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Il termine "alienazione" indica il processo attraverso il quale l’uomo si estrania da se stesso, perdendo la sua identità genuinamente umana, che è proiettata verso qualcos altro; infatti, il termine deriva dal pronome latino “alius”, che significa “altro, ciò che è estraneo”.
Nella concezione marxista, l’alienazione è la condizione del proletariato nella società capitalista: infatti, il lavoratore si estrania da se stesso, identificandosi con gli oggetti da lui prodotti. Tuttavia, egli è espropriato dal prodotto del suo lavoro e quindi diventa uno strumento passivo nel processo di produzione.
La riflessione di Marx sul fenomeno dell’alienazione, parte da un’analisi sociale ed economica del contesto a lui contemporaneo: ovvero la società capitalista, caratterizzata e contraddistinta dal divario tra moltissimi soggetti sfruttati e pochi individui sfruttatori.

In questo contesto, l’uomo vive una condizione di oppressione a causa del processo di produzione, attraverso il quale i capitalisti si arricchivano. È proprio questa la radice dell’alienazione, un fatto concreto che esprime la disumanizzazione nella società capitalista. Marx afferma, infatti, che la produzione produce l’uomo in funzione della merce, egli stesso diventa merce umana, è un essere disumanizzato spiritualmente e fisicamente.

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