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Socrate - Pensiero

La personalità di Socrate è destinata a segnare un momento fondamentale per la storia del pensiero occidentale. Egli nacque ad Atene intorno al V° secolo e ben presto manifestò la sua vocazione alla filosofia. Egli considerava la filosofia come un esame incessante di se stesso e degli altri. Socrate non scrisse nulla poiché riteneva che la ricerca della filosofia non poteva essere continuata dopo di lui da un scritto. E' possibile ricostruire il suo pensiero grazie alle testimonianze di Aristofane, Senofonte e Platone. Socrate è legato alla sofistica dall'attenzione per l'uomo e dalla tendenza ad utilizzare la dialettica e a mettere tutto in discussione. Tuttavia, a differenza dei sofisti, Socrate si dedicava alla filosofia spinto dall'amore per la verità e per non ricevere una ricompensa economica.
Per il suo insegnamento, Socrate ritenne che il punto di partenza fosse ammettere la propria ignoranza; quindi il vero sapiente è colui che sa di non sapere. La filosofia fu quindi intesa come un esame sapiente incessante di sé stesso e degli altri. Socrate utilizza il dialogo per diffondere il suo insegnamento; esso si basa su una serie di affermazione (botta e risposta) che tendono a mettere in discussione e ad insinuare il dubbio rispetto alle convinzioni di un interlocutore, questo procedimento, questo procedimento si definisce confutazione, il filosofo si serve di esso peri dimostrate l'ignoranza degli interlocutori. Socrate utilizza inoltre l'ironia, ovvero un gioco di allusioni e di parole che tendono a mettere in discussione la presunzione di sapere. Socrate considera quindi la verità come una conquista interiore e per raggiungerla egli utilizza la maieutica, ovvero l'arte di far partorire delle idee all'uomo, così come l'allevatrice aiutava le donne a partorire i bambini.

La morale del filosofo si basa sul concetto di virtù, intesa come ricerca e come scienza. Il concetto di virtù indica la maniera ottimale di essere uomo e quindi il modo migliore di comportarsi nella vita. La virtù non è un dono gratuito, ma una faticosa conquista che caratterizza il comportamento degli uomini. Da un punto di vista socratico, per essere uomini nel modo migliore è indispensabile riflettere e ragionare sulle cose, in poche far filosofia. La virtù è unica; essa è rappresentata dalla scienza del bene e quindi tutte le altre virtù (giustizia, coraggio, prudenza, etc.) rappresentano manifestazioni diversa del Bene. Dalla teoria della virtù come scienza, Socrate fa derivare i cosiddetti paradossi secondo cui si esprime la verità in una forma contraddittoria.
Tra i paradossi più celebri si ricorda quello in base al quale "nessuno pecca volontariamente e quindi chi compie il male lo fa per ignoranza del bene". Socrate tende a dare alla sua filosofia un carattere religioso, per cui egli considerava il filosofare come una missione che egli è stata affidata dalla divinità. Egli parla di un demone e lo consiglia nei vari momenti della sua vita, invitandolo a non fare certe cose. Questo demone può essere interpretato come la voce della coscienza. Socrate esercitò una notevole influenza sui giovani e per questo motivo fu condannato a morte con l'accusa di corrompere i giovani e per questo motivo fu condannato a morte con l'accusa di corrompere i giovani e introdurre falsi dei. Piuttosto che discolparsi, Socrate preferì andare in contro alla morte e portare a termine la sua missione educativa, fu così che morì bevendo cicuta.

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