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La Patristica - Dal I al IV secolo

La religione è l’adesione a una verità che l’uomo accetta in virtù di una testimonianza superiore così escludendo nel suo stesso principio la ricerca. Tuttavia, per intendere la verità rivelata come “carne della propria carne”, l’esigenza della ricerca rinasce. La ricerca rinasce dunque dalla stessa religiosità. Nasce così la filosofia cristiana capace di condurre l’uomo al significato autentico della verità rivelata di Cristo. La filosofia cristiana non solo muove a chiarire una verità che è già nota fin dall’inizio, ma muove a chiarirla nell’ambito della dimensione collettiva della Chiesa. Da ciò si comprende che la filosofia cristiana non è una ricerca completamente autonoma. Il testo sacro della filosofia cristiana è la Bibbia che include l’Antico Testamento, comprendente il Pentateuco, una serie di libri storici, sapienziali e profetici, ed il Nuovo Testamento scritto in lingua graca anzichè ebraica e comprendente i quattro Vangeli, gli Atti degli Apostoli, le Lettere e l’Apocalisse di Giovanni. Vi sono anche testi apocrifi dei quali vi è stata negata la canonicità. Il cristianesimo dovette chiarire i propri presupposti tecnici ed organizzarsi in un sistema coerente di insegnamenti, affermando così la propria continuità con il pensiero greco e si pose come l’ultima e la più compiuta manifestazione di esso. In tal modo si affermava l’unità della filosofia e della religione. Si tentava così di interpretare la dottrina cristiana mediante concetti desunti dalla filosofia greca, e riportare il significato del pensiero greco a quello della riflessione cristiana. Questo periodo di elaborazione dottrinale del cristianesimo è detto patristica ed è così suddiviso:

- Dallo 0 al 200: difesa del cristianesimo;
- Dal 200 al 450: formulazione dottrinale delle credenze cristiane;
- Dal 450 alla fine della Patristica: rielaborazione e sistemazione delle dottrine già formulate.
La vera attività filosofica cristiana comincia con i padri del II secolo detti “apologisti” perchè scrivono in difesa del cristianesimo. La più antica apologia risale alla difesa presentata da Quadrato all’imperatore Adriano. Tuttavia, colui che fu considerato il fondatore della Patristica fu Giustino. La tesi fondamentale di Giustino è che il cristianesimo è “la sola filosofia sicura ed utile” e che esso è il risultato ultimo e definitivo al quale la ragione deve giungere nella sua ricerca, giaccè la ragione non è che il Verbo di Dio cioè il Cristo, Logos fatto uomo.
La patristica nel III e IV secolo: In questo periodo vi è l’esigenza di costruire la dottrina ecclesiastica in un organismo unico e coerente, fondato su una solida base logica. Il cristianesimo si presentò quindi come la filosofia autentica, che assorbe e porta alla verità del sapere antico. Di conseguenza l’elaborazione dottrinale diventa la prima e fondamentale esigenza della Chiesa.

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