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Aspetti e temi dell'etica contemporanea


Nella Filosofia analitica la teoria etica si è sviluppata come analisi del linguaggio morale, nella quale non si tratta tanto di stabilire la verità o falsità delle norme morali, quanto di intendere le loro modalità d’uso, cioè la correttezza dell’impiego che delle proposizioni etiche fanno i soggetti “parlanti”. Viene ripresa la riflessione di George E. Moore, il quale aveva affermato che non si devono confondere le asserzioni prescrittive con quelle descrittive, le proposizioni che si basano sul verbo “dovere” (attinenti all’etica) con quelle imperniate sul verbo “essere” (quindi a un giudizio conoscitivo sull’esistenza o meno di una data realtà). Essere e dover-essere costituiscono due ordini diversi ed è un errore logico desumere ciò che “si deve fare” da ciò che “è”.

Per taluni le proposizioni etiche hanno un contenuto emotivo; altri (ad esempio Hare) respingono, invece, la morale del sentimento e si richiamano alla tesi kantiana dell’universalizzabilità. Altri ancora cercano di ricomporre — sia pur parzialmente — la divisione fra giudizi di fatto e giudizi di valore.

Il Neoutilitarismo si distingue dall’Utilitarismo ottocentesco per la tesi secondo la quale non la valutazione delle conseguenze di un’azione, quanto le preferenze degli individui determinino il criterio morale. Anch’esso, comunque, si pone il problema di una scala di preferenze nelle scelte. Come criterio, ad esempio, si suggerisce (da parte di John Harsanyi) quello dell’imparzialità.

La filosofia pratica guarda all’individuo nella sua appartenenza a una comunità, nella quale l’intenzione morale si riempie di contenuti concreti. E ripropone il tema aristotelico della virtù, che si iscriveva nell’orizzonte civile della p6lis, dell’intreccio fra agire morale e agire politico. L’etica comunitaria (quella, ad esempio, di Mclntyre) attacca l’universalismo e l’individualismo moderni.
Hannah Arendt pone, invece, la vita attiva al di sopra di quella contemplativa, collegando strettamente la politica all’etica, distinguendo l’action (come prassi volta a realizzare finalità etiche) dal labor e dal work. Lo spazio pubblico dell’agire è quello della parola, del discorso, che implica — allo stesso tempo — eguaglianza e distinzione fra gli uomini.

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