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I Pitagorici

Pitagora e i Pitagorici

Pitagora nacque a Samo nel 571 – 570, in seguito venne in Italia dove fondò una scuola che fu un’associazione religiosa e politica, che trovò molte adesioni in tutte le città greche dell’Italia meridionale. La sua teoria prende il nome di metempsicosi, vale a dire la reincarnazione dell’anima di una persona in un altro corpo, che poteva essere animale o umano a seconda del modo in cui aveva vissuto quell’anima, dopo la morte. Quando nelle città greche s’instaurò un regime politico democratico, la scuola fondata da Pitagora non trovò più sostegni e perciò fu distrutta. Comunque, il pensiero di Pitagora e dei suoi seguaci, non morì, anzi: grazie al fatto che le scuole pitagoriche furono distrutte, causando la fuga di alcuni Pitagorici, il loro pensiero poté svilupparsi al di fuori della Magna Grecia. Il primo di loro è Filolao da Tebe, poi troviamo Timeo da Locri e infine Archita, signore di Taranto.

Matematica e dottrina del numero

L’elaborazione della matematica scientifica
Ai Pitagorici si deve la creazione della matematica intesa in maniera scientifica. Infatti, i Pitagorici cominciarono a trattare la matematica come una vera e propria scienza, elaborando concettualmente le sue applicazioni pratiche.

Il numero come principio del cosmo

La filosofia dei Pitagorici era profondamente influenzata dalla loro matematica. La loro tesi fondamentale era che il numero era la sostanza delle cose. Invece dell’acqua o dell’aria, secondo i Pitagorici l’archè era il numero, perché lo consideravano come l’elemento di cui tutte le cose sono costituite. Infatti, per i Pitagorici il numero era un insieme di unità geometriche rappresentabili graficamente nella realtà. Il loro numero perfetto era il 10, poiché se lo si rappresentava graficamente, risultava un triangolo equilatero (tetraktìs) di lato 4 unità.
Secondo questi principi, la matematica e la geometria erano fuse assieme. I Pitagorici credevano che il numero fosse l’origine di ogni cosa, perché tutto poteva essere rappresentato mediante i numeri. Inoltre, i Pitagorici ritenevano che i numeri dispari fossero perfetti, poiché erano limitati, finiti, e che i numeri pari fossero imperfetti, poiché erano illimitati, infiniti.


La crisi dell’aritmo-geomtria e lo “spettro” dell’infinito e dei numeri irrazionali

Il pensiero Pitagorico, andò un po’ in crisi, quando si resero conto dell’esistenza di numeri non rappresentabili. Questa scoperta fu talmente scandalosa che la si tenne in segreto per molto tempo, ma alla fine le notizie divennero pubbliche.


La dottrina fisica

I Pitagorici, anche in campo astronomico diedero il loro contributo: furono i primi a sostenere la sfericità della Terra e di tutti gli altri corpi celesti. Filolao, per primo abbandonò la teoria geocentrica e promosse quell’eliocentrica. Successivamente, Ecfanto di Siracusa, un altro membro della scuola Pitagorica, fu il primo a riconoscere la rotazione terrestre intorno al proprio asse. Infine, Enoclide fu il primo a riconoscere l’obliquità dell’eclittica rispetto all’equatore celeste.


Le teorie antropologiche

I Pitagorici si avvalevano delle loro cognizioni matematiche per dre un'interpretazione dell’uomo e del suo modo di vivere. Essi consideravano l’anima come un’armonia. La giustizia, poi, era definita come un numero quadrato, poiché consisteva nel remunerare meriti uguali con uguali compensi, e colpe uguali con uguali pene. Infine, troviamo Alcmeone, il quale ritiene che il cervello sia l’organo spirituale del corpo umano, l’organo razionale.


I Pitagorici nella storia

Il contributo di Pitagora e dei Pitagorici alla cultura umana è notevole. A loro, infatti, si deve la fondazione scientifica della matematica e della geometria. Infine, nella dottrina dei Pitagorici si trova la prefigurazione di due importantissime teorie: quell’eliocentrica di Filolao e quella secondo la quale il cervello è l’organo spirituale umano di Alcmeone.

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