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Platone

Platone nacque ad Atene da una famiglia aristocratica nel 427 a.C. Secondo Aristotele fu nella giovinezza scolaro di Cratilo, un seguace di Eraclito, e successivamente da quello che sarà il suo definitivo maestro, Socrate. Platone si colloca in un periodo critico della storia greca (IV secolo a.C.), che corrisponde al tramonto dell'età di Pericle; egli analizza questa fase delicata di cambiamento politico e sociale, avvertendo la necessita di una rifondazione generale della politica e, più in generale dell'esistenza umana, alla luce del sapere. La Filosofia platonica ha quindi una finalità prettamente politica, è infatti necessario che questa dia delle risposte che permettano ai cittadini di uscire dal caos di opinioni ed idee nel quale il relativismo conoscitivo li aveva inevitabilmente indotti. Avendo la filosofia una finalità politica, nello stato ideale, secondo Platone, dovrebbe regnare un re filosofo; questo dovrebbe infatti utilizzare tutte le conoscenze che ha potuto acquisire per la fondazione di una comunità giusta e felice. Platone vive però la filosofia come una ricerca inesauribile e mai conclusa, ossia come un infinito sforzo verso una verità che l'uomo non possiede mai totalmente.

Le sue opere di Platone sono le prime di un autore dell'antichità ad esserci rimaste tutte. Il grammatico Trasillo che visse al tempo dell'imperatore Tiberio ordinò queste opere in nove tetralogie :

1) Eutifrone, Apologia di Socrate, Critone, Fedone.
2) Cratilo, Teeteto, Sofista, Politico.
3) Parmenide, Filebo, Simposio, Fedro.
4) Alcibiade I, Alcibiade II, Ipparco, Amanti
5) Teage, Carmenide, Lachete, Liside.
6) Eutidemo, Protagora, Gorgia, Menone.
7) Ippia maggiore, Ippia minore, Ione, Menesseno.
8) Clitofonte, Repubblica, Timeo, Crizia.
9) Minosse, Leggi, Epinomide?, Lettere.

Dal punto di vista cronologico vengono spesso suddivisi in tre gruppi:

Scritti giovanili o socratici, (emerge il pensiero di Socrate): Apologia di Socrate, Critone, Protagora, Alcibiade I, Ipparco, Ippia minore, Liside, Carmide, Lachete, Eutifrone, Ippia maggiore.
Scritti della maturità: Menone, Fedone, Simposio, Fedro.
Scritti della vecchiaia: Parmenide, Teeteto Sofista, Politico, Filebo, Timeo, Crizia, Leggi.

Nei suoi scritti Platone mantiene la forma dialogica che aveva adottato dal suo maestro e a questa affianca l'uso dei miti, ossia di racconti fantastici attraverso cui vengono esposti concetti filosofici. Il mito è uno strumento di cui il filosofo si serve per comunicare in maniera più chiara e comprensibile con l'interlocutore ì, fornendo esempi a sostegno della propria dottrina.

Nei dialoghi del primo periodo Platone ha per lo più illustrato e difeso teorie che erano proprie di Socrate, solo successivamente giunge a formulare la cosiddetta "teoria delle idee", che va al di là delle dottrine che Socrate gli aveva insegnato. Nei Dialoghi questa dottrina non è mai stata esposta in modo organico e ciò ha indotto qualche studioso a metterla in secondo piano. In realtà la dottrina delle idee rappresenta il cuore stesso del platonismo maturo.
La teoria delle idee nasce dall'approfondimento del concetto di scienza (epistéme, sophìa). Per Platone infatti, la scienza, avendo i caratteri della stabilità e dell'immutabilità e quindi della perfezione, non può avere come oggetto d'indagine le cose terrene che sono mutabili e imperfette quindi dominio della corrispondente forma di conoscenza mutevole e imperfetta che Platone chiama opinione (doxa). Oggetto proprio della scienza sono quindi le idee che Platone indica come entità (ousia) a sé stanti, immutabili e perfette che risiedono in una zona da lui chiamata "Iperuranio" (che in greco significa al di là del cielo). Le idee fungono da modello delle cose molteplici,, mutabili e imperfette di questo mondo e sono quindi: causa delle cose, poiché queste sono in quanto imitano, e criteri di giudizio delle cose, in quanto noi, per giudicare le cose non possiamo non rifarci ad esse (ad esempio diciamo che due oggetti sono uguali sulla base dell'idea di uguaglianza).
Esistono due tipi fondamentali di idee: le idee-valori, come le idee di bellezza, bene, giustizia ecc…), e le idee matematiche (l'uguaglianza, il quadrato ecc…). In alcuni dialoghi Platone parla anche di idee di cose naturali e artificiali ma sembra rimanere incerto a riguardo. Pur essendo molteplici le idee sono organizzate in una sorta di piramide con l'idea del bene in cima.
Secondo Platone le idee non possono quindi derivare dai sensi poiché questi ci testimoniano solo un mondo di cose materiali e imperfette. Per conoscere le idee è necessario indagare nella propria anima. Essa infatti prima di calarsi nel nostro corpo, secondo Platone, ha vissuto disincarnata nell'Iperuranio dove ha potuto contemplare le idee. Una volta scesa nel nostro corpo, l'anima conserva un ricordo sopito di ciò che ha visto, che viene ricordato grazie all'esperienza delle cose terrene: conoscere significa quindi ricordare. Noi non partiamo dunque ne dalla conoscenza della verità ne dall'ignoranza totale ma da un'ignoranza gravida di sapere. E' soprattutto nel Menone che Platone precisa questa sua teoria. In questo dialogo parla infatti di uno schiavo del tutto ignaro di geometria che , sollecitato da Socrate, giunge a dimostrare il teorema di Pitagora, a prova che le verità come quelle matematiche non vanno ricavate dall'esterno ma dalla propria interiorità. In questo dialogo Platone giustifica quindi l'innatismo di quest'uomo con la reminiscenza.
Nel dialogo del Fedone, Platone ci indica altra prove a sostegno dalla teoria dell'immortalità dell'anima.Il dialogo, in cui Fedone racconta ad Echecrate le ultime ora di Socratte, si divide in tre parti. Nella prima parte i discepoli di Socrate si recano presso di lui nel giorno prima della sua morte e fanno discorsi che vertono sulla morte e sul desiderio di ogni filosofo di morire per poter raggiungere la vera sapienza. Nella seconda parte Socrate inizia ad elencare le prove che testimonierebbero l'immortalità dell'anima e nella terza parte ricorda i suoi interessi giovanili per la scienza della natura e poi si allontana invitando i discepoli ad avere cura della loro anima. Il dialogo si chiude con il racconto degli ultimi istanti di Socrate. Attraverso le parole di Socrate, Platone ci espone quindi tre teorie che valorizzerebbero la sua tesi:

• Teoria dei contrari, afferma che ogni cosa in vita si genera dal suo contrario; di conseguenza la morte si genera dalla vita ma anche la vita si genera dalla morte, nel senso che l'anima rivive dopo la morte corporale.
• Teoria della somiglianza, sostiene che essendo l'anima simile alle idee è eterna come tali, infatti solo ciò che è composto può distruggersi dividendosi nei suoi elementi più semplici, mentre ciò che già è semplice come le idee e le anime non può venire ne creato ne distrutto.
• Teoria della vitalità, afferma che essendo l'anima soffio vitale, è vita e partecipa dell'idea di Vita e non può accogliere in se l'idea opposta, l'idea della Morte.


Platone prosegue poi dividendo la conoscenza in due parti:

• CONOSCENZA SENSIBILE (doxa, opinione), ha come oggetto d'indagine il mondo sensibile, mutevole e imperfetto e comprende:
1. IMMAGINAZIONE (eikanasìa), ha come oggetto le ombre e le immagini degli oggetti ovvero le impressioni superficiali. -->popolo
2. CREDENZA (pìstis), ha come oggetto le cose sensibili ovvero la percezione chiara degli oggetti.--> guerrieri

• CONOSCENZA RAZIONALE (episteme, scienza), rispecchia il mondo immutabile delle idee e comprende:
1. RAGIONE MATEMATICA (dianoia), ha per oggetto le idee matematiche.--->saggi
2. RAGIONE FILOSOFICA (noesis), ha per oggetto le idee-valori.-->saggi/sapienti*


Platone ritiene la filosofia superiore alla matematica perché questa parte da assiomi indimostrati. Il passaggio da conoscenza sensibile a ragione matematica si fa attraverso l'utilizzo di metodi di misura; se l'uomo non vuole rimanere ingannato dalle apparenze sensibili, infatti, non può far altro che ricorrere alla misura che dia a tali apparenze oggettività.
*Il sapiente a differenza del saggio una volta conosciute le idee perfette, mette a disposizione dello Stato il proprio sapere, per la fondazione di una comunità giusta e felice.
Per "giustizia", Platone intende quella virtù universale che è alla base ed è presupposto indispensabile del vivere insieme. Dal punto di vista politica la giustizia rappresenta l'unità e la forza dello stato in quanto ne mantiene l'equilibrio tra le varie classi. Lo Stato si può infatti definire giusto quando ogni individuo attende al compito che gli è proprio. Concretamente il concetto di "giustizia" platonica si traduce in una società gerarchica basata su ruoli fissi e nettamente differenziati.
L'appartenenza di un individuo ad una classe sociale o ad un'altra è determinata dal tipo di anima che esso possiede che può essere:
• anima in cui prevale la parte razionale->individuo in grado di ragionare e dominare gli impulsi->governante
• anima in cui prevale la parte irascibile->ausiliario dell'individuo razionale, lotta per ciò che la ragione ritiene giusto-> guerrieri
• anima in cui prevale la parte concupiscibile->è la parte che regola tutti gli impulsi corporei-> produttori

In sintesi nella città ideale di Platone gli uomini si distinguono tra loro non per diritti di nascita ma per differenti attitudini naturali, dettate appunto dal prevalere di una parte di anima sulle altre.


Cos'è l'amore per Platone?
Per Platone l'amore è il bisogno/desiderio di acquistare e conservare ciò che non si ha, così come accade al filosofo nei confronti della filosofia (la ricerca di continuo perché non la conosce). L'amore è quindi mancanza. Nel Simposio, Platone afferma inoltre che Amore sia figlio di Povertà e Abbondanza: il primo gli conferisce la passione e il desiderio e il secondo fa si che non sia legato all'utile.

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