ghisi di ghisi
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Hans Jonas

La riflessione di Jonas si rivolge al significato e ai contenuti di un’etica per la civiltà tecnologica. La domanda centrale che Jonas si pone è se l’etica tradizionale è in grado di interpretare e di guidare l’agire dell’uomo contemporaneo. La risposta del filosofo è negativa, infatti, una simile etica ormai superata e anacronistica non poteva certo prevedere la radicale novità che contrassegna la società tecnologica in cui l’uomo dispone del potere stesso di autodistruggersi; e poiché lo sviluppo della scienza e della tecnologia potrebbe avere effetti devastanti sull’uomo è necessario elaborare un etica della responsabilità che ci deve indurre a considerare i possibili esiti del nostro comportamento attuale, a considerare la dinamica degli sviluppi tecnici, a moderare l’intervento dell’uomo nell’ambiente naturale ad adattare delle sospensioni nelle ricerche tecnologiche-scientifiche.
Secondo Jonas, l’etica più autorevole è quella di Kant, solo che Jonas a differenza di Kant si fonda su un principio di natura metafisico di stampo aristotelico e non di natura logico. L’umanità dove, infatti, esserci e dovrà esserci anche in futuro perché l’essere (non solo quello della natura umana ma in ogni realtà vivente) ha in se una finalità che reclama di essere svolta e attuata. L’essere è migliore al non essere, perciò, vanno garantite le condizioni che permettono all’essere di esistere. L’ uomo è quando investito da una grande responsabilità: è responsabilità per l’ esistenza, oltre che del genere umano di ogni forma vivente nell’ ambiente naturale, delle piante, degli animali (esponente dell’etica ecologica) è responsabilità non solo per l’esistenza attuale ma anche per quella delle generazione future degli uomini (si parla di etica della responsabilità = da noi dipende l'esistenza delle future generazioni).

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