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Socrate

Socrate nasce nel 469-470 a.C. in Atene. Egli è uno scultore, proprio come suo padre, mentre la madre è una levatrice (ostetrica). Appartiene al ceto medio, e, in quanto appartenente al ceto medio, durante la giovinezza, fu molto vicino al partito democratico, e specialmente fu seguace di Anassagora. La sua dottrina è orale, per tanto non scrisse nulla e tutte le notizie di cui disponiamo, le abbiamo grazie a 4 principali fonti: La prima fonte è quella di Aristofane, grande commediatore greco, che rappresentò una commedia, chiamata "Sulle Nuvole", nella quale appare come uno dei personaggio, Socrate stesso appollaiato fra cielo e terra in un canestro, quindi vicino alle nuvole, proprio perchè le voleva osservare. Aristofane ci rappresenta un Socrate del tutto opposto a quello platonico: un Socrate ultra-democratico, ultra-sofista, seguace di Anassagora e osservatore della natura. La seconda testimonianza è quella di Senofonte, scrittore straordinario, ma nonostante ciò privo di qualsiasi talento filosofico. Per tanto la sua testimonianza è molto superficiale, poiché, nella trascrizione, egli tralasciò molti aspetti filosofici per evidenziare altri superficiali. La terza testimonianza è quella di Platone. Questa testimonianza è quella più copiosa(abbondante). Platone fa di Socrate il personaggio principale di maggior parte dei suoi dialoghi (32+l'apologia di Socrate). Aristotele ci dice che le teorie platoniche sono uguali a quelle socratiche eccetto per la "teoria delle idee". Quindi dai 32 dialoghi platonici ne rimangono 17 che all'analisi stilistica appaiono giovanili, cioè scritti in giovinezza. Platone conobbe Socrate molto giovane, e quando quest'ultimo era gia anziano. Probabilmente Platone conobbe Socrate dopo un periodo di crisi da cui en usci mutato nelle idee. La quarta, ed ultima testimonianza, è quella di Aristotele, discepolo di Platone, che non conobbe personalmente Socrate. L'apologia socratica non altro che il discorso che Socrate pronunciò di fronte al tribunale per difendersi dalle accuse che successivamente lo condanneranno a morte. Egli si domanda il motivo secondo il quale egli si è fatto tanti nemici. Socrate sostiene che tutto comincio quando Cherofonte andò all' Oracolo di Delfi e chiede loro se ci fosse qualcuno più sapiente di Socrate. L'Oracolo rispose di no (cioè Socrate era il più sapiente): questa risposta più che lusingare Socrate lo turba perchè egli è convinto di non sapere nulla (IGNORANZA). Così, per verificare tale risposta intraprende un'attività che condurrà fino alla fine dei suoi giorni: IL DIALOGO. Nel "Teeteto" Socrate dice di se l'arte della madre. La madre è una levatrice, e come le levatrici, cioè le donne che diventano sterili o comunque troppo vecchie per fare figli, aiutano le altre donne a partorire prole, cosi lui, dato il fatto che è privo di idee, sterile di idee, aiuta gli altri a partorirle. Socrate, nei suoi dialoghi, interroga un illustre ateniese chiedendo la definizione di un dato concetto (che può esse la virtù, il bene,il coraggio ect.....). La definizione è l'insieme delle caratteristiche senza le quali un oggetto non sarebbe tale. Inoltre Socrate dichiara apertamente di essere ignorante e di fronte a questa dichiarazione di ignoranza il suo interlocutore dà la definizione. Le definizioni date dal suo interlocutore non possono essere accettate poiché autocontraddittorie. A questo punto Socrate si mostra una dialettico raffinatissimo, e la sua ignoranza si trasforma in ironia. Socrate fa capire al suo interlocutore che l'ignoranza del suo interlocutore è peggiore della sua. L'esito del dialogo è generalmente negativo , perchè Socrate non riceve nessuna definizione che lo soddisfa, però da un altro senso è anche positiva, perchè attraverso la sua ignoranza fa capire al suo interlocutore di non sapere nulla, conducendolo alla ricerca della verità. Socrate considera la verità e le forme di logos strettamente legati. La macrologia, cioè i discorsi lunghi, impediscono l'espressione della verità mentre la brachilogia, ovvero la dialettica, il dialogo favorisce l espressione della verità. Inoltre considera tutte le opinioni false: visione opposta a quella protagorea che considera tutte le sensazioni e quindi tutte le opignoni vere. Protagora attraverso la retorica rende vera qualsiasi opinione mentre Socrate, attraverso la dialettica falsifica ogni opinione. Nei dialoghi platonici "Protagora"e "Gorgia" Socrate si sveste di quella ironia che lo contraddistingue per ricerca la verità.

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