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Grecia: Periodo Arcaico

Le lotte fra il re e l’aristocrazia: il periodo tra la fine del medioevo ellenico e l’età arcaica vide anche il riapparire della scrittura e l’affermarsi delle basi dell’organizzazione politico-sociale della polis e dei ceti che avrebbero messo in crisi il dominio aristocratico.
Nelle zone meno evolute culturalmente ed economicamente, la monarchia è rimasta in vigore per molto tempo. I re però vedevano ridursi sempre di più il loro potere perché i nobili possedevano i carri da guerra e le pesanti armature di ferro.
Verso la metà dell’VIII secolo si costituirono regimi oligarchici in molte città della Grecia.

Le diverse classi sociali:
• Aristocrazia: formata dai grandi proprietari terrieri e detentrice del potere politico;
• Mercanti: con il tempo conquistarono ricchezza e spazi di potere;

• Demiurghi: liberi cittadini (di solito artigiani);
• Teti: strato sociale più basso della popolazione libera.
Fratrìe e ghéne: il ghénos era la famiglia intesa come stirpe formato da più nuclei familiari. Il ghénos era esclusivamente gentilizio. Il potere del ghénos si basava sulla proprietà della terra e il capofamiglia esercitava diritto assoluto di vita e di morte sui componenti.
Le fratrìe erano raggruppamenti di famiglie con il compito di tutelare i diritti dei loro membri e proteggerne l’esistenza fisica.
Le fratrìe si formarono prima che nelle città greche si affermasse una forma stabile e scritta di diritto. Con il tempo le fratrìe crearono un patrimonio di tradizioni e culti comuni.

Le tribù:

per necessità di mutuo soccorso e di difesa, più fratrìe si unirono assieme; è così che nacquero le tribù. In origine le tribù rappresentavano la base della società perciò erano formate essenzialmente da nobili, ma successivamente fu stabilito che nelle fratrìe e quindi nelle tribù poteva entrare chiunque. Le tribù, successivamente, divennero organismi territoriali di tipo amministrativo perché popolazioni peblee affiancarono i ghéne.

I ceti emergenti:
nell’età arcaica, con il risveglio prepotente dell’economica, aumentò il numero dei proprietari terrieri non appartenenti all’aristocrazia. Vi erano poi gli artigiani che avevano sviluppato notevolmente la loro attività; i mercanti che percorrevano le rotte del Mediterraneo esportando i prodotti dell’artigianato, olio, vino ed importando principalmente materie prime.

Le richieste dei nuovi ceti:
tutti i ceti emergenti si contrapposero all’aristocrazia: volevano partecipare alla gestione della cosa pubblica e soprattutto leggi scritte. I contadini, invece, chiedevano l’annullamento dei loro debiti e la ridistribuzione delle terre.
Per l’insieme di questi fattori avremmo due grandi eventi: la nascita della polis e la colonizzazione delle terre da est a ovest della Grecia.

Le caratteristiche della polis:
polis significa “città” e nel mondo greco classico indicò la forma più alta e compita di organizzazione politica.
Tratti fondamentali della polis:
• Indipendenza da altri stati;
• Autarchia (autosufficienza nella produzione dei beni);
• Esistenza di una legge riconosciuta da tutti che regolava i rapporti fra i cittadini;
• Consapevolezza di tutti gli abitanti di avere le medesime origini culturali e religiose.
L’esistenza della polis greca come forma politica fu breve perché venne spazzata via dalla monarchia macedone; però sono fondamentali i concetti di libertà e democrazia che stanno alla base di ogni stato moderno occidentale.
La struttura urbanistica: con l’affermarsi delle comunità rette da oligarchie aristocratiche il centro vitale della città si spostò nella parte bassa.
Nella piazza si tenevano le assemblee e si prendevano le decisioni più importanti. Qui si spostò il centro del potere.
Dal VII secolo a.C. il termine polis designava una struttura complessa che rifletteva le mutate condizioni sociali e politiche.

PARTE ALTA: acropoli, qui si trovavano i principali edifici religiosi e pubblici.
PARTE BASSA: qui si trovavano le abitazioni dei cittadini, le botteghe, i magazzini e altri edifici pubblici. Qui vi era anche l’agorà dove si tenevano le riunioni dei cittadini e gli affari di maggior rilievo. Sempre nella parte bassa si trovavano il buleuterio (sede del Consiglio degli Anziani) e il pritaneo (dove si conservava il fuoco sacro agli dèi).

I confini della polis:
della polis faceva parte anche il territorio circostante la città vera e propria, comprendente parecchi villaggi che non avevamo autonomia politica ed amministrativa. A questo punto si parla di sinecismo, termine che in greco significa “abitare insieme”: le comunità più piccole rinunciavano alla propria autonomia a favore della città ottenendo protezione, diritto di godere della prosperità economica della polis e di partecipare pienamente alla conduzione della cosa pubblica.

I cittadini
Per i Greci, cittadino era il maschio adulto libero. Le donne non potevano partecipare alle assemblee né assumere cariche pubbliche. L’essere liberi significava non sottostare ad alcun vincolo. Di norma, occorreva nascere da padre o da genitori cittadini per diventare, una volta maggiorenni, liberi cittadini.
Venivano considerati effettivamente liberi gli uomini istruiti e con un certo reddito. L’essere cittadini significava, per i Greci, far sentire la propria voce nelle assemblee, contribuire attivamente alle decisioni di rilievo pubblico, assumersi la responsabilità di reggere a turno le magistrature della città.

La monarchia e l’oligarchia:
nella monarchia, il “re” della polis era un re-magistrato, nominato per cooptazione (scelto direttamente) dai dirigenti della città oppure eletto dal popolo in particolari circostanze. A questo magistrato venivano concessi ampi poteri.

L’oligarchia o aristocrazia fu una forma politica molto più diffusa. Le città greche, almeno nella fase iniziale della loro storia, furono rette da governi di tipo oligarchico. Contro l’aristocrazia, si giunse con la stesura di una legge scritta e da tutti conosciuta.

La tirannide:
ai governi aristocratici subentrarono in molte città forme di timocrazia (“governo della ricchezza”), cioè regimi che basavano la partecipazione al potere sulla ricchezza. Nacque perciò una nuova forma di governo: la tirannide. Uomini spregiudicati e abili assunsero il potere con il pretesto di riportare la pace e la serenità e crearono regimi assoluti. Il fenomeno dei regimi tirannici in Grecia può essere considerato come una fase di passaggio verso la democrazia..

La democrazia:
la democrazia è l’esperienza politica più importante che i Greci abbiano lasciato in eredità alla cultura occidentale.
Condizioni essenziali per “parlare” di democrazia:
• Isonomìa: la legge doveva valere per tutti i cittadini;
• Libertà: possibilità di esercitare concretamente i diritti politici;
• Facoltà di parola nelle assemblee: diritto e dovere del cittadino.
Alle assemblee popolari partecipavano però soltanto i cittadini ricchi ed istruiti perché gli altri dovevano lavorare perciò non avevano tempo.
Inoltre, la crescita della città pose problemi di governo sempre più complessi che esigevano di una preparazione che il comune cittadino non poteva avere. La cosa pubblica, infatti, veniva gestita dalla minoranza che era istruita ed aveva un buon reddito.

Il particolarismo politico:
la Grecia dell’età arcaica e classica è divisa tra numerosissime città-stato, ognuna gelosa della propria indipendenza e cultura. È questo il massimo esempio di particolarismo, cioè di distinzione nei rapporti con le altre città e con gli stranieri. Ogni cittadino possiede un’identità e un ruolo solo all’interno della propria comunità: fuori dalla polis è stranero e privo di qualsiasi diritto politico. Il particolarismo greco fu causa di continue lotte e contrasti tra le varie città e fu un ostacolo per un’efficace difesa contro la monarchia macedone.

L’unità spirituale dei greci:
Benché i Greci vivesser in città-stato diverse le une dalle altre, sentivano profondamente la consapevolezza di appartenere ad una medesima nazione intesa come una comunanza di lingua, di religione e di cultura considerandole un patrimonio culturale collettivo.

I Greci e i barbari:
tutti gli stranieri venivano definiti “barbari” dai Greci.
Chi non conosceva leggi, assemblee, chi viveva senza una struttura politica alla quale dare il suo contributo era considerato dai Greci non solo un incivile, ma neppure un uomo nel vero senso della parola.

I santuari:
in ogni regione della Grecia sorsero grandi templi che custodivano l’immagine del dio. Alcuni divennero importanti proprio per la presenza di un oracolo, cioè di un sacerdote che interpretava le parola del dio e rispondeva alle domande dei fedeli.
Le anfizionie: attorno a santuari famosi si formarono associazioni di più città che avevano come scopo il culto di dèi comuni e la difesa del santuario prescelto. Ogni città versava un tributo, per finanziare le celebrazioni di riti religiosi e le feste con giochi sportivi. Queste associazioni erano dette anfizionie.

Le leghe:
in alcune anfizionie il carattere religioso e sacrale finì per affievolirsi e diventò predominante l’aspetto politico ed economico: nacquero così le leghe. Le più importanti leghe furono quelle del Delio-Attica (Atene), quelle Beotica (Tebe) e quella Peloponnesiaca (Sparta).
Queste forme di associazione non favorirono l’unione politica dei Greci, ma provocarono contrasti continui e sempre più violenti.

Le feste e i giochi:
occasione d’incontro fra tutti i Greci erano le principali feste religiose, durante le quali venivano celebrate gare sportive.
Le grandi fetse, dette Panelleniche, erano le Olimpiache (quadriennali), le Pitiche (quadriennali), le Istimiche (biennali), le Nemee (biennali).
Durante lo svolgimento delle gare, ogni ostilità eventualmente in corso fra le polis veniva sospesa, i vincitori delle gare guadagnavano una fama immensa in tutta la Grecia. Le cause della seconda colonizzazione: tra l’VIII e il VI secolo a.C. avvenne la seconda colonizzazione, un movimento imponente in termini quantitativi e di grande portata sociale, politica e culturale.
Cause:
• Crescita della popolazione;
• Desiderio di conoscenza e di avventura proprio dei Greci;
• Impoverimento di contadini e piccoli proprietari terrieri e lotte fra contadini e latifondisti: i contadini per saldare i loro debiti dovevano infatti vendere tutto e lavorare come salariati per il nuovo padrone; nacque perciò una nuova classe, quella dei latifondisti;
• I mercanti aprirono nuovi mercati per accumulare più fortuna;
• Lotte politiche fra le poleis.
La fondazione di una nuova colonia: le spedizioni venivano organizzate e tutelate dalle singole città che nominavano anche un capo che dirigeva la fondazione della nuova colonia.
Quando i colonizzatori si erano impadroniti della zona prescelta, il territorio veniva diviso in parti uguali. La colonia conservava le leggi, le usanze e la religione della madrepatria con la quale manteneva anche stretti rapporti benché costituisse una comunità del tutto indipendente. Nelle colonie, però, si assestarono equilibri politici e sociali diversi che nella madrepatria.
Con la colonizzazione si creò un mondo più eugualitario, socialmente più aperto, dalla grande vivacità economica e culturale.

Le colonie dell’Egeo settentrionale e del Mar Nero:
la seconda colonizzazione greca si diresse in parte verso le località già da secoli occupate dalla prima colonizzazione, ma furono anche esplorate zone nuove e sconosciute. Le principali zone colonizzate furono nell’Egeo settentrionale e nel Mar Nero. Alcune colonie venivano usate solo come depositi lungo le coste.

Le colonie occidentali:
i Greci, durante la seconda colonizzazione, si spinsero fin sulle attuali coste francesi e spagnole sviluppando contatti frequenti con popolazioni indigene. Gli insediamenti di gran lunga più importanti ebbero luogo nell’Italia meridionale.
Alla dine del VI secolo a.C., l’Italia meridionale venne chiamata Magna Grecia, proprio per sottolineare il ruolo e il livello di civiltà che aveva raggiunto nel mondo di allora.
Alcune colonie greche fondate sulla penisola italiana sono: Siracusa, Naxos, Messina, Reggio, Cuma, Megera Iblea.
Le conseguenze culturali ed economiche: Conseguenze della seconda colonizzazione greca:
• Progresso sul piano della civiltà e maggiore apertura verso l’esterno;
• Sviluppo economico generale della Grecia stimolato dall’espansione dei traffici e dei commerci;
• Rapido passaggio di alcune comunità da un’economia agricola ad una produzione su vasta scala di manufatti richiesti dalle colonie;
• I ceti emergenti seppero aumentare la loro ricchezza e il loro prestigio.

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