Hegel

Georg Hegel è la terza grande figura dell’idealismo tedesco, che ebbe una notevole influenza nell’educazione dello stato prussiano sia sulla filosofia posteriore. Gli scritti dell’età giovanile sono raccolti negli Scritti teologici giovanili, dedicati alla religione e al cristianesimo, nei quali viene esaltato il cristianesimo come la religione più compiuta in quanto rappresenta la conciliazione tra Dio e l’uomo grazie alla figura di Cristo (unità con il divino). Già in questo primo momento si nota la tensione verso l’intero, nel quale, secondo Hegel, risiede la verità. La verità consiste nel superamento della separazione e della scissione.
Durante il periodo in cui il filosofo risiede a Jena (capitale tedesca del romanticismo), avverrà la pubblicazione di opere molto importanti. Prima tra queste Differenza tra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling, nella quale viene attaccato il sistema di Fichte in quanto privilegiava l’Io a discapito dell’oggetto e veniva invece esaltato il sistema di Schelling in quanto nell’assoluto veniva individuato il superamento tra soggetto e oggetto (apprezzamento che verrà seguito successivamente da una rottura). L’opera più rappresentativa di questo periodo è Fenomenologia dello spirito nella cui prefazione Hegel si allontanerà definitivamente da Schelling (in quanto l’assoluto schellinghiano verrà considerato come un’unità indifferenziata in cui le opposizioni vengono superate semplicemente perché si annullano).

Dopo aver lasciato Jena, Hegel si stabilì Norimberga dove si concentrò sulla composizione dell’opera scienza della logica nella quale il filosofo si preoccupò di assicurare alla filosofia un metodo scientifico al fine di conferirle una forma rigorosa per sottrarla alla vaghezza ed ai vuoti sentimentalismi romantici. Il filosofo sosteneva che la filosofia dovesse essere concreta ed evidente in grado di diventare un bene comune (riflessione razionale). Hegel voleva conferirle un ordine razionale.
La filosofia hegeliana vuole essere il sistema completo della realtà appresa con lo spirito. Essa deve tener conto della complessità delle cose e procedere oltre le divisioni dell’intelletto, senza però annullarle in quanto momenti parziali di una verità. La filosofia sarà dunque circolare (come lo spirito che procede in modo triadico) per cui la conclusione rappresenta il punto di partenza per un nuovo percorso.
I cardini del sistema hegeliano
1. La convinzione della razionalità del reale
Il primo concetto consiste nella convinzione che ciò che è razionale è reale e che ciò che è reale è razionale; il che significa che la realtà coincide con la realizzazione e il dispiegarsi progressivo di un principio razionale: lo spirito, definito anche come idea o assoluto. Tale principio costituisce un organismo unitario del quale ogni cosa è una manifestazione particolare. Esso è processo, ovvero trova la sua completa realizzazione soltanto alla fine del processo stesso. Per Hegel (a differenza di ciò che pensavano gli illuministi) la filosofia ha un compito descrittivo, cioè deve semplicemente constatare ciò che è già avvenuto e comprenderne la struttura. Deve chiarire ed esplicitare la legge razionale immanente nelle cose e negli eventi della storia. La riflessione viene dopo i fatti e riguarda la realtà, non quello che sarebbe potuto succedere. Questo porta Hegel ad affermare che il filosofo non può spingersi oltre l’orizzonte della propria epoca, deve analizzare i fatti accaduti per illuminarli con la ragione.
2. La coincidenza della verità con l’intero
Il secondo concetto è l’idea che la verità non consiste in una considerazione parziale delle cose, ma nella visione completa di esse. Hegel definisce astrazione il pensiero che non permette di cogliere tutti gli elementi e le sfumature di un avvenimento (astrazione=irrazionale). L’astrazione è tipica dell’intelletto in quanto nel suo processo analitico, separa e divide. È utile per fissare i tanti aspetti della realtà nella nostra mente ma non corrisponde al reale movimento del pensiero. Infatti dopo aver distinto occorre riunificare le differenti parti nella sintesi.
3. La concezione dialettica della realtà e del pensiero
La verità, cioè l’assoluto, non è una dimensione statica e compiuta data dall’inizio del processo ma coincide con lo sviluppo stesso. Esso è un soggetto che compie un percorso di progressiva manifestazione. Tale sviluppo segue una legge definita dialettica che è una regola interna della realtà e del pensiero (in quanto questi due piani corrispondono: realtà coincide con ragione). La dialettica si articola in tre momenti:
• Tesi, definita come momento intellettuale e coincide con la determinazione delle cose; la realtà apparirà costituita da oggetti separati ed opposti.
• Antitesi, definita come momento dialettico o della negazione e coincide con la realizzazione che ogni determinazione è necessariamente negata dalla determinazione opposta. Comprensione tramite il pensiero razionale che riesce a chiarire la realtà e il fatto che ogni cosa ha senso soltanto in relazione con tutte le altre.
• Sintesi, definita come momento speculativo e coincide con l’affermazione dell’unità delle determinazioni opposte. Al momento negativo dell’opposizione si sostituisce quello positivo della negazione della negazione.
[La struttura dialettica che Hegel imprima alla sua filosofia è comprensibile alla luce della sua educazione religiosa. Si può ricondurre infatti la figura di Padre, Figlio e Spirito Santo alla triade Tesi, Antitesi e Sintesi.]
La realtà, il pensiero ed anche la storia si articolano in modo dialettico. Partendo da dalla tesi che viene negata con l’antitesi, conciliate nella sintesi. Nonostante la negazione iniziale si può notare come la storia per esempio non si sia mai arrestata a causa di un momento negativo.
Dopo aver analizzato i concetti cardini della filosofia hegeliana e quindi la struttura, si passa all’analisi di come si arriva ad ottenere la conoscenza dell’intero che corrisponde alla verità, attraverso due modalità differenti:
La Fenomenologia dello spirito
L’opera esamina in successione come lo spirito è arrivato all’assolutezza e di come si è manifestato nella storia (fenomenologia). Le principali figure della fenomenologia:
1. Coscienza
La prima tappa della fenomenologia è (1°) la certezza sensibile che è il sapere dell’immediato in quanto pone la verità nelle cose esterne all’uomo considerandole isolatamente (essere in sé), ma si dimostra subito insufficiente in quanto la singola cosa non può essere colta nella sua complessità senza riferirla alle altre cose. Non ci si può accontentare solo della concezione spazio-temporale. Dunque si passa ad un grado superiore della conoscenza, (2°) la percezione che considera le varie determinazioni delle cose come parti di un’unità grazie al soggetto che le comprende come tali (l’oggetto esiste ed ha senso solo perché io lo percepisco= Kant). Passando al piano intellettuale (3° intelletto) le cose vengono inserite all’interno di una rete di rapporti regolati da leggi: il soggetto organizza e struttura un universo ordinato di fenomeni di cui si riconosce l’artefice. L’intelletto diventa autocoscienza in quanto realizza che se non percepisse le cose come esistenti esse non esisterebbero.
2. Autocoscienza
Giunta alla consapevolezza della funzione produttiva l’indagine conoscitiva volge sul soggetto: riconoscimento di sé attraverso l’altro. Infatti è solo con il rapporto dell’altro che la coscienza di sé, ovvero autocoscienza, può ricevere la conferma della propria identità. Tale obiettivo secondo Hegel non può essere conseguito in modo pacifico. L’individualizzazione del soggetto implica il conflitto con l’autocoscienza dell’altro: due autocoscienze che pensano di essere artefici di tutto vogliono acquisire coscienza di sé tramite l’altro, dunque nasce il conflitto. La lotta delle due autocoscienze deve necessariamente passare attraverso il rischio (ci deve essere la disponibilità a morire per riuscire ad acquisire la coscienza di sé). La lotta cessa quando una delle due autocoscienze proprio per paura della morte abbandona il campo e si sottomette all’altra (1° figura servo-padrone). In termini dialettici questa è la tesi: la coscienza del padrone, che ha messo a repentaglio la propria vita per ottenere l’indipendenza, si determina come soggetto libero e afferma la propria superiorità sul servo. Tale vittoria è però destinata a rovesciarsi in quanto il padrone vive grazie all’operosità del servo, il quale attraverso il suo lavoro impara a dominare gli stinti e trasforma le cose, imprimendo a esse una forma reprimendo le loro tendenze naturali, dunque il servo diventa consapevole della propria indipendenza e superiorità rispetto alla natura. Antitesi: colui che prima era stato ridotto a oggetto si scopre, grazie alla propria attività, soggetto libero e autonomo, rispetto al padrone che è inattivo e spiritualmente povero, che diviene dunque servo del servo. Con l’affermazione di indipendenza del servo si realizza il diritto di entrambi i soggetti alla libertà. Sintesi: la libertà che nella tesi sembrava riservata al padrone risulta alla fine un valore universale. Alla figura servo-padrone seguono altre figure che corrispondono ad altre modalità del processo di spiritualità. (2° stoicismo-scetticismo) Nello stoicismo si manifesta l’affermazione della libertà del soggetto rispetto alle cose esterne; l’autocoscienza si chiude in se stessa e pensa di essere autonoma rispetto al mondo. Hegel giudica astratto anche lo scetticismo che arriva alla negazione del mondo esterno e distrugge ogni oggettività, si deve dubitare di tutto perché non c’è nulla di vero. Ma si cade in contraddizione in quanto da una parte si afferma che non esiste una verità; dall’altra, affermando ciò, si deve per forza riconoscere almeno una certezza, ossia che la verità non esiste. Sia nello stoicismo che nello scetticismo si evidenzia una scissione che viene superata nella figura dell’autocoscienza cristiana, che pur consapevole della realtà aspira a Dio. Hegel la definisce (3°) coscienza infelice, ossia l’infelice condizione della coscienza che avverte se stessa come qualcosa di limitato e inadeguato in rapporto all’infinità divina a cui ambisce. La più alta manifestazione della coscienza infelice si ha nel misticismo medievale, è in tal contesto che nello sforzo di annullare tale scissione tra infinito e finito la coscienza nega se stessa mediante la mortificazione di sé e l’ascetismo, rinunciando al proprio volere di ritrovarsi in Dio.
3. Ragione
La mortificazione di sé operata dall’ascetismo porta dialetticamente alla superazione della scissione: la coscienza nel suo vano tentativo di raggiungere l’infinità di Dio, scopre essa stessa di essere Dio, cioè il soggetto assoluto. Ecco dunque che l’autocoscienza si eleva a ragione e assume in sé ogni realtà. Ciò avviene secondo Hegel a partire dal Rinascimento, quando l’uomo anziché continuare ad annullarsi, inizia a ricercare il divino nel mondo e in se stesso. Tre forme della ragione: (1° osservazione, scienza) All’inizio la ragione segue una prospettiva naturalistica, privilegiando un approccio scientifico in cui la ragione formula le leggi della natura pensando che esse siano iscritte nella natura stessa (Galileo), senza rendersi conto di esserne l’artefice. In questo cercare nella natura la ragione attraversa una crisi, in quanto si rende conto che ricercando in qualcosa di esterno a se stessa risulta impossibile l’appagamento. (2° azione attiva individuale) Delusa dalla scienza della natura, la coscienza volge l’indagine verso se stessa ( a partire da Cartesio, per arrivare alla piena consapevolezza con Kant e l’idealismo tedesco). (3° universale, eticità) La coscienza si immerge prima nel piacere che risulterà illusorio in quanto rende l’uomo dipendente dai beni esteriori, per poi passare alla legge del cuore, grazie alla quale pretende di guarire il mondo da tutti i mali e di debellare il fanatismo religioso e la corruzione del potere del sovrano. Così la coscienza afferma la propria individualità come principio rivoluzionario e criterio universale, incontrando inevitabilmente l’opposizione degli altri, che si appellano analogamente alla propria legge del cuore. La coscienza comprende allora che deve andare oltre il sentimento individuale e conquistare, grazie alla legge del dovere morale, la virtù, ossia l’agire che aspira alla dimensione dell’universalità (imperativo categorico di Kant, che però risulta insufficiente, in quanto punta sul dover essere e non sull’essere).
Il risultato definito e definitivo è la piena consapevolezza di se da parte dello spirito, che si scopre come fondamento e origine di tutta la realtà, grazie alla ragione filosofica che arriva alla comprensione del tutto in maniera razionale (≠ Schelling). La ragione filosofica attraverso un percorso che ripercorre tutte le tappe dello sviluppo dello spirito, le supera in una sintesi onnicomprensiva, ma allo stesso tempo conservandole come momenti strutturali del suo divenire (la verità è l’intero, ma si arriva a ciò solo grazie ad una molteplicità di passaggi parziali e necessari). La Fenomenologia segue il divenire dello spirito in tutte le sue articolazioni e ne rivela l’intrinseco ritmo dialettico. La dialettica per tanto rivela una prospettiva ottimistica in quanto nonostante si presenti come uno sviluppo che necessita della contraddizione, supera ogni negatività, raggiungendo una visione globalmente positiva. In quest’ottica il filosofo fissa un termine, una conclusione dialettica. Hegel non può ammettere che tale processo sia infinito e che lo spirito non raggiunga mai la sua piena realizzazione, in quanto ogni sintesi di una triade può configurarsi come punto di partenza di una nuova triade successiva. Secondo il filosofo lo sviluppo dell’idea ha un risultato ben preciso e definito; dunque Hegel afferma che il sapere assoluto e lo stesso sistema hegeliano siano tale risultato, in quanto nonostante i gradi intermedi della realtà siano in continuo divenire, dal punto di vista complessivo si rivela come un’unità armoniosa, un’infinità realizzata e assoluta.
La filosofia di Hegel si configura come l’ultimo atto dello sviluppo dello spirito, l’ultima tappa della sua auto-manifestazione: nella sintesi lo spirito giunge alla piena autocoscienza e il filosofo è strumento di tale manifestazione. Dopo non resta che ripercorrere le fasi di tale processo, illustrare la coincidenza della razionalità con la realtà ed evidenziare il progressivo dispiegarsi del disegno razionale dell’idea attraverso la storia della civiltà. Ciò che è ed è accaduto è così come razionalmente deve essere e doveva accadere (ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale è razionale). Il disegno dello spirito del mondo è accaduto perché era razionale che accadesse (no miracolo/incidente). Nell’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio Hegel tratta il reale e il razionale in quanto difficili da accettare a causa dei tanti esempi che mostrano il trionfo dell’illogico nella realtà. Il filosofo chiarisce che esistono due realtà: la realtà vera e propria, talmente forte e intrisa di ragione da poter cambiare il corso della storia e una realtà più piccola, quella privata e familiare ad esempio. Solamente nel primo caso si rivela il disegno razionale dello spirito. In questo senso la dialettica si configura come interpretazione dello sviluppo ideale e allo stesso tempo di quello reale e storico (pensiero e realtà/logica e metafisica si identificano). Occorre secondo il filosofo ripristinare l’unità tra pensiero ed essere. Successivamente a partire da tali considerazioni il pensiero di Hegel verrà considerato come un esempio di giustificazionismo: la riflessione filosofica non è altro che il tentativo di mostrare l’intrinseca razionalità della storia e di giustificare e comprendere ogni evento all’interno di una visione onnicomprensiva e globalmente positiva, tutto volto ad un risultato finale, il presente, inteso come pieno dispiegamento della ragione (la realtà è giustificata dal disegno dello spirito, ciò che è il presente è il punto massimo dell’espressione della ragione). Concezione che verrà poi criticata, in quanto verrà riconosciuta in questa l’espressione di precisi interessi economici e sociali.
Nell’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio Hegel analizza il processo della realizzazione dell’idea in modo sistematico analizzando l’intero processo e le varie sfaccettature. Tale analisi si articola in tre momenti dialettici:
1. La tesi: l’idea in sé e per sé, idea indipendente dalla sua concretizzazione nella realtà.
2. L’antitesi: l’idea fuori di sé, cioè nel suo essere natura.
3. La sintesi: l’idea che ritorna in sé, ossia l’idea che ritorna nell’uomo.
Dato che il piano dell’essere e della realtà coincide con quello del pensiero a tali livelli di realizzazione dell’idea corrispondono altrettanti livelli del sapere filosofico:
1. La logica: che è la scienza dell’idea in sé e per sé e che a sua volta si divide in:
1) Dottrina dell’essere
2) Dottrina dell’essenza
3) Dottrina del concetto
2. La filosofia della natura: che è la scienza dell’idea fuori di sé e che a sua volta si divide in:
1) Meccanica
2) Fisica
3) organica
3. La filosofia dello spirito: che è la scienza dell’idea che ritorna in sé e che a sua volta si divide in:
1) Soggettivo
2) Oggettivo
3) Assoluto
La filosofia dello spirito oggettivo: è il momento in cui lo spirito si realizza esteriormente nella concreta realtà delle istituzioni sociali e politiche. Hegel affronta problemi etico-politici più rilevanti dell’epoca a lui contemporanea, per cercare di giustificare filosoficamente le istituzioni e l’ordinamento giuridico dello stato prussiano. I tre momenti che la compongono sono:
1. Diritto
Il diritto è la prima determinazione dello spirito oggettivo; esso nasce dalla volontà libera delle persone ed è costituito dalle norme che regolano i rapporti tra di essi. Non conta la natura specifica del singolo, ma la capacità esteriore e comune a tutti, indistintamente, di compiere atti giuridicamente validi (diritto privato). Il contratto è la prima e basilare forma di relazione giuridica che si istituisce tra gli uomini da cui dipende la possibilità di regolare i rispettivi rapporti di proprietà. Nello stipulare i contratti infatti le persone si riconoscono reciprocamente come soggetti di diritto e sono legittimate ad avere proprietà privata. Naturalmente, esistendo il diritto, si deve ammettere la possibilità della violazione delle sue norme, che si denomina delitto, e ciò richiede necessariamente una pena. Hegel non le attribuisce la funzione di rieducazione del delinquente, bensì quella di ripristinare l’ordine giuridico e razionale che è stato violato. Il filosofo considera la pena, non solo come qualcosa di giusto in sé, ma anche come un diritto posto nel delinquente stesso, con la punizione il delinquente viene onorato come essere razionale. Il rispetto di tale razionalità comporta che lo Stato debba essere inflessibile affinché le pene siano davvero efficienti, tuttavia anche il delinquente deve riconoscere la loro necessità e in ciò si rivela insufficiente il diritto, in quanto questo va oltre il rispetto della legalità esteriore e implica il passaggio alla moralità che investe l’interiorità del soggetto.
2. Moralità
La moralità è il secondo momento dello spirito oggettivo e concerne l’ambito delle intenzioni in virtù dei quali l’uomo si esplica come soggetto libero e responsabile delle proprie azioni. Tale campo è caratterizzato dalla separazione tra il soggetto che deve agire e il bene che deve essere realizzato pertanto comporta la contraddizione tra essere e dover essere. Essa implica l’inevitabile frustrazione del soggetto continuamente rinviato ad un bene che appare superiore alle sue forze (contrasto tra bene universale e la ricerca del benessere individuale). Per superare tale contraddizione fra il bene e la soggettività occorre, secondo Hegel, passare all’eticità il terzo stadio dello spirito oggettivo.
3. Eticità
L’eticità corrisponde all’unificazione delle leggi scritte e della moralità soggettiva, è un dovere per la coscienza individuale ma che si ispira a qualcosa di reale, già presente e realizzato nella vita dello Stato. Lo spirito passa attraverso tre momenti:
1) La famiglia: prima articolazione dell’eticità, ossia l’istituzione naturale e immediata in cui il rapporto istintivo tra i sessi si trasforma in unità spirituale basata sull’amore. A sua volta implica tre momenti: il matrimonio, l’accumulo del patrimonio familiare e dell’educazione dei figli. La famiglia però ad un certo punto della sua evoluzione deve sciogliersi e i discendenti, uscendone quando hanno raggiunto la maggiore età, devono essere riconosciuti come persone di diritto capaci di fondare famiglie proprie.
2) La società civile: lo scioglimento della famiglia d’origine alla formazione di nuovi nuclei porta alla società civile, che costituisce il secondo momento dell’eticità. Essa svolge un’importante ruolo intermedio tra la vita dell’individuo e quella della collettività. Mentre la famiglia è un gruppo tenuto insieme dal legame del sangue e dell’affetto, la società civile è costituita da individui estranei tra loro, vincolati soltanto da interessi economici e dal bisogno di regolarli attraverso le norme giuridico-amministrative. Essa ha un ruolo molto importante nel sistema hegeliano in quanto le spetta il compito di concorrere all’armonia sociale. Deve provvedere all’organizzazione delle attività economiche, amministrazione della giustizia e sicurezza sociale. Nella società civile, l’uomo diviene propriamente uomo, attraverso la soddisfazione dei suoi bisogni e il riconoscimento dei suoi diritti e doveri. Tra i compiti essenziali della società civile Hegel pone l’educazione dei giovani al di fuori delle mura domestiche, che deve rispondere al bisogno di prepararli alla vita con corsi di studi appropriati. Un altro compito essenziale è quello di moderare gli egoismi privati e l’accumulo di ricchezze da parte di alcuni privilegiati, garantendo l’uso onesto di esse e una ripartizione che soddisfi anche i bisogni dei più poveri. Poichè l’egoismo non abbia la meglio sull’interesse generale la società deve assicurare la presenza di associazioni sindacali e professionali in grado di tutelare l’interesse dei gruppi o delle classi sociali. Queste ultime, la cui nascita deriva dalla divisione del lavoro, si dividono in tre tipi: agricoltori, lavoratori dell’industria e del commercio e funzionari pubblici. Su queste riflessioni si baseranno tutte le analisi della società di carattere storico e sociologico.
3) Lo stato: rappresenta il terzo momento dell’eticità, è il supremo moderatore del conflitto sociale e il garante sul piano istituzionale dell’esercizio dei diritti di ogni persona (racchiude le singole libertà in modo oggettivo). Esso è la sostanza etica consapevole di sé, la riunione del principio di famiglia e di società civile. Hegel assegna allo Stato il compito di risolvere i contrasti della società civile, facendo prevalere la ragione del bene collettivo su ogni particolarismo. In questo senso lo Stato è incarnazione storica e istituzionale dello spirito di un popolo: non è il risultato delle singole volontà, ma viene prima degli individui, fondando la loro stessa condizione di cittadini di un paese. Lo Stato hegeliano è un’unione, una totalità, un organismo vivente, che non è dispotico in quanto Stato di diritto basato su un organico sistema di leggi oggettive frutto della vita e delle tradizioni di una determinata società. Per Hegel la forma di governo migliore è la monarchia e in particolare la monarchia prussiana. Hegel attribuisce alla monarchia tre poteri fondamentali: il potere legislativo (potere di fare le leggi); potere esecutivo (in virtù del quale l’universalità della legge si traduce in norme pratiche o operative); potere del principe (al quale compete di dire l’ultima parola sulle leggi e sulle decisioni da prendere). Alla monarchia non vengono affidati tutti i poteri infatti il vero potere compete a funzionari pubblici che devono approntare i testi delle leggi e tradurli in norme esecutive. Hegel inoltre ritiene che la guerra sia impossibile da evitare in quanto uno Stato indipendente non può riconoscere nessun’altra istanza superiore; in più la guerra è auspicabile perché evita l’infiacchimento dei popoli.
La filosofia dello spirito assoluto: dopo la manifestazione dello spirito universale nella vita etica dello Stato, nel momento di sintesi suprema di tutto il sistema hegeliano, esso diventa spirito assoluto, in quanto la ragione torna finalmente in se stessa e si scopre infinita, perché porta in sé tutta la realtà molteplice e finita del mondo. Lo spirito consegue tale consapevolezza, cioè raggiunge il sapere assoluto, attraverso tre momenti, che differiscono non per l’oggetto, ma per le modalità con cui l’esprimono:
1. L’arte: è il primo momento di vita dello spirito assoluto in cui esso acquista consapevolezza di sé nella forma dell’intuizione sensibile, si può infatti cogliere la compenetrazione tra spirito e natura. Hegel individua tre forme principali di arte:
1) L’arte simbolica, propria dei popoli orientali e caratterizzata dallo squilibrio tra il contenuto e la forma.
2) L’arte classica, elaborata in Grecia l’unica in grado di fondere in armonia il contenuto spirituale con la sua espressione sensibile.
3) L’arte romantica, diffusasi tra i popoli germanici dove si ha la supremazia dello spirito sulla materia.
Hegel coglie l’incapacità dell’arte di esprimere la complessa spiritualità dei moderni e teorizza l’inevitabilità dell’estinzione dell’arte con il concetto di morte dell’arte. Ciò che realmente intende il filosofo è che deve morire l’arte intesa come la forma privilegiata di manifestazione dello spirito.
2. La religione: è il secondo momento della vita dello spirito assoluto. In essa l’assoluto si manifesta nelle forma della rappresentazione. È una sorta di pensiero metaforico superiore all’intuizione sensibile perché svincolata dalla materia. Essa tende ad un pensiero puro dell’infinito, irrealizzabile perché limitato dalle forme esteriori della rappresentazione religiosa. (il cristianesimo è la religione più elevate secondo Hegel ma presenta tuttavia presenta il limite della rappresentazione).
3. La filosofia: è l’ultimo e terzo momento della vita dello spirito il quale si comprende non più mediante intuizione sensibile o rappresentazione bensì mediante il concetto. Il fine della filosofia è comprendere ciò che è accaduto nella storia, per questo il filosofo afferma che la filosofia giunge sempre a cose fatte per dimostrare la razionale necessità. Ma dato che la storia non è altro che il divenire dell’idea, il divenire dialettico della ragione, tale divenire coincide con la filosofia stessa. La filosofia coincide con l’intero processo del divenire della verità, di cui l’idealismo rappresenta la conclusione.
Il complesso sistema hegeliano appare come un idealismo panlogico in cui attraverso l’esperienza del finito tutto viene ricondotto a una superiore visione logica razionale.

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