Protagora

Il primo e più importante esponente del pensiero sofista fu Protagora, che lasciò alcuni scritti, ma le cui spregiudicate idee religiose lo portarono ad una pubblica accusa di empietà.
La tesi fondamentale di questo filosofo risiede nel principio secondo cui l’uomo è misura di tutte le cose, delle che sono in quanto sono, delle cose che non sono in quanto non sono. Sul senso filosofico della tesi esistono tre ipotesi. La prima intende per uomo il singolo e per cose gli oggetti percepiti coi sensi; per cui le cose appaiono diversamente a seconda degli individui. La seconda attribuisce alla parola uomo un significato universale ed al termine cose il significato più vasto di realtà, per cui gli individui giudicano la realtà mediante paramentri comuni. Una terza afferma che l’uomo sarebbe la comunità e le cose i valori che ne stanno alla base, per cui ognuno valuterebbe le cose secondo la mentalità del gruppo sociale cui appartiene.

La tesi di Protagora deve essere intesa come una sintesi delle tre interpretazioni, per cui l’uomo protagoreo è misura delle cose ai vari livelli della sua umanità: dapprima come singolo, poi come civiltà e poi come specie. La posizione del filosofo quindi è una forma di umanesimo, che pone l’uomo come metro di valutazione, soggetto del discorso; di fenomenismo in quanto abbiamo sempre a che fare con una realtà così come ci appare a noi;e di relativismo conoscitivo e morale,in quanto non esiste una verità assoluta bensi’ molteplici verità.
Uno scritto anonimo, "Ragionamenti Doppi", mira a dimostrare, nella prima parte, che le stesse cose possono risultare bene per uno e male per un altro; nella seconda parte viene esposto il cosiddetto relativismo conoscitivo, cioè il riconoscimento della disparità dei valori che ci sono nelle diverse civiltà umane, si afferma poi, a questo proposito, che ogni popolo crede che i propri usi siano i migliori.
Questo relativismo sembrerebbe portare ad una dottrina secondo cui tutto è vero, fatto che implicherebbe l’anarchia. Ma cosi’ non è in quanto Protagora, non potendo far riferimento ad alcun principio di verità forte, si appiglia al cosiddetto criterio debole, secondo cui ogni azione deve essere fatta in riferimento all’utile, deve cioè essere fruttuosa sia per il singolo che per la comunità. Per Protagora dunque il filosofo diventa propagandista dell’utile, atto a trasformare qualsiasi discorso dannoso in utile e vede la retorica come il mezzo per raggiungere questo obiettivo.

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