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Pitagora e i Pitagorici

La figura di Pitagora ci è presentata dalla tradizione come quella di un profeta-mago,operatore di miracoli, in realtà ciò che sappiamo di Pitagora è molto poco. Nacque a Samo, probabilmente nel 571 e morì nel 497. Molto probabilmente Pitagora non scrisse nulla. La sola dottrina filosofica che gli si può attribuire con certezza è quella della mempsicosi, cioè della trasmigrazione dell’anima, dopo la morte, nel corpo di altri uomini o di animali. Pitagora considerava il corpo come una prigione dell’anima e la vita corporea come una punizione. La filosofia era per lui la via per liberare l’anima dal corpo.

La filosofia dei pitagorici è un riflesso della loro matematica. La loro tesi fondamentale è che il numero è la sostanza delle cose. Ritornando indietro, il problema dei primi sofisti si incentra soprattutto sul problema della natura, intesa sia come insieme dei fenomeni, sia come realtà primaria. Invece dell’acqua, dell’aria o di altri elementi materiali, i pitagorici riconoscono il numero come principio del cosmo. Il numero è concepito per loro come un insieme di unità e l’unità è considerata identica al punto geometrico. Tutto è numero; il numero 10, o meglio 9+1,era ritenuto sacro in quanto poteva rappresentare la figura sacra della tatracktys, il triangolo.

Il concetto che sta alla base per cui le cose sono numeri è quello di un ordine misurabile, per cui quindi ogni cosa può essere misurata ed ordinata in maniera geometrica. Le opposizioni tra le cose si riducono dunque ad opposizioni tra numeri, e per questo nasce l’opposizione tra il pari ed il dispari, che si riflette poi in tutte le cose. Il dispari è un’entità limitata, ovvero perfetta; il pari invece, essendo illimitato, incompiuto risulta imperfetto.
Questa tesi rende quella pitagorica una filosofia dualistica, in quanto si basa sulla contrapposizione tra le cose. A queste opposizioni I pitagorici ne aggiunsero alter, nelle quali l’ordine, il bene e la perfezione stanno sempre dalla parte del dispari e del limite, mentre il disordine, il male e l’imperfezione stanno sempre dalla parte del pari e dell’illimitato.

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