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Bergson

L’intuizione
La filosofia di Bergson si impegna in un programmatico ritorno alla realtà metafisica. Il mezzo per coglierla è l’intuizione. Bergson vuole delineare un metodo che rappresenti il modo effettivo di procedere della metafisica, intesa come la presa di possesso immediata della realtà da parte dello spirito. L’esperienza peculiare che riguarda lo spirito è proprio l’intuizione. Questa è uno sguardo non analitico sulle cose, differisce radicalmente dall’intelletto a cui invece ricorre efficacemente la scienza. Nell’intuizione il soggetto e l’oggetto tendono a confondersi, la conoscenza è ottenuta attraverso una fusione tra chi conosce e la realtà conosciuta. L’intuizione è una conoscenza immediata che non risale dal presente al passato, restituisce la dimensione creativa non prevedibile dal reale. L’intuizione si colloca fra due ulteriori facoltà, l’istinto e l’intelligenza. L’istinto è tipico degli animali, è inconsapevole, si usa per risolvere un solo e specifico problema, non se ne fa un uso creativo. Ha una totale adesione alle cose, la simpatia. L’intelligenza è tipica degli uomini, la costituiscono individualmente, è una dimostrazione di creatività senza limiti potenzialmente. Collega creativamente le cose tra di loro in rapporti inediti che prendono corpo nella fabbricazione di strumenti. Il rapporto tra istinto ed intelligenza è paradossale. L’intuizione è la facoltà in grado di contemperare in sé le facoltà di intelligenza ed istinto come metodo che soddisfa la precisione in filosofia.

Come si affrontano i problemi
Per Bergson il problema posto è sempre più essenziale delle soluzioni proposte. I termini dei problemi vanno sempre messi in discussione, cioè i confini razionali entro i quali verrà posto il problema. Per Bergson occorre distinguere i falsi problemi dai veri problemi e criticare i primi. L’intensità degli stati psichici rappresenta un falso problema. Secondo Bergson, i fatti psichici sono pura qualità e molteplicità ambigua, effetto di un insieme indistinto di elementi, causati da una quantità esterna situata nello spazio. La qualità, il fatto psichico, diventa il segno della quantità, la causa esterna; noi sospettiamo che la seconda sia alle spalle della prima, la chiamiamo erroneamente intensità. Negli stati psicologici, i fatti di coscienza, l’intensità non è mai grandezza, non hanno una dimensione quantitativa ( es. se ami di più una persona questa non diventa più estesa).

la cristallizzazione
Secondo Bergson, tutti i falsi problemi nascono dal procedere dell’analisi concettuale propria dell’intelletto, il metodo analitico scompone e ricompone, frammentando la realtà, fissandola ed irrigidendola. Questo approccio produce una cristallizzazione del presente in un passato più attuale. Queste cristallizzazioni bloccano il presente nel suo fluire ed il passato, ma persino il futuro.

la durata
Vi è una differenza tra realtà vera, a cui metafisica ed intuizione danno accesso, e la percezione ordinaria che ne abbiamo. La materia viene ridotta dalla nostra conoscenza a cambiamenti nello spazio, riducendo il divenire ad un falso movimento, ottenuto sommando il tempo astratto a delle sezioni immobili. Per spiegare le sue teorie, Bergson riprende il paradosso di Zenone su Achille e la tartaruga, secondo il quale, a causa della divisibilità infinita dello spazio, il movimento finisce col diventare qualcosa di immobile. Soltanto un’altra esperienza del tempo può risolvere il paradosso. Bergson propone una differenziazione fra tempo qualitativo della coscienza, da lui chiamato durata e il tempo istantaneo spazializzato misurato dagli orologi e dai calendari. Il medesimo arco di tempo infatti può essere percepito in modo molto lungo o molto corto a seconda se è vissuto con gioia o tristezza. La durata non è analoga allo spazio, cambia natura e non è misurabile. È eterogeneità pura, fusione di cambiamenti qualitativi, è una molteplicità di stati di coscienza. Ogni nostra sensazione continua a modificarsi in ogni istante. La coscienza avverte il cambiamento ma solo quando vi presta attenzione improvvisamente.

il passato
L’immagine della palla di neve che rotolando si ingigantisce, consente di capire l’idea che Bergson ha a proposito del passato, che accrescendosi incessantemente, si conserva indefinitamente. Lo stratificarsi del passato procede al di là di una facoltà che ne decreti l’immagazzinamento. Il passato si conserva da sé automaticamente. Tutto il nostro passato, anche quello prima della nascita, contribuisce a definire il nostro carattere.

la memoria
È immanenza del passato nel presente, una memoria-contrazione. Ma la memoria è anche memoria-ricordo, in quanto rappresentazione del passato in immagini. Che cosa distingue una percezione attuale da un ricordo puro? È tipico del ricordo restare attaccato al passato, risente della sua originaria virtualità, spezza il fluire del presente. Esiste una differenza di natura tra la percezione, che risponde alle esigenze della situazione presente (percezione pura), ed il ricordo, collocato nella virtualità del passato (memoria pura automatica come spontanea attività della coscienza fine a se stessa. La memoria si muove tra questi due estremi, rispondendo al richiamo di uno stato presente con due forme di associazioni possibili. Il ricordo può risolversi in una reazione immediata della coscienza funzionale alla situazione attuale, secondo le abitudini senso-motorie precostituite di cui disponiamo. Oppure può perdersi nei meandri dell’immaginazione ed allontanarsi dall’urgenza dell’attualità.

la coscienza
Emerge come interiorità non riducibile a nulla di esteriore o spazializzato, non è sottoposta al determinismo meccanicistico su cui si regge la scienza. La coscienza ha la prerogativa della libera spontaneità che alla natura è negata in quanto sottoposta alla causalità efficiente.

la realtà è movimento
Nell’opera L’educazione creatrice, Bergson parla della natura del progresso evolutivo, cogliendo nel movimento e nella trasformazione la caratteristica più autentica della realtà delle cose. Il filosofo ricostruisce le grandi linee che l’evoluzione della vita ha percorso, compresa l’evoluzione dell’intelligenza umana. Tali linee evolutive non rispondono a leggi fisse, bensì percorrono direzioni divergenti. L’intera dimensione della vita biologica e quella della coscienza si collocano su un piano di assoluta imprevedibilità. L’evoluzione nasce dall’immagazzinarsi di una sorta di esplosivo vitale che, in seguito ad una detonazione, moltiplica all’infinito le possibilità di creazione. Tramite bruschi movimenti lo slancio vitale dà origine a tendenza divergenti e complementari. Lo slancio vitale esprime un’idea di vita come continua creazione. La materia rappresenta un arresto di quello slancio, che diviene il movimento della vita che si differenzia. Bergson teorizza una genesi simultanea della materia e dell’intelligenza da parte dello slancio vitale. Tutta la realtà risulta un mélange di materia e durata che si scompone in due tendenze. La materia estesa infinitamente divisibile fuori di noi, che consiste in una distensione o allentamento dello slancio vitale. La durata qualitativa inestesa o indivisa in noi, che consiste in una tensione o contrazione dello slancio vitale. Bergson rivela la semplice presenza di due momenti, due direzioni, l’una verso l’intellettualità dello spirito, l’altra verso la materialità delle cose.

l’eccellenza dell’uomo
L’uomo non è chiuso all’interno delle abitudini senso motorie della sua specie. La coscienza umana, radicalmente libera, è in grado di piegare il determinismo della natura a proprio vantaggio.

moralità e religione
Bergson, nell’opera Due fonti della morale e della religione distingue due origini del sentimento morale e due modi di pensarlo. L’obbligazione  la conformità a regole e principi rispettati senza essere compresi a fondo La morale assoluta  praticata dai grandi spiriti, i quali creano valori e li interpretano per uno spirito di amore eroico nei confronti dell’eccellenza dell’umanità. Questa distinzione accomuna la morale alla religione. Anche in questo ambito gli spiriti liberi non proclamano verità astratte ma le incarnano nel loro esempio. Stiamo parlando di tutti quelli che vengono chiamati santi. Sono figure come queste a rendere le esperienze spirituali e religiose aperte e dinamiche. Religioni dinamiche sono per Bergson quelle che, muovendosi nell’ambito dell’intuizione, privilegiano l’esperienza diretta del divino, saltando la mediazione delle regole, dei miti, dei precetti … e piuttosto interpretando liberamente. La mistica cristiana è sommamente dinamica. Religioni statiche sono quelle che, muovendosi nell’ambito dell’intelligenza e degli strumenti, vedono la necessità di difendere l’uomo da tutto, si tratta di religioni protettive. La morale dell’obbligazione e la religione statica sono funzionali in società chiuse. All’opposto si colloca una possibile società aperta che promuove lo slancio creativo.

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