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Platone idealizza la figura di Socrate che ai suoi occhi divenne un simbolo della crisi e della speranza di superarla. Socrate è come una luce nelle tenebre, in quanto ha sentito la necessità di un rinnovamento etico dell’uomo in nome della virtù e della giustizia e ha manifestato il bisogno di andare oltre il relativismo dei sofisti ricercando definizioni su cui tutti potessero essere d’accordo. Ritiene che soltanto nuove certezze di pensiero possano offrire basi per una nuova esistenza e politica dell’uomo.

La vita


Egli nacque ad Atene da famiglia aristocratica nel 427 a.C. e morì nel 347 a.C.. A vent’anni cominciò a frequentare Socrate diventandone discepolo. Aveva un interesse filosofico e politico, avrebbe infatti voluto dedicarsi alla vita politica ma la morte del maestro lo colpì come un’ingiustizia imperdonabile e lo spinse ad una condanna della politica del tempo. In seguito la filosofia gli apparve come l’unica via che potesse condurre l’uomo singolo e la comunità verso la giustizia. Platone si rese conto che era necessario riorganizzare lo Stato e che questo doveva diventare il nuovo compito della filosofia. Quindi il suo obbiettivo era rifondare la politica attraverso la rifondazione della conoscenza, individuando dei valori stabili, e rispondendo ai quesiti lasciati in sospeso da Socrate. Dopo la morte di Socrate, Platone si recò a Megera, Egitto e Cirene. Nei suoi scritti non parla di questi viaggi, ma parla del viaggio che fece nell’Italia meridionale, dove ha conosciuto le comunità pitagoriche e sembra che sia stato anche venduto come schiavo. Il denaro del riscatto fu rifiutato quando si seppe di chi si trattava e servì alla fondazione dell’Accademia, cioè della scuola di Platone, che fu organizzata sul modello delle comunità pitagoriche, quindi come un’associazione religiosa.

Le opere


Platone scrisse in forma dialogica, in cui parla della filosofia come ricerca continua e incessante della verità che nasce dal confronto di idee e opinioni e non da delle risposte certe. Le sue opere si dividono in 3 periodi:
 Giovinezza, in cui riprende il pensiero socratico;
 Maturità, in cui elabora le sue teorie;
 Vecchiaia, in cui rivede le teorie elaborate precedentemente.
I caratteri della filosofia platonica
La fedeltà all’insegnamento e alla persona di Socrate è il carattere dominante della sua attività filosofica. Cerca di rintracciare il significato vitale dell’opera e della figura di Socrate e per rintracciarlo deve formulare dei principi e teorie che Socrate non aveva mai insegnato. Si può affermare quindi, che la ricerca platonica tende a rappresentarsi come uno sforzo della personalità filosofica di Socrate.La filosofia è concepita come un sapere “aperto”, che ripropone i suoi problemi e le sue soluzioni. Ha praticato la filosofia come una ricerca inesauribile e mai conclusa, ossia come un infinito sforzo verso una verità che l’uomo non possiede mai totalmente,ma sulla quale bisogna continuare incessantemente a interrogarsi.

Filosofia e mito


un’altra caratteristica delle sue opere è l’uso del mito, ossia di racconti fantastici attraverso cui vengono esposti concetti e dottrine filosofiche. I miti avevano una duplice funzione:
- Didattica, rende una teoria più interessante e fa si che sia più accessibile al suo interlocutore;
- Filosofica, rende i concetti complessi più comprensibili.
Il mito serve in alcuni casi a formulare una teoria verosimile. Ciò che spinse Platone a filosofare fu la ricerca di una comunità in cui l’uomo potesse vivere in pace e in giustizia con i suoi simili. Platone risponde ai quesiti lasciati in aperti da Socrate come la giustizia,il bene e il coraggio, in relazione ai valori/idee.
Le idee e il loro rapporto con la realtà
Platone giunge a sviluppare la “teoria delle idee”, che segna l’avvio della seconda fase in cui il filosofo va al di là delle dottrine che Socrate aveva insegnato, elaborando un proprio specifico e originale pensiero. Oggetto proprio della scienza, secondo Platone, sono infatti le idee. L’idea, secondo Platone, indica un’entità immutabile e perfetta, che esiste per proprio conto. Per il filosofo le cose sono copie,o imitazioni imperfette delle idee. Le idee sono il criterio di giudizio della realtà, precedono la realtà e la condizionano; rappresentano il suo modello e sono molteplici. L’idea platonica è dunque il modello unico e perfetto delle cose molteplici e imperfette di questo mondo.
Il rapporto tra idee e cose si configura in una duplice direzione, dal momento che le idee sono:
- criteri del giudizio delle cose: in quanto noi per giudicare le cose ci rivolgiamo ad esse;
- causa delle cose: poiché queste ultime sono in quanto imitano o partecipano delle idee.
I rapporti idee-cose sono di:
- mimesi = le cose imitano le idee
- metessi = le idee partecipano nelle cose in misura limitata
- parusia = presenza delle idee nelle cose
Nella fase della maturità del pensiero platonico si distinguono fondamentalmente diversi tipi di idee:
- Le idee-valori, che corrispondo ai principi estetici e politici. Per esempio il bene, la bellezza, la giustizia ecc.. che formano ciò che noi denominiamo “valori”.
- Le idee-matematiche, corrispondenti alle entità dell’aritmetica e della geometria.
- Idee del bene,nel mito della caverna la persona che esce dalla caverna ammira il sole; il bene è paragonato alla luce che ci permette di vedere;
- Idee delle cose naturali (come l’umanità);
- Idee di cose artificiali (come la sedia).
Per Platone esistono due gradi fondamentali di conoscenza: opinione (doxa) e la scienza (episteme), (dualismo gnoseologico),cui danno riscontro due tipi d’essere distinti, e le cose e le idee (dualismo ontologico). La doxa è la conoscenza sensibile, mutevole e imperfetta che rispecchia le cose mutevoli e imperfette (la caverna e matrix rappresentano proprio questo). L’episteme è la conoscenza razionale,immutabile e perfetta che rispecchia le idee immutabili e perfette (ciò che sta fuori dalla caverna e Zion rappresentano questo).
Secondo il filosofo le idee non possono derivare dai sensi, poiché questi ci testimoniano solo un mondo di cose materiali e imperfette. Per risolvere questo problema Platone ricorre alla dottrina-mito dell’anamnesi, o della reminiscenza (cioè del ricordo): egli afferma che l’anima, prima di calarsi nel nostro corpo, è vissuta disincarnata nel mondo delle idee dove tra una vita e l’altra ha potuto contemplare gli esemplari perfetti delle cose. I sofisti affermavano che era inutile cercare la verità, perché o era dentro di noi o era impossibile trovarla (innatismo). Per Platone noi possediamo la verità ma non ne siamo consapevoli, perciò è nascosta.
La teoria dell’immortalità dell’anima serve anche per chiarire il problema del destino. Platone ritiene,infatti, che la sorte di ogni individuo dipenda da una scelta precedentemente compiuta dalla sua anima nel mondo delle idee. Egli illustra la sua tesi con il mito di Er, con cui si chiude la Repubblica. Morto in battaglia e resuscitato dopo 102 giorni, Er può raccontare agli uomini la sorte che li attende dopo la morte. La parte centrale del racconto del guerriero è quella che riguarda la scelta del destino.

Uni dei dialoghi platonici più importanti è il Fedone in cui Platone elenca altre prove dell’immortalità dell’anima:
1. somiglianza:sostiene che l’anima essendo simile alle idee, che sono eterne, sarà anch’essa tale;
2. contrari: afferma che ogni cosa scaturisce dal suo contrario. La morte segue la vita e viceversa;
3. vitalità: argomenta l’anima, in quanto soffio vitale, è vita e partecipa dell’idea di vita, e pertanto non può accogliere in sé l’opposta idea della morte.
Per Platone l’amore è lo strumento che ci permette di arrivare dal mondo sensibile al mondo intellegibile (delle idee). I filosofi amavano la conoscenza perché ne sentivano la mancanza in quanto erano consapevoli di non possederla. Alla teoria dell’amore sono dedicati due dei dialoghi più riusciti, il Simposio e il Fedro. Il Simposio considera prevalentemente l’oggetto dell’amore, cioè la bellezza. Il Fedro considera invece prevalentemente l’amore nella sua soggettività. Nel Fedro, Platone, distingue l’anima in 3 parti:
• la parte razionale,che ha sede nel cervello ed è quella per cui l’anima ragiona e domina gli impulsi corporei;

• la parte concupiscibile o desiderante, che ha sede nel ventre ed è il principio di tutti gli impulsi;
• la parte irascibile o coraggiosa, che ha sede nel petto e lotta per ciò che la ragione ritiene giusto.
Questa tripartizione viene chiarita attraverso il mito del carro alato, nel quale l’anima è paragonata a una biga alata, guidata da un auriga che rappresenta la ragione e che deve guidare la vita dell’individuo, e trainata da una coppia di cavalli, uno bianco e uno nero. Il cavallo bianco corrisponde alla parte coraggiosa dell’anima,che obbedisce al logos; il cavallo nero corrisponde invece alle pulsioni irrazionali e corporei. Nel Fedro i gradi di bellezza che corrispondono ai vari tipi amore sono:
1. attrazione per un bel corpo;
2. attrazione per la bellezza fisica (naturale);
3. attrazione per le leggi e le istituzioni;
4. attrazione per le scienze matematiche;
5. attrazione per la bellezza in sé.
Nel simposio Pausania distingue dall’eros volgare che si rivolge ai corpi, l’eros celeste che si rivolge alle anime. Il medico Erisimmaco vede nell’amore una forza cosmica che da armonia e ordine a tutto. Aristofane espone il mito degli androgeni, esseri primitivi composti d’uomo e donna, divisi dagli dei per punizione in due metà di cui l’una va in cerca dell’altra per ricostruire l’essere primitivo. Da questo l’amore come mancanza. Socrate che parla del mito di Diotima, secondo cui l’amore è figlio di Penia (povertà) e Poros (abbodanza) ed è desiderio di bellezza.
Nell’opera Repubblica divisa in 10 libri Platone affronta il problema dello Stato ideale. La giustizia permette il raggiungimento della felicità collettiva, è la condizione fondamentale della nascita e della vita dello Stato. La giustizia è la virtù per cui ognuno svolge la propria attività conforme alle proprie attitudini. Lo Stato è un istituzione che nasce per soddisfare i bisogni degli individui, deve essere costituito da 3 classi tenendo conto delle attitudini degli individui:
• speculazione, di cui fanno parte i governanti la cui virtù è la sapienza, poiché basta che essi siano saggi e lo sarà tutto lo Stato;
• emotività, di cui fanno parte i guerrieri, la cui virtù è il coraggio;
• istinti, di cui fanno parte i lavoratori o produttori, la cui virtù è la temperanza, intesa come governo sulla ragione dei sensi.
Il governo platonico è di tipo aristocratico in cui devono governare i più capaci. Affinché lo stato funzioni bene e la giustizia sia realizzata, Platone suggerisce l’eliminazione della proprietà privata e la comunanza dei beni per le classi superiori. Presenta quindi una sorta di comunismo, che non riguarda l’intera città, ma la classe dei governanti. La classe al potere,inoltre, non avrà famiglia. Le donne godono degli stessi diritti degli uomini e parteciperanno alla vita dello Stato.
Le unioni matrimoniali saranno temporanee, verranno stabilite dallo Stato e saranno finalizzate alla procreazione e tutti i bambini saranno tolti fin dalla nascita ai loro genitori. Platone è ben consapevole che un simile Stato non esiste in alcun luogo sulla terra, e questa consapevolezza è confermata anche nella parte conclusiva della “Repubblica”. Varie sono le degenerazioni dello Stato:
- Timocratico: i governanti si appropriano di terre e case, difendono quindi i loro interessi;
- Oligarchico: governo in cui comandano i ricchi, avidi e parsimoniosi, che possono arricchirsi ulteriormente generando invidia da cui scaturisce una rivolta;
- Democratico: i cittadini sono liberi e ognuno di essi può fare ciò che vuole. Le persone che sono al governo non sono sapienti e portano confusione;
- Tirannide: è la forma di stato più spregevole, perché il tiranno è schiavo delle passioni ed è infelice. Si circonda delle persone peggiori, ed elimina le migliori.

I gradi della conoscenza e dell’educazione


Ci sono 4 gradi della conoscenza, cui corrispondono 4 gradi della realtà. La conoscenza sensibile (doxa,l’opinione) rispecchia il nostro mondo mutevole e comprende:
- La congettura o immaginazione (eikasia), che ha per oggetto le ombre o le immagini delle cose;
- La credenza (pistis), legata alla conoscenza sensibile e si riferisce al mondo delle idee.
La conoscenza razionale (èpistemie) rispecchia il mondo immutabile delle idee e comprende:
- La ragione matematica (dianoia) che ha per oggetto le idee matematiche;
- L’intelligenza filosofica (noesis) che ha per oggetto le idee-valori.

Mito caverna


Platone utilizza il “mito della caverna” per esporre i due piani della realtà (ambito ontologico) e i due piani della conoscenza (ambito gnoseologico).
In una caverna gli uomini sono incatenati fin da fanciulli come schiavi, in modo da non poter vedere ciò che è alle loro spalle. Essi sono quindi costretti a guardare il fondo della parete, sulla quale la luce del sole proietta le loro ombre, che vengono considerate reali. Uno di questi uomini riesce a liberarsi e, dopo aver percorso la salita, giunge alla luce del Sole. Abbagliato, pian piano si abitua alla visione del mondo reale sino ad arrivare alla sua contemplazione. Provando pietà per i suoi compagni, torna nella caverna per indurli a liberarsi, ma essi lo deridono e non credono alle sue parole. Il prigioniero che si libera e comincia il suo percorso verso l’uscita della caverna simboleggia il saggio, il filosofo (e viene paragonato da molti a Socrate); mentre il percorso che compie dall’oscurità sino alla luce del sole rappresenta il percorso dal mondo dell’apparenza al mondo intelligibile o razionale. Il sole, che da nutrimento alla realtà, rappresenta il mondo intelligibile, che Platone chiama “mondo delle idee”, raggiungibile soltanto da chi compie tale percorso. In questo mito il mondo delle ombre proiettate sulla parete rappresentano il mondo mutevole della conoscenza sensibile. Le ombre sono il simbolo dell’errore della mente umana quando questa si affida soltanto ai sensi; rappresentano quindi il mondo delle apparenze, il mondo della superficie visibile delle cose. Le catene con le quali gli uomini erano legati, invece, così come anche il buio, rappresentano il piano della conoscenza sensibile. Il prigioniero che si libera e comincia il suo percorso verso l’uscita della caverna simboleggia il saggio, il filosofo (e viene paragonato da molti a Socrate); mentre il percorso che compie dall’oscurità sino alla luce del sole rappresenta il percorso dal mondo dell’apparenza al mondo intelligibile o razionale. Il sole, che da nutrimento alla realtà, rappresenta il mondo intelligibile, che Platone chiama “mondo delle idee”, raggiungibile soltanto da chi compie tale percorso. Platone quindi insegna come l’amore per la conoscenza possa liberare dalle catene e comprendere la verità.
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