LA FILOSOFIA CONTEMPORANEA

Quasi tutte le correnti e le personalità sommariamente ricordate qui sopra occupano con la loro presenza i primi decenni del XX sec. e giungono in alcuni casi fino alle soglie dei nostri giorni. Tuttavia altri sono gli orientamenti che agiscono da protagonisti sulla scena agitata della filosofia contemporanea. Il metodo fenomenologico proposto da Husserl (1859-1938), in forza del quale la filosofia diventa una scienza contemplativa e descrittiva delle strutture permanenti della realtà, sembra essere, col suo disimpegno programmatico e con la sua avversione per le sintesi partigiane e semplificatrici, uno dei comuni denominatori del pensiero contemporaneo. Col suo ausilio sono già state condotte le tormentate analisi dell'esistenzialismo, la filosofia fiorita fra le due guerre mondiali come testimonianza di una nuova consapevolezza della precarietà dell'uomo e dell'insignificanza della storia. Kierkegaard (1813-1855), il filosofo danese avversario del razionalismo hegeliano in nome del singolo e della sua irriducibile “angoscia” esistenziale, e Nietzsche (1844-1900), il teorico dell'accettazione eroica della vita, che è dolore, lotta e crudeltà, sono gli antecedenti storici esplicitamente richiamati dai due maggiori rappresentanti dell'esistenzialismo tedesco, Heidegger e Jaspers. Nel secondo dopoguerra Sartre ha ripreso con vigore originale alcuni dei loro temi fondamentali, tentandone anche un'integrazione col marxismo, mentre la cultura francese aveva fino ad allora coltivato, con Marcel, Le Senne, Lavelle, una filosofia dell'esistenza di intonazione spiritualistica e teologizzante, più sensibile alla tradizione del colloquio intimo pascaliano che al rigore dell'analisi fenomenologica. una versione “positiva” dell'esistenzialismo, nel senso che essa non include lo scacco e il fallimento come momenti necessari dell'esistenza, è quella svolta in Francia da Merleau Ponty e in Italia da Abbagnano. Accanto alla fenomenologia e all'esistenzialismo la terza linea dominante individuabile nella filosofia contemporanea è rappresentata dal neopositivismo o positivismo logico, nel quale confluiscono i risultati della “critica della scienza” iniziata da Mach (1838-1916) e da Poincaré (1854-1912), dello sviluppo critico interno della matematica e della fisica, dell'elaborazione della nuova logica simbolica. Il positivismo logico, penetrato profondamente dall'Europa nella cultura americana, si caratterizza, nella grande varietà e mutevolezza di atteggiamenti dei suoi seguaci, fra i quali il più geniale è stato Wittgenstein (1889-1951), per una tesi radicale: la riduzione della filosofia ad analisi del linguaggio della scienza e a “terapia” del linguaggio comune, con il fine specifico di dimostrare l'origine verbalistica e la sostanziale inconsistenza dei problemi tradizionali della filosofia. Alla “svolta linguistica” così determinatasi si ricollega l’ermeneutica, cioè la disciplina filosofica che ha il compito di spiegare le possibilità del comprendere e di interpretare l’uomo e il suo mondo soprattutto attraverso il linguaggio; suoi esponenti principali sono: il tedesco Hans Georg Gadamer secondo il quale “il mondo si costituisce nel linguaggio”, il francese Paul Ricoeur e l’italiano Luigi Pareyson.
Anche la filosofia analitica si riallaccia al dibattito sulla linguistica: la spiegazione filosofica del pensiero si può raggiungere solo attraverso la spiegazione filosofica del linguaggio.
Una critica al neopositivismo proviene invece da Karl Popper (1902-1994), secondo il quale solo gli enunciati verificati dall’esperienza risultano sensati, ma comunque provvisori. La scienza deve procedere per congetture e confutazioni, imparando dai propri errori. Thomas Kuhn (1922), storico della scienza statunitense, distingue periodi di scienza normale, nei quali i modelli scientifici non sono messi in discussione, dai periodi di frattura rivoluzionaria nei quali i paradigmi dominanti cambiano e sono quindi modificati i metodi della pratica scientifica. Questa teoria basata su fattori socio-psicologici e spesso irrazionali, è contestata da Imre Lakatos (1922-1974), il quale sostiene che il progresso scientifico si attua mediante seri programmi di ricerca; Paul Feyerabend difende invece l’irrazionalità della scienza e propugna l’anarchismo metodologico.
Un’altra corrente del pensiero filosofico contemporaneo è lo strutturalismo, sorto in Francia per opera di Ferdinand de Saussure (1857- 1913); esso assume nei confronti dei fatti sociali una prospettiva assolutamente oggettiva, e si propone di studiarli rappresentandoli attraverso modelli per scoprire quali relazioni sistemiche e costanti – strutturali – intercorrono fra i fenomeni sociologici. Il dibattito sullo strutturalismo è proseguito fino ai nostri giorni, suoi principali esponenti sono: lo psicoanalista francese Jacques Lacan (1901-1981), l’antropologo Claude Lévi-Strauss (1908), Michel Foucault (1926-1984), Louis Althusser (1918-1990) e Jacques Derrida (1930) che si pone nel post-strutturalismo, in altre parole oltre il concetto di struttura.
I recenti avvenimenti storici e gli sviluppi della democrazia contemporanea concorrono alla nascita delle cosiddette teorie etiche rappresentate dal filosofo e sociologo tedesco Jurgen Habermas (1929), che denuncia la fittizia partecipazione dei cittadini nella vita politica nei sistemi tardocapitalistici, e dal filosofo statunitense John Rawls (1921).
L’epoca di fine millennio è infine definite da Jean- Fraçois Lyotard (1924) come postmoderna. La crisi delle grandi ideologie comporta la revisione di criteri di giudizio globalizzanti.
Negli ultimi anni, la nascita di singole discipline scientifiche come ad esempio la psicologia sperimentale, la cosmologia e le neuroscienze, ha sottratto alla filosofia campi di ricerca che un tempo le erano propri e che ora sono sviluppati in ambiti diversi. D’altro canto la filosofia, proprio per la sua capacità di dialogo con altre discipline, appare in ogni modo il punto di partenza e di snodo tra saperi diversi. Interessante ad esempio, il rapporto con le nuove tecnologie comunicative e informatiche. La multimedialità e le realtà virtuali, che sviluppano nuovi linguaggi in parte ancora sconosciuti e le cui possibilità future sono imprevedibili, costituiscono la sfida futura più densa di significati cui la filosofia di fine millennio va incontro.

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