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Sigmund Freud

Freud è un demolitore della convinzione che la vita psichica dell’uomo coincida con la vita razionale. Egli è il primo infatti a capire che le cuse profonde dell'agire umano sfuggono alla consapevolezza dell'uomo poiché provengono dall'inconscio.
Con Freud, dunque, la psicoanalisi diventa punto di interpretazione della natura umana.

La vita.
Freud nasce in Moravia, da famiglia ebraica. La sua è una famiglia numerosa.
Le vicende familiari di Freud sono molto importanti, perché gli permetteranno, anni più tardi, di formulare le sue teorie sulla psicoanalisi.
Per esempio suo padre, che era già stato sposato in precedenza, ha due figli più grandi della stessa età della madre di Freud.
Verso questo padre Sigmund prova rispetto, ma anche ostilità. Ai suoi occhi egli è debole – perché ebreo ed odiato da tutti - e gli sottrae l’affetto della madre.

Un’altra esperienza importante è la grande gelosia per il fratello Iulius, che gli sviluppa manie di grandezza, così come le prime fantasie amorose dell’adolescenza.
Altro fatto degno di nota è il suo invaghimento per la nipote Paoline, e la nascita in lui del senso di colpa

I primi studi.
Freud inizia i suoi studi di medicina. Suo amico e maestro è Brücke, esponente della società fisica e scientifica berlinese.
Il richiamo alla fisica è un elemento che sarà sempre presente nelle teorie di Freud.
Egli porta infatti nelle sue teorie il fisicalismo, cioè la trasposizione delle leggi fisiche allo studio della psicoanalisi. Un esempio di questo è il principio della conservazione dell’energia, valido, secondo Freud, anche in campo psichico.
Questo porterà, quando inizierà ad occuparsi di psicoanalisi, alla formulazione della sua teoria secondo cui ad ogni carica (impulso) deve corrispondere una scarica, e che se manca questo equilibrio ecco che nasce la patologia.

Isteria.
Prima di Freud esistevano già studi sulla mente umana e sulle sue patologie.
In Francia, per esempio, lavorava in quel periodo il neurologo Charcot, che studiava l’isteria, i cui studi Freud ebbe modo di conoscere in seguito ad un suo soggiorno a Parigi.
Tuttavia la psicologia positivista era unicamente fisiologica, ovvero analizzava solo gli aspetti quantificabili. In questo modo trascurava le patologie soggettive ed inconsce.
L’isteria colpiva particolarmente le donne e si riteneva all’epoca che essa fosse dovuta alla lesione di qualche organo. La ragione per cui le donne ne sarebbero state più colpite, dunque, era imputabile agli stretti corsetti che esse indossavano, e che deformavano irreversibilmente il busto.

Tuttavia la scuola francese aveva già avuto modo di evidenziare l’assenza di lesioni al sistema nervoso. Si concludeva perciò che l’isteria fosse determinata da una sensibilità psico-fisica congenita, unita ad ulteriori traumi di altra natura.
L’unica cura conosciuta consisteva nel mettere i pazienti in un ambiente protetto e curarli con ipnosi.

Quello dell’isteria era un problema che sembrava in quegli anni interessare molto i medici, anche a causa della sua vasta diffusione.
Anche Freud comincia pertanto ad interessarsene.
Importante per la formulazione delle sue teorie è il suo incontro con il medico Josef Breuer. Questi gli racconta lo strano caso di una sua paziente: Anna O. E’ grazie a lei che Freud concepisce l’esistenza dell’inconscio.

Anna era una giovane affetta da paralisi, anoressia, problemi alla vista e all’udito e idrofobia.
Con l’ipnosi, che allenta il controllo della coscienza, Breuer aveva scoperto che la malattia del padre di Anna, che la giovane aveva assistito logorantemente, l’avevano angosciata.
Anna soffre di crisi violente, durante le quali riesce a parlare solo in inglese, la lingua della sua balia.
Breuer scopre anche che alcuni eventi della sua infanzia l’hanno profondamente turbata: come un episodio durante il quale Anna aveva visto il cane della sua dama di compagnia bere da un bicchiere, generando in lei una profonda repulsa. Secondo Freud sarebbe questo ricordo a generare nella ragazza, anche in età adulta, episodi di idrofobia.

Per curare Anna O., Breuer fa dunque ricorso all’ipnosi e alla talking-care.
La talking-care è alla base della psicoanalisi. Si ritiene infatti che nel momento in cui il paziente narra i fatti, li rivive e se ne libera, poiché riviverli permette di liberarsi dell’impulso non sfogato.
Ne deriva (questo principalmente durante l’ipnosi, in verità) il transfert, cioè la proiezione delle emozioni ricordate sull’interlocutore. Per questo è importante che quest’ultimo mantenga sempre un distacco, in modo da non restare coinvolto. Lo stesso Breuer, rimasto sconcertato dalla foga di certi transfert (i quali, rivivendo i fantasmi del passato, li trasmettevano sull’analista), sarà poi costretto ad interrompere i suoi studi sull’ipnosi.

Nascita della psicoanalisi
Tutto questo porta Freud ad elaborare le sue teorie e alla nascita della moderna psicoanalisi.

Secondo Freud i traumi non sono solo eventi accaduti, ma anche emozioni e tensioni. I sintomi di Anna sono dunque causati dal suo impedimento ad esternare emozioni, al suo costante cercare di controllarsi.
L’impulso non scaricato degenera dunque nel sintomo.

Il sintomo è l’espressione di un’idea mancata. Il contenuto che disturba è dunque rimosso nell’inconscio e diventa, se non è esaurito, sintomo della malattia.
L’ipnosi porta perciò alla luce ciò che è stato rimosso. All’analista tutto questo serve per comprendere il passato del paziente.
La prima cosa che colpisce Freud è che la maggioranza dei traumi del passato avvengono durante la primissima infanzia.
La malattia narra dunque una storia: la storia affettiva del soggetto.

Per far luce sui traumi della psiche, Freud sviluppa anche un metodo noto come delle libere associazioni. Esso consiste nell’esternare, di fronte ad una parola, tutto ciò che viene in mente, anche la cosa più imbarazzante.
Ciò che viene in mente, ma anche ciò che il paziente non è in grado di dire, fa parte di ciò che è stato rimosso.
Freud elabora anche il concetto di inconscio. L’inconscio è il luogo del rimosso.
Il “gioco” delle libere associazioni subisce una interruzione nel momento in cui ci si avvicina al rimosso. Questo perché si genera un conflitto tra ciò che vuole emergere e ciò che lo reprime per difesa.
Freud sostiene dunque che, sia durante le sedute che nel racconto ipnotico, sono importanti anche i vuoti. Più importante di ciò che si dice è talvolta ciò che non si dice.
Compito della psicoanalisi è dunque interpretare tutto questo.

Ulteriori studi
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Fatti questi studi, Freud apre uno studio medico a Vienna.
Si reca poi in Francia, a Nancy, dove si compiono studi riguardo gli effetti post-ipnotici.

Questi studi permettono di giungere alla conclusione che il paziente non ricorda al livello conscio ciò che è avvenuto durante l’ipnosi, ma solo ad un livello inconscio. Questo fa sì che, uscito dall’ipnosi, il paziente esegua ordini ricevuti durante l’ipnosi senza saperne la ragione e di ricordarli poi in seguito, tramite un colloquio.
Tutto questo dimostra ai medici che l’individuo non conosce sempre le ragioni dei suoi comportamenti, perché esse sono determinate non dalla coscienza ma dall’inconscio.

Conclusi i suoi studi sull’isteria, Freud elabora la teoria alla base del suo pensiero: le nevrosi hanno a che fare con la sessualità dell'individuo.

Nel 1910 Freud fonda a Norimberga la società di psicoanalisi, da cui si staccherà Jung.
Jung, infatti, allievo di Freud, non ne condivide le teorie secondo cui tutti i comportamenti dell’individuo si ricondurrebbero alla sua sessualità.
Un altro allievo, Adler, introdurrà invece i concetti di complesso di inferiorità e superiorità.

Nel 1938 i tedeschi annettono l’Austria al Reich e Freud, fuggito, muore in Inghilterra nel 1939.

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