pexolo di pexolo
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James - Filosofia come conflitto di temperamenti


In Pragmatism James definisce la filosofia come un conflitto di temperamenti. Questa asserzione jamesiana non può essere interpretata come un'osservazione psicologica irrilevante. Per James però temperamento non è sinonimo di irrazionalità. «Di qualunque temperamento sia un filosofo di professione, egli cerca, quando fa della filosofia, di soffocare quell'elemento. Non essendo il temperamento una ragione convenzionalmente riconosciuta, egli adduce, per le sue conclusioni, solo ragioni impersonali. Eppure il suo temperamento gli fornisce in realtà una propensione molto più forte di qualsiasi altra sua premessa strettamente oggettiva». Per James ogni decisione filosofica è una questione di "temperamento", questo spiega perché un autore difenda una concezione piuttosto che un'altra; ci fa capire perché i filosofi divergono quando parlano dello stesso argomento. In ognuno di loro, infatti, lo stesso argomento assume una nuance individuale che riflette il tratto proprio di ogni singolo temperamento. Poiché il temperamento influenza fortemente l'esito di una controversia è importante riconoscere il ruolo che svolge e assumersene la «responsabilità». La storia del pragmatismo, fin dalle sue origini, è stata un conflitto di temperamenti. I pragmatisti erano diversi l'uno dall'altro per background, interessi, studi compiuti, tuttavia vi erano una serie di "somiglianze di famiglia", che li portò a considerarsi un movimento filosofico. Per mettere in luce le differenze di tono e di stile tra i pragmatisti contemporanei considererò Putnam e Rorty come esempio paradigmatico di tipologie temperamentali di pensatore pragmatista (tipologie ovviamente non "pure"). Le loro differenze temperamentali, infatti, ci aiutano a comprendere meglio il fecondo scambio di opinioni in corso tra i pragmatisti contemporanei.
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