La felicità secondo i filosofi

Uno degli interrogativi più frequenti al giorno d'oggi è legato al tema della felictà.Ma cos'è realmente la felicità? Il termine felicità deriva dal greco eudaimonia ed indica lo stato di chi è felice, di chi ritiene soddisfatto ogni suo desiderio e di chi è appagato; eudaimonia è l'unione di due parole: eu (bene) e daimon (demone) e dunque per poter vivere felici bisognava nascere con un "buon demone" e,quindi,essere fortunati. Tuttavia la parola felicità può avere diverse accezioni e nel corso del tempo, a partire dai filosofi più antichi, è stata effettuata una divisione in due tipologie di felicità:ovvero quella pubblica e quella privata.Per felicità pubblica si intende uno stato di gioia e di benessere che non interessa un singolo individuo ma al contrario può essere esteso ad un insieme di persone, quale ad esempio una comunità.Alcuni filosofi come Platone e Kant hanno approfondito il tema della felicità pubblica :Platone considera la felicità un problema comunitario e afferma che quest'ultima deve essere propria della polis,cioè della città ,definendola dunque in termini politici per cui tutti gli individui devono essere felici ; per Kant , invece, l'uomo deve agire in ragione dell'universalità e non per il proprio interesse soggettivo: la felicità si avrà nel sommo bene,quando l'uomo, liberatosi dalle cose finite,troverà nella comunione con l'essere infinito il godimento della vera felicità.Nonostante ciò altri intellettuali hanno una concezione totalmente opposta della felicità e la intendono in termini privati : per il filosofo Aristotele essa è identificata con il fine essenziale della vita e ogni essere vivente tende ad un fine, che è il suo bene, mentre ad esempio per Cicerone, filosofo e oratore dell'eta imperiale della Roma dei Cesari, la vita privata è importante ma perde valore se rimane fine a se stessa.Nell'età settencesca, lo scrittore ed intellettuale francese Benjamin Constant, espose nel saggio "Discorso sulla libertà dei moderni comparata a quella degli antichi" , quelle che secondo lui sono le differenze tra gli uomini del passato e uomini contemporanei soffermandosi sulla loro idea di felicità . Secondo Benjamin gli antichi conoscevano e perseguivano la felicità pubblica: essi partecipavano attivamente e direttamente alla vita politica della città e combattevano per difenderla ( ciò era dovuto al fatto che gli antichi erano immuni dal pericolo). Viceversa, nei moderni ci interessiamo della felicità privata , generata dall'indipendenza , dalla tranquillità in famiglia, dalla vita solitaria e ciò porta all'allontanamento dalla politica.A sostegno della tesi di Benjamin Constant, vi è il pensiero di Hannah Arendt, filosofa del 20 secolo , secondo cui la salvezza si avrà in una vita figura e la politica è diventata soltanto uno strumento per affermare e accrescere il proprio potere.

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