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Disagio della civiltà, Sigmund Freud, 1929

In origine il titolo era 'L'infelicità della civiltà', in seguito è stato cambiato in 'Disagio della civiltà'. La parola tedesca per indicare civiltà è kultur. In quest'opera Freud spiega che qualsiasi forma di civiltà rende impossibile o difficile al singolo di essere felice, in quanto il soddisfacimento del processo primario deve essere limitato per vivere secondo le regole della società. La civiltà nasce per consentire agli uomini di vivere nella maggior sicurezza possibile, devono essere rispettate delle regole di comportamento che fanno sì che le pulsioni individuali siano tenute sotto controllo. La libido viene indirizzata verso le strutture sociali come la famiglia. L'uomo entrando nella civiltà rinuncia al diritto della felicità, qualsiasi società è quindi parzialmente depressa, non totalmente infelice, ma ha comunque costi psichici altissimi. Nonostante tutto ciò però secondo Freud l'uomo non abbandonerà mai la civiltà per 2 motivi fondamentali:

1)il selvaggio/primitivo non va idealizzato: la vita infatti nell'antichità durava meno e non vi erano molte possibilità di godere della felicità;
2)non è possibile tornare allo stadio animalesco, basato sulla legge del più forte, nessuno infatti rinuncerebbe alla giustizia.
La civiltà evita l'autodistruzione in quanto garantisce un buon livello di sicurezza.

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