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Bergson - introduzione

Bergson è il padre dello spiritualismo francese, una corrente che si sviluppa alla fine dell’800 e che rappresenta una critica alle pretese del positivismo (che riteneva tutto si poteva studiare attraverso il metodo delle scienze naturali)
si ritorna alla filosofia che precede il positivismo.
Per comte la filosofia è filosofia positiva cioè deve solo trovare il raccordo tra le varie scienze (che avevano ordine logico storico e pedagogico), la filosofia stabiliva questo ordine.
Invece questi filosofi diranno che la filosofia ha un altro metodo di indagine, altre finalità, altri compiti, e non c’entra niente con la scienza.
Gli spiritualisti dicono che la realtà umana non si può studiare attraverso un procedimento scientifico perché è una realtà costituita da fenomeno sempre diversi che non posso essere catalogati.

Rivalutano la componente trascendente che nel positivismo era stata trascurata, l’io, l’assoluto.
Inizia ad avere una valenza di tipo metafisico.
La storia dimostra che non trionfa il positivo, ma sempre l’irrazionale.
Questa nuova corrente si chiama evoluzionismo spiritualistico, e produce una nuova teoria dell’evoluzione: partendo da darwin ci da una nuova teoria dell’evoluzione che ha un impostazione filosofica.
Vita e opere
nasce nel 1859 in francia da una famiglia ebrea, ma nonostante ciò non viene perseguitato dai tedeschi perché la sua filosofia ebbe un enorme successo inoltre era un matematica e ottenne anche il premio nobel per la letteratura. Si laura in filosofia pubblicando la tesi intitolata saggio sui dati immediati della coscienza. Alla fine della sua vita si avvicina al cattolicesimo ma non arriva alla conversione per solidarietà con gli ebrei uccisi dai nazisti. Muore nel 1941 a parigi.
- saggio sui dati immediati della coscienza: concezione del tempo come durata (ritorno ad agostino: il tempo è estensione dell’anima)
- materia e memoria: analizza in cosa consiste la conoscenza vera
- evoluzione creatrice
temi:
- teoria dell’evoluzione
- concetto di scienza
- differenza tra il tempo della scienza e quello della coscienza


tempo e spazio
kant:
considera spazio e tempo come le due forme della sensibilità:
- spazio: forma del senso esterno (base della geometria)
- tempo: forma del senso interno (base dell’aritmetica)
per lui i numeri erano una successione nel tempo, per bergson invece sono una simultaneità nello spazio.

Agostino:
noi dividiamo il tempo in presente passato e futuro.
In realtà c’è solo un presente che viviamo nel ricordo del passato e nell’attesa del futuro.
Passato: presente che non c’è più
futuro: presenta che ancora deve venire
presente: ciò che conta veramente
bergson:
inizialmente la sua filosofia fu giudicata solo una reazione irrazionalistica alla scienza, poi il giudizio fu rivisto
non è possibile usare il metodo scientifico per studiare i fatti della coscienza perché c’è una variabile il tempo.
- tempo della scienza: il tempo è fatto di momenti tutti uguali, reversibili (collana di perle)
- tempo della coscienza: è un flusso, una durata, in cui gli istanti non sono separati. Tutto ciò che precede un certo istante si conserva e determina quello che succederà in futuro. Ogni momento vissuto è diverso dall’altro perché ogni momento contiene in sé quello precedente. I momenti sono tutti diversi e fanno parte dello stesso flusso (gomitolo di lana)
noi il tempo lo spazializziamo attraverso il movimento delle lancette dell’orologio.
Bergson capì che il concetto di tempo, come dimensione psicologica del vissuto, doveva essere spiegato con nozioni diverse da quelli usati per lo spazio.
Il tempo non è più una successione di stati quantitativi ma qualitativi della coscienza: sono diversi gli uni dagli altri ma connessi tra loro.
Durata reale: tempo in cui tutti i momenti precedenti si fondono con quelli successivi.
Solo se si concepisce il tempo in questo modo si possono spiegare i fenomeni della vita.
Nel saggio sui dati immediati della coscienza osserva che nella meccanica il tempo è trattato con le stesse coordinate dello spazio. Questa confusione va risolta.
Ad esempio per calcolare l’intensità degli stati psicologici bisogna introdurre concetti diversi.
L’intensità di un emozione per Bergson non è un fenomeno quantitativo, il suo aumento non è l’espandersi nello spazio me il penetrare in tutti gli aspetti della nostra soggettività provocandone un cambiamento qualitativo.
Il numero è un insieme di unità identiche tra loro, ma in qualche modo devono pur distinguersi.
L’unica distinzione possibile è il fatto che occupano parti diverse dello spazio.
Spazio e tempo sono due forme di molteplicità con caratteri diversi.
Le caratteristiche delle unità della molteplicità spaziale:
- si danno nell’esteriorità dello spazio geometrico
- simultaneità
- giustapposizione
- discontinuità
- ripetibilità
- reversibilità
- differenze di grado
le caratteristiche della molteplicità temporale:
- molteplicità interna alla coscienza
- vissuta interiormente
- i suoi elementi si danno in una successione
- gli elementi si fondono e danno origine ad una successione continua
- irripetibilità
- irreversibilità
- differenze di natura
il tempo è invenzione. È continuità in cui il passato coesiste contratto nel presente. È durata nella quale esprimiamo sempre qualcosa di diverso.
Percezione e memoria
in materia e memoria analizza la differenza naturale che c’è tra percezione e conoscenza.
La percezione, funzione del cervello, è non è conoscenza ma azione.
Il cervello ha la funzione di passare la comunicazione, non aggiunge nulla a ciò che riceve, non crea idee.
La percezione svolge un’azione selettiva: anziché illuminare l’oggetto che ci interessa, oscura tutti quelli inutili evidenziando ciò che in quel momento è utile.
La memoria è indipendente dalla materia, è una dimensione dello spirito e rappresenta la vera facoltà del conoscere. Come per platone conoscere e’ ricordare.
Mentre con la percezione siamo nel campo della materia, con la memoria siamo nel campo dello spirito.
Non si intende la memoria abitudinale che è utile per il presente, ma quella pura, che conosce ciò che è irripetibile. Non è una facoltà del cervello.
In ogni punto del presente è contenuto il passato, in modo inconscio.
Ogni momento è diverso dall’altro perché ogni attimo si aggiunge a quello precedente arricchendolo e rinnovandolo: la memoria portatrice del passato, è ciò che rende il futuro qualcosa di nuovo.
L’accumularsi dei ricordi è proprio il posto in cui si genera il futuro
in conclusione:
la conoscenza avviene attraverso la percezione che ci mette in contatto con gli oggetti. Essa non è una vera conoscenza ma un’azione (cervello seleziona le informazioni per decodificarle)
nella memoria pura si accumulano tutte le esperienze fatte durante la nostra vita: essa è la conoscenza che ci permette di cogliere la realtà nel suo significato profondo.
La conoscenza vera avviene quando colleghiamo la percezione al nostro vissuto, questa fase intermedia costituisce il ricordo (piccola parte della memoria)
il cervello prende dalla memoria solo una parte degli eventi.
L’evoluzione creatrice
è la sua opera più famosa. In essa affronta i concetti di durata reale e di memoria, contrapponendo l’organico al meccanico.
Durata e memoria che sono le caratteristiche del mondo della coscienza ora vengono estese a tutti i fenomeni vitali.
La realtà mostra un’elaborazione continua del nuovo che coinvolge soprattutto i fenomeni vitali.
L’azione del tempo è visibile.
Ognuno di noi conserva il passato nel presento, e si rinnova continuamente.
“la vita e’ invenzione” per Bergson, cioè è creazione di forme sempre diverse.
Non possiamo conoscere il futuro attraverso il passato, perché ogni istante contiene tutti i precedenti momenti più l’ultimo.
Il meccanicismo considera il futuro e il passato in funzione del presento, si pensa che tutto è conoscibile in base a causa precise
il finalismo ragiona non per causa ma per fini.
Ma nessuno dei due è un invenzione perché fondano le loro radici nella natura della nostra intelligenza: sono esigenze naturali dell’uomo
per Bergson la coscienza è libertà, imprevedibilità, e applica questa concezione della coscienza all’intero universo.
Riprende l’evoluzionismo di darwin (selezione naturale: criterio per cui la specie più adatta all’ambiente sopravvive. Le mutazioni genetiche avvenute per caso diventano ereditarie. Mentre per lamark era l’ambiente che determinava le variazioni).
A Bergson piace questa teoria: condivideva l’idea che le variazioni non erano determinate dall’ambiente, ma non era d’accordo sul fatto che essere avevano un carattere accidentale e soprattutto che si sommavano in modo da favorire l’esistenza dell’individuo.
La realtà è frutto di uno “slancio vitale”  un’energia.
L’evoluzione inizia ma non procede seguendo un percorso determinato e prevedibile, ma come un processo a steli che vanno in tutte le direzioni.
Ci sono dei rami che si fermano perché non riescono a superare la forte resistenza della materia, altri riescono a proseguire.
Nel tempo l’evoluzione si è fermata nei vegetali (non hanno sviluppato né l’istinto né l’intelligenza)
poi l’evoluzione è proseguita, c’è stata una biforcazione
- insetti
- vertebrati: poi l’uomo in cui l’evoluzione ce l’ha fatta a vincere la resistenza della materia
intelligenza e istinto rappresentano due aspetti della stessa tendenza vitale e sono soluzioni diverse dello stesso problema, quello della conoscenza.
L’intelligenza è conoscenza della forma, e rappresenta la capacità di dare risposte diverse ad uno stesso problema.
E’ capacità di dare soluzioni ai problemi, ma Bergson dice che essa non penetra il senso delle cose, scopre solo le relazioni, ma non ti fa entrare in relazione col reale.
Per Bergson l’intelligenza astrae: è capace di astrarre tante immagini ma poi non è in grado di collegarle. L’intelligenza si trova a suo agio in ciò che è morto, mentre l’istinto si è formato nella vita stessa.
L’istinto è conoscenza della materia, e rappresenta la capacità di dare sempre le stesse risposte allo stesso stimolo. Non costruisce schemi astratti ma conosce il particolare in modo concreto.
L’istinto che non è consapevole di sé, permette di avere un rapporto enfatico, immediato con la realtà, ti permette di penetrarla.
“ci sono cose che solo l’istinto può trovare ma non le cercherà mai”, il limite dell’istinto è che non si può applicare ad altri oggetti, quindi non può produrre generalizzazioni
la conoscenza vera è l’intuizione che solo l’uomo ha l’intuizione è un ritorno all’istinto in modo consapevole
rappresenta il punto di convergenza dell’intelligenza (cosciente di sé e capace di generalizzazioni) e dell’istinto (che procede dall’interno e non per scomposizione).
L’intuizione senza l’intelligenza rimarrebbe istinto incapace di conoscere
l’intuizione pur non essendo una tecnica razionale, utilizza un metodo di divisione che tende ad individuare i concetti puri.
Deve scomporre le nozioni che contengono più concetti: i diversi fenomeni vanno distinti secondo differenze di grado (quantitative) e di natura (qualitative)

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