Marx

Il suo pensiero è un’analisi della società globale, con varie prospettive: filosofica, sociologica, economista. Invece, da un punto di vista strettamente filosofico, è piuttosto unilaterale.
Egli persegue l’ideale di unire teorema e prassi: unire l’indagine sull’uomo all’impegno per trasformare la società. Questo fortissimo legame tra teoria e prassi ha anche un altro risvolto: la giustezza di una teoria si vede da come si realizza, dal fatto che ha successo praticamente. (Per esempio: la teoria è che esiste Dio, la contro teoria è che non esiste; nel mondo si diffonde la teoria che esiste: ma se non esiste, continua a non esistere.) Ciò determina anche un criterio tra le teorie.
Le fonti fondamentali del suo pensiero sono tre: idealismo tedesco, soprattutto Hegel; economia politica (Adam Smith, che ha inventato il liberalismo ed è considerato il padre dell’economia, insieme a David Ricardo); pensiero socialista.

Critica ad Hegel Suo maestro, hanno sia elementi di contiguità che di discontinuità, di fondo Marx resta hegeliano.
La prima critica che muove è sul piano metodologico: per Marx è sbagliato perché invece di partire dal constatare la realtà, di prenderne atto, fa delle cose che ci sono una manifestazione dell’Assoluto, di conseguenza può dire che ciò che è reale è razionale. Marx lo chiama misticismo logico, che è la struttura dell’idealismo, dunque è una critica anche agli idealisti. L’operato di Hegel è un capovolgimento, dunque Marx vuole ricapovolgerlo per riottenere l’ordine naturale.
Il metodo hegeliano è errato anche in ambito politico: facendo di ogni aspetto della realtà una manifestazione dell’Assoluto, fa sì che la giustifica, in particolare le istituzioni vigenti, dunque la filosofia di Hegel è reazionaria.
Marx apprezza alcuni aspetti di Hegel, in particolare la concezione della realtà come una totalità che muta, secondo una legge dialettica, il cui motore sono le contraddizioni. Soltanto che per Marx gli opposti non si conciliano, ma lottano finché non eliminano l’altro, dunque non c’è la sintesi.
Critica all’economia borghese: Marx è un filosofo che dal 1844 si occupa di scienza economica. Della scienza economica borghese pensa che sia espressione della società borghese, una sorta di anatomia della società borghese. Ma fornisce un’idea sbagliata, perché c’è un’assolutizzazione del sistema capitalista, ovvero è ritenuto l’unico possibile; Marx ritiene che sia solo un tipo di economia. Inoltre per Marx non sono in grado di scorgere le contraddizioni interne al sistema capitalistico, che lo porteranno al crollo (in particolare tra capitalisti e proletari). Le contraddizioni della struttura economica borghese si riassumono in alienazione, concetto preso da Hegel. [Hegel ha una concezione positiva di questo termine, infatti l’idea quando torna in se, dopo essersi alienata, è migliore. Feuerbach ha una concezione negativa, la intende come patologia da cui si deve guarire.] Marx adotta un concetto di alienazione simile a Feuerbach, ovvero una condizione patologica, uno stato preciso reale, non dell’Assoluto, ma dell’uomo, in un preciso periodo storico: la condizione dei salariati nella società capitalistica, che hanno una quadruplice alienazione. Sono alienati rispetto:
- al prodotto del proprio lavoro, perché producono, ma il prodotto appartiene al capitalista, che lo sfrutta;
- alla loro stessa attività, quello che compiono è un lavoro forzato, non lavorano per loro, ma per dei fini che non gli appartengono;
- alla propria essenza, perché ciò che distingue l’uomo dall’animale è il lavoro libero, creativo;
- al prossimo, che è soprattutto il capitalista, dunque c’è un rapporto capitalista, che li schiavizza, li tratta come strumenti.
La causa profonda di questa alienazione è la proprietà privata dei mezzi di produzione, che appartengono ai capitalisti. Dunque la soluzione sarebbe l’abolizione della proprietà privata, ovvero il comunismo.
Critica a FuerbachCome in Hegel ha aspetti positivi e negativi. Apprezza che Feuerbach ha rivendicato la concretezza dell’uomo, dunque ha già operato il rovesciamento. Ma Feuerbach ha perso di vista la prospettiva storica perché ritiene che esiste la natura umana perenne. Marx crede che non esiste l’uomo fuori dalla natura, ma di volta in volta, in base al contesto cambia, in questo caso nella società capitalista.

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