ViKyFeK di ViKyFeK
Erectus 881 punti

I sofisti

Secondo i sofisti la verità non è accessibile all’uomo. Questi trovano spazio nella polìs cercando di risolvere i problemi offrendo non un sapere astratto, bensì un saper fare: l’arte di parlare in pubblico (la retorica). Il linguaggio è usato da questi filosofi come strumento per persuadere. Secondo i sofisti il sapere non è vincolato né ad una divinità né a qualche segreto ma è una ricerca umana, che si può apprendere e insegnare.

Protagora
Per Protagora l’intera realtà ha come centro l’uomo, che definisce “misura di tutte le cose” (presentando una posizione relativistica). In questa affermazione Protagora intende col termine uomo:
- L’uomo come singolo individuo, in quanto la conoscenza si basa sulle sensazioni, che cambiano da individuo a individuo;

- L’uomo come genere umano sostenendo che è impossibile per quest’ultimo giungere a verità extra-umane. A questo proposito il filosofo presenta un atteggiamento “agnostico”, confessa cioè la propria ignoranza essendo consapevole dell’impossibilità dell’uomo di giungere alla risoluzione di tale problema.
- L’uomo come comunità poiché ciò che ha valore per una comunità può non avere lo stesso valore per un’altra.
Per Protagora non esiste nulla di assoluto, tutto è relativo, a diversi livelli.
I sofisti propongono la retorica come una tecnica oggettivamente neutra rispetto alla verità, seguendo il metodo delle antilogie: costruire discorsi doppi, sostenendo una tesi e anche la tesi opposta. Per Protagora esistono quindi i “punti di vista” e introduce un criterio per selezionare quello più adatto: il criterio dell’utile.
Egli crede nella polis e nel dono della politica, che appartiene potenzialmente a tutti. Per fare in modo che questo dono si realizzi, occorre acquisire l’arte della retorica: bisogna rendere il discorso forte e conquistare il consenso della maggioranza che approva una legge. La legge è una semplice convenzione frutto della scelta di una maggioranza. Solo davanti alla legge un uomo diventa tale.

Gorgia
Gorgia demolisce l’intero impianto della scuola eleatica sostenendo che si può dimostrare tutto e il contrario di tutto. Per Gorgia nulla esiste e se pure esistesse non sarebbe conoscibile, e se pur fosse conoscibile non sarebbe comunicabile. Questo perché se qualcosa esistesse dovrebbe essere eterna, generata o entrambe le cose nello stesso tempo ma sarebbero impossibili tutte e tre le supposizioni. Se pure esistesse non sarebbe conoscibile in quanto si pensa anche a cose che non esistono: pensare e realtà si collocano a due livelli diversi. Se pure fosse conoscibile non sarebbe comunicabile in quanto l’uomo comunica attraverso la parola che è ben altro dalla cosa stessa. Gorgia sostiene l’agnosticismo in quanto ha la consapevolezza dell’incapacità umana di conoscere la verità assoluta ma il suo agnosticismo è più radicale rispetto a quello di Protagora fino a diventare scetticismo, totale sfiducia nella capacità di pensiero, di ragione, di conoscere qualcosa oltre alle sensazioni.

Il linguaggio diventa valore in sé e ha la capacità di ammaliare, potenzia l’esperienza. La retorica può aprire qualsiasi strada ed è l’unico sapere che si può insegnare a apprendere. Il suo unico scopo è persuadere.

I sofisti minori
Prodico di Ceo riprende la tesi di Protagora sostenendo che il passaggio dall’animalità alla civiltà è dato dalle leggi ma anche dal lavoro come fatica e intelligenza. Dai sofisti minori le leggi vengono viste sempre più come imposte da gruppi di potere che riescono a manipolare il consenso dell’assemblea, con norme che non hanno nulla a che vedere con la natura dell’uomo. Infatti viene meno il rapporto tra legge e natura.
Secondo Antifonte e Ippia gli uomini sono tutti uguali ma questa uguaglianza è cancellata dalle leggi che impongono delle distinzioni. (L’uguaglianza degli uomini si basa sul fatto che tutti hanno gli stessi bisogni e si colloca nel conflitto tra nomos e physis).
Trasimaco invece sostiene che per natura ciascuno tende a prevaricare sugli altri e quindi la legge è soltanto una maschera che nasconde l’utile del più forte.

Callicle sostiene infine che le leggi sono uno strumento di difesa inventato dai deboli per competere con i forti. Quindi a suo avviso la legge impone un’uguaglianza innaturale in contrasto con la disuguaglianza naturale tra gli uomini.

Registrati via email