Mongo95 di Mongo95
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La terza sezione della prima parte di Essere e tempo non sarà più elaborata da Heidegger, in quanto il filosofo giunge alla conclusione che la questione dell’essere in generale sia forse irrisolvibile. Dopo il 1927 Heidegger muove proprio da questa incompiutezza per sondare nuove possibilità di pensiero.
Dopo Essere e tempo, la ricerca di Heidegger si muove lungo una via ontologico-storica il cui documento principale è un corso universitario tenuto nel 1929 dal titolo Kant e il problema della metafisica. Radicalizzando la concezione kantiana della metafisica come “disposizione naturale” dell’uomo, Heidegger afferma che il carattere metafisico dell’esserci coincide con la sua finitezza e quest’ultima con la comprensione dell’essere. Ne consegue che non solo l’esserci è finito, ma è finito anche l’“essere stesso” che viene compreso. Nella celebre prolusione su Che cos’è la metafisica? Heidegger afferma che questa, al contrario delle altre scienze, si interroga proprio sul “niente”, inteso come l’esperienza che l’esserci fa nello stato d’animo dell’angoscia e dello spaesamento, quando si trova di fronte alla totalità dell’ente di cui non possiede la chiave. Questo niente è un fenomeno originario, appartenente all’essere dell’ente: quando noi comprendiamo l’essere, trascendendo l’ente nella sua totalità, il suo senso non può che sfuggirci; e questa sottrazione è tutt’uno con l’essere stesso in quanto radicalmente differente dall’ente. E l’uomo a sua volta è “il luogotenente del niente”, e resta sospeso in esso, proprio perché comprendere l’essere.

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