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Heidegger

Periodo esistenzialista, periodo fenomenologico.
Aderì al nazismo e questo proietta un'ombra sul suo profilo, un'ombra che però non inquina la sua filosofia.
Nasce nel 1889 famiglia cattolica.
Essere e tempo: opera che rappresenta il suo primo periodo di pensiero, zain und zaint.
"Benché la metafisica sia un vanto del nostro tempo, il problema dell'essere oggi è dimenticato": già in esordio c'è una distinzione tra metafisica, che è indagine sulla sostanza, e ontologia, indagine sull'essere. Il problema dell'essere riguarda quel particolare ente che è l'uomo. L'uomo è quell'ente che si pone il problema dell'essere e questo perché l'uomo è caratterizzato dall'esistenza, ex-fuori. Si pone il problema dell'essere perché ha la possibilità di mettersi in panoramica rispetto alla sua esistenza, si può interrogare sulla propria situazione di vita. Usa anche un altro termine che è da zain= esserci, dice che "l'uomo non è ma c'è" intendendo che è presente al suo contesto, è aperto al mondo, consapevole del contesto a cui appartiene, è immerso in un contesto.

Esistenza come capacità di interrogarsi. Dice: "mentre le cose esistono nel mondo (Cioè completamente calate dentro al mondo), l'uomo vi esiste. Le cose non hanno la possibilità di mettersi in panoramica e quindi non possono domandarsi che senso ha il mondo. L'esistenza differenzia l'uomo dalle cose.
Essere e tempo: perché è possibile all'uomo interrogarsi sulla vita? L'uomo è caratterizzato dalla dimensione del tempo (Nietzsche e Bergson), c'è un prima e un poi e ciò consente all'uomo di domandarsi. Di queste domande la fondamentale e perché esisto?--> per quale scopo, finalità esisto? Concetto di meta da raggiungere che quindi ha bisogno della dimensione del futuro. Unica risposta, unico obiettivo che riusciamo a vedere con chiarezza è la morte e noi siamo in corsa verso la morte, siamo proiettati verso quest'unico traguardo, non ne vediamo altri. "Io sono per la morte", l'uomo esiste in vista per la morte e percio c'è qualcosa di più contraddittorio? È una risposta sconcertante, che rivela l'assurdo della vita e ne genera un'altra si domanda: "perché sono nato se esisto per la morte?". La nascita è collocata nel passato. Verso quale obiettivo futuro vado (futuro)? Perché sono nato (dimensione del passato)? Questa seconda domanda non ha risposta, ma non le toglie la forza di domanda essenziale. L'unica risposta è una non risposta, cioè l'uomo si sente gettato nel mondo, non sono nel mondo come essere avente una giustificazione, io mi sento nel mondo gettato.

L'uomo è un essere caratterizzato dell'esistenza e questa consiste nell'apertura dell'essere al suo contesto. L'uomo c'è, e questo essere in un contesto è consapevole, sa di essere in una situazione. Questa capacità che ha sul' interrogarsi sulla sua esistenza e consentito dal l'orizzonte della temporalità, nel futuro, cosa vado a realizzare di fronte al fatto che si prospetta come unica risposta la morte e quindi l'essere si rivela contraddittorio e bilacerato, da qui la domanda allora perché sono nato, che riguarda il mio passato. Di fronte a questa domanda non c'è risposta e l'uomo si sente gettato, non giustificato nel mondo. Leopardi diceva che nascere è "stato violento", l'esistenza e scaldalo, come qualcosa di non giustificato e non giustificabile quindi come un atto di prepotenza.
Il sentimento prevalente è l'angoscia (Kirkeegaard). Proprio perché l'uomo è comunque chiamato alla consapevolezza di questo suo essere gettato, l'unica possibilità che ha è riconoscere il suo stato e accettarlo facendolo proprio, presa di conscienza, fare propria l'assenza di spiegazioni e la morte senza ribellioni e rifiuti, ma non è una cosa facile. Proprio per evitare di riconoscere la sua situazione l'uomo tende ad occultare l'orizzonte. L'immagine di Sisifo: lui ritorna dove lo riprendere e Sisifo sorride, ha accettato la sua condizione e la fa propria.
- Resistenza inautentica: che tende a fuggire attraverso l'affacendamento, cioè il fatto che l'uomo si prende degli obiettivi a breve termine, ci caliamo all'interno del tempo rifiutando di guardarlo in panoramica, senza sapere in generale cosa succederà,siamo tutti presi da questi piccoli obiettivi che dopo un po di tempo non sapremo più di aver avuto. In questo affaccendarsi in obiettivi intermedi evitiamo di chiederci "una volta che ho conseguito questo, la mia vita, l'insieme che senso ha?".

Pascal lo chiamo il divertissement, il divergere, che non è necessariamente evasione ma anche un impegno talmente serio da toglierci qualsiasi altra energia come una scienziato con la scienza. Ma anche questo è un modo per divergere dalle domande essenziali a cui non è possibile dare risposte.
- Negare la propria esistenza (= punto di vista in panoramica, calarci nel mondo e sostituire la dimensione del futuro è la dimensione del passato): ci si limita al presente, si nega apertura verso passato e futuro, portatori di domande angoscianti.
"Benché la rinascita della metafisica sia un vanto del nostr tempo il problema dell'essere è ormai dimenticato": la metafisica altro non è che la visione della semplice presenza, la metafisica parla di una sostanza che è eterno presente,come tre il problema dell'essere va oltre ed è quello che chiama in causa l'esistenza.

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