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Ludwig Wittgenstein

Ludwig Wittgenstein si interessò principalmente agli studi filosofici sulla scienza, anche grazie all’amico Bertrand Russel, grande matematico. Wittgenstein nasce a Vienna alla fine dell’Ottocento (1889) da una famiglia ebrea benestante, in una Vienna cosmopolita, capitale della Belle Epoque. A Vienna compie i suoi primi studi frequentando il liceo, quindi la sua passione per la matematica e la logica lo fanno andare a Berlino per continuare gli studi, prima e a Manchester poi.
Partecipa anche alla Prima Guerra Mondiale. Nel 1922 stende il Tractatus Logico - Philosophicus e Russel, suo amico, lo pubblica in inglese. Nel ’22 però abbandona anche il suo impegno filosofico e comincia a fare il maestro alle elementari. Nel ’29 torna all’attività accademica e rivede profondamente il suo trattato.
Nella sua vita filosofica ci sono due fasi: la prima in cui produce opere filosofiche, la seconda in cui le rivede tutte. Nessuna delle sue opere sarà conclusa.

Ottiene quindi la cattedra di matematica a Cambridge. L’attività accademica si interrompe durante il periodo della seconda guerra mondiale e riprenderà in seguito. Nel ’47 abbandona definitivamente la vita accademica e morirà nel ’51 per problemi di salute.
Il Tractatus di Wittgenstein è un’opera molto particolare. Tutta l’opera è infatti scritta in 526 proposizioni, organizzate in gerarchie di subordinazione.
L’obbiettivo di quest’opera è dire chiaramente ciò che può essere detto. Questo è l’assioma del suo pensiero.
Al fondamento della conoscenza autentica deve stare un linguaggio chiaro che non può dare possibilità ad equivoci. Wittgenstein vuole tracciare i limiti della conoscenza, vuole allontanare dalla filosofia tutto ciò di cui non si può parlare (cioè vanno al di là del limite del conoscibile, fece un po’ quello che aveva fatto Kant).
L’originalità di Wittgenstein sta nel legame che si crea tra conoscenza e linguaggio.
“Il linguaggio come immagine logica del mondo” essa rappresenta la sintesi del Tractatus.
Su ciò che è inconoscibile, cioè la metafisica, è meglio non parlare.
Il procedimento di Wittgenstein consiste nel tracciare i limiti del linguaggio (perché noi di fatto estendiamo tutto attraverso il linguaggio), ma essi coincidono con i limiti del pensiero. All’interno di questi limiti dobbiamo distinguere come il mondo può essere detto, se il linguaggio interpreta o riproduce la realtà. Perché il linguaggio possa fare questo esso deve avere un senso. Per Wittgenstein esiste una corrispondenza tra il mondo e il linguaggio perché agli elementi del mondo corrispondono gli elementi del linguaggio (cioè a degli oggetti corrispondono dei nomi). Ma cosa sono i nomi e gli oggetti? Sono degli elementi semplici, come una specie di atomi, non scomponibili in altri elementi minori. Essi possono essere solamente mostrati e quindi Wittgenstein li chiama elementi ostensivi (cioè che possono essere solamente indicati).
Nel nostro linguaggio abbiamo delle connessioni di nomi che formano delle proposizioni semplici (dette anche elementari, oppure atomiche) alla quale corrispondono nella realtà a degli stati di cose. L’insieme di questi stati delle cose viene detto Mondo. Il linguaggio è l’immagine che ritrae a livello logico la realtà.
Queste proposizioni semplici vengono poi organizzate dall’uomo in proposizioni complesse che Wittgenstein chiama poi molecolari. Essi sono dei modelli della realtà. Ovviamente il modello (quindi la proposizione) non potrà mai coincidere con la realtà. .
La verità delle proposizioni complesse dipende da un lato dalla verità delle proposizioni elementari, dall’altro dipendono anche dai rapporti tra le proposizioni elementari stabiliti dal linguaggio. Le proposizioni complesse sono formate da più proposizioni semplici e la verità della proposizione complessa è determinata dalla verità delle proposizioni semplice che la formano.
Wittgenstein studia tutte le possibili connessioni logiche che possono formarsi tra le proposizioni semplici. E da questa analisi egli “crea” le tavole di verità. Esse sono uno strumento di analisi per individuare tutte le possibili connessioni logiche elementari. Quindi esse riescono a mostrare il grado di verità di una proposizione complessa in funzione delle loro proposizioni atomiche. Il nesso che si stabilisce tra queste proposizioni però è un nesso puramente logico. Per questo motivo non è possibile ricavare teorie scientifiche mediante la generalizzazione dell’osservazione. Questo perché per wittgesntein le teorie sono delle griglie/reti geometriche (strumento matematico con la quale io posso avere delle coordinate per descrivere qualcosa) questa rete però non appartiene a ciò che si vuole osservare. E quindi le teorie scientifiche servono per descrivere i fatti del mondo, non sono i fatti del mondo.

Il linguaggio
1. Alla base della realtà ci sono gli oggetti
2. l’insieme di oggetti formano gli stati di cose
3. gli stati di cose formano i fatti e
4. l’insieme di tutti i fatti formano quello che noi chiamiamo mondo, totalità dei fatti.
Tra queste cose e il linguaggio c’è una corrispondenza:
1. all’oggetto corrisponde il nome;
2. agli stati di cose corrispondono le proposizioni sensate.
Proposizioni sensate: postulati fondamentali per dire qualcosa è che il linguaggio abbia un senso cioè che esprima qualcosa.
Le parole descrivono oggetti, il nome corrisponde ad un oggetto. Mettendo insieme le parole dobbiamo formulare proposizioni sensate che corrispondono agli stati di cose e più proposizioni sensate devono descrivere i fatti e tutto l’insieme delle proposizioni sensate costituiscono la totalità delle proposizioni vere.
Una proposizione può essere vera o falsa, se vera il linguaggio è sensato.

Le proposizioni sono insensate quando non hanno un riscontro empirico.
Quando il controllo empirico non è possibile si tratta di proposizioni non hanno senso.
Hume aveva distinto relazioni tra idee e relazioni di fatto:
- le relazioni tra idee sono per esempio la matematica, la logica e sono sempre vere, perché non è possibile ammettere il contrario. Per esempio la parte è minore del tuttoè sempre vero perché è una relazione tra idee non ho bisogno di un’esperienza empirica per verificarlo.
- Il problema sorge con le materie di fatto, quando devo trovare la corrispondenza nell’esperienza.
Mentre nella matematica ciò che afferma è sempre vero e se affermo il contrario cado in contraddizione, tutto ciò che invece riguarda l’esperienza non c’è contraddizione perché una cosa può essere in uno stato oppure in un altro.
Il linguaggio è una nostra costruzione.
Problema semantico: corrispondenza col mondo;
Problema sintattico: relazione che hanno tra di loro le parole.
In questo caso il postulato che sta alla base dell’opera di Wittgenstein, il tractatus, è che il linguaggio abbia un senso. Il linguaggio ha senso soltanto se può parlare del mondo. Dobbiamo dire solo ciò che si può dire, ciò di cui si può parlare è la descrizione del mondo. Il mondo è la totalità dei fatti, alla totalità dei fatti corrisponde la totalità delle proposizioni vere, c’è una corrispondenza tra la realtà e il linguaggio.
Agli elementi della realtà corrispondono gli elementi del linguaggio.
1. Ai nomi corrispondono gli oggetti che sono gli elementi semplici, parti atomiche non ulteriormente scomponibili. I nomi posso semplicemente indicare gli oggetti , esiste solo la definizione ostensiva cioè quando io mostro, indico. Pronunciando il nome noi indichiamo l’oggetto.
2. Connettendo i nomi, mettendoli insieme, formiamo proposizioni semplici alle quali corrispondono la connessione degli stati di cose, è una proposizione sensata perché sto descrivendo uno stato di cose.
3. Gli stati di cose consistono in fatti.
4. L’insieme dei fatti determina il mondo.
Tra linguaggio e realtà esiste una corrispondenza nella forma logica e quindi il linguaggio è l'immagine logica del mondo.
Le proposizioni atomiche vengono poi organizzate in proposizioni complesse o molecolari che si presentano come dei modelli della realtà che cercano di riprodurre la struttura della realtà, cercando di coglierne tutti i legami e connessioni.
Per es io posso riprodurre la nostra scuola costruendo un modellino e lo posso fare identico ma per quanto mi sforza a farlo identico quel modellino resterà sempre un modellino, non coinciderà mai con la realtà.
Le proposizioni possono essere vere o false a seconda se corrispondo o meno con la realtà, ai fatti osservati.
Queste connessioni stabilite tra i fatti sono schemi interpretativi di noi soggetti conoscenti.
Il linguaggio è una schema interpretativo, ci permette di interpretare il mondo attraverso delle connessioni logiche ipotetiche della realtà che di fatto non ci sono nel mondo, le mettiamo noi.
Il linguaggio è una ricostruzione.
La verità delle proposizioni complesse dipende da due fattori:
1. verità delle proposizioni elementari che compongono le proposizioni complesse;
2. da quei connettivi, rapporti logici che sono espressi da “e, se, dunque, o” che non esistono nella realtà ed esprimono dei rapporti logici che noi stabiliamo tra le varie proposizioni nel linguaggio.

Tractatus
Wittgenstein nel Tractatus sviluppa le tavole di verità e qui analizza tutte le possibili connessioni logiche del linguaggio.
Queste tavole sono uno strumento di analisi che consiste nell’individuare tutte le possibili connessioni logiche tra le proposizioni elementari e quindi determinare la verità o falsità delle proposizioni complesse.
Di conseguenza questo nesso che viene a stabilirsi tra le proposizioni elementari è un nesso puramente di natura logica, non esiste di fatto lo creiamo noi nel linguaggio.
Di conseguenza non è possibile ricavare delle teorie scientifiche basandosi sull’osservazione  colpo mortale al metodo induttivo.
Non si possono ricavare teorie scientifiche basandosi sull’osservazione per poi generalizzarla.
I nessi, quei rapporti che esistono nelle proposizioni scientifiche non esistono in natura, li creiamo noi, sono dei nessi puramente logici.
Le teorie sono paragonate a quelle reti geometriche: a maglia, rettangolari, quadrate che si sovrappongono a un piano per poterlo riprodurre. La griglia geometrica che io uso per riprodurre il piano non appartiene al piano, non c’è nel piano, l’ho posta io: così è il linguaggio.
Le teorie scientifiche sono come questa rete che il soggetto conoscente utilizza come strumento per descrivere i fatti del mondo.
La conseguenza di ciò è che nessuna toeria scientifica può essere definita vera o falsa, non ha senso perché è come dire che la rete a maglie triangolari e più vera di quella a maglie quadrate.
Resta preclusa la possibilità di fornire una descrizione vera del mondo.
Le teorie scientifiche producono solo proposizioni ma noi possiamo verificare queste teorie poiché c’è una corrispondenza tra il linguaggio e il mondo. A differenza di ciò che avviene nella logica dove le proposizioni sono tutte tautologie: ogni proposizione logica non fa altro che esplicare quello che era già contenuto nel soggetto.
Le teorie scientifiche non si trovano nella logica quindi possiamo confrontarle con l’esperienza per controllare se sono vere.
Da tutto ciò si prenderà spunto per il principio di verificabilità che sarà utilizzato dal neopositivismo o empirismo logico del circolo di Vienna. Il Tractatus di Wittgenstein sarà la bibbia dei neopositivisti perché pone un criterio di demarcazione tra ciò che è scienza e ciò che non lo è.-
La scienza è formata da proposizioni sensate, le proposizioni della scienza sono le uniche “dicibili”, ciò di cui si può parlare.
La scienza è caratterizzata da proposizioni, teorie che descrivono fatti del mondo e che quindi possono essere considerate vere o false nel momento in cui vado a verificare la corrispondenza che hanno con la realtà.
Le proposizioni che non posso verificare saranno considerate insensate perché se non possono essere né vere né false sono semplicemente prive di senso, vuote di contenuti, non descrivono il mondo.

La parte mistica di Wittgenstein
Scrivendo il Tractatus dirà tutto ciò che si poteva dire del mondo però aggiunge una nota alla fine dell’opera: “con questo ho detto tutto quello che si può dire del mondo ma i problemi vitali dell’uomo, le cose che veramente contano non sono state considerate”.
Quello di cui non possiamo parlare è ciò che conta di più nella vita dell’uomo, il senso della vita.
I neopositivisti invece trascureranno questa parte mistica e accetteranno senza amarezza il fatto che le proposizioni che non potevano essere verificate erano insensate.

Empirismo logico
Nasce l’esigenza di legittimare logicamente la nuova visione della scienza attraverso un nuova epistemologia, questo è il compito che si dà l’empirismo logico  dare un fondamento logico alla nuova visone delle conoscenze.
Lo sviluppo delle geometrie non euclidee ha messo in crisi la tesi di Kant secondo la quale la matematica, la geometria e la fisica si basassero su giudizi sintetici a priori.
Le scoperta delle geometrie non euclidea mettono in crisi questa visione kantiana e reintroducono la teoria che distingueva tra giudizi analitici a priori e giudizi sintetici a posteriori (Hume).
- Analitici a priori: logica e matematica.
- Sintetici: tutte le scienze empiriche.
Questa distinzione è mantenuta anche da Wittgenstein e dal circolo di Vienna.
La conoscenza può essere analitica o sintetica.
Poi con la teoria della relatività Einstein aveva riproposto il problema della demarcazione tra scienza e metafisica perché Ein abbandona la teoria dell’etere, concretamente rifiuto da parte degli scienziati di attenersi a cose non direttamente verificate.
1. L’empirismo logico si concentrerà principalmente sulla critica alla metafisica.
2. Ci sarà una forte attenzione alla filosofia del linguaggio quindi a Wittgenstein che farà di questo linguaggio della scienza fisica il paradigma, il modello di ogni forma linguistica dotata di senso.
3. Creazione del nuovo campo di indagine della matematica cioè di ridurla alla logica formale. Questo logicismo sarà uno dei presupposti dei neopositivismo.

Empirismo logico, neo positivismo, neo empirismo
Il neo empirismo è una corrente della filosofia della scienza che nasce nella prima metà del novecento per opera del Circolo di Vienna, associazione dedicata ad Erst Mach, grande filosofo della scienza.
I fondatori sono Schlick, Carnap, Neurath.
Neopositivismo poiché presenta delle affinità con il positivismo dell’Ottocento:
Analogia: tutti e due concepiscono la filosofia esclusivamente come epistemologia ovvero metodologia della scienza.
Differenza: sull’attenzione che viene posta dall’empirismo logico sul linguaggio e sulla logica;
Per l’empirismo logico la scienza non è più il regno dell’assoluto. Le proposizioni scientifiche sono delle ipotesi.
Il neo empirismo nasce dalla confluenza di due correnti filosofiche:
1. empirismo (Locke e Hume);
2. logicismo.
Gli empiristi sostenevano che tutte le idee derivano dall’esperienza, e quindi bisogna partire dai dati di fatto per creare una teoria.
Tutte le leggi empiriche si basano sui dati di fatto e le otteniamo attraverso un procedimento induttivo, cioè che parte dall’osservazione dei fatti e poi formula la legge.
Accanto ai dati di fatto Hume parla di relazioni tra idee, che chiama verità di ragione e queste sono proprie della logica, dell’aritmetica, della geometria ed essendo relazioni tra idee sono sempre vere.
Vuol dir eche tali che il loro opposto è impossibile e se lo affermo cado in contraddizione.
Questo principio non vale per le realtà di fatto perché è sempre possibile affermarne il contrario senza cadere in contraddizione.
A giudizio di Hume la matematica, la geometria, l’aritmetica si fondano su relazioni tra idee.
Esistono solo queste due possibilità su cui si basano le nostre conoscenze:
- dati di fatto;
- relazioni tra idee.
Una verità o è empirica o è logico - matematica.
Di qui Hume arriva a rifiutare tutto il resto in primis la metafisica.

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