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-Edmund Husserl e la Fenomenologia-

Edmund Husserl è il fondatore della fenomenologia, corrente che studia i modi in cui le cose del mondo si manifestano alla coscienza.
Nella sua raccolta “La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale” Husserl assegna alla fenomenologia un compito etico-pratico.
Le indagini husserliane ruotano perlopiù attorno al problema della fondazione della logica e della certezza assoluta da opporre allo scetticismo.
Il tema dominante dell’ultimo Husserl è dunque il rapporto tra teoria e prassi, tra scienza e vita pratica.

Importante è il suo concetto fenomenologico di “mondo”: per capire qualcosa non ho bisogno di percorrere di fatto l’intera serie dei suoi possibili modi di datità (per percepire il libro, non ho bisogno di guardare tutti i suoi lati); se così fosse, non potrei percepire niente, giacché la serie di modi di datità è potenzialmente infinita.

La percezione è un “intreccio” tra modi di datità attualmente presenti e i modi di datità non più o non ancora presenti. Ciò che è attualmente presente rinvia a ciò che è stato presente o che può essere presente. Non può dunque esistere, per Husserl, una percezione singola e isolata di un oggetto singolo e isolato. La percezione accade sempre in “contesti intenzionali”: la percezione del libro è connessa alla percezione del tavolo, la percezione del tavolo è connessa alla percezione della stanza, la percezione della stanza a quella della casa, e così via. Insomma, ciò che vedo direttamente rinvia a qualcosa che non vedo direttamente.
Ogni “coscienza tematica” è accompagnata da una coscienza non tematica. L’insieme dei vissuti connesso a quello attuale è chiamato da Husserl “orizzonte”, o “coscienza d’orizzonte”: la mia percezione tematica (se guardo e mi concentro su un qualcosa ne ho una coscienza tematica, intenzionale) del libro è inserita in un orizzonte di altri temi percettivi possibili, di cui ho però una coscienza non tematica: il tavolo, la stanza, la casa, la strada, la città, ….
Se si sta mettendo la propria attenzione su qualcosa e devo porre a tema (mettere l’attenzione su) l’orizzonte non tematico della mia percezione attuale (l’insieme delle percezioni indirettamente collegate), sono sempre rimandato a un orizzonte ulteriore: se, trovandomi su una barca in mare aperto, guardo la linea dell’orizzonte, suppongo che al di là ci sia qualcos’altro a cui potrei giungere se mi spostassi da dove mi trovo; ma qualora giungessi a ciò che sta oltre l’attuale linea d’orizzonte, vedrei una nuova linea d’orizzonte al di là della quale supporrei che c’è qualcos’altro, e così via all’infinito. La coscienza è sempre consapevole della infinità dei suoi vissuti possibili. Senza bisogno di percorrere di fatto la serie infinita degli orizzonti, io so già che c’è un’infinità di orizzonti possibili. La coscienza suppone costantemente l’esistenza dell’ “orizzonte unitario” che abbraccia tutti gli orizzonti: l’ “orizzonte universale” o “mondo”.

Nella sua critica alla scienze naturali spiega come la scienza ha progressivamente dato vita a un mondo di verità oggettive che ha profondamente mutato il modo di vivere dell’uomo. Tuttavia parla di “crisi delle scienze”, in merito al fatto che la scienza “esclude di principio proprio quei problemi che sono i più scottanti per l’uomo, il quale, nei nostri tempi tormentati, si sente in balìa del destino : i problemi del senso o del non senso dell’esistenza umana nel suo complesso.
Nonostante riconosca quindi l’importanza delle scienze naturali della modernità, Husserl muove loro una dura critica: le scienze sono investite da una crisi profonda, perché escludono le questioni più rilevanti per l’esistenza concreta (come sul senso stesso della vita). Per spiegare questo fenomeno, l’analisi costitutiva della “Crisi delle scienze” cerca di capire come la coscienza sia passata dal “mondo della vita”, dominato da un tipo di esperienza ingenuo (“prescientifico”), al “mondo in sé vero” delle scienze.
La crisi delle scienze, ossia la loro incapacità di fornire risposte adeguate ai “problemi sul senso della vita”, deriva dal fatto che l’umanità ha smarrito il senso dell’attività scientifica. Husserl parla di “oblio” come nome del motivo per cui gli scienziati hanno costruito il mondo in sé vero e lo hanno “sovrapposto” al mondo della vita. La fenomenologia consente di ritrovare il senso che è stato smarrito, quindi, determina una “trasformazione radicale” dell’umanità.

La scoperta della coscienza d’orizzonte non tematica che accompagna necessariamente ogni singola coscienza tematica pone in rilievo il carattere attivo della coscienza. La coscienza d’orizzonte non tematica è infatti essenzialmente coscienza di possibilità di attuazione (avere coscienza non tematica del lato del libro non attualmente visibile significa essere consapevoli di poterlo rendere presente, ad esempio, capovolgendo il libro): la coscienza non tematica assume la forma dell’ “io posso”.
La vita della coscienza è una costante anticipazione di possibilità da realizzare. Non si tratta di possibilità puramente casuali: le possibilità connesse alla percezione sono vincolate da regole. La coscienza di orizzonte ha la funzione, oltre che di anticipare le possibilità da realizzare, anche di prescrivere regole ai vissuti intenzionali; esse non si trattano però di regole astratte, bensì sono abitudini o “stili generali”. L’affermazione “la coscienza ha un carattere essenzialmente attivo” va dunque precisata: nel suo essere attiva, la coscienza pone limiti alla propria attività.
La coscienza d’orizzonte è inoltre caratterizzata dalla sua storicità: la coscienza è cioè immersa in orizzonti che si sono via via formati nel corso del tempo. L’orizzonte di possibilità attualmente connesse alla mia percezione è dunque il risultato di un apprendimento, ossia di “sedimentazioni di senso” che hanno reso abituale e ovvio ciò che all’inizio mi si dava come una novità e che non sapevo padroneggiare. Gli stili generali della coscienza prescientifica hanno quindi un carattere di induttività, sono cioè il risultato delle ripetute induzioni sedimentate nell’esperienza.

Gli stili generali che anticipano e regolano la vita di coscienza sono dunque il risultato di una “genesi storica”. A Husserl appare decisiva la “matematizzazione galileiana della natura”; Galileo comprese che l’intero “mondo intuitivo” può essere “matematizzato”, ossia espresso attraverso formule matematiche.
Matematizzando ogni aspetto della natura, la scienza moderna ha idealizzato la realtà quotidiana, il “mondo della vita”, nella quale ogni oggetto e ogni rapporto viene trasformato nelle entità ideali della matematica: il “mondo del pressappoco” (della natura, delle induzioni, …) si trasforma nell’ “universo della precisione”.
Le idealizzazioni scientifiche non lasciano più vedere il mondo della vita, perché ne trasforma radicalmente il senso (per dirla con Nietzsche: il mondo dell’apollineo non coesiste più con il dionisiaco ma bensì lo sovrasta). Le idealizzazioni della scienza hanno occultato l’immediatezza del mondo della vita. Nel mondo della vita la coscienza si rappresenta come un mondo chiuso (intuitivo); nel mondo in sé vero della scienza è invece un universo infinito che sfugge alla rappresentazione, perché la sua dimensione va al di la di ciò che la coscienza può intuire e attuare.
Che la previsione scientifica sia più esatta di quella prescientifica è per Husserl fuori discussione. Ma la previsione prescientifica, benché approssimativa e incerta, è immediatamente legata allo scopo per la quale viene compiuta (nonostante le previsioni di un colto meteorologo siano più esatte, le previsioni di un esperto pescatore sono più importanti, seppur meno certe, perché legate ad una finalità pratica, ossia la possibilità di prendere il largo). In questo caso, la teoria rimane organicamente riferita a una concreta attuazione della vita pratica.
Quella che Husserl chiama “crisi delle scienze europee” non è altro che questa scissione tra scienza e vita pratica. A causa di tale scissione le scienze hanno perso significato per la vita. Tale frattura, secondo l’autore, può essere sanata con l’aiuto della fenomenologia.

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