pexolo di pexolo
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Meditazioni cartesiane


Husserl ha la consapevolezza che ogni inizio del filosofare dev’essere un inizio cartesiano, laddove per questo s’intende una considerazione della filosofia come «egologia», cioè una fenomenologia che fa riferimento al chiarirsi ed al costituirsi della soggettività trascendentale. «Ogni filosofia dev’essere sviluppo radicale di motivi cartesiani». Il grande merito di Cartesio fu il riconoscimento della soggettività come fondamento di ogni sapere, come cogito (pensiero) e come evidenza immediata e originaria. Tuttavia, Husserl indica anche quali furono i limiti della posizione cartesiana: anzitutto sottolinea che nella fenomenologia non rimane nulla dei contenuti dottrinali del cartesianesimo, quindi non ritiene possibile che il dubbio metodico lasci il posto alla verità e, in particolare, vede nel dualismo tra res cogitans e res extensa «l’errore fatale di Cartesio», che consiste soprattutto nell’aver definito la soggettività una res (pur differente dalla res extensa), cioè nell’averla sostanzializzata, ontologizzata quale sostanza autonoma (con un suo spazio proprio, come se la soggettività occupasse uno spazio, una soggettività che, al pari di quella kantiana, è fin troppo “mondana”, è un «lembo» del mondo) dalla res extensa. Definita in termini di sostanza, la soggettività cartesiana è troppo inserita in una dimensione psicologica, non pura come voleva Husserl, non è propria di un Io trascendentale, bensì di un Io empirico; ulteriore errore cartesiano dovuto all’affermazione del dualismo è l’incomunicabilità delle due sostanze, per cui permane un problema fondamentale nel riconoscimento del mondo (“chi mi garantisce che io conosco il mondo, se il mio io è costituito in maniera completamente differente da esso?”) per la cui soluzione Cartesio è costretto ad affermare l’esistenza di Dio. Questo problema, secondo Husserl, andava risolto previamente sostituendo alla celebre espressione cogito ergo sum «ego cogito cogitatum», cioè “io penso gli oggetti, dunque sono”, in quanto è attraverso la presenza del mondo che garantisco la mia esistenza, attraverso l’inseità del mondo che è dentro la soggettività. La fenomenologia husserliana termina paradossalmente con un richiamo a Sant’Agostino, «se cerchi la verità non andare fuori di te stesso», quindi in uno spiritualismo assoluto e costruttivo: l’esito ineludibile della filosofia è quindi un «solipsismo metodico», per cui compito della filosofia è arrivare ad un solipsismo trascendentale, ad un egocentrismo.

Intersoggettività


Se la filosofia conduce ineluttabilmente ad un solipsismo, allora noi siamo leibnizianamente delle monadi, senza porte e senza finestre, per cui Husserl si trova a dover risolvere il problema della comunicazione, dell’intersoggettività, del rapporto con gli altri; egli non riesce a risolvere pienamente questo problema, in quanto non è a suo avviso possibile un’intersoggettività diretta (comunicazione diretta fra coscienze); tuttavia, qualche risultato a tal proposito lo avranno inaspettatamente gli allievi di Husserl, cui egli aveva lasciato delle possibili indicazioni. L’intersoggettività è possibile solo attraverso la dimensione corporea, non intesa fattualmente come relazione fra oggetti, ma fra corpi viventi, cioè fra corpi che sono allo stesso tempo spirito e corpo, fra spiriti che vedono il corpo vivente dell’altro, è un’intersoggettività analogica, cioè per analogia di comportamenti, un’intersoggettività dell’«appercezione trascendentale» o della «trasposizione appercettiva», per cui io percepisco i movimenti del mio corpo vivente, vedo i movimenti degli altri corpi viventi e quindi trasporto analogicamente il rapporto fra il mio soggetto con il mio corpo nel condizione degli altri. Il soggetto è irriducibile, perciò l’unica relazione possibile deve partire dal corpo, configurandosi mediatamente attraverso rappresentazioni soggettive, attraverso un’esperienza indiretta della corporeità vivente dell’altro. Ancora paradossalmente, in una filosofia che declina in un solipsismo metodologico, Husserl deve concludere che è proprio attraverso l’intersoggettività che possiamo arrivare all’oggettività del mondo, è essenziale la dottrina di co-soggetti, intersoggetti che costituiscono oggettivamente il mondo; l’autentica oggettività è il risultato della comunità degli uomini.
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