pexolo di pexolo
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Mito della Caverna - Fuoco

Che le cose stiano così (ossia che Platone voglia richiamare l’attenzione proprio sul principio della metamorfosi come tale) è confermato dal fatto che questa figura (il Grande Illusionista) è un filo che attraversa l’intero dialogo. Tra i suoi ritorni più o meno mascherati è clamoroso il caso del libro VII, dove il famoso «mito» della caverna lo evoca per così dire «in negativo», secondo la strategia, tipicamente platonica, della «casella vuota». La descrizione, molto dettagliata, non contiene alcun riferimento al «regista» dello spettacolo. Sebbene non si tratti di uno spettacolo naturale, ma del più artificiale di tutti gli spettacoli, Platone sembra giocare con il lettore in quanto lascia vuota una casella così significativa. Ma, a nostro avviso, tale casella potrebbe essere riempita da un elemento non necessariamente antropomorfo: Platone, che sta parlando di un principio, il principio della metamorfosi illusionistica, potrebbe aver utilizzato a tale scopo una figura anch’essa metamorfica, cioè il fuoco tremolante. Un’ulteriore considerazione chiarisce come il misterioso operatore della caverna altri non sia se non una metamorfosi dello stregone-illusionista: nel II libro, nel seguito del passo sul goes, si dice che la sua funzione è quella di «produrre il falso», ponendoci davanti una «parvenza illusoria». Come un chiaro esempio di anticipazione allusiva, Platone sta chiaramente anticipando la scena della caverna del VII libro.

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