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Bergson, Henri-Louis (Parigi, 1859 – 1941)

A differenza di Aristotele e Sant’Agostino, che si erano già occupati del concetto del tempo, Bergson, esponente dello spiritualismo francese, in contrasto con il positivismo del suo tempo, distingue tra:
- Tempo della scienza, che è:
–- Quantitativo: si può misurare
–- Reversibile: si può ripetere, perché ogni istante è identico a se stesso (si pensi alla lancetta dell’orologio), quindi non indica un passaggio, bensì una posizione; gli strumenti di misura misurano un eterno presente (nucleo del metodo sperimentale)
–- Discontinuo: può essere spezzato in diverse fasi o eventi
- Tempo della vita, che è:
–- Qualitativo: è soggettivo e incommensurabile
–- Irreversibile: non si può tornare indietro, gli istanti sono uno diverso dall’altro
–- Continuo: non si interrompe mai -> Durata (grazie alla conservazione della memoria) -> Coscienza (siamo consapevoli di noi stessi perché ci precede un passato omogeneo e continuo)

In ogni caso sottolinea l’importanza dell’individuo per quanto riguarda la percezione del tempo.
In noi sono presenti:
- Ricordo – Immagine: l’episodio particolare, la materializzazione dell’immagine operata dal cervello di un evento passato.
- Memoria: un gomitolo di lana che si avviluppa su se stesso e cresce sempre di più. Essa si divide in:
–- Memoria pura: lo spazio delle nostre esperienze, tutto il nostro passato che ci insegue continuamente, la base della nostra coscienza, la vera facoltà del conoscere.
–- Memoria abitudine: la base della conoscenza per l’agire, che ripete meccanicamente qualcosa.

Lo slancio vitale e l’evoluzione creatrice: qui si avvicina ai contemporanei. Riprende l’interesse dell’epoca per l’evoluzione.
La vita è invenzione, creazione incessante e irreversibile di forme e individui sempre diversi e in evoluzione (non accidentale, come sostiene Darwin), la quale è frutto di un solo e identico slancio vitale (impulso alla vita) che spinge la vita a svilupparsi secondo linee evolutive divergenti, procedendo per divisione e differenziazione, come un’esplosione da un punto centrale in direzioni molteplici. Lo slancio vitale si articola in due ramificazioni fondamentali:
- Mondo vegetale
- Mondo animale, composto da:
–- Vertebrati: il loro percorso spinge sempre più verso l'emergere dell’intuizione e dell'intelligenza e culmina nell'uomo.
–- Artropodi: il loro percorso spinge sempre più verso l'emergere dell’istinto e culmina negli insetti.

L’istinto è la facoltà di utilizzare e costruire strumenti organici, del corpo, è conoscenza della materia, comprensione dell’individuale.
L’intelligenza è la facoltà di fabbricare oggetti artificiali modificandone i processi produttivi, è conoscenza della forma, costruisce degli schemi in cui sono sintetizzati elementi comuni a oggetti diversi, è unificazione. È una facoltà al servizio della scienza perché serve a costruire gli strumenti inorganici utili all’uomo. Perciò l’uomo era “homo faber” più che “homo sapiens”.
L’intuizione è l’istinto divenuto disinteressato: ha imparato a generalizzare ed è cosciente di sé, come l’intelligenza, della quale supera i limiti; non scompone, ma coglie l’unità non meccanica dei fenomeni vitali. L’intuizione trova espressione nell’arte: l’opera d’arte è un’intuizione estetica.

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