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PLATONE

In Platone è ancora forte il legame con la polis, considerata il punto di riferimento della vita dell’individuo, anche se al tempo di Platone si trattava gi di una struttura in crisi: la sua risulta quindi una filosofia per la città, cui è venuto però a mancare questo punto di riferimento necessario. Platone tenta di ricrearlo, dipingendo lo stato perfetto che garantisca la realizzazione della virtù: le preoccupazioni maggiori del filosofo sono politica ed etica.
Il problema principale di Platone è quello di affrontare il relativismo sofistico. Egli individua nelle idee un riferimento oggettivo sia dei valori, sia della conoscenza. Esistono idee-valori e idee-cose. Chi conosce le idee conosce sia l’ambito ontologico sia quello etico raggiungendo sapienza e saggezza. I filosofi hanno il compito di guidare lo stato in quanto conoscono la virtù. Le idee si conoscono tramite l’innatismo e la metempsicosi ma non tutti possono conoscere tutte le idee: la conoscenza è legata alla purificazione. Negli ultimi dialoghi Platone rivede la teoria delle idee e riconduce il rapporto idee-cose alla sola imitazione.
Platone è stato allievo di Socrate e questo ha influenzato molto la sua filosofia. Platone conserva dal suo maestro lo spirito di ricerca, la forma del dialogo e la centralità della riflessione etica, sia nei discorsi giovanili, sia in quelli della maturità. Egli condivide inoltre la fiducia socratica nella dimensione universale della ragione. Ovviamente ci sono anche molte differenze: Platone infatti ha costruito un vero e proprio sistema filosofico con una complessa metafisica incentrata sul mondo delle idee e la sua alterità rispetto al mondo delle cose. Nei dialoghi di Platone è spesso Socrate a narrare: Platone ne espone infatti fedelmente la filosofia nei primi, allontanandosene poi gradualmente in quelli via via successivi.
Platone, come Socrate, condanna la scrittura ma sceglie comunque di usarla per conservare il proprio messaggio, tuttavia usa il genere più vicino all’oralità, il dialogo. All’interno dei dialoghi vengono spesso inseriti dei miti, per esprimere concetti che non possono essere spiegati. Platone afferma inoltre che le cose più importanti non possono essere scritte ma devono essere espresse mediante la parola: infatti, la sua vera filosofia sarebbe affidata a dottrine non scritte. I dialoghi giovanili di Platone vertono spesso sulla virtù, soprattutto la virtù in generale. Questi dialoghi vengono definiti aporetici, perché in essi non si giunge mai ad una conclusione. La virtù per Platone è conoscenza del bene e del male, non si apprende tramite l’insegnamento ma è da ricercare dentro di sé. Anche Platone critica la sofistica: un suo dialogo, il Gorgia, è rivolto contro la retorica, che convince solo chi non è esperto di un’arte, su un argomento che non conosce. Essa non è scienza, non insegna ma affascina. In questo dialogo si esamina inoltre la virtù intesa come temperanza: il bene coincide con la giustizia.
La parte centrale della filosofia di Platone è costituita dalla teoria delle idee, legata soprattutto al piano etico. Le idee per Platone non sono semplicemente il presupposto della conoscenza, universalità dei valori o semplici immagini mentali ma realtà sussistenti di per sé e costituiscono l’essere in senso proprio, immutabile ed eterno. Egli parla di diverse specie di idee: come forma delle cose e come idee-valori. In alcuni miti descrive il mondo delle idee, l’iperuranio, in particolare nel mito del carro alato, dove parla di due dimensione dell’essere, quella visibile e quella intellegibile. Anche l’anima è invisibile e di natura simile alle idee, eppure è accanto al corpo, è nello stesso luogo ma non insieme.
Tra i diversi tipi di idee, ciò che cambia è il rapporto con l’esistente. Le cose concrete sono copie delle idee e hanno un rapporto di imitazione: imitano l’idea in modo imperfetto. Verso le idee-valori invece, il rapporto è di partecipazione, in quanto ne rappresentano il predicato. Esiste inoltre il legame di parusia, legato soltanto all’idea di bellezza che si manifesta nelle cose. La conseguenza principale della teoria delle idee è la separazione tra l’essenza e l’esistenza in quanto l’essenza è trascendente all’esistenza. Questo implica un netto dualismo sia ontologico che gnoseologico tra il visibile e l’intellegibile. Questa teoria risolve i problemi del divenire e della molteplicità in quanto Platone considera le idee come essenza stabile dell’esistente in continuo divenire e possiamo avere una conoscenza scientifica della realtà individuandone strutture razionali comuni al di là della molteplicità.
Le idee precedono l’esperienza e la rendono significativa, quindi non derivano da esse. Secondo Platone infatti esse sono in noi fin dalla nascita: la conoscenza consiste soltanto nel ricordare ciò che già sappiamo. Platone riprende la teoria della reincarnazione: a suo avviso l’anima quando si separa dal corpo, nell’intervallo tra due reincarnazioni ha l’opportunità di contemplare le idee, che poi ricorderà una volta incarnata in un altro corpo tramite reminescenza. Non tutti però abbiamo le stesse capacità: possiamo ricordare soltanto le idee che abbiamo contemplato. Secondo Platone l’anima è tripartita ed è composta da: anima razionale, che rappresenta la ragione, anima irascibile, che rappresenta le passioni disinteressate, e anima concupiscibile, che rappresenta le passioni più basse. Quanto più nella vita saremo riusciti a purificarci più a lungo potremo contemplare le idee. Anche la concezione platonica dell’uomo è affetta da dualismo: anima/corpo: la prima conosce l’universale, il secondo soltanto il particolare (le passioni).
Per Platone l’anima è immortale e lo dimostra con tre prove:
- La reminescenza: Se si possiedono delle idee conosciute durante la vita, si deve aver vissuto necessariamente una vita precedente.
- L’anima è invisibile, a differenza del corpo che è materiale, è semplice e quindi non è composta, non può disgregarsi e non può morire.
- L’anima è fonte di vita, quindi non può accogliere la morte.
Platone analizza inoltre il destino delle anime: accanto alla metempsicosi, aggiunge una condizione stabile e permanente. Sostiene che vi sono alcune anime che hanno raggiunto un grado di purificazione così elevato da non dover più reincarnarsi e da poter restare per sempre nel cielo; altre anime sono così corrotte che non sono degne di reincarnarsi e restano per sempre negli inferi.
Platone definisce inoltre la dicotomia tra amore celeste e amore volgare, il primo orientato all’anima e il secondo ai corpi. Questa contrapposizione è presente in ogni uomo. L’anima concupiscibile è la sede dell’amore volgare, rivolto al soddisfacimento del piacere fisico.
Nel Fedro, Platone descrive la lotta interiore tra questi due tipi di amore: ragione e passioni entrano in lotta tra di loro. Se è la ragione a prevalere, l’amore eleva l’anima e le fa “spuntare le ali”; se invece sono le passioni a prevalere, l’anima rimane legata al corpo, si imbruttisce e gli cadono le ali. Nel Simposio Diotima narra la nascita di Eros, figlio di un dio e una mendicante. Eros quindi non è né dio né uomo e rappresenta la metafora del filosofo che tende verso la sapienza ma non la possiede, la ricerca e la desidera. L’amore è appunto un “tendere verso” il mondo delle idee. Eros è amore per la bellezza, che è l’unica idea che si manifesta nel mondo delle cose, è la forza che fa superare all’uomo i propri limiti, è il “delirio divino” che spinge ad andare oltre se stessi.
La teoria della conoscenza viene esposta da Platone tramite il mito della caverna. Questo mito spiega il dualismo tra mondo visibile e mondo intellegibile: i due mondi sono completamente separati e per accedere al mondo intellegibile bisogna essere trasportati con forza verso una salita “aspra ed erta”. Questo mondo inizialmente mette a disagio ma quando ci si è adattati, si vuole restare lì per sempre.
Questa teoria è rappresentata anche tramite la similitudine della linea. Platone immagina di avere una linea e di scomporla in due segmenti disuguali: La doxa, il segmento più corto, che rappresenta la conoscenza sensoriale e l’episteme, che rappresenta la conoscenza intellettuale. Questi due segmenti sono ancora una volta divisi in due parti. La doxa comprende l’eikasia, che rappresenta l’immaginazione, e la pistis, che rappresenta la credenza. L’episteme invece si divide in dianoia, che rappresenta il ragionamento e la noesis, che rappresenta l’intelligenza.
Il mito vuole spiegare che le abitudini ci impongono di porci problemi e c’è bisono di qualcosa che dia inizio ad un cammino di ricerca e purificazione. La missione del filosofo è quindi quella di guidare verso l’idea del bene, insegnare ad andare oltre il mondo visibile.
La riflessione platonica di stato ideale viene affrontata nella Repubblica. Lo stato viene esaminato come un individuo in grande per giungere ad un parallelismo tra l’uomo e lo stesso stato: come l’anima dell’uomo è tripartita, così lo stato deve essere diviso in tre classi, a ognuna della quali corrisponde una virtù specifica. La classe dei governanti filosofi, che possiedono la virtù della sapienza e hanno il compito di governare lo stato; la classe dei guerrieri, che possiedono il coraggio e hanno il compito di difendere lo stato e infine la classe dei produttori, che possiedono la temperanza ed hanno il compito di produrre i beni necessari a tutti. La giustizia è data dall’armonizzazione di queste tre classi e queste tre virtù.
Per garantire la virtù Platone prescrive due condizioni:
- Le classi dei custodi dello Stato non devono usare il potere stesso per fini personali;
- Lo stato deve controllare ogni aspetto della vita dei cittadini
I custodi infatti non potranno avere né famiglia né proprietà privata. Inoltre Platone definisce tre “ondate”, nella prima bandisce l’uguaglianza tra uomo e donna, nella seconda la regolamentazione delle unioni e delle nascite, e nella terza il motivo per cui i filosofi devono stare al governo.
Nei dialoghi della vecchiaia Platone rivede la teoria delle idee e risolve i problemi con la teoria dei generi sommi: con questa teoria riconduce i rapporti tra idee e cose esclusivamente a quello di partecipazione risolvendo due problemi: si può ora ipotizzare un numero circoscritto di idee per una quantità indefinita di enti e inoltre per definire cose vili si possono ipotizzare idee generali, o generi.
Vi sono inoltre delle idee a cui tutte le cose devono far riferimento, i generi sommi, che sono identico, diverso, quiete e moto. Inoltre si apre la possibilità della predicazione: si può dire qualcosa di qualcuno senza negarne l’essere. Platone definisce la dialettica come “dividere per generi” tramite un procedimento dicotomico.
Nel Filebo Platone ridefinisce sul piano etico i rapporti tra ragione e passioni: a suo avviso la vita perfetta è data dalla mescolanza dei piaceri buoni con le scienze migliori.
Sul piano politico definisce le leggi, che devono avere un ruolo formativo, educativo e debbono plasmare la coscienza dell’individuo. Si pone uno stretto rapporto tra le leggi e la coscienza. Queste prima di tutto devono persuadere e devono essere seguite tramite la ragione, e dall’altro lato devono essere inculcate fin da bambini, prima ancora di essere in grado di comprenderle. Si deve combattere l’omosessualità e si deve trasmettere l’importanza della famiglia.
Dato che le leggi devono educare, le pene devono essere considerate come un mezzo per educare il reo. Neppure i vertici dello Stato sono al di sopra delle leggi: viene quindi istituito un’istituzione di controllo: il Consiglio Notturno.
Nel Timeo, Platone descrive l’origine dell’universo attraverso il mito del demiurgo, in quanto si ha soltanto una conoscenza verosimile. L’ordine dell’universo è ricostruito a partire da tre realtà eterne: le idee, la materia e il demiurgo. Il demiurgo plasma la materia guardando al mondo delle idee. Forgia i primi quattro elementi sulla base dei principali solidi dando al mondo una struttura matematica. L’universo deve avere inoltre anche un’anima che lo guidi in modo razionale. Il demiurgo forgia anche l’anima usando la sostanza delle idee. La concezione Platonica è teologica in quanto ammette la presenza di una causa meccanica ma a suo avviso è la causa finale a fornire la spiegazione della natura.

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