari sono coloro che possono attuare una rivoluzione solo nell’ambito di uno scontro politico ed economico con la borghesia. I comunisti sono l’avanguardia cosciente e organizzata del proletariato, del quale dovrebbero rappresentare la guida interna (internazionale). Il merito di ciò è la denuncia allo sfruttamento della classe operaia.
Terza parte
È dedicata alla critica di quelli che Marx chiama “falsi socialismi”, che sono tre:
1. socialismo reazionario (diviso in feudale, piccolo borghese e tedesco). La borghesia viene attaccata secondo parametri volti al passato e non ha il coraggio di introdurre schemi rivoluzionari rivolti al futuro.
2. conservatore o borghese. Gli esponenti sono, secondo Marx, degli economisti filantropi, persone che vorrebbero rimediare agli inconvenienti del capitalismo senza distruggerlo. È una mentalità adialettica. Non si accorgono che il capitalismo non può essere curato ma deve essere distrutto. Principiale esponente Proudhon.
3. critico-utopistico. Anche se è definito utopistico, Marx ne riconosce la fecondità delle idee. Gli scrittori, tuttavia, hanno il grosso limite di non riconoscere al proletariato una funzione storica. Per loro è possibile introdurre dei cambiamenti attraverso una pacifica politica di riforma, alla quale devono concorrere tutti i membri della società, “unione di classe”.
A questi contrappone il suo socialismo scientifico, perché basato su un’analisi critico-scientifica dei meccanismi del capitalismo, da cui scaturisce che il proletariato è l’unico a poter abbattere i mali del capitalismo attraverso la distruzione della borghesia e della società moderna.
IL CAPITALE: è il testo nel quale Marx si propone di mettere in luce i meccanismi strutturali della società borghese per svelare le leggi e le contraddizioni…
Emerge fin da subito la distanza dal modello economico sostenuto da Smith e Ricardo, perché, per Marx, non esistono delle leggi universali dell’economia, ma ritiene che ogni economia abbia delle caratteristiche e delle leggi storiche. Il capitale, però non è un libro che tratta solo di economia, perché, analizzando un tipo particolare di economia, si analizzano tutte le sovrastrutture legate all’economia. L’opera mostra la profonda convinzione di Marx, secondo cui la società borghese porta in se stessa delle contraddizioni strutturali, che ne mirano la solidità, ponendo le basi per la sua fine. Il metodo con cui studia il capitalismo è quello dialettico, studiandolo nella sua struttura complessiva. Il testo presenta tre grandi temi: merce, lavoro e plus valore. La merce, nel primo libro, per Marx, deve essere analizzata da due punti di vista: valore d’uso, deve servire a qualcosa, e valore di scambio, valore della merce che sta alla base del prezzo, su cuo influiscono altri fattori. Il valore di scambio dipende dalla quantità di lavoro socialmente, cioè effettivamente, necessario per produrla (più lavoro richiede più il valore sale). La caratteristica peculiare del capitalismo consiste nel fatto che è finalizzato non al consumo, ma all’accumulazione di denaro. Marx distingue la società pre-capitalistica, descritta dalla dinamica M-D-M, e la società capitalistica, descritta dalla dinamica D-M-D’. Secondo questa dinamica, si investe del denaro per produrre merce e ottenere più denaro. È il frutto di una serie di altri passaggi perché l’accumulo non può essere cercato nello scambio della merce, ma nella produzione capitalistica vera e propria. Il capitalista ha la possibilità di comprare una merce particolare, salariata, la quale ha la caratteristica di produrre valore. Siccome il capitalista compra lavoro dell’operaio come una merce, il valore della forza lavoro corrisponde con ciò di cui l’operaio ha bisogno per il suo sostentamento. Il capitalista compra la forza lavoro pagandola come una qualsiasi merce, ma l’operaio ha la capacità di produrre un valore maggiore di quello che gli è corrisposto con il salario. Es. un operaio lavora dieci ore al giorno. Se l’imprenditore gli corrisponde tutto, allora non avrebbe alcun guadagno, quindi stabilisce un salario minore di quello che produce (lavora 10 ore e viene salariato per 6). Ciò che non gli viene pagato, va a costituire il plus-lavoro. Il plus-valore discende dal valore che l’operaio produce e che lascia gratuitamente al capitalista (plus-lavoro). Marx spiega come avviene lo sfruttamento, che s’identifica come la possibilità di utilizzare una forza lavoro a proprio vantaggio. Questo avviene perché il capitalista dispone dei mezzi di produzione, mentre il lavoratore dispone della propria energia lavorativa. L’operaio, per vivere, è disposto a vendersi. Dal plus-valore deriva il profitto, ma non coincidono. Bisogna considerare due elementi:
- capitale variabile: coincide con il capitale mobile che il capitalista eroga in salari;
- capitale costante: corrisponde con l’investire nelle macchine e in ciò che serve per far funzionare l’industria.
Non tutto il plus-valore si trasforma in profitto. La produzione del plus-valore è opera del capitale variabile. Il capitalista tende ad aumentare il saggio (entità) del plus-valore, aumentando lo sfruttamento dell’operaio, che diventa plus- valore assoluto. Il plus-valore relativo è il risultato dell’incremento della produttività, quando, grazie alle lotte sindacali e politiche, lo sfruttamento viene limitato. Il capitalista è, quindi, costretto a intensificare la produttività, aumentando il capitale costante. Il profitto è dato dal rapporto tra il plus-valore, e la somma tra capitale variabile e costante. Quando si accresce il capitale costante, diminuisce il capitale variabile. A un certo punto il saggio del profitto crolla (caduta tendenziale del saggio del profitto), perché se diminuisce il plus-valore, che è legato al capitale variabile, e aumenta il capitale costante, il rapporto non è più positivo. La disoccupazione si rivela essere il danno per il capitalista, che porta a una diminuzione della capacità di acquisto e un aumento di merci invendute (crisi cicliche di sovrapproduzione). Tra lavoratori e machine si istaura una relazione di ostilità, perché l’aumento della produttività, conseguito con l’uso di macchinari, genera le crisi di sovrapproduzione, legate all’anarchia della produzione. Crisi → disoccupazione → < potere di acquisto → merci invendute
Con la disoccupazione, si forma l’esercito industriale di riserva, che è quel vivaio da cui i capitalisti attingono nei momenti di ripresa economica.
La quattro contraddizione insite nel capitalismo, che porteranno alla sua distruzione sono:
1. Caduta tendenziale del saggio di profitto.
2. Anarchia produttiva.
3. Concorrenza.
4. Crisi legata alla sovrapproduzione.
Queste contraddizioni determinano, quelle che Marx chiama, la proletarizzazione della società. La società è divisa in due classi antagoniste: una minoranza di industriali e una maggioranza di proletari (classe oppressa).
Gli obbiettivi della rivoluzione proletaria è di instaurare una sorta di rivoluzione di dittatura del proletariato (quarta parte). al proletariato viene affidata una specifica missione storica, poiché in passato le rivoluzioni avevano portato solo a un cambiamento del modo di produrre, mantenendo l’egemonia di classe sulle altre. La rivoluzione comunista non vuole soltanto demolire la proprietà di produzione, la divisone in classi e la divisione del lavoro, ma anche cancellare ogni forma di proprietà privata, ogni forma di divisione del lavoro, ogni forma di dominio di classe. Deve nascere un’epoca nuova basata sulla socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio, che devono passare dalle mani dei privati alla comunità, e pongono fine al fenomeno del plus-valore e dello sfruttamento di classe. Violenta o pacifica, la rivoluzione proletaria deve mirare all’abbattimento della società borghese e…
La dittatura del proletariato è considerata una fase imprescindibile dal passaggio dal capitalismo al comunismo.
Friedrich Engels: amico e collaboratore di Marx. Nacque nel 1820 a Barmen, ricoprì una posizione di imprenditore-rivoluzionario. Morì a Londra nel 1895. Nelle opere pubblicate da Engels postume alla morte di Marx, emerge un’interpretazione del marxismo in senso positivistico. Egli si propone di generalizzare i principi della dialettica oltre l’ambito storico, riconoscendone l’efficacia anche nel regno naturale. Individua tre leggi dialettiche: 1. La legge della conversione della quantità in qualità; 2. La legge della compenetrazione reciproca degli opposti; 3. Legge della negazione della negazione.
Alienazione: denota la situazione dell’operaio nella società capitalistica. È alienato in quattro diverse modalità: 1. Nei confronti del prodotto e del suo lavoro; 2. In relazione alla sua attività lavorativa; 3. Nei confronti della sua stessa essenza; 4. In rapporto agli altri uomini.
Plus-valore: è il valore che deriva dal lavoro svolto dall’operaio in più rispetto a quello retribuito.
Capitale costante: è il capitale investito nel macchinario della fabbrica e nelle materie prime.
Capitale variabile: è il capitale investito nei salari pagate agli operai.
Cadute tendenziale del saggio di profitto: legge in base alla quale il profitto del capitalista, a un certo punto dello sviluppo produttivo, anziché aumentare tende a cadere. Dipende dalla diminuzione del capitale variabile in relazione dell’aumento di quello costante. Questo determina la caduta del plus-valore e dunque del profitto.
Comunismo: modello di società senza classi, in cui è abolita la proprietà privata attraverso la collettivizzazione dei mezzi di produzione e in cui vengono abbattute le disuguaglianze reali tra gli uomini. I caratteri della società comunista emergono non tanto in “positivo”, cioè in una teoria dettagliata, ma in “negativo” rispetto a quelli del capitalismo, di cui intende essere alternativa radicale: essa appare come la negazione dei principi che hanno portato al sistema dello sfruttamento.
Dittatura del proletariato: periodo di transizione in cui il proletariato, salito al potere e divenuto classe dominante, esercita una dittatura funzionale alla realizzazione del progetto comunista stesso.

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