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Platone - Vita e opere

Platone fu uno dei filosofi più importanti della storia. Fu allievo di Socrate. Nacque nel 428 a.C. e morì nel 347 a.C. ad Atene. Era di famiglia aristocratica e divenne discepolo di Socrate dall’età di vent’anni. Il processo e l’uccisione di Socrate avvenuti nel 399 furono agli occhi di Platone una delle più grandi ingiustizie. Platone si trovò a vivere nel periodo di decadenza di Atene. Lo scopo di Platone fu quindi quello di introdurre importanti innovazioni che permettessero di rinnovare l’antico splendore di Atene e aprire gli occhi ai suoi concittadini. In questo senso l’opera di Platone si propone si proseguire il lavoro intrapreso da Socrate. Se ne andò da Atene per un lungo periodo perché non sopportava l’idea di dover vivere vicino a quelle persone che avevano condannato a morte il suo caro maestro. Trascorse molto tempo in Egitto, in Oriente, forse in Mesopotamia e infine in Sicilia. Venne infatti chiamato a Siracusa dal nipote (Dionigi il Giovane) e dal fratello (Dione) del tiranno della città, Dionigi il Vecchio, per cercare di aiutare nell’organizzazione migliore della città. Questo primo soggiorno a Siracusa si rivelò un disastro. Infatti il tiranno sospettava che il fratello e il nipote volessero spodestarlo e che anche Platone fosse d’accordo con loro e così decise di arrestare il discepolo di Socrate e di mandarlo al mercato degli schiavi a Egina, in Grecia. Tra i compratori di schiavi vi fu un cittadino ateniese che riconobbe Platone in quanto apparteneva ad una delle famiglie più in vista di Atene e decise di comprarlo per ridargli la libertà. Ma, fatto notare che si trattava di Platone, il venditore non voleva più quei soldi per non assumersi responsabilità troppo pesanti. Alla fine, siccome né il venditore né l’acquirente volevano prendersi quella somma, Platone ne divenne il possessore e fu rimesso in libertà. Tornando ad Atene, Platone sfruttò i soldi del suo riscatto per aprire una sua scuola. Comprò un edificio vicino al ginnasio appartenuto ad Accademo e per questo motivo Platone chiamò la sua scuola Accademia. La sua scuola aveva delle somiglianze con le scuole pitagoriche perché Platone aveva conosciuto durante il suo soggiorno a Siracusa molti pitagorici. Per entrare nell’Accademia c’era bisogno di un periodo di prova e la scuola era strutturata come una comunità. La struttura era molto simile a quella delle scuole pitagoriche anche se era completamente assente l’aspetto religioso. L’Accademia rimase aperta ad Atene fino al 528 d.C., venendo gestita poi dagli allievi di Platone. Platone venne richiamato a Siracusa perché nel frattempo era diventato tiranno Dionigi il Giovane. Anche il secondo soggiorno si concluse con un fallimento perché Platone si rese conto che veniva poco ascoltato e che la sua presenza creava delle tensioni e perciò, per non far degenerare la situazione, decise di andarsene dall’isola. Vi ritornò una terza volta con lo stesso esito. Infatti il tiranno lo chiamava per ricevere dei consigli, ma poi spesso questi erano poco graditi e scomodi. Addirittura, durante questo terzo e ultimo soggiorno a Siracusa, Platone venne arrestato, detenuto per un breve tempo e poi scarcerato. Da quel momento Platone decise di restare ad Atene fino alla sua morte. La fallimentare esperienza a Siracusa dimostrava la volontà di Platone di cambiare la politica, ma i suoi desideri si scontrarono rovinosamente contro la realtà del tempo.

Platone scrisse, a differenza di Socrate, diverse opere. L’esigenza di scrivere era dettata dalla necessità di far conoscere a tutti le sue idee e quelle di Socrate, anche a coloro che non avevano avuto la possibilità di conoscerlo direttamente. Platone ricorse al dialogo per mantenere quella vivacità e quella forza che sono tipici del confronto diretto tra persone. La scelta del dialogo è quindi un tentativo di mediare alla necessità di tramandare i propri pensieri e a quella di ricreare il più possibile un confronto diretto tra due interlocutori. Sono dialoghi in cui il protagonista è sempre Socrate. I dialoghi da lui scritti sono più di trenta e tutti ci sono pervenuti interi grazie alla riscoperta dei classici avvenuta durante l’Umanesimo. Alcuni dialoghi però sicuramente non sono stati scritti da Platone, ma successivamente dai suoi allievi. Tuttavia la fedeltà al pensiero del maestro è tale da renderli perfettamente attribuibili a Platone. I dialoghi sono divisi in scritti della gioventù, della maturità e della vecchiaia. Gli scritti della gioventù furono quelli meno originali, cioè furono dialoghi in cui si esponeva soprattutto il pensiero di Socrate. Tra gli scritti giovanili ci sono l’Apologia, il Critone, il Gorgia, il Protagora e diverse altre opere. Negli scritti della maturità e della vecchiaia invece il protagonista è sempre Socrate ma espone le idee e i pensieri di Platone. Platone ricorreva molto spesso nei suoi scritti a miti da lui inventati con due finalità: da un lato, per facilitare la comprensione e rendere più piacevole la lettura delle sue opere e, dall’altro lato, per esprimere concetti particolarmente difficili. Platone si propose di continuare il lavoro di Socrate. L’accusa maggiore che venne rivolta a Socrate era la vaghezza. Platone invece elaborò una filosofia che aveva degli elementi assoluti e indiscutibili detta filosofia assolutista. Platone aveva un filosofare molto aperto a interpretazioni personali e piacque molto nell’Umanesimo, perché venne visto tra i filosofi dell’antichità come il più vicino alla cristianità. L’opera più consistente tra quelle di Platone è la Repubblica, composta da dieci capitoli, opera politica in cui viene esposta la visione platonica di stato ideale. Le opere importanti degli scritti della maturità di Platone furono Il Menone, Il Fedone, Il Simposio, Il Fedro e La Repubblica.

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