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Le Leggi

Le leggi sono l'ultima opera di Platone, la più lunga. In quest'opera la sua intenzione è quella di realizzare anche nella città umana l'ordine divino presente nel cosmo. Nelle Leggi, continua a campeggiare, la preoccupazione fondamentale del filosofo: evitare il conflitto tra le classi sociali. Prima ancora che un dovere politico, questo è per Platone un compito morale. L'uomo saggio deve cercare di rendere migliore la propria città. Se vogliamo rimarcare una differenza rispetto alla Repubblica, possiamo trovarla nel diverso atteggiamento di Platone, diventato più concreto e disincantato di fronte alla vita: questo comporta che la descrizione utopica del governo ideale venga sostituita da una visione più realistica. Le leggi hanno dunque una funzione sia costrittiva sia educativa: da una parte prescrivono fin nei particolari quali deve essere la migliore condotta dei cittadini, dall'altra aspirano a essere una guida per i giovani. Anche le pene non dovranno essere viste come una vendetta, ma come una correzione dell'errore con l'intento di redimere l'uomo. In ciò consiste la vera educazione civile: nel far si che l'uomo accetti di conservare il proprio posto nella società e sappia obbedire alle due regole.

Il filo d'oro della ragione

Nel primo libro delle Leggi, Platone paragona l'uomo a una marionetta, quasi un giocattolo nelle mani di dio. Immaginiamo che ciscuno di noi sia come un burattino, costruito dagli dei e sostenuto da molteplici fili, che sono però ingarbugliati come in una grossa matassa. Questi fili sono le nostre passioni; essi ci strattonano, portandoci in direzioni diverse e facendoci tenere comportamenti contrastanti, tendenti al vizio o alla virtù. Esiste però un filo che ci conduce sempre e solo alla virtù: è il sacro filo d'oro della ragione, vale a dire la legge comune dello stato. I cittadini possono seguire questo filo grazie a una corretta educazione. Cerchiamo di interpretare la metafora. Il filo d'oro, immesso nell'uomo dalla divinità, è quello di sophia, la saggezza della vita che domina sui sentimenti, stabilendo ciò che è bene e ciò che è male. La ragione costituisce, per l'uomo bene educato, la guida più sicura sulla via della civiltà. Platone ci dice che la ragione umana non è che il riflesso della natura divina, che governa il cosmo. La legge serve a soccorrere la natura umana che deve fare i conti con le passioni. L'importante è che in uno stato la legislazione sia coerente con le virtù della saggezza e della giustizia e che abbia un solido fondamento, che Platone vede nella religione.

La città fortezza

La nuova città disegnata dalle Leggi, che forse Platone vedeva più concreta e realizzabile di quella ideale della Repubblica, è una città fortezza, sia per le caratteristiche strutturali, sia per quelle culturali. Essa ha un numero ridotto di cittadini e un'attenta politica di controllo dei matrimoni e delle nascite. Il matrimonio e la famiglia vengono ora riconosciuti a differenza della Repubblica dove si sosteneva la comunione delle donne e dei beni, ma il loro unico scopo è quello della procreazione. Più in generale, nelle Leggi si sostiene che vanno banditi tutti quei comportamenti che mettono a rischio la serenità della vità. A garanzia di questo ordine Platone istituisce un'organo, quello dei "Custodi della legge" che dovranno vigilare nel rispetto della legislazione. Dunque, secondo Platone la legge è l'unica regina della vita della città: esse ispira la vita di tutti i cittadini, che in tal modo sono sottratti ai capricci dei governanti e dei funzionari.

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