Se comprimiamo il tempo universale in un "anno cosmico", ci accorgiamo che, se la vita sulla terra si sviluppa soltanto nell'ultimo giorno dell'ultimo mese, l'uomo fa la sua comparsa nel mondo soltanto alle 21 del 31 dicembre. Tutta la storia dell'umanità non dura che tre ore.
Ma ragioniamo adesso sul concetto di casualità, che è una delle parole chiave della filosofia delle nuvole: sappiamo che i mammiferi esistevano già ai tempi dei dinosauri, sebbene fossero molto più piccoli e quindi più a rischio: i dinosauri erano i padroni della Terra, mentre i mammiferi erano costretti a nascondersi, magari sotto terra, per sopravvivere un giorno in più. Eppure, l'arrivo di un asteroide, cambia tutto: i detriti generati dal bombardamento hanno avvolto l'intera atmosfera in maniera così densa che la luce solare non avrebbe potuto riscaldare il pianeta: quel periodo di glaciazione ha fatto estinguere i dinosauri e parecchie altre specie, ma non i mammiferi, che hanno atteso pazientemente che il clima si stabilizzasse per tornare in superficie e svilupparsi fino a noi. Pensiamo adesso se quell'asteroide fosse stato spinto, o se avesse completamente mancato la terra. Probabilmente, i dinosauri sarebbero ancora qui, ma noi no: questo testimonia senza dubbio la natura aleatoria della nostra esistenza.

Altro cardine della filosofia delle nuvole è sicuramente l'esistenzialismo, che si raggiunge guardando la terra, da una prospettiva per così dire "univoca", ovvero bisogna astrarci per guardare l'umanità dall'alto, così come dal basso noi guardiamo le nuvole nella vòlta celeste viaggiare all'infinito, mutare all'infinito. Le nuvole infatti mi sono sembrate la migliore metafora per esprimere la mia idea di uomo, soprattutto con la consapevolezza che non solo noi tra cento anni probabilmente non esisteremo più, ma che è probabile, con un ritmo di inquinamento del genere, che tra cento o duecento anni, probabilmente tutta l'umanità non esisterà più. E se riflettiamo sul concetto di identità, capiamo che la nostra identità è solo artificiale e che vale soltanto qui, sulla terra e adesso. Ci basterà infatti volgere lo sguardo in alto, verso il cielo notturno, per capire che siamo un granellino di polvere in un mare sconfinato, che non si cura di noi e che non ci conosce. Soltanto con questa consapevolezza, riusciremo a capire che la morte è una certezza sempre più probabile, dunque la nostra vita non durerà in eterno. Proprio da questo carattere aleatorio dell'esistenza, riusciamo a capire che la vita è inutile e solo in apparenza, con le costruzioni sociali che si sono date, crediamo che sia utile. In più sappiamo che la vita è soprattutto sofferenza. E la filosofia delle nuvole non si fa carico della sofferenza di un singolo individuo, ma di quella di tutti, tutti gli esseri viventi: infatti, se ci guardiamo dall'alto, non riusciamo a individuare alcuna differenza, soprattutto fisica né tra uomini, né tra animali in genere. Attraverso la filosofia delle nuvole, che potrebbe definirsi una filosofia neo-esistenzialista, capiamo che tutti siamo mortali e tutti soffriamo. Per questa ragione, si comprende facilmente la filosofia di Sartre, che concepisce l'umanità con una immagine molto cara a Seneca, come una volta umana, in cui ogni pietra è necessaria e contribuisce all'equilibrio della struttura. Infatti, la nostra vita non è nostra. Da grembo a tomba, siamo legati ad altri, passati e presenti, e da ogni crimine e ogni gentilezza, generiamo il nostro futuro.
È chiaro in che senso Sartre definisca l'esistenza prima dell'essenza: secondo lui, infatti, noi siamo le nostre scelte di cui dobbiamo assumerci la responsabilità, non a livello individuale, ma universale.
Se tutti soffriamo e se tutti siamo mortali, allora vuol dire che per rendere davvero utile la nostra esistenza inutile dobbiamo fare qualcosa che crediamo profondamente giusta. In effetti, non esiste un unico pensiero esistenzialista e non esiste un pensiero più o meno giusto. La filosofia delle nuvole ci aiuta ad astrarci e a capire che la nostra vita non è niente più che un gioco, dunque ognuno potrebbe sfruttarla per fare quello che più gli piace. Epicuro è un esistenzialista volto al piacere, Wilde è un esistenzialista volto alla bellezza e all'arte, ignorando e tenendosi lontano le ipocrisie, Munch è un esistenzialista assordato dal dolore e dalle urla dell'umanità, Pirandello è un esistenzialista che ha rifiutato le regole e le maschere borghesi, Sartre è un esistenzialista che ha voluto impegnarsi in politica, mentre Seneca, Leopardi e Camus sono gli esistenzialisti sicuramente più vicini al mio modo di essere esistenzialista, definendo come unico fine per rendere la vita inutile qualcosa di utile proprio facendo del bene e cercando di far trascorrere agli altri la migliore esistenza, l'unica che possono, sulla terra.

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