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L'eredità di Socrate

La filosofia di Platone si presenta come uno sviluppo, del tutto originale, dell'insegnamento socratico. Da Socrate, Platone riprende il tema dell'insegnabilità della virtù. Egli lo risolve spostando l'accento sul problema dell'insegnabilità della scienza in generale. Ogni sapere di tipo tecnico si fonda necessariamente su una conoscenza generale (saper di sapere) di carattere universale. La scienza (epistéme) è appunto una conoscenza universale e necessaria, che può essere appresa, in quanto criticamente discussa e fondata.

Da Socrate è ripresa anche la tematica della giustizia

Come si spiega il paradosso del successo che, in una società ingiusta, attende il malvagio e della sconfitta dei buoni e dei migliori? Socrate aveva dato una risposta moralistica, nel solco del suo intellettualismo etico. Il malvagio non può essere felice, poiché nessuno fa il male perché è male, ma solo per ignoranza del bene. Platone cerca una risposta politica, interrogandosi sulle condizioni generali che consentono di istituire una città giusta.

Da Socrate, infine, Platone riprende il metodo dialogico di ricerca della verità. In polemica con la retorica sofistica, egli fissa le regole di una verità che sia consensuale, e non semplicemente imposta con la forza o l'inganno. Tali regole sono la buona definizione dei termini, la confutazione dialettica degli errori, l'accordo sulle premesse del discorso e sulle conseguenze necessarie che ne possono derivare.

La teoria della conoscenza

Per non cadere nel relativismo conoscitivo dei sofisti Platone oppone una critica decisiva al conoscere sensibile. La sensazione non è conoscenza vera, in quanto ci dà solo l'apparenza delle cose, lasciando incognito che cosa siano le cose in se stesse. Per fondare la conoscenza sull'essere stabile e permanente delle cose stesse, è necessario rivolgersi dal corpo all'anima, che possiede un sapere innato della verità. La conoscenza vera è reminiscenza. L'anima è un essere immortale, in contatto con il divino. Nel ciclo delle sue reincarnazioni essa viene in contatto con la verità, apprendendo la scienza. Ma, unendosi al corpo, dimentica ciò che ha imparato nelle vite precedenti e deve con fatica reimparare a conoscere. A contatto con le tracce dell'essere vero, mescolate alle apparenze sensibili, essa ricorda l'aspetto vero e originario delle cose.

Platone distingue quattro gradi della conoscenza. I primi due corrispondono all'opinione (doxa), basata sulle incerte testimonianze del senso. I secondi due rispondono alla scienza (epistéme), basata su un prendimento intelligibile della verità. Il termine finale, verso cui si indirizza la conoscenza è l'idea (èidos), l'aspetto non sensibile, ma puramente intelligibile, delle cose. Le realtà sensibili sono infatti molteplici e mutevoli. L'idea che le rappresenta è invece unica e immutabile. L'idea di uomo è il modello unita. rio, contemplando il quale l'anima è in grado di ravvisa. re, nei singoli individui umani, le imitazioni sensibili della realtà intelligibile.

L'ontologia

Ricollegandosi alla tradizione eleatica di Parmenide Platone riprende la speculazione sull'essere e il non essere, approdando all'inedito concetto di essere come idea. In tal modo, Platone si pone come il fondatore di una nuova scienza, la metafisica. L'essere, di cui si va alla ricerca, non è infatti quell'essere naturalistico, tipico della sapienza presocratica, ma un essere sovrasensibile, posto cioè al di là dei fenomeni visibili.

Platone descrive attraverso tre concetti il rapporto fra idee e cose: imitazione, partecipazione e presenza. Mondo sensibile e mondo intelligibile, cose e idee, sono infatti paralleli, ma sono anche separati da gradi profondamente diversi di realtà. Le tarde opere di Platone ritornano con frequenza sui problemi lasciati aperti dal rapporto fra mondo ideale e mondo sensibile, e approfondiscono le relazioni che si stabiliscono all'interno dello stesso mondo ideale. Questa indagine è compito della scienza filosofica per eccellenza, la dialettica. Il metodo della dialettica si articola in due momenti. Il primo è il passaggio dal molteplice all'unità (sinossi). Il secondo è il ritorno, dall'unità ideale al molteplice empirico, per un processo di suddivisione logica (didiresis). Le idee si relazionano tra loro in base al genere (più comprensivo) e alla specie (più particolare) di appartenenza.

Il mondo delle idee costituisce una struttura ramificata e gerarchica, al cui vertice stanno cinque generi sommi: essere, identico, diverso, quiete, movimento• Platone ammette il non essere, come essere diverso di ciascuna idea, nel suo rapporto di identità e differenza con le altre. In un rapporto di trascendenza con le altre idee si colloca l'idea del Bene, che costituisce la meta finale del processo conoscitivo.

La psicologia

Platone elabora una visione unitaria e coerente dell'uomo, come l'essere più perfetto tra i viventi. 11 principi vitale è fornito agli esseri viventi dall'anima. Nell'uomo, essa rappresenta l'èidos specifico o l'elemento essenziale per la caratterizzazione dell'individuo. L'anima dell'uomo è immortale e soggetta a un ciclo perenne di reincarnazioni, al quale può sfuggire solo purificandosi nel corso della vita. Essa è infatti unita al corpo per espiare una colpa commessa nelle vite precedenti. Il corpo è il carcere o la tomba dell'anima. L'anima dell'uomo è tripartita. Una parte, dominante, è l'anima razionale. Due parti, subordinate, sono irrazionali: l'anima irascibile e l'anima concupiscibile. La prima è la sede delle passioni nobili, da cui la ragione è capace di svolgere le virtù morali (come il coraggio). La seconda è la sede degli appetiti sensibili, che sono di ostacolo al perseguimento delle funzioni più elevate. La funzione più importante dell'anima è la conoscenza. Lo slancio dell'anima alla conoscenza è ramgurato dall'eros. La filosofia è amore del sapere. Ma non può aspirare al sapere chi già lo possiede in forma perfetta (gli dèi). E nemmeno chi non lo possiede, ma nemmeno lo desidera (gli ignoranti). La funzione demonica dell'anima si colloca appunto in quella zona intermedia, tra sapere e non sapere, che consente all'uomo di salvarsi (elevandosi per gradi alla conoscenza della verità) o di perdersi, scadendo al livello dei bruti. O corpo, anima, immortalità, anima tripartita, anima razionale, anima irrazionale, conoscenza, eros

La politica

La politica studia il comportamento dell'uomo in società. L'uomo è per natura sociale, in quanto i suoi bisogni lo pongono in una situazione di dipendenza necessaria dagli altri. Una società ben regolata deve corrispondere alla struttura tripartita dell'anima. Le funzioni economiche e quelle della difesa vanno subordinate alle funzioni superiori della conoscenza e della morale. Chi comanda e dirige lo stato, non deve subire condizionamenti economici o il ricatto della forza. Solo il filosofo può quindi tenere saggiamente le redini dello stato e va scelto come re.

Le tre classi sociali fondamentali (lavoratori, militari, filosofi) devono cooperare, in armonia, al bene comune. Ciò sarà possibile solo se non rappresentano delle caste chiuse, a cui si appartiene in base alla nascita, ma dei ceti aperti, a cui si accede in base al merito. Da ciò segue l'importanza dell'educazione, di cui lo stato deve farsi carico direttamente, togliendo i figli alle loro famiglie naturali e crescendoli in comune, fino all'età in cui saranno in grado di intraprendere le attività a cui le virtù del loro animo li indirizzano. La posizione dominante, nello stato, è occupata dalla legge, che tutto deve regolare secondo giustizia. La legge (e i magistrati che la applicano) non è qualcosa di astratto, che impone il suo formalismo ai comporta

menti concreti degli individui. Essa è qualcosa di organico, che deve corrispondere alla vita e alla libertà dei cittadini. Da questo punto di vista, non esiste una costituzione (monarchica, oligarchica, democratica) che sia di per sé migliore delle altre, ma la saggezza e l'abilità del politico deve saper adattare alle circostanze la forma costituzionale ereditata dai singoli stati.

La cosmologia

Il mondo naturale non può essere conosciuto dalla scienza dialettica con la stessa esattezza e perfezione del mondo umano. Ciò consente al tardo Platone di rivalutare in parte la doxa, l'opinione, accanto al sapere filosofico. Intorno alla genesi del mondo naturale, non è infatti possibile un discorso rigoroso, che prescinda dal richiamo all'esperienza, basandosi sulla conoscenza dialettica dell'idea. Anche il mito o la "narrazione verosimile", che si sforza di avvicinare, con l'analogia, l'esperienza del divenire a quella dell'essere ideale, può essere qui di aiuto. Platone introduce la figura mitica di un divino artefice, il Demiurgo, per dare una spiegazione ipotetica della formazione dell'universo. Il Demiurgo ha il ruolo di mediare il piano dell'essere ideale con quello del divenire naturale, raccordandoli per quanto è possibile. Il Demiurgo conferisce un ordine al caos disordinato delle origini, introducendo nella materia un principio formale ricavato dalla contemplazione delle idee eterne.Tale principio è offerto dall'anima del mondo, che (al pari dell'anima dell'uomo) costituisce il principio di intelligibilità e di armonia della vita naturale. Biologia e psicologia sono unificate da Platone, che concepisce anche l'universo fisico come vivente. Il cosmo naturale è un grande organismo, in sé concluso e perfetto. Non esistono altri mondi all'infuori del nostro. La vita naturale è regolata sulla base di cicli cosmici, eternamente ripetitivi. Il tempo, misurato sui moti regolari del cielo, è come un'immagine mobile dell'eterno immobile.

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