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Scetticismo

Lo Scetticismo è la terza corrente filosofica che si sviluppa nell’età ellenistica.
Nell’antichità erano detti scettici quei filosofi che, constatando l’impossibilità di raggiungere una conoscenza certa, persistevano nella ricerca senza assestarsi su posizioni definitive a proposito di problemi conoscitivi o di questioni etiche. La parola skepsis significa in greco appunto ricerca.
La posizione scettica implica il dubbio sulla possibilità dell’uomo di pervenire alla verità, essa non riguarda soltanto le discipline teoretiche ma si estende anche alla morale, cui diviene impossibile attribuire un fondamento certo. I criteri di verità per gli scettici sono impossibili.
Pirrone di Elide è il fondatore dell’indirizzo scettico. Anche per Pirone il problema di fondo è la ricerca della felicità.
La felicità per lui sta nell’imperturbabilità dell’anima, che si consegue con un atteggiamento di totale distacco da tutte le cose. Ma l’imperturbabilità è frutto di una rinuncia:a dire che cose sia il bene e che cosa sia il male e a cercare la natura delle cose.
Felice non è il sapiente ma chi rinuncia a dire quale sia la natura delle cose.
Da qui la scelta di fondo del saggio:
* l’indifferenza, la non scelta fra un opinione e l’altra;
* l’afasia, cioè il silenzio su ciò che appare vero o falso;
* l’imperturbabilità ( o atarassia), una condizione di tranquillità e di equilibrio stabile che, sola, può rendere la vita felice.
Questo è un orizzonte in cui si resta sospesi, perché sospesi sono ogni valutazione e giudizio, e da cui deriva quell’apatheia (impassibilità o assenza di dolore) che permette quasi di spogliasi delle proprie vesti umane, mirando a un esercizio della virtù che è frutto di una pura scelta esistenziale non sorretta dalla conoscenza di alcun “bene”. Così il fine è raggiungere uno stato di totale indifferenza, che significa totale indipendenza e libertà interiore, uno stato considerato quasi divino da Pirrone.

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