pexolo di pexolo
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Tre saggi sulla teoria sessuale


La teoria freudiana della sessualità infantile, ovvero dello sviluppo psicosessuale dell’infante, del fanciullo e infine dell’adolescente appare oggi sostanzialmente obsoleta, ma la sua tesi di fondo è ancora valida: il bambino, dalla nascita fino ai cinque o sei anni, non è l’esserino puro che la cultura di ogni epoca ama fantasticare, ma è un soggetto che vive sensazioni e passioni sessuali insieme a intense angosce. Demolendo questo pregiudizio, considerato esso stesso frutto di rimozione, Freud giunge a definire il bambino come un «perverso polimorfo», ossia come un individuo capace di perseguire il piacere indipendentemente da scopi riproduttivi (donde la perversione) e mediante i più svariati organi corporei (donde il polimorfismo). Ogni fase dello sviluppo psicosessuale si organizza intorno a una zona erogena, ossia la parte del corpo dove il piacere sessuale ha modo di essere vissuto. La questione sul pansessualismo freudiano verte intorno alla solida convinzione del medico che nella vita sessuale si determini tutta la vita dell’adulto.

Fasi psicosessuali

La prima si dipana nel periodo dell’allattamento e in particolare nei primi due-tre mesi di vita, sino ad un anno e mezzo circa; viene denominata da Freud orale in quanto la zona erogena è rappresentata dalla bocca e dalla cavità boccale; fase autoerotica in cui l’infante trova nel capezzolo della mamma lo strumento per procurarsi piacere autoerotico, masturbatorio. Chi non supera questa fase è l’obeso o il conformista (sempre dipendente da qualcosa). La seconda fase, denominata sadico-anale, è collocabile tra i due e i tre anni, la zona erogena è situata nella regione anale; il bambino ha imparato a controllare gli sfinteri anali e può decidere se trattenere il contenuto intestinale o rilasciarlo; il piacere erotico è qui legato al sadico trattenere il contenuto intestinale, a fronte di una mamma che altro non aspetta se non una cospicua defecazione. Spesso chi non supera questa fase dimostra atteggiamenti di avarizia: Freud ha sempre sostenuto che esista un’equivalenza simbolica tra feci e denaro. La fase fallica si dispiega fra i tre e i cinque o sei anni, si configura e tragicamente tramonta il complesso d’Edipo; non è una fase autoerotica poiché la sessualità infantile si sviluppa potentemente nella direzione di un desiderio d’oggetto, ossia verso un’altra persona, la mamma o il papà; la zona erogena è, nel maschietto, il fallo, ma non semplicemente il pene quale organo riproduttivo, piuttosto il fallo come manifestazione simbolica del potere e del comandare.

Caso di Hans

Ragazzino rimasto in fase fallica, all'età di 5 anni, ma che già dall'età di 3 anni si era dimostrato fortemente interessato alle genitalità dei genitori, ritenendo indistinguibili i due organi sessuali. Egli è in costante ansia per la paura di perdere il proprio organo sessuale, ciò è causato dalla repressione che i genitori compiono nei suoi confronti quando egli pone loro domande a questo proposito; con la nascita della sorellina compie uno sviluppo sessuale, realizza che il suo organo si accrescerà col passare del tempo, ma sviluppa una fobia per i cavalli (il cui organo genitale supera le dimensioni di quello del padre). Nel frattempo cerca ostinatamente di entrare in rapporti intimi con la madre (che lo accudisce in bagno, naturalmente) e prova invidia per il padre, da lui è inconsciamente inquietato per la paura di perdere l’amore della madre, causa l’inferiorità sessuale. L’allontanamento dal lettone è un duro colpo, ma col tempo, tranquillizzato dai genitori, vede la progressiva scomparsa del complesso, il cui lascito è una pulsione a fare continue domande. Anni dopo, quando legge la pubblicazione del suo caso clinico, Hans si sente completamente estraneo ai precedenti problemi: ha completamente superato la fase.
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