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La Dottrina delle Idee

Platone pensava che l'anima diventasse buona e virtuosa attraverso la conoscenza, ed essa sapendo ciò che è bene ogni qual volta avesse dovuto agire, non avrebbe compiuto il male. Ma il problema che si pone ora il filosofo e quello di stabilire che cosa sia il bene e in che modo l'anima possa giungere a conoscerlo. Platone riconosce che i sensi non consentono di pervenire a un'idea unica e oggettiva del Bene, infatti affidandoci ai sensi non raggiungeremo mai una conoscenza sicura e affidabile, perchè l'esperienza sensibile non è sorretta da un criterio univoco di verità. Per Platone è fondamentale ammettere criteri di verità che siano immutabili e universali, ossia validi per tutti e che siano indipendenti dall'esperienza sensibile e dalle circostanze in cui ci troviamo nel momento in cui esprimiamo un giudizio sulle cose. Noi possiamo giudicare qualcuno o qualcosa "buono" in quanto abbiamo l'idea universale e astratta della Bontà, che costruisce un criterio solido che ci consente di formulare tale giudizi. Se non ammettessimo l'esistenza di criteri oggettivi cui fare riferimento nel giudicare le cose, non potremmo pronunciare nessuna affermazione universale.

Ma dobbiamo ammettere non solo che ci sono delle idee universali a cui facciamo riferimento nel formulare i nostri giudizi, ma anche che esse hanno una propria esistenza,del tutto separata dal mondo sensibile e indipendente dalla nostra mente. Quando parliamo di idea, siamo soliti riferirci a un pensiero che abbiamo concepito nella mente, per Platone invece le idee, hanno un'esistenza autonoma rispetto al pensiero umano: sono entità immutabili e perfette, vere e proprie sostanze poste in un altro mondo, definito "iperuranio" e rappresentano il modello delle cose, dei giudizi e dei valori.
Da quanto detto prima, emerge una netta frattura tra il mondo sensibile e il mondo delle idee. In termini filosofici questa demarcazione viene indicata come "dualismo ontologico" ( cioè dell'essere), a cui corrisponde un "dualismo gnoseologico" (o della conoscenza): il mondo perfetto ed eterno delle idee, infatti rende possibile una conoscenza stabile e universale che coincide con la scienza (epistéme), mentre la dimensione imperfetta e mutevole delle cose sensibili è all'origine della fallace conoscenza dell'opinione (dòxa).
Platone parla di relazione di mimesi ( imitazione) sostenendo che le cose imitano le idee, ma parla anche di partecipazione o metessi, nel senso che le cose sensibili partecipano in qualche modo della perfezione delle corrispettive idee nel mondo reale. Platone infine parla di presenza o parusìa, delle idee nelle cose, nel senso che il mondo sensibile non è che la rivelazione o espressione visibile di quello ideale.
Platone identificando la verità con le idee, elimina ogni forma di scetticismo e di relativismo e raggiunge un punto di vista assoluto e universale. La sua dottrina mette capo a una metafisica delle idee che fonda e giustifica i concetti e il linguaggio al di là di ogni possibile dubbio.
La classificazione di Platone delle idee:
-le idee che si riferiscono ai valori dell'etica, dell'arte e della politica, come quelle del Bene, della Bellezza e della Giustizia.
-le idee che corrispondono agli enti matematici universali, come il numero, il cerchio, la linea, il triangolo, il quadrato, l'ugualianza..
La soluzione cui Platone giunge nelle opere della maturità è che a ogni realtà sensibile deve corrispondere una ideale e ritiene che ci sia una gerarchia di valori alla base della variegata struttura ideale e che al vertice si collochi l'idea del Bene, che è il valore supremo a cui tutti gli altri si ispirano. Il Bene costruisce l'armonia e il ragion d'essere del tutto, ciò che dà valore a tutte le altre idee che da esse traggono la loro perfezione.

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