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Arthur Schopenhauer

Arthur Schopenhauer nasce a Danzica. Era destinato dalla sua famiglia ad esercitare la professione di mercante come suo padre. Sua madre aveva un salotto intellettuale, quindi aveva interessi intellettuali. Schopenhauer si dedica si dedica all’attività di mercante e nel 1808 si iscrive a medicina, poi passa alla filosofia, prima quella illuministica e poi quella di Kant e Platone, un altro punto fondamentale per Schopenhauer è la filosofia orientale, infatti conosce l’orientalista Mayer che lo avvia alla conoscenza delle filosofie e delle religioni indiane. Nella seconda metà dell’800 si sviluppò in Europa una vera e propria moda nei confronti delle filosofie orientali.
“Il mondo come volontà e rappresentazione” è la sua opera principale, questo libro viene pubblicato per la prima volta da Schopenhauer nel 1818 ed è un fiasco completo, poi viene ripubblicato sempre da lui nel 1844 senza successo, la terza edizione del 1859 è invece un grandissimo successo e Schopenhauer e verso la fine dell’800 diventa un filosofo alla moda. La filosofia di Schopenhauer racchiusa in questo libro è fortemente pessimista ed è quindi completamente inattuale perché l’epoca compresa fra il 1820 e il 1848 è caratterizzata da moltissimi fermenti positivi. I giovani intellettuali nutrono la speranza di un cambiamento sociale e partecipano ai moti del 20-21, 30 e 48. La situazione storica cambia dopo il ’48, la sconfitta in molti casi dei rivoluzionari è il conseguente ripiegamento su se stesso che segue la sconfitta e porta ad una forma di pessimismo e la filosofia di Schopenhauer diventa alla moda ed è letta e studiata soprattutto nella seconda metà dell’800 e alla fine del secolo, dopo la sua morte. Nel suo complesso la filosofia di Schopenhauer si può definire anti-hegeliana , egli infatti era libero docente all’università di Berlino negli anni in cui Hegel era uno stimato professore all’apice della sua carriera, Schopenhauer decide di tenere le sue lezioni nelle stesse ore di Hegel, cercando di rubargli gli studenti, ma non ci riesce.

“Il mondo come volontà e rappresentazione”: il mondo come rappresentazione , qui è chiaro il richiamo a Kant, rappresentazione è un altro modo di dire fenomeno , Schopenhauer perciò parte dalla distinzione Kantiana fra fenomeno e cosa in sé, il mondo è nient’altro che un sistema di fenomeni , noi non conosciamo le cose in se, ma così come ci appaiono filtrate dalle forme pure a priori (spazio, tempo e 12 categorie). Schopenhauer accentua rispetto a Kant l’aspetto illusorio del mondo fenomenico, dice che il mondo così come noi lo vediamo è come il velo di Maya, che è ingannatore e avvolge gli occhi dei mortali e fa loro vedere un mondo di cui non si può dire ne che esista ne che non esista. Assomiglia al sogno, al riflesso del sole sulla sabbia che il pellegrino da lontano scambia per acqua. Per Kant il fenomeno era l’oggetto di un’esperienza possibile, quindi l’unico oggetto della scienza poiché la scienza non conosce che fenomeni. Per Schopenhauer il fenomeno è soprattutto l’illusione, una specie di miraggio, che ci fa vedere quello che non c’è e non ci fa conoscere l’essenza della realtà. Kant e Schopenhauer sono d’accordo che i fenomeni sono il prodotto dell’incontro fra sensazioni (materiale sensibile) che colpiscono il soggetto provenendo dall’esterno e forme pure a priori che filtra e organizza i dati sensibili, solo che le forme pure a priori per Kant sono una rete complessa, tempo, spazio e 12 categorie, per Schopenhauer lo schema è più semplice perché le forme pure a priori si riducono a tempo, spazio e causalità. E’ la causalità che ci porta a proiettare fuori di noi gli oggetti, a partire dalle sensazioni ed è la causalità che ci porta a costruire il mondo fuori di noi, quindi anche nella filosofia di Schopenhauer il soggetto con le forme pure a priori costruisce il mondo dei fenomeni, che non è un mondo oggettivo, esistente indipendentemente dal soggetto e non è il mondo in sé. Kant infatti aveva detto che il mondo in sé è inconoscibile. Kant aveva negato che esistesse una via di accesso alla cosa in sé e aveva spiegato che ogni volta in cui la ragione cerca di conoscere la realtà noumenica, non può dar luogo a conoscenza scientifica, perché si scontra con i propri limiti. Schopenhauer invece cerca una via d’accesso alla cosa in sé e alla fine crede di averla trovata. Schopenhauer parte dalla considerazione che noi non siamo solamente alate teste d’angelo, cioè non siamo solo ragione, ma siamo anche corpo, istinto e desideri. Il corpo è perciò il filo conduttore che ci porta a scoprire la nostra intima essenza e perciò il mio corpo mi porta a scoprire un nucleo profondo in me stesso, quel nucleo irrazionale, quel grumo di desideri e istinti che possiamo chiamare volontà , volontà di vivere di affermarsi e autoconservarsi . Mentre per Schopenhauer l'essenza della realtà è volontà e irrazzionalità, per Hegel era la razionalità. Per Schopenhauer la storia è il ripetersi dell'identico, è statica e quindi nega il prgoresso. Per Schopenhauer si può parlare di pessimismo storico. Inoltre Schopenhauer è convinto che la vita umana è caratterizzata da dolore e sofferenze perchè la vita è volontà, che significa desiderio, uno stato momentaneo e fugace che se dura troppo a lungo diventa noia.

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