silur di silur
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Hegel nacque nel 1770 a Stoccarda. Studiò un biennio filosofia all’università di Tubinga, poi per un triennio teologia. La mentalità illuminista che governava nell’università tuttavia non lo entusiasmò.
Hegel condivise gli ideali della Rivoluzione Francese e si narra che abbia preso parte insieme a Shelling e Holderin alla cerimonia che celebrava gli ideali rivoluzionari con la simbolica piantagione dell’albero della libertà. Invece di dedicarsi alla carriera ecclesiastica decise di fare, prima a Berna poi a Francoforte, il precettore (erano pagati poco e non erano considerati grandi intellettuali). Nel frattempo si dedicò agli studi di storia politica ed economica, ma i suoi interessi teologici restarono vivi. Morto il padre, grazie all’eredità, poté dedicarsi esclusivamente agli studi, che continuò all’Università di Jena, la più famosa, dove avevano insegnato Fichte (rettore), il quale era stato poi sostituito da Shelling ed i fratelli Schlegel (iniziatori del romanticismo letterario, promotori di cultura). In questa università conseguì la docenza universitaria, che gli permetteva di insegnare. Nello stesso periodo scrisse la sua prima grande opera, la Fenomenologia dello Spirito, alla quale lavorava da 5 anni. A causa delle difficoltà economiche accettò la direzione della “Gazzetta di Bamberga”, grazie alla quale entrò in contatto con i fatti dell’epoca. Dopo di che si trasferì a Norimberga dove divenne direttore del ginnasio. A Heidelberg, dove era stato chiamato dall’università, pubblicò l’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio (=riassunto). Infine si trasferì a Berlino, dove morì nel 1831. Qui, le connivenze con il potere politico, gli permisero di esercitare una vera e propria egemonia culturale; fu il periodo di maggior successo. In questo periodo scrisse solo un opera, Lineamenti di filosofia del diritto, in quanto era impegnato con le lezioni, le quali venivano pubblicate come dispense universitarie. Queste furono pubblicate alcune prima altre dopo la sua morte, da ricordare sono Lezioni sulla filosofia della storia e Estetica. Tra i scritti giovanili, pubblicati nel periodo di Berna e Francoforte, spiccano invece i scritti teleologici come La vita di Gesù.

L’amicizia di Hegel e Shelling andò incontro ad un periodo di odio dovuto a contrasti riguardo le loro idee. Le critiche di Hegel erano rivolte al sistema filosofico, in particolare l’arte e l’idea di assoluto. Egli affermava “l’assoluto è come una notte in cui tutte le vacche sono nere”. Con questo voleva dire che il concetto di assoluto di Shelling era troppo vago e confuso, mentre egli era un filosofo sistematico e della mediazione. Inoltre non era interessato dalla natura, piuttosto dall’essere umano. A dimostrazione di ciò, quando andò a fare una gita in Svizzera con alcuni suoi amici, tutti rimasero affascinati dalla sublimità del paesaggio, mentre egli non ne fu colpito, mentre invece lo entusiasmò un rifugio in cui alcune persone facevano il formaggio.

A lui lo emozionava l’essere umano, in questo caso la sua laboriosità.

Per Hegel la realtà è fatta di movimento, di trasformazione continua, la fonte di energia che fa accadere tutto questo è lo Spirito. Egli sottolinea che il movimento proprio dello Spirito è il “movimento del riflettersi in se stesso”; in questa riflessione circolare Hegel distingue tre momenti: l’essere in sé; l’essere altro o fuori di sé; il ritorno a sé o l’essere in sé e per sé. Questi tre momenti sono rispettivamente denominati “idea”, “natura”, “Spirito”. Essi a livello cronologico coesistono ma sono distinguibili dal punto di vista razionale. L’idea ha in sé il principio del proprio svolgimento e, in funzione di questo, prima si obiettiva e si fa natura “alienandosi”, e poi, superando questa alienazione, perviene a sé medesima. Lo Spirito non è altro che l’idea che si realizza e si contempla mediante il proprio sviluppo. Lo sviluppo dell’idea è studiato nella Logica, nella Filosofia della Natura si occupa della natura, infine nella Filosofia dello Spirito dello Spirito.
Il ritmo con cui la realtà si muove e si sviluppa è la il ritmo della dialettica, chiave interpretativa della realtà. Essa è il principio unificatore della realtà, che la determina e la caratterizza. E’ la formula per capire la realtà, che ci permette di vedere noi stessi in una prospettiva universale. Infatti l’uomo fa parte dello stesso disegno divino, il caso non esiste, ma Hegel afferma “tutto ciò che è reale è razionale, tutto ciò che è razionale è reale”.

Egli supera la definizione kantiana di dialettica e le distinzioni che Kant aveva fatto, secondo lui la capacità umana di cogliere lo Spirito è assoluta. Non c’è solo un modo per arrivare all’assoluto, come credevano Fichte e Shelling, egli a differenza di loro non crede nell’intuizione, ma la vita dello Spirito è fatta di fasi che non vanno saltate. Su questo si basa la sua critica al Romanticismo, l’errore compiuto dai romantici era proprio la pretesa di cogliere immediatamente l’assoluto, bruciando le tappe. Per Hegel al contrario, il coglimento della verità è “assolutamente condizionato dalla mediazione”. Egli supera il metodo dei romantici utilizzandone uno capace di portare al di là dei limiti dell’intelletto, al punto da garantire la conoscenza scientifica dell’infinito, che non è altro che la dialettica. Gli antichi, sosteneva Hegel, avevano fatto un grande passo sulla via della scientificità, in quanto avevano saputo elevarsi dal particolare all’universale. Tuttavia per Hegel le idee platoniche e i concetti aristotelici erano rimasti bloccati in una rigida quiete e quasi solidificati, a differenza della dinamicità della realtà. Il cuore della dialettica Hegeliana è il movimento, natura stessa dello Spirito, circolare o a spirale con ritmo triadico.
Il cammino che la ragione percorre per arrivare all’assoluto segue il metodo dialettico, che è il processo secondo cui lo Spirito conosce sé stesso e si rende conoscibile all’uomo. Questo cammino si svolge in tre fasi, a partire da un’affermazione (chiamata tesi), alla quale molti pensatori si fermarono, ma essa è statica, è fine a sé stessa. La spinta che la mette in movimento, dice Hegel, viene data dalla sua negazione, l’antitesi. La terza tappa infine è la sintesi, che è l’unione delle prime due. La logica Hegeliana è rivoluzionaria in quanto si basa sulla contraddizione, mentre quella aristotelica si basava sui principi di identità e non contraddizione (ed è su di essa che si basa la logica moderna). Per Hegel la logica classica è inutile, per lui bisogna accettare ed affrontare le contraddizioni per arrivare alla sintesi finale. Eliminandole invece si ritornerebbe al punto di partenza.
TESI: A = A; ANTITESI: A = non-A; SINTESI: B = A + non-A (logica Hegeliana)
[Nella logica aristotelica si parte e si arriva a A = A]
Hegel chiama il primo momento, la tesi, lato astratto o intellettivo. L’intelletto è sostanzialmente la facoltà che astrae concetti determinanti e che si ferma alla determinazione dei medesimi. Esso fornisce una conoscenza che resta chiusa nel finito, il pensiero filosofico deve dunque andare oltre i limiti dell’intelletto. Questa è una peculiarità della ragione, la quale ha un momento negativo ed uno positivo. Il primo coincide con l’antitesi, che consiste nello smuovere la rigidità dell’intelletto e dei suoi prodotti. Il secondo invece con la sintesi, che coglie l’unità delle determinazioni contrapposte, ossia il positivo che emerge nella risoluzione degli opposti. La verità raggiunta attraverso il momento della sintesi è definita inveramento, ultima fase della dialettica.
La metafora che riassume la dialettica di Hegel è quella del seme-fiore-frutto.
Il seme, che sembra completo in sé stesso ed autosufficiente, ma in realtà è destinato a diventare altro, rappresenta la tesi.
Il fiore invece che è diverso dal seme ma realizza ciò che in esso era semplicemente abbozzato, rappresenta l’antitesi.
Il frutto infine sembrerebbe un ulteriore negazione perché non è ne il seme ne il fiore, in realtà contiene in sé entrambi. E’ il risultato finale, il superamento e l’inglobamento dei precedenti. Esso rappresenta la sintesi.
Il paradosso della sintesi di Hegel viene definito aufhebung, una parola tedesca che racchiude in sé due termini: aufh, cioè togliere e bung, tenere. Essa infatti elimina la contraddizione ma nel frattempo la trattiene in sé. La contraddizione in fatti non va annullata ma portata alle estreme conseguenze e affermata. La sintesi è qualcosa di concreto che rappresenta ciò che si è sviluppato nel tempo.

Fenomenologia dello spirito

La fenomenologia è lo studio delle manifestazioni dello Spirito (fenomeno = ciò che appare), che si realizza nella natura, nella storia e nella coscienza umana. E’ un romanzo di manifestazione dello Spirito che analizza da una parte lo sviluppo della coscienza individuale e dall’altra gli effetti dello sviluppo della coscienza individuale nella storia. Il suo scopo è quello di purificare la coscienza empirica ed innalzarla mediatamente fino allo Spirito ed al Sapere assoluto. Nella fenomenologia dello Spirito vi sono due piani che si intersecano, uno è la via percorsa dallo Spirito per giungere a sé attraverso tutte le vicende della storia del mondo, l’altro è quello del singolo individuo empirico che deve ripercorrere quella stessa via e farla propria. La storia della coscienza dell’individuo non può pertanto essere altro che il ripercorrere la storia dello Spirito. L’itinerario fenomenologico percorre le seguenti tappe: Coscienza, Autocoscienza, Ragione, Spirito, Religione, Sapere assoluto. La tesi di Hegel è che ogni coscienza è autocoscienza; a sua volta l’autocoscienza si scopre come Ragione; infine la Ragione si realizza pienamente come Spirito che raggiunge il suo vertice, tramite la Ragione, nel Sapere assoluto.
Secondo Hegel lo Spirito è come un bambino: perfetto in sé stesso, al centro dell’attenzione nella sua famiglia, che crescendo deve affrontare il mondo esterno. L’adulto contiene in sé tutto il percorso svolto, la fase da bambino, i turbamenti adolescenziali,… . Quando arriviamo all’armonizzazione di tutto il passato raggiungiamo la maturità. Le tappe di questo processo si possono studiare studiando la storia, non quella del singolo uomo, ma dell’umanità. Il processo dialettico, ovvero il procedere della realtà, della storia, porta ad un evoluzione. Hegel è il primo filosofo della storia, ovvero il primo a interpretare filosoficamente la storia, a cercare in essa un fine ultimo e la motivazione per cui sono successe determinate cose. Prima di lui i filosofi non avevano ancora riflettuto sul progresso portato dalla storia, al miglioramento che si realizza servendosi dello sviluppo umano.
Hegel trova delle figure che emblematicamente rappresentano ognuna una fase dello sviluppo dello Spirito. La prima fase è la Coscienza, che guarda e conosce il mondo come indipendente da sé. La seconda è l’Autocoscienza, che dapprima considera l’altro come inessenziale e negativo, ma subito si scontra con le altre autocoscienze e nasce la “lotta per la vita e per la morte” attraverso la quale essa si realizza. Questa fase è rappresentata dalla distinzione servo-padrone. Apparentemente è il padrone il più “forte”, egli ha messo ha repentaglio la sua vita per prevalere sugli altri. Il servo invece non ha saputo mettersi in gioco o vincere, per questo è stato sottomesso (in passato venivano schiavizzati coloro che perdevano in battaglia). La situazione però arriverà al rovesciamento delle parti, grazie allo sviluppo di un momento dialettico. Infatti è il lavoro ciò che consente lo sviluppo dello Spirito, quindi è il servo, pur non lavorando per sé stesso ma per gli altri, ad arricchirsi, mentre il padrone diventa “dipendente dalle cose” e disimpara a fare tutto ciò che fa il servo. Inoltre il padrone non può realizzarsi pienamente come autocoscienza perché lo schiavo, ridotto a cosa, non può rappresentare il polo dialettico con cui confrontarsi; invece il servo ha nel padrone un polo dialettico che permette di riconoscere in lui la coscienza, perché la coscienza del padrone è quella che comanda e il servo fa ciò che il padrone comanda. I rapporti si invertono ed Hegel rivaluta qualcosa di negativo come la schiavitù come progresso. Tuttavia l’autocoscienza giunge a piena consapevolezza solo attraverso le successive tappe: Stoicismo (che rappresenta la libertà della coscienza, la quale, riconoscendosi come pensiero, si pone al di sopra della signoria e della schiavitù), lo Scetticismo e la Coscienza infelice, con la quale,secondo Hegel, nell’epoca romantica si raffigura lo Spirito. Egli vede infatti nella sua epoca una frattura profonda tra l’uomo e il mondo e l’uomo e Dio. L’uomo è infelice perché è incompleto e non si sente inserito nel tutto. Le cause sono due: la prima è il cristianesimo che pone l’uomo come inferiore nei confronti di Dio. La seconda è l’illuminismo che differenzia l’uomo e la natura. Secondo Kant fenomeno e numeno non possono comunicare. L’ambizione dei filosofi idealisti è colmare questa frattura ed a riuscirci fu l’idealismo di Hegel. A Fichte mancava il metodo mentre Shelling parla di rapporto con l’assoluto in riferimento all’arte. Hegel vede il momento dell’antitesi come momento di travaglio per la nascita di qualcosa di nuovo (infatti utilizza la metafora del parto).
I Bildungsromane sono romanzi di formazione che si collocano soprattutto in ambito della cultura tedesca, per esempio il Wilhem Meister di Goethe. I personaggi di questi romanzi incontrano una serie di difficoltà e, attraverso il duro tirocinio di un’esperienza sofferta, superano le loro originarie convinzioni che via via risultano illusorie e arriveranno alla verità. La fenomenologia di Hegel può essere considerata come un grande romanzo di formazione filosofico in cui però il protagonista è sia l’individuo empirico, sia lo Spirito stesso.

Logica

La logica si svolge sul piano guadagnato dalla fenomenologia, quello del Sapere Assoluto. Essa è lo studio della struttura del tutto, nel senso che la logica stessa è l’autostrutturarsi del tutto. La tesi di fondo della logica hegeliana è che pesare e essere coincidono: il pensiero, nel suo procedere, realizza se stesso e il proprio contenuto. Il Dio che viene esposto è l’elemento puro del pensiero (logos) che, per diventare spirito, deve prima alienarsi nella Natura e poi superare questa alienazione.
Qui Hegel analizza l’Idea, primo momento dello sviluppo dello Spirito. Essa è la parte più astratta e si svolge in tre fasi: essere (condizione primaria di tutto), essenza (consiste nell’astrazione delle qualità, nel nudo dell’essere), concetto (sintesi degli altri due). Nella logica dell’essere la dialettica procede in senso orizzontale, mediante passaggi che portano da un termine a un altro che assorbe in sé il precedente. Nella logica dell’essenza si ha lo sviluppo in profondità di vari termini in un loro “riflettersi” reciproco proteso verso le radici dell’essere. Nella logica del concetto il pensiero si attua nella dimensione della circolarità, ciascun termine procede nell’altro fino ad identificarsi dialetticamente con esso, e tutto è un autodispiegarsi del Soggetto, il quale è tutta la realtà.
L’idea, perfetta in sé stessa, deve entrare in contatto con il mondo delle cose, della natura, ed ecco che si aliena in essa. Il primo punto dell’antitesi è infatti chiamato alienazione, processo in cui l’idea nega se stessa, esce da sé e diventa un’altra cosa. E’ un momento doloroso in cui l’Io, l’idea, sembra perdere la propria identità. Il momento della sintesi è invece quello dello Spirito, in cui l’idea e la natura, l’astratto e il concreto, si uniscono. Il momento finale di questo processo è la realtà, la totalità. Da essere si è passati ad essenza, che è il nocciolo delle cose, il nucleo dell’essere che permette di distinguere le cose. Non ci si può fermare al concetto (come faceva Kant) ma bisogna andare avanti. L’intelletto, che secondo kant divideva la realtà in fenomeno/numeno, si esprime attraverso i concetti, i quali non stanno nella nostra struttura conoscitiva ma nella realtà. Infatti la nostra struttura conoscitiva rispecchia la realtà. L’idea, secondo Hegel, è lo stadio finale, conclusivo e più completo della logica.

Filosofia della natura

Quest’opera, se confrontata con la ricchezza di contenuti della Filosofia dello Spirito, è deludente. Questo perché Hegel non era attratto alla natura né sensibile ad essa. Egli cerca di cercare in essa l’attività dello Spirito. La natura è l’antitesi, la negazione dell’Idea di cui essa ha bisogno per affermarsi per poi dare luogo al terzo momento della sintesi, lo Spirito. Hegel insiste molto sul momento di negatività costituito dalla Natura, che è “decadenza dell’Idea da sé” (l’idea si aliena nella natura e non si riconosce) e insiste sulla sua “impotenza”. Per questo motivo alcuni filosofia chiameranno l’opera “pattumiera del sistema di Hegel”, perché nella Natura intravede più momenti negativi.

F

ilosofia dello spirito

La filosofia dello Spirito, come le altre opere hegeliane, è strutturata in maniera triadica:
-spirito soggettivo: qui converge il lavoro preliminare della fenomenologia: lo Spirito è sulla via della propria autorealizzazione e autocoscienza. E’ a livello dello sviluppo individuale.
-spirito oggettivo: qui l’uomo esce dal suo isolamento e si pone in rapporto con la società; Hegel analizza la società, al suo sviluppo fino ai suoi tempi. Qui lo spirito si autoattua come libertà.
-spirito assoluto: la filosofia è il suo coronamento; lo spirito si autoconosce pienamente come principio e verità di tutto.
[secondo Hegel il filosofo deve guardare alle cose dopo che sono accadute, questo è infatti l’unico modo per osservarle con razionalità, che non cogliamo se viviamo il momento. Nella prospettiva hegeliana sono presenti molte filosofie antiche che lo hanno ispirato]

Ognuna delle tre tappe è divisa in altre tre parti.
Lo spirito soggettivo si divide in antropologia, fenomenologia e psicologia.
Lo spirito oggettivo, nocciolo della filosofia hegeliana, è formato da diritto, moralità e eticità.
Diritto → hegel è molto concreto e analizza le forme di stato, di convivenza civile, … Quello che egli fa è un discorso politico e sociale. Il diritto lo riprenderà anche successivamente in un opera a sé. Egli è molto interessato da esso in quanto è il primo passo verso una convivenza civile. Il momento del diritto viene anche chiamato “diritto astratto”, esso vede le persone come pura forma, che sono dovute ad un rispetto formale delle leggi.
Moralità → in questo momento l’uomo scopre la sua coscienza, ma commette un errore: considera la legge morale più importante di quella civile. Ciò porta gli uomini ad andare contro le leggi, e a scindere tra loro l’Io e la società. Il rischio maggiore di quest’errore è quello di pensare, come i romantici, di rappresentare la perfezione nella lotta tra l’Io e il mondo, e non voler tradurre la propria perfezione in realtà per non sporcarsi le mani con essa.
Eticità → Questo è il momento di sintesi, in cui l’anima morale (kantiana) capisce di esser parte della realtà. In questo stadio l’individuo si evolve e capisce che per realizzarsi deve obbedire alle leggi dello stato. Non c’è più scissione ed obbedendo alle leggi l’uomo diventa perfetto. L’eticità a sua volta si articola in tre istituzioni: famiglia, società e stato. Le istituzioni nascono dalle esigenze più profonde dell’essere umano, non sono qualcosa di convenzionalmente scelto dagli uomini.
Famiglia → Hegel parla di essa come unione dell’amore tra un uomo e una donna, si basa sull’amore e sulla libera scelta. Egli va oltre i matrimonio combinati che si facevano allora. Lo scopo di questo primo nucleo di una società è l’educazione dei figli e una valenza economica.
Società → quando i figli crescono la famiglia si apre alla società civile. Le famiglie entrano in contatto tra loro, si muovono come atomi in cui ognuno tende a sopraffare l’altro spinti dal successo e dai soldi. Per questo non ci si può fermare a questo stadio ma bisogna andare oltre.
Stato → esso è la sintesi della famiglia e della società che nasce come creazione degli individui per far fronte ad alcune necessità. E’ una garanzia di libertà degli uomini, è una realtà quasi divina che va venerata con un obbedienza assoluta. Le forme di stato che Hegel analizza sono andate perfezionando la società, inoltre lo stato è etico: realizza l’eticità dei cittadini.
La storia del mondo, nata dalla dialettica degli Stati, non è altro che il dispiegarsi dell’Idea e si svolge secondo un piano razionale. Nella filosofia della Storia invece lo spirito oggettivo si particolarizza come “spirito del popolo” e tutti gli spiriti nazionali sono manifestazioni diverse dello “Spirito del mondo” (Weltgeist), il quale si serve dei popoli per tessere i suoi disegni (è questa “l’astuzia della ragione”). Ma se delle grandi fasi della storia del mondo l’ultima è quella in cui lo spirito sembra essersi pienamente realizzato, la dialettica parrebbe arrestarsi. Hegel, essendo un filosofo della storia, ha l’ambizione di comprendere la totalità, tutto nella storia, secondo lui, ha una giustificazione. Egli parla di “astuzia della ragione” o di “eterogenesi dei fini” (ovvero i fini prefissi nella storia vengono ottenuti diversamente da come ci si aspetta). Infatti la storia per ottenere i propri scopi si serve di espedienti. Per arrivare alla pace si serve della guerra, per arrivare alla libertà della tirannide.
Lo spirito assoluto è un ulteriore sviluppo dello Spirito che corrisponde con la sua piena realizzazione. In questa fase l’Idea conclude il suo ritorno a sé, lo Spirito assoluto è l’Idea che si autoconosce in maniera assoluta. Lo spirito comprende sé stesso attraverso tre attività umane: Arte, Religione e Filosofia, che sono tre momenti compresenti nella nostra realtà che raffigurano tre diversi modi di vedere lo Spirito. Hegel presenta due prospettive da cui può essere visto lo spirito: partendo dall’individuo o partendo dallo spirito stesso, che esce fuori di sé per essere conosciuto dall’uomo e conosce sé stesso attraverso l’attività umana.
Arte → primo momento in cui lo spirito conosce sé stesso attraverso i sensi, l’intuizione sensibile.
Shelling vedeva l’arte come il momento supremo. Hegel invece lo considera importante ma non tanto da completare lo sviluppo dello spirito in quanto si basa sull’intuizione sensibile. L’arte non è autosufficiente, non è il momento supremo e va completata. Parlando d’arte egli predilige le forme tipiche del romanticismo, per esempio la musica. Egli nella storia dell’arte rintraccia le fasi fondamentali del suo sviluppo: l’arte orientale (in cui la forma è più importante del contenuto), l’arte classica,greca e la rivisitazione dei classici nel rinascimento (qui spirito e materia, forma e contenuto sono in un accordo perfetto) infine l’arte romantica in cui il contenuto eccede la forma. Essa rappresenta un momento di stallo rispetto all’arte classica, caratterizzata da equilibrio e perfezione; molti artisti non riuscivano ad esprimere la ricchezza dei contenuti. L’arte romantica ha impresso una svolta dopo la quale l’arte non sarà più la stessa; infatti dopo essere giunti ad un equilibrio (con l’arte classica) esso viene di nuovo destabilito, ma in senso opposto. Secondo Hegel con l’arte romantica l’arte muore.
Religione → nel cammino dello spirito assoluto essa rappresenta un gradino superiore rispetto all’arte. E’ una narrazione, una rappresentazione dello spirito. (i vangeli sono la narrazione della vita di Gesù). Anch’essa si divide in tre momenti: le religioni orientali, che sono le più antiche, la religione greca e infine quella cristiana. La filosofia di Hegel è stata definita eliodromica (elios=sole, dromos=percorso). Il percorso che egli fa della storia dello spirito segue infatti lo stesso cammino del sole., da oriente ad occidente.
Filosofia → Hegel vede in essa il massimo sviluppo dello Spirito assoluto. Tutte le tappe del pensiero sono momenti in cui lo spirito conosce sé stesso. Secondo Hegel l’individuo non ha importanza, ciò che importa è il suo pensiero (per esempio non importa se sia stato Platone ad esaltare un certo momento … ). La filosofia è nata in Grecia e le tre tappe del suo sviluppo sono: filosofia Greca, Medioevale, Romantica (che coincide in Germania con l’idealismo). Hegel rappresenta l’idealismo assoluto, ovvero il modo in cui lo Spirito acquisisce piena consapevolezza di sé. Ma se la filosofia idealista rappresenta il culmine della filosofia, oltre la quale non si può andare, questo significa che la storia della filosofia è finita? Hegel non risponde a questa domanda in quanto egli afferma che la filosofia non può prevedere il futuro, ma può soltanto interpretare ciò che finora è accaduto.

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