pexolo di pexolo
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La morte di Empedocle


La dialettica tra ethos della rinuncia e eros/thanatos del desiderio - che costituisce forse l'autentico baricentro dell'intera opera di Hölderlin - si coglie anche nella tragedia Empedokles (La morte di Empedocle), composta tra il 1798 e il 1800 in tre diverse redazioni (tutte incompiute), a cui si aggiungono altri abbozzi e scritti teorici, in parte precedenti. Al centro del dramma vi è la figura del filosofo e politico agrigentino, che secondo la leggenda si sarebbe suicidato precipitandosi nell'Etna. Nelle tre stesure del dramma questo gesto assume delle connotazioni diverse, così come di volta in volta diverso è il rapporto tra Empedocle e la comunità. Decisivo è comunque che Hölderlin presenti Empedocle come un rivoluzionario, un uomo in grado con le sue idee di sovvertire il sistema politico della città, e che per questo rappresenta una minaccia per le istituzioni, che infatti lo esiliano. La volontaria morte di Empedocle nel cratere rappresenta così (almeno nella prima stesura) un sacrificio estremo dell'uomo alla sua idea: il filosofo «ritorna» nel grembo della natura per non diventare un dittatore, lasciando alla comunità il suo testamento spirituale di libertà e fratellanza. Ma l'unione dell'uno col tutto realizzata nel sacrificio estremo del suicidio appare nella seconda e in particolare nella terza stesura ugualmente un gesto di hybris, al punto che il protagonista deve riconoscere che la sua morte è in realtà eterodiretta, strumento di un generale disegno della natura, e non espressione di una volontà individuale.
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